Spaghi d'autore

il pub letterario degli scrittori emergenti e dell'editoria indipendente [ rubrica a cura di Chiara Marra]
giovedì, 22 ottobre 2009

L' estate di San Martino del '14. Marinetti e Mussolini sotto forma di dialogo - Stefano Cerioni




Due le figure sulla scena. Il primo Mussolini, socialista ad oltranza, l’altro è Marinettibramoso della sua vena futuristica in ascesa. E’ la Storia ad un passo dall’inizio.

11 novembre 1914: mancano quattro giorni alla pubblicazione del quotidiano socialista Il Popolo d’Italia. E’ l’estate di San Martino. Al fronte la conclamata guerra lampo sta diventando una magra utopia immersa in un conflitto lungo e di logoramento. La Lega Balcanica, Ypres, l’affondamento dell’Hemden… Una guerra che si preannuncia europea e a più focolari.

Nella Grande Storia può ancora annidarsi una spigolatura particolare per dar vita ad un’opera letteraria verosimile basata su personaggi veri, su fatti reali ma su una mise en scène, una situazione non realmente accaduta?

Stefano Cerioni è stato capace di farlo. Un’opera teatrale, un atto unico. Un fazzoletto di storia, un momento - memento che precede la grande entrata nel teatro della memoria collettiva. In primo piano il mosaico della pluralità umane, le sue azioni, la sua psiche: un mosaico italiano di quel tempo al di là delle ideologie, “un finale di partita” tra coscienze umane. Non un teatro civile. Creativo ma ricco di preziosismi storici minori,meno noti, ma non banali.

LA SCENA

Benito Mussolini è stato scacciato dalla direzione de L’Avanti per le sue posizioni interventiste. Ancora fedele alla vena socialista, si muove nei ranghi della Milano interventista in cerca di alleanze e creditori per il suo nuovo giornale, Il Popolo d’Italia. La mattina dell’11 novembre ha appuntamento con Filippo Naldi, direttore conservatore del Resto Del Carlino di Bologna, il luogo è emblematico: la Milano di Piazza San Sepolcro. La profetica piazza dove nel 1919 nasceranno i Fasci.
Ad attenderlo non ci sarà Naldi, Mussolini sarà accolto da Marinetti vestito di tutto punto in divisa militare che in un “Farle, farsi…farsa” fingerà di essere un tramite per persuaderlo alla sua filosofia futurista. Tra un contraddittorio teatrale si scontra il colore futuristico ( e artisticamente parlando e nella veste profetica degli avvenimenti; ‘ - lei è… - Il futuro’) contro Mussolini che riecheggia un ésprit tardo risorgimentale e idealistico sprezzante dello spirito militaresco e incline alla rivoluzione. Spirito d’élite contro spirito per la giustizia ai deboli. Un accento forte e non scritto a quello che poi è stato il capovolgimento radicale di Mussolini durante il regime.

Marinetti e Mussolini. Due fuochi ardenti tanto uguali e tanto diversi in questa Estate di San Martino del 14’. Ideali in apparenza opposti si allineano nell’odio agli Asburgo e nell’ascesa italiana grazie all’interventismo, sarà il pretesto di Marinetti per muovere i fili, creare una sorta di protezione e ‘mecenatismo politico’ su Mussolini (“giornalista scuci bottoni di gran tempra e roboante gola”) , incapace di galvanizzare le sue idee in senso pratico. Due personalità sulla scena, ma uno sfondo molto più complesso, per una pièce dalla scrittura concisa e intensa.

Situazionismo e lessico più e più volte adattato al milieu. Di fronte ad un segmento storico che si affida agli scenari di massa, L’Estate di San Martino del 14’ si concede invece inquadrature individualiste sui piccoli micro cosmi della società.
C’è Fulvio, padre preoccupato per la possibilità che suo figlio Andrea , classe 1886, venga arruolato nell’esercito. C’è Primo, che per impedire che ciò non avvenga cerca di corrompere un ispettore dell’esercito, Ersilio Redenti, falange del Re Vittorio Emanuele, il cui affronto gli costerà caro. C’è Domenica, segretaria di Marinetti, donna casa e chiesa inerme, di terracotta come una Lucia Mondella sospesa tra due fuochi sulla scena del bluff china a scrivere sulla sua Remington silenziosa del Nove. C’è un barcaiolo ubriaco, immagine picaresca. C’è Antonio Sant’Elia, futurista. C’è Strillone, il garzone dei giornali: vende L’avanti, il “giornale della pace”, un misto tra innocenza e ignoranza.

L’ANALISI

 La parola d’ordine è preziosità senza mai perdere la scorrevolezza. C’è l’intento di creare una quadratura storica diversa dal senso comune, idea che affiora anche nei gangli storici citati en passant: Carlo Pisacane e Giovanni Juares, Angelica Balabanoff e Margerita Sarfatti, critica letteraria dell’Avanti che porta nel suo nome una minuscola sottotrama di storia del giornalismo nella diatriba tra Marinetti e Mussolini. Un universo tutto particolare che conquista, quasi lascia resettare la costruzione di ciò che è stato Il Novecento dopo il 1914. Una Storia che sembra avere un destino a venire differente. Un testo diapositiva, che scatta la sua immagine in un momento particolarissimo è intenso agile e dinamico che riesce a conquistare il suo spazio. Un testo agile e intenso nei botta e risposta, frasi a bruciapelo e climax alternati. Gustoso nello spirito del linguaggio del tempo, ma netto e intelligente senza orpelli estetici.

Scrittura gravosa quanto fluida, l’accavallamento dei registri linguistici, un filo drammatico sempre teso, una penna che rincorre il sapore storico, mai in resa manierista intelligentemente reso anche nei rivoli futuristici disseminati nel testo senza eccesso.

Da leggere. Un testo storico un affresco umano all’ombra della Storia.

CHI E’ STEFANO CERIONI

Nasce a Bologna il 12 novembre 1961. Ha conseguito la laurea al DAMS con lode. Vive e lavora a Milano.Dal 1990 al 1998 è stato autore televisivo per Mediaset e dialoghista nel mondo del doppiaggio per Studio P.V.

CURIOSITA’: COPIE AUTOGRAFATE

Stefano Cerioni mette a disposizione anche copie autografate direttamente richiedibili al prezzo scontato di 10 euro (spese di spedizione incluse ) pagabili via paypal all’indirizzo di posta elettronica stefano.ce.961@virgilio.it

In alternativa, il libro è disponibile sui siti della grande distribuzione come Ibs, Gorilla.it, Libreria Universitaria, Webster, Unilibro e sul sito della casa editrice Uni Service (www.uni-service.it) al prezzo di 11 euro + spese.

DAL PASSATO: RICORDATE STEFANO CERIONI IL DIALOGHISTA?

Stefano Cerioni, il nome dice nulla? Per gli amanti del doppiaggio milanese degli anime, vi segnalo che portano la sua firma i dialoghi della Serie Classica e degli OAV dei Cavalieri Dello Zodiaco .

L’INTERVISTA

L’idea di questo copione ti è nata dal tuo approccio diretto con gran parte del corpus originale di opere scritte o edite da Marinetti. Scrivi in prefazione che questo stato possibile grazie alla tua collaborazione presso il Centro Apice dell’Università Statale di Milano per la sistemazione della raccolta di questi testi donata dall’attore e collezionista Sergio Reggi. Come è nato il connubio e l'entusiasmo tra te e questo progetto?

Quei giorni ebbi occasione di maneggiare per la prima volta libri pubblicati nei primi anni del Novecento. Le pagine sottili, ingiallite... Carta che difficilmente resiste al tempo. E’ stato come quegli anni cercassero di dirmi qualcosa. Ricordo in particolare l’impressione che mi fece una fotografia di Filippo Tommaso Marinetti, l’allure che lo circondava. Fu una sorta di... folgorazione? Un uomo che avrebbe inventato la pubblicità, la propaganda, massivo, tambureggiante. Insistente. Somigliava così tanto a Mussolini. Voleva dirmi qualcosa. Cosa?

L'Estate di San Martino del 14' è un libro in cui solchi fortemente il territorio. I personaggi sono ben noti, la situazione scenica è un evento frutto della tua creatività. Impresa ardua trovare un limbo aleatorio ma puro in una parentesi storica così compromessa e sotto i riflettori in quel 1914 ancora tutto da scrivere. Come è nata questa scelta?

Siamo modernamente abituati a vedere nelle correnti politiche e nelle opinioni le cause della storia. Nessun tentativo storiografico, per carità. Non ne ho l’ambizione. Solo una domanda: come e perché l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale? E’ vero. Avevamo ambizioni politiche. Eravamo una nazione giovane. Desiderosa di credibilità dopo l’avventura in Libia. Battevano però due grandi cuori, nel petto italico. Allora come forse ancora oggi: uno cristiano, uno socialista. Entrambi per la pace. Come fu possibile fare di un popolo di contadini una falange di belligeranti? Quale agente storico influì? Quale felice (o infelice, dati i risultati) causa scatenante operò in Italia in quegli anni?

 • Il titolo - si nota nella prefazione del Prof. Marco Soresina - ha un riferimento ben radicato. Come mai lo hai scelto?

L’estate di San Martino simboleggia poco velatamente l’ultimo caldo, raggio di luce prima del lungo inverno. Quale immagine più di questa precorre una lunga notte? Non bastò un dopoguerra per cauterizzare le ferite di un popolo che si scoprì nazione. Forse in quei giorni si gettarono, senza saperlo, senza capirlo, le basi e le idee per quarant’anni di sopravvivenza. Contiamo: ’14, poi ‘15-’18, poi ’19, i sansepolcristi e da lì a un soffio il 1943. La nazione, forte e solida di fronte al nemico, comincia a indossare l’elmetto già nei primi decenni del Novecento. Basta guardare gli abbigliamenti dell’epoca. Una moda imposta... dall’alto (?)

  Per quanto riguarda la Storia fattuale, quella vera, i personaggi che citi sono tutt'altro che scontati alle semplici storiografie: il socialista rivoluzionario Jean Jures,il patriota Carlo Pisacane spiriti di rivoluzione e esprit risorgimentale, ma anche il Futurista Antonio Sant'Elia e Angelica Balabanoff, la passione per l'indagine storica non ti manca, ma soprattutto la tua penna risalta i dibattiti dell'epoca a proposito del giornalismo, in particolar modo per i personaggi legati a L'Avanti, citi Margherita Sarfatti (critica letteraria) e gli intrighi verticistici tra Bacci, Mussolini e Bissolati. Ti sei dunque documentato anche su questo tipo di fonti dell'epoca?

Naturalmente volendo fare un quadro il più possibile completo dell’epoca non ho disegnato solo protagonisti. Ho scritto bilanciando con altre figure, diverse, complementari. Le descrizioni sono più dei caratteri che delle descrizioni di masse o dibattiti. In aggiunta a ciò la figura di Jean Jaures mi colpì molto... Sono convinto che colpì molto anche la febbricitante fantasia del giovane Mussolini. Un socialista pacifista demiurgo e redentore di folle ucciso da un nazionalista il giorno prima la dichiarazione di guerra. Fece molto scalpore, allora: per qualche giorno, qualche foglio di giornale, poi nulla più. I socialisti improvvisamente tacquero. Soprattutto Mussolini, dopo i commossi accenti della commemorazione. Quell’uomo francese, saggio, con la barba, fondamentale e fulcro di un’epoca, di un’ideologia... sparito. Semplicemente dimenticato. Subito.

Sulla scena del tuo copione non solo Marinetti e Mussolini ma anche altre figure, per nulla secondarie. Il Novecento è un quadro di massa, tu,invece crei particolarismi alle vicende sociali del microcosmo di ognuno...

Questo il compito dei personaggi secondari, Domenica innanzitutto poi Fulvio e Primo. Ersilio Redenti, invece, ricopre un ruolo preciso. Ha un compito chiave, far capire nascondendo e nascondendosi. Diciamo che veste panni pesanti, non suoi. Lascio al lettore e allo spettatore scoprire quali. Curioso... Un capitano dell’esercito in borghese davanti a uomini che passarono la vita in uniforme. Senza doppi sensi, solo un chiasmo tra costumi. Però.. curioso, no? Quello che rappresenta Ersilio Redenti potrebbe essere un vezzo tipico di noi italiani: vedere sempre un uomo nascosto dietro progetti grandiosi. Più che vederlo: immaginarlo.

Spesso, l'interazione dei tuoi personaggi dipinge un affresco cangiante del milieu sociale di ognuno intenso. Situazionista, borghese,popolare, ideologico, futurista. Mi riassumi come hai vissuto questa esperienza letteraria plurima?

Questo è stato un dono dei personaggi. Semplicemente scegliendoli li ho disegnati secondo un fecondo intrecciarsi di motivi letterari. Faccio teatro, vorrei fare teatro: ma come si fa, con tali personaggi, a limitarsi alla scena? La loro prorompente personalità li proietta fuori. Sono gravati di forte iconologia e retorica. Soprattutto Antonio Sant’Elia. artista di genio, socialista, futurista, caduto in guerra. Peccato una piccola parte, nella pièce: la figura si sarebbe prestata a ben altri destini. Sono sicuro che qualcun altro, un giorno, ne coglierà meglio le implicazioni artistiche e drammaturgiche. Ciò che di meglio sarebbe stato per l’Italia e il mondo se non fosse semplicemente morto al fronte.

A proposito di quest'ultimo aspetto, miri molto allo spirito ostentatamente socialista di Mussolini, il tuo punctum nella storia. e stata quest'ago primordiale, dunque, a scuotere la tua ispirazione?

Sicuramente. Fu proprio il chiedermi come poté un giovane e già celebre socialista diventare Mussolini a scuotere il nodoso albero della mia ispirazione. Nessuno degli impetuosi ideali della sua formazione costellano il Mussolini fascista. L’odio per i clero (firmò il Concordato), l’odio per i tedeschi (si alleò con Hitler), la grande amicizia per gli ebrei, (la barbarie delle leggi razziali). Quale impegno del socialista troviamo in Mussolini? La posa per le battaglie del grano, i campi solari per i ragazzini? Fu davvero un conquistatore? O piuttosto un conquistato?

In quanto a lessico, spesso la tua penna si veste dell'linguaggio d'epoca, piccole note dense. 'La fronte', invece de 'il fronte, ad esempio, vocabolo che spesso adoperi...

'La' fronte: si diceva così, non 'il' fronte: la fronte. Devo ringraziare il prof. Marco Soresina, una volta di più oltre l’estensione delle pregevolissime note di prefazione, che ha voluto confortarmi su alcune scelte. ‘Osa’, mi disse.Se il linguaggio ricalca l’epoca, la magniloquente quotidianità del beau geste, perché non lasciare alcune gemme del linguaggio di allora? Così come non era 'una' automobile, ma 'un' automobile. Sono spunti dall'italiano degli inizi del Novecento. Poche idee di lessico che -spero- impreziosiscano il testo senza appesantirlo. Sono già abbastanza vecchio. Non vorrei dimostrare novant’anni di più.

Tanto da dire sulla tua scrittura a cui lascio un velo per la curiosità del lettore, ma non posso ignorare la particolarità di certi tuoi freak futuristi ' farle farsi...farsa', ' Turàti e Tùrati', Ingegno ma anche scorrevolezza, raccontami...

Questo fa parte dei vizi di chi ama le parole prima del loro significato. Che dire? Sarebbe come chiedere a un musicista di non innamorarsi delle note. Certo, bisogna scrivere di significati, non di forme. Non è avanguardia. Né surrealismo né dadà.. Qui si cerca semplicemente e chiaramente di comunicare. Naturalmente qualche vecchio sgorbio rimane. Ma... Come negarsi a qualche sberleffo futurista quando si ha Marinetti a recitare le proprie battute?

Un particolare importante che ostenti spesso con orgoglio 'una Remington silenziosa del Nove'. Come mai?

Nacque così la propaganda. Silenziosamente. Oggi la pubblicità tappezza le città. Marinetti sarebbe felice, se vivesse nel 2000. Omaggio doveroso e simbolico alla nascita silenziosa dell’era della comunicazione.

2009, il tuo libro è pubblicato proprio nel centenario del Futurismo, scrittura gravosa e densa. Hai impiegato 6 anni per la sua gestazione. Come hai maturato le scelte del testo nel tempo?

Descrivere la gestazione di questo lavoro richiederebbe la redazione di un altro libro. La storia di quegli anni, degli anni successivi ci scruta da mille pertugi, le sue note non sono nemmeno tutte sui libri. Le viviamo quotidianamente. Se è vero che tutti i secoli sono figli dei secoli precedenti, tranne forse per il Medioevo, noi siamo i figli del Novecento. Speriamo di aver imparato qualcosa dai nostri padri.

La Milano del tuo libro è un mondo fatto di strade, nomi di una città vista dell'interno, un cuore collettivo che non risponde al 'bell'amore' di cui parla il tuo picaresco barcaiolo - gondoliere. Sguardo d'epoca ma quanto possiede anche del tuo estro da milanese acquisito?

Devo dire che essere stranieri dà al tuo occhio una capacità in più. Cogli maggiormente le differenze, le peculiarità. Se vivi a Firenze, non ti accorgi di quanto è bella la tua città. Probabilmente se fossi stato milanese non avrei gustato con altrettanto cupidigia questo suo voler tipicamente esserci, esserci sempre, fare, capire. La caratteristica migliore di Milano. Il motivo per cui la si può amare ogni mattina senza che si rifaccia il trucco.

E in quanto a Milano, non posso non rivolgerti una piccola ma significativa domanda sulla tua esperienza televisiva come dialoghista presso lo Studio P.V, agenzia che ti ha visto protagonista nell'adattamento de I Cavalieri Dello Zodiaco. In riferimento allo spirito teatrale del tuo libro mi viene in mente uno stralcio di un'intervista ad Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus, a cura di Roberto Branca in una monografia dedicata a questo anime in cui si cita l'attitudine della direzione del doppiaggio di Enrico Carabelli che « aveva una formazione teatrale e amava sondare ogni possibile espressione emotiva». E', credo, una lezione sul punto di vista psicologico e profondamente interpretativo dei personaggi su cui ancora oggi, in una nuova veste, hai potuto trarre una lezione oltre la tua laurea al Dams di Bologna. Giusto?

Veramente la mia sensibilità ai personaggi, alle loro psicologie, alle loro diversità deriva più dalle mie esperienze nel doppiaggio che dai miei trascorsi universitari. Senza voler toglier nulla allo studio e dando allo Studio P.V. ciò che merita... la ricerca dei tratti, la curiosità dei rapporti deriva più dall’esperienza che dall’analisi. Altrimenti i personaggi verrebbero tutti uguali, tutti costruiti secondo regole ben definite. Non credo funzioni così. I personaggi non studiano, si comportano, agiscono.

E in quanto alla tua scrittura, è il primo progetto in luce, che pubblichi in 'chiave solista', una scrittura tutta tua. Una «luna crescente» citando un tuo concetto chiave nel testo, Qual è la novità che senti in te?

Questo spererei foste voi a dirlo. Aiutatemi voi a capire se vale la pena continuare. Quando non si hanno punti di riferimento, tutto diventa più difficile. Solista quanto, poi, la scelta? C’è tanto di collettivo in un libro se viene letto.

L'estate Di San Martino Del '14 è un testo pubblicato on demand. Hai nuovi progetti letterari per il futuro e, oltre al teatro, hai mai pensato a una scrittura narrativa sotto forma di romanzo o ad un ritorno ai tuoi albori in veste poetica?

Scriverò ancora probabilmente fingendo di essere un commediografo, un drammaturgo, uno scrittore per la scena.

 

 

postato da: GroudyBlue alle ore ottobre 22, 2009 10:38 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: libri, interviste, teatro, novitĂ , casi letterari, esordi letterari, proposte di lettura, da scoprire
domenica, 18 ottobre 2009

Chilliens - Vasco Rialzo


Chilliens ovvero, donne. Questo l’esordio letterario di Vasco Rialzo, un Bukowski nostrano, storia di una Bologna - Sodoma all’insegna del sesso in un andirivieni dal forte impatto visivo e senza sosta. E’ la ‘storia di ordinaria follia’ di un Io narrante fittizio tra disinibizione a go go e musica techno. Un esordio per una scrittura in fieri. Molto incentrato sui contenuti espliciti che un mood trasgressivo lascia immaginare, non concede descrizioni ponte, bridge di contorno ad ambientazioni secondarie, a una Bologna da sfondo. Una scrittura da pulire ma capace di imprimersi a fondo. Vasco Rialzo rivela: <<E ‘ stato un esordio controcorrente, sconsigliato da tutti perché troppo violento, crudo, fuori dalle righe. Il secondo è del Vasco più maturo, più attento, più equilibrato. Ho scatenato la mia ironia, la profondità dei personaggi (donne incluse), ridotto il sesso, moderato le parolacce, eliminato l'inglese (ma sostituito con spagnolo e catalano). E così via.>>  Aspetteremo il seguito…


postato da: GroudyBlue alle ore ottobre 18, 2009 15:45 | link | commenti | commenti
categorie: narrativa italiana
domenica, 18 ottobre 2009

Colui che gli dèi vogliono distruggere - Gianluca Morozzi


Ve la immaginate una Bologna dalla parvenza di Guida Galattica Per Autostoppisti di Douglas Adams?

Cominciamo così. Parte con questo intento Colui Che Gli Dei Vogliono Distruggere: il protagonista, uno dei tanti, è Leviatan, supereroe che sbuca dalle Torri degli Asinelli, cambia poteri ogni dodici ore ed è stato scaraventato nel presente dopo l’apertura di una crono bolla.

Questa è Terra L. con la Bologna del mondo che non c’è. Quando Leviatan si sveste del suo abito da scena strappato dalla letteratura di Morozzi ai fumetti della Marvel, lui diventa Daniel Drum, venditore di fumetti e dischi d’annata. La sua fidanzata è Sandra, scrittrice precaria di romanzi erotici ormai innamorata di Leviatan senza conoscere la sua vera identità e con un Daniel geloso di se stesso fino alla follia.

E poi c’è Johnny Grey. Ricordate Ritorno Al Futuro di Spielberg? Johnny è il corrispettivo di Michael J. Fox nei panni di Marty McFly che viaggiava nel tempo fino a ritrovare i suoi genitori alla festa della scuola. Suona in una band del liceo e canta Rock Around The Clock, brano ancora non scritto all’epoca.

Johnny Grey ripercorre fino in fondo questo desiderio proibito di impossessarsi di tutte le pietre miliari del rock un attimo prima che siano pubblicate dai legittimi autori. Dai The Who a Bob Dylan tutte le canzoni sono in suo possesso e in primo piano c’è Il duca Bianco David Bowie derubato della sua Space Oddity e sospeso nello status di artista incompreso.

Nel mondo normale, nella Bologna bohémien di sempre, tutta la grande musica è al suo posto e tornano in campo le vecchie conoscenze dei libri precedenti del Moroz: prima fra tutti c’è la band dei Despero che annaspa nell’underground di vent’anni di sudata carriera e un solo singolo famoso: Crepuscolo. Una hit difficile da riproporre dopo l’empasse dell’influenza del ‘rock talebano’ annata 2002.
Kabra, il chitarrista è in crisi esistenziale. Ma intanto sbuca fuori in una miscela più svitata che mai Elettra, fuggita tra le braccia di Bob Dylan è tornata e dopo aver spezzato il cuore a metà della band è follemente innamorata di Kabra. Ma se è vero che ‘ a colui che gli dei vogliono distruggere, prima viene data in dono la pazzia’ Elettra sta per emulare Toni Iommi dei Black Sabbath…

ULTIME DAL MOROZ

Colui che gli dei è un romanzo ‘componibile’ due storie parallele, quella di Leviatan e del mondo di Kabra, dai capitoli incastonati una dentro l’altra. Il mondo dei Despero è una piacevole conferma del continuum dei romanzi di Morozzi che seguono sempre un filo continuativo, eppure, questa nuova vena fantascientifica e fantasiosa un po’ alla Douglas Adams un po’ alla Stefano Benni è intrigante.

L’accenno di navicelle e Ufo aveva forse avuto già i primi passi nell’introduzione di L’Emilia e la dura legge della musica, ma stavolta la breccia coglie in pieno. È una formula che funziona, ma dico che è un romanzo che ha ancora tanto da dire in questa direzione e una futura fantascienza morozziana in toto non la escluderei.
E come sempre ottima conferma sul punto della scrittura, folle e irriverente come sempre, anche se, magari, L’Era Del Porco resta insuperato. Lungimirante comunque, sul come reinventare Bologna, sfavillante e fumettistica più che mai.

Ottimo per i guru musicali che troveranno tra le pagine anche un po’ di Tommy dei The Who, The Lamb Lies Down On Broadway dei Genesis e mille (dis)avventure di Ziggy Stardust in formato di dramma esistenziale.
Esplosivo come sempre, migliaia di citazioni fumettistiche, situazioni paradossali, comico e ingegnoso, quasi un film dall’impatto immaginifico diretto. Ottimo inizio anche se siete alla prima lettura della sue opere.

DA NON PERDERE! DIVERTENTISSIMO!
postato da: GroudyBlue alle ore ottobre 18, 2009 15:42 | link | commenti | commenti
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domenica, 11 ottobre 2009

Il Bianco Rumore dei Respiri - Alessandro Vettori

Un Romanzo Poetico. Una storia in prosa con la musicalità di uno scritto in versi. È’ questa l’anima de Il Bianco Rumore dei Respiri, primo romanzo di Alessandro Vettori in veste di scrittore.

Uno il protagonista sulla scena, il giovane Dedalo Loren Ploumbé: iniziato all’arte fisica e mentale del teatro si muoverà in un microcosmo fatto di arte e musica. Suo criptico Virgilio in questo viatico soffuso e totalizzante sarà Victor, padre di quella che poi sarà il suo giovane amore Julia, così bambina e così immensa violinista senza infanzia.

Immagini simboliche, senso viscerale e arte che vive nell’arte danno vita ad una storia profonda che rasenta i canoni della ricerca della perfezione in cui tutto è un vorticoso cerchio dell’Immenso. Consapevoli del fatto che alla base c’è un’ immagine, un concept che rincorre la filosofia, la storia si muove nel carattere sopraelevato dell’arte nell’arte, senza sosta, con una buona dose di metafisica e irrealtà.

In un libro tripartito tra il punto di vista di Loren, la simmetrica prospettiva di Julia e la loro visione di insieme, nascerà un viaggio in una lettura che nella sua densa irrealtà mette in scena un duende sublime tra fisicità umana ed eterno, annegato nell’Amore e nella sensibilità in viaggio d’andata e ritorno. Candido e tagliente. Sopraffine nelle mille sfoglie della psiche umana. In più, ad arricchire l’apparato delicatissimo ed immaginifico di questo romanzo, ci sono i disegni di ‘Pittura poetica’realizzati da Alessandro Vettori insieme a Stefano Cianti.

Un libro relativamente breve ma intensissimo. Si legge quasi in un’apnea, un bianco latte intriso di musicalità. Particolare, originale per una forma di scrittura non consueta, un effetto visual fatto di parole attimo dopo attimo. Un frammento di un discorso amoroso sul mondo dell’arte e degli artisti amanti. Un flusso di coscienze ricamato e tracciato con maestria.

Da leggere almeno due volte per comprendere a pieno il senso simmetrico e lo studio sulla corrispondenza tra umori dei personaggi scavati in profondità aggrappati ad una gran bella penna letteraria.

CHI E’ ALESSANDRO VETTORI

Nato a Viterbo nel 1975, vive a Ronciglione (VT). Ha conseguito il master in regia
cinematografica allo Sdac di Genova. Ha collaborato con diverse case di produzioni, tra cui Itc Movie, Digital Film, Colorado Film e per la televisione su Rai, Mediaset e La 7. Il suo primo cortometraggio ‘Lo scultore delle lettere ‘ al quale si ispira Il Bianco Rumore Dei Respiri.

INTERVISTA

Un piccolo preambolo prima di iniziare, questa è la seconda intervista che realizzo con Alessandro sul progetto di questo romanzo. La prima nacque anni fa, quando, nel 2006 Alessandro pubblicò per la prima volta il suo manoscritto su un blog sotto forma di racconto a puntate oggi rieditato per la forma cartacea. L’intervista che realizzai all’epoca potete leggerla qui

Questa la nuova intervista alla distanza di ben 3 anni. Buona lettura.

• Partiamo dal tuo vissuto professionale: per lavoro sei a contatto con il mondo della regia e della recitazione, a contatto con battute e discorsi diretti,insomma. La stesura de Il Bianco Rumore Dei Respiri nella sua forma di romanzo poetico, quanto differente, oserei dire sperimentale è stato per te nella sua scrittura da flusso di coscienza e dosato nella surrealtà più appagante e sfumata?

Rispondo brevemente e probabilmente in maniera del tutto scontata:
totalmente, sono due mondi che hanno tempi e modi completamente diversi.

• Arte che si affaccia nell’arte, musica,amore, teatro. Come ti è affiorata alla mente questo contesto da narrare?

Ogni persona pian piano nella vita costruisce un suo bagaglio composto da ciò che ha vissuto, da ciò che ha studiato, dalla musica che ha ascoltato e così via. Ho messo insieme il mio vissuto ma senza raccontare nulla di autobiografico. Sono entrato nel fondo del mio corpo dove erano trattenute tutte le sensazioni più intime, ho cercato di riscriverle esattamente per com’erano. Ho avuto la fortuna di vivere sempre dentro ciò che ho amato, il cinema, la musica, il teatro, la pittura, e soprattutto la poesia: passione della quale, da ormai vent’anni, non mi separo mai.
E dalla poesia parte tutto! Lei mi ha portato ad un indagine sempre più forte nel profondo, da quando avevo tredici anni è stato un continuo scrivere, scrivere, scrivere e buttare, ed ogni foglio che buttavo cercavo di andare sempre un passo avanti o meglio, un passo in giù verso quel luogo dove si nascondono le nostre intimità. La passione che racconto tra i due personaggi non è altro che metafora della passione universale che si ha nei confronti di ogni cosa per la quale saremmo disposti a rinunciare a tutto.
Avevo bisogno comunque di raccontare una storia che non rimanesse la mia storia raccontata e assorbita, ma un romanzo dove il lettore dopo poche pagine potesse staccarsi dai fogli e scrivere un’altra storia tutta sua. Tutti avrebbero dovuto sentirsi un po’ Julia, un pò Loren.

• Julia è tua moglie, Ginevra tua figlia, quando ti intervistai anni fa dicevi che nel tuo romanzo c’è poco di autobiografico, ma i nomi sono li…un poema in prosa dove i personaggi sono veri e i fatti liberamente affidati all’ispirazione? Raccontami la coesistenza fra questi due equilibri.

Sì, i nomi sono lì ma i nomi non sono una storia. Ginevra è il nome che più adoro, lo avrei dato comunque alla bambina che si incontra nel testo perché in questo c’è il contrasto tra l’amore e la passione e soprattutto la passione: vince sull’amore.
Julia è la mia compagna, una splendida compagna, non potevo non dedicarle questo personaggio. Ho sempre scritto storie con personaggi totalmente al limite della realtà, esseri quasi perfetti, fiumi in piena, che avevano sotto un primo strato intoccabile, un’infinità di substrati fatti di tutte le proprie fragilità. Diciamo che costruisco degli esseri perfetti per renderli pian piano imperfetti, nudi. Probabilmente in quelle imperfezioni e debolezze possono ritrovarsi ancor più belli. Amo collocarli in spazi e luoghi indefiniti dove la mia reale ispirazione – perché è normale che io veda di fronte a me qualcosa di reale per astrarmi – è appena percettibile, dove giusto qualche minimo dettaglio potrebbe dare un’epoca ed uno spazio alla storia. Questo è uno stile che ho imparato con la sceneggiatura. Dire, sottendere ad un regista obbligandolo con il testo a dover girare in un determinato modo ma senza dirglielo esplicitamente. E dal Cinema e la poesia il mio costruire a fotogrammi frasi che fossero immaginifiche componendosi negli occhi dei lettori. Ecco perché “ Romanzo poetico”. Non perché è una raccolta di poesie che compongono una storia, ne perché scritto in prosa. “Romanzo poetico” perché il romanzo non ti molla mai, scava, toglie, ti trascina per i capelli in un viaggio che non da tregua, devi correre appresso alle emozioni, ho lavorato molto sulla: punteggiatura questa era fondamentale per respirare i protagonisti nel loro modo di essere. Per far questo ho dovuto costruire una struttura musicale che avesse i tempi dei miei respiri, poi se ci sono riuscito questo starà ai lettori dirlo e non a me.

• E cosa mi dici dei punti di vista paralleli e speculari del mondo visto da Loren e di quello visto da Julia? In questo il tuo romanzo ha una simmetria particolare…

Questa scelta narrativa mi ha portato a poter analizzare due mondi differenti, a vibrare di lui, di lei, facendoli parlare in prima persona. In questo modo i dialoghi si rivolgono diretti al lettore ed i personaggi non sono raccontati ma vissuti, guardati. Un faccia a faccia dal quale non ti puoi sottrarre perché non si può non ascoltare chi ha qualcosa da dire.
Tutto doveva partire da un punto comune, diciamo un punto A ed arrivare ad un punto B che doveva essere fatto per entrambi i protagonisti. Poi un punto C da percorre insieme dove sono io che li guardo vivere e li racconto in terza persona. Questa struttura apparentemente semplice leggendo è stata una delle maggiori difficoltà che ho incontrato, non tanto nella forma ma piuttosto nel divenire Julia, allontanarmi da Loren e diventare lei, una lei estremamente donna e vera.
Hai detto una cosa molto giusta formulando questa domanda : il romanzo ha una particolare simmetria!

Un romanzo nato da un blog, un book blog del 2006 oggi divenuto un libro in forma cartacea. Che esperienza è stata questa ‘metamorfosi’, la ripeteresti in questa stessa forma? In cosa la forma la forma cartacea ha aggiunto valore al tuo libro in fatto di revisione?

No, in questa stessa forma rispondo immediato e deciso: NO!
Ogni progetto va preso per quello che è, questo è nato così ed è stata una meravigliosa esperienza: lì è terminata. Oggi ho bisogno di molta intimità per scrivere, ho bisogno di luoghi e spazi adeguati e soprattutto di musica e segreti. Questo romanzo mi ha emozionato pagina dopo pagina per il continuo confronto che aveva con i suoi lettori quasi quotidiano. E poi senza rete non sarei mai arrivato in breve a farmi leggere da tanti, per me, lettori.
Oggi uso moltissimo Facebook dove ho una pagina estremamente viva chi vuole conoscermi può trovarmi qui www.facebook.com/vettorialessandro c'è solo il mio scrivere e le forme di comunicazione che amo. Certo è che quando ho preso in mano il libro finito e stampato, ho avuto un brivido che non potrei descrivere, l'oggetto di se ha una forza impareggiabile, assolutamente non avvicinabile ad un monitor. Poi il Romanzo ha delle illustrazioni molto interessanti all'interno dello stesso artista che ha sviluppato la copertina: Stefano Cianti. Sono molto negato al libro cartaceo anche per questa sua estetica delicata: leggera!

• Nella tua esperienza di scrittura viscerale a pag 59 scrivi: ‘Ogni capitolo che getto sui fogli cerco di fare in modo che sia speciale, cerco di farlo vivere insieme a tutto il resto,ma allo stesso tempo di rendergli una vita propria che non dipenda da nessuno’. Mi commenti questa affermazione?

Come credo di aver già detto che io arrivo dalla poesia: il mio grande amore. Per me ogni frase ogni parola è fondamentale per costruire un concetto. Anche se devo descrivere qualcosa di molto statico cerco sempre un dinamismo letterario. Molti romanzi che leggo peccano proprio in questo ad un certo punto ti lasciano solo, e ti raccontano ciò che vedresti anche da te. Altre volte, per descrivere invece scene di passaggio si consumano infinite metafore per raccontare particolari del tutto ininfluenti. Io cerco di andare sempre all'essenza, se non c'è tanto da dire passo al volo e vado oltre. Nel noir che sto scrivendo ora, sto incontrando queste difficoltà, lì devi descrivere situazioni necessarie, cerco di farlo nella maniera più asciutta possibile.

• Affascinante e inafferrabile, hai dato alla tua scrittura traduzioni immaginifiche. La prima è il sodalizio con Stefano Cianti all’insegna della Pittura poetica…

Sì, amo molto mettermi in gioco, posizionare la scrittura come legante universale della comunicazione artistica. Amo le sperimentazioni, l'improvvisazione. Da questo è nata la “Pittura Poetica” una nuova forma di linguaggio dove parole e pittura si fondono sulla stessa tela in contemporanea, durante una performance live. La pittura cancella le parole sino a negare il testo che si è appena composto per essere a sua volta violentata dalle lettere che diventano come tagli, ferite, graffi irrispettosi. In realtà tra me e Stefano c'è n grande rispetto artistico, non sarebbe possibile realizzare queste opere se non fosse così. Amo mettere in gioco le mie capacità d'improvvisazione delle emozioni, non mi innamoro di ciò che scrivo. La maggior parte delle frasi durante le performance non si leggeranno mai se non per l'attimo in cui vivono. Per me scrivere equivale a respirare ma ogni respiro fatto è un respiro terminato, bisogna sempre farne uno nuovo e man mano che si cresce: sempre un po' più grande.

• … Lo sculture delle lettere è invece il tuo cortometraggio su questo testo. Dove è possibile trovare e come hai stringato il concept del tuo romanzo in questo corto?


In realtà il cortometraggio è praticamente introvabile, dovrebbe essere nel materiale di repertorio del Genovafilm festival e alla Scuola d'arte cinematografica di Genova.Da questo corto è nato tutto il romanzo. Avevo necessità di raccontare un forte problema di comunicazione attraverso un bambino che scolpiva con la bocca bellissime parole ma così pesanti da frantumarsi sul pavimento appena fuori dalla bocca. Poi tutto il resto non lo so perché è venuto, mi ha chiamato, ed io ho scritto.

• Il bianco. Il nero: colori che hanno simbolismo assoluto nel testo. Un piacere della tua scrittura troppo riduttivo da esplicare, ma raccontaci solo la scelta di questo titolo ‘ Il bianco rumore dei respiri’.

Beh ci sono più significati, uno si scoprirà dentro al romanzo ed è un significato fisico.
Un'altro invece parte da una banale costatazione: il cuore è l'organo, il muscolo che ci tiene in vita e scandisce tutti i nostri tempi. Tra un battito e l'altro c'è una sorta di apnea che solitamente può definirsi cadenzata. Più questa apnea si dilata nei tempi, più entriamo in fase di rischio.
Il bianco rumore dei respiri è quello spazio che intercorre tra un battito e l'altro, quell'assenza di rumore che ci informa di essere mortali e minuscoli di fronte alla natura. Infine: quell'attimo che ogni artista vive il momento prima di comporre la sua più grande opera d'arte. In quel silenzio, in quel gesto sospeso, in quel respiro profondo, c'è tutto il senso di questo titolo.

• E ora che l’editoria ti ha aperto le porte, che progetti per il futuro hai? Hai nel cassetto nuove idee da stendere per un futuro romanzo?

Aperto le porte è un concetto molto grande da proporre, diciamo che mi sono aperto da me un piccolo spiraglio e che in questo cerco di soffiare dentro con tutta l'aria che ho nei polmoni. Non tanta visto tutto quello che mi fumo.
Il romanzo è auto distribuito da me, si trova in pochissime librerie, devo ancora capire bene il percorso che vorrò fare con questo, anche se mancano poco più di 100 copie al termine della prima edizione di 1000 copie. E' uscito il 6 luglio del 2009 e questo per me è un graditissimo risultato. Facebook lo ha assorbito molto, poi la rete in genere lo sta facendo girare con il passaparola. Sto lavorando su molte cose nuove, anzitutto un noir che sarà il secondo romanzo.
Delle “essenze”, serie di racconti brevissimi di metafora surrealista: lo scrivere che preferisco e che più mi appartiene; poi le poesie e dei dialoghi a quattro mani con un scrittrice geniale. Quando riesco sto studiando come realizzare al meglio delle visioni poetiche ma questa è un'altra storia.
 
postato da: GroudyBlue alle ore ottobre 11, 2009 10:10 | link | commenti | commenti
categorie: interviste, editoria, narrativa, narrativa italiana, casi letterari, da scoprire, poemi in prosa, meta teatro
sabato, 10 ottobre 2009

Giulio Mozzi è l'ultimo a scendere perché è un quasi cinquantenne anoressico

Splinder (08/10/2009) Giulio Mozzi è l'ultimo a scendere perché è un quasi cinquantenne anoressico di Iannozzi Giuseppe Non un libro. Non un diario. Raccontini che non si possono collocare né nella narrativa più spicciola o informale che dir si voglia, né in un'altra ghettizzante categoria, in una qualsiasi. Minimalismo spietato (oserei dire "anoressico") e Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore ottobre 10, 2009 12:09 | link | commenti | commenti
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sabato, 10 ottobre 2009

Danilo Aronta ritorna a Bassavilla con le Edizioni XII - comunicato stampa

Splinder (10/10/2009) Danilo Arona Ritorno a Bassavilla Edizioni XII Verità? Invenzione? Tutte e due, probabilmente. Con un rigoroso filo logico che conduce dall’una all’altra, e le confonde. Danilo Arona è un seminatore di inquietudini, autore di un genere proprio, che spezza i confini del quotidiano e ci sposta sull’orlo di abissi vertiginosi, popolati da fantasmi e infestati Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore ottobre 10, 2009 12:06 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 16 settembre 2009

Assassinio in libreria - Lello Gurrado




Immaginate Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Fred Vargas, John Landsdale e molti altri giallisti italiani e internazionali riuniti, nei panni di loro stessi, a Milano per indagare su un unico giallo, l’assassinio della libraia Tecla Dozio morta per avvelenamento durante un festoso incontro letterario nella sua libreria. ‘ Una cosa è il romanzo giallo, un’ altra il delitto vero, adesso vediamo di che pasta siete fatti’ ghigna l’assassino in un romanzo che ruota intorno ad una dose di cianuro e una morte per avvelenamento.

L’idea di partenza di questa coralità di illustri protagonisti è interessante.Un'atmosfera più simpatica che lynchiana. Ancora di più se siete addentrati in materia e conoscete la vera Tecla Dozio. Una nota è d’obbligo: Milano, Via Peschiera 1, è qui che fino a pochi anni fa aveva sede una libreria culto per gli amanti del giallo,la Sherlockiana: una libreria specializzata, ricca di titoli rari, incontri con gli autori e tutto quello che si può chiedere, Tecla Dozio ne era la titolare assoluta, una libraia non solo nelle vesti di commerciante, ma editor, consulente di autori e case editrici, talent scout, organizzatrice di incontri, conferenze, dibattiti e presentazioni in Italia e all'estero.
Oggi la libreria ha chiuso i battenti e il senso di gratitudine verso questa personalità di spicco culturale ha voluto che Lello Gurrado, milanese d’adozione le dedicasse un giallo dove lei veste i panni della vittima.

Vero è che la libreria ha chiuso hai battenti quindi, si tratta più di un omaggio che di uno sponsor, ma è anche vero che aleggia più volte un sito internet citato in continuazione: www.gialloandco.it che scopro essere un’associazione culturale sul giallo e il noir dove figura tra i soci fondatori proprio la Dozio e volti noti del giallo italiano, sito di gran lunga consigliato agli amanti del genere.
Assasinio In Libreria, è un libricino stampato da Marcos y Marcos, 200 pagine nette, un romanzetto freack, che per metà mi pare avere un estro da vetrina commerciale prima di ingranare la vera marcia di un romanzo di confine tra il giallo e il noir dove l’assassino è un volto già ben noto.

Per i milanesi avventori della vecchia libreria sarà un piacevole amarcord da leggiucchiare almeno una volta, per il resto, non saprei, per chi come me che non vive a Milano, l’idea del romanzo corale che vede alle prese le firme di autori gialli impastati come protagonisti di un romanzo era un’idea intelligente. Ma nella lettura la coralità si perde, spesso solo mere elencazioni congiunte in gruppi di scrittori, citati ma senza un ruolo preciso nella storia, se non per Camilleri e Landsdale… nulla se non il piacere della gratitudine e un giallo affrontato dall’inizio alla fine con un pacato sorriso sulle labbra per quella Tecla Dozio che viva e vegeta e inaugura il romanzo con una sua prefazione.

CHI E’ LELLO GURRADO

Nato a Bari è giornalista professionista con esperienze di inviato speciale e caporedattore nelle più importanti case editrici nazionali. A 22 anni, nel 1979 ha pubblicato il suo primo libro: Il mestieraccio (Erre Edizioni) , una satira proprio sul giornalismo.

Sono seguiti Gli sdrogati (Bompiani), Mamma eroina (Bompiani), Khomeini e la questione iraniana (Sugarco), San Siro la Scala del calcio (Rizzoli), Don Mazzi, un prete da marciapiede (Sperling e Kupfer), Se ho smesso io (Edizioni San Paolo), Nomination (Fanucci). L'ultimo romanzo è Assassinio in libreria (Marcos y Marcos).
Vive e lavora a Milano.
postato da: GroudyBlue alle ore settembre 16, 2009 09:22 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: narrativa italiana, gialli
mercoledì, 16 settembre 2009

L'Emilia o la dura legge della musica - Gianluca Morozzi





Quello che si chiede questo saggio semiserio è curioso, il modo in cui è trattata la sua tesi pure. Un piatto succulento bombardato in trentamila spunti da cui ognuno attinge a modo suo.

Cos’ha l’Emilia Romagna per sfornare, tra tortellini e prosciutti essiccati tra il fiume Po e le cicale, una schiera cosi folta di musicisti e cantautori così noti al panorama italiano? Forse la via Emilia, come direbbe Lucio Dalla, o forse, spore residuali da una cometa che ha colpito gli abitanti o un attacco alieno…

Sulla via di una scrittura entusiasmante, nostalgica e divertentissima, tra Nomadi, Guccini, Vasco, Modena City Rambles, Skiantos annessi e connessi dei CCCP in primo piano e non solo loro, Gianluca Morozzi (story teller da marchio di fabbrica) confeziona un libro simpatico che è quasi variazione sul tema, tracciando nella cornice di ogni cantante e band citata una mini storia intonata in cui il seme
autobiografico non manca mai.

Non il semplice saggio musicale, in cui, se non si è onniscienti su una discografia, poco ci si riesce ad addentrare.Non aspettatevi una cronistoria dalla A alla Z su tutti i protagonisti della scena.

L’Emilia O La Dura Legge Della Musica è un viatico tra memorie di concerti, aneddoti di memoria collettiva e individuale e tutti i colori dell’Emilia di fronte alla musica, una su tutte, quella di conoscere per caso un nuovo artista musicale in un piccolo palco di provincia, dire “proprio niente male” e ritrovarselo lì in classifica. Luciano Ligabue docet.

Emozioni in primo piano, e il dovere di cronaca diventa una pagina di vita.
Sfizioso, sfiziosissimo. Più nitido nella memoria di un saggio musicale nudo e crudo. Ottimo per una lettura scacciapensieri nel tempo libero.
Un libro a cui affezionarsi.
postato da: GroudyBlue alle ore settembre 16, 2009 09:20 | link | commenti | commenti
categorie: musica, saggi, appunti di colore, da scoprire, sana ironia
mercoledì, 16 settembre 2009

L'era del porco - Gianluca Morozzi



Un colpo di fulmine. Un lampo di genio su cui investire.
L’Era del Porco è stato il mio (tardo) primo approccio alla letteratura del giovane e prolisso talento letterario bolognese Gianluca Morozzi, autore del pluricitato successo del romanzo Blackout di cui tanto se n’è parlato anche in tv.

Risultato: finalmente trovo uno scrittore italiano giovane (classe 1971) e ricco di idee bislacche e intelligenti di quelli che, ne leggi un libro e sei rapito a seguirne tutte le pubblicazioni e le evoluzioni sapendo che non ti deluderà. Come raramente ti succede. E in quanto alla sua carriera prolifica di scrittore cominciata ad un ritmo vorticoso nel 2001, beh… le provviste per uno scaffale dedicato a Morozzi non mancano.

LA TRAMA

Siamo a Bologna,no, non in quella Bologna del giallo, dove, chissà perché pare che ad ogni portico ci sia un cecchino pronto a sparare e un investigatore pronto a fargli le scarpe.

Siamo in una Bologna giovanile e alternative nella sua precarietà di una vita alla giornata, un brulicare di tipi strambi e alternativi tra delirio e realtà.

Lajos è il giovane protagonista. Sta scrivendo un romanzo per una piccola e sconosciuta casa editrice di provincia alla corte di Ubermescht Belasco, improbabile editore che lo spedisce su e giù per l’Italia in presentazioni letterarie. Lui è il romanziere, ma è la sua vita a sembrare un romanzo dell’assurdo. È il cantante dei Sickboys, una band da strapazzo che è tutto un programma: da Lobo, chitarrista sosia di Kurt Cobain e/o David Beckham fidanzato con la tremenda Betty, fino ai provini per i latenti bassisti che cambiano una volta al mese, una posizione bislacca in cui finirà anche Billy, il sosia di Paul McCartney che prese il suo posto sotto mentite spoglie ma ormai stanco del successo. Aggiungiamoci un po’ di pepe per le fallimentari esibizioni nei piccoli centri culturali di Bologna. Aggiungiamoci la foga calcistica rosso blu per il Bologna Calcio e ancora il sesso con una fidanzata improbabile e poco fidanzata piena di grilli per la testa tutt’altro che passionali.Nulla in confronto al mondo intero di quando arriva Elettra. Un amore vero ma impervio, lei la talentuosa chitarrista delle Lingue Veloci… in salsa Bob Dylan.

CONSIDERAZIONI

Una scrittura ricca di guizzi improbabili, intelligente, comica, paradossale e ricca di intermezzi sotto forma di frame teatrali che miscelano anche navicelle spaziali e personaggi fuori campo.

Plot brillante e da voluto riso sulla ‘sgangheratezza’ delle vicende diventa quasi una trama-non trama alle prese con l’esilarante tamburo battente di una scrittura sempre impeccabile nella fluidtà ed improbabile negli happening in successione, una penna giovane e densa, ricca di colpi di scena e di notazioni memorabili. Quasi 300 pagine che volano via in un soffio.

Grande, grande, grande! Morozzi è un vero talento. E per chi già lo conosce, questa volta si tratta di un libro che un po’ trova il suo viatico d’apertura in Despero e il rush finale su Bob Dylan fa giustizia al Morozzi musicale, lui che è anche membro degli Street Legal, tribute band del cantautore di Blowin’ in the wind.
Da non perdere e da scoprire! Vivamente consigliato a chi ha voglia di smuovere un po’ di polvere con uno scrittore che centra il bersaglio : )

I LIBRI DI GIANLUCA MOROZZI

Despero (romanzo)
Luglio, agosto, settembre nero (racconti)
Dieci cose che ho fatto ma non posso credere di aver fatto, però le ho fatte (romanzo)
Accecati dalla luce (romanzo)
Blackout (romanzo)
L'era del porco (romanzo)
Le avventure di zio Savoldi con Paolo Alberti
L'Emilia o la dura legge della musica
Pandemonio, illustrazioni di Squaz (graphic novel)
L'abisso (romanzo)
Il vangelo del coyote, illustrazioni di Giuseppe Camuncoli e Michele Petrucci (graphic novel), Guanda.
FactorY - Libro primo, soggetto e illustrazioni di Michele Petrucci (maxiserie a fumetti)
Colui che gli dei vogliono distruggere (romanzo)

Ha curato i seguenti volumi:

Suicidi falliti per motivi ridicoli con Gianmichele Lisai
Quote Rosa. Donne, politica e società nei racconti delle ragazze italiane con Grazia Verasani (racconti)
Dylan revisited, con Marco Rossari, editore Manni (racconti).
Le radici e le ali - La storia dei Gang
Byron a pezzi, (romanzo collettivo)
 

postato da: GroudyBlue alle ore settembre 16, 2009 09:16 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, narrativa, narrativa italiana, casi letterari, proposte di lettura, da scoprire, la mia opinione su
martedì, 15 settembre 2009

Gordiano Lupi in Cattive storie di provincia: intervista a cura di G. Iannozzi

Splinder (04/04/2009) Intervista a Gordiano Lupi Cattive storie di provincia a cura di Iannozzi Giuseppe      1. Cattive storie di provincia è una raccolta di racconti mai a lieto fine: si spazia dall’horror puro al thriller, dall’erotico sanguinario al dark più classico, per sfociare infine anche in una verve splatterosa, come in Oltre ogni limite. C’è Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore settembre 15, 2009 00:07 | link | commenti | commenti
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lunedì, 14 settembre 2009

Laura Liberale - Tanatoparty - intervista all'autrice

Splinder (14/09/2009) Laura Liberale TANATOPARTY Intervista all'autrice a cura di Iannozzi Giuseppe - Laura Liberale - foto per gentile concessione - 1. In primis, chi è Laura Liberale? Laura nasce il 15 maggio del 1969 a Torino. Ho iniziato a scrivere alle elementari (come tutti, d’accordo, però sto parlando di poesie… orride composizioni sullo spauracchio della Leggi ancora...
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domenica, 13 settembre 2009

Fabrizio Corselli - Achilleion (L'ombra di Achille)

Splinder (13/09/2009) Fabrizio Corselli - Achilleion (L'ombra di Achille) Per tutti i cultori di Epica Moderna, disponibili da adesso i poemetti:   Energhès Théa - All'Ombra di una Guerra e Achilleion - l'Ombra di Achille Edizioni E-Book Achilleion (categoria "Restyled") presso il sito www.achilleion.sitiwebs.com Link diretto per il download Sezione Leggi ancora...
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martedì, 08 settembre 2009

Laura Liberale - Tanatoparty. Meridiano zero - a settembre in libreria

Splinder (08/09/2009) LAURA LIBERALE TANATOPARTY Quando anche la morte diventa spettacolo scrivere è uno strapparsi a morsi la carne viva fino al cuore inesorabile delle cose. Il tentacolare business del marketing ha raggiunto anche l’industria della morte. I più moderni ritrovati del settore funerario fanno bella mostra di sé all’inaugurazione di un’avanguardistica Leggi ancora...
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sabato, 05 settembre 2009

Maurizio Ferrara, Franco Foschi - Passione 1820 - dal 9 settembre in libreria

Splinder (03/09/2009) Maurizio Ferrara, Franco Foschi Passione 1820 288 pp. - 15 € - Sironi editore dal 9 settembre 2009 in libreria Sullo sfondo della Roma papalina, agli albori del Risorgimento, un racconto travolgente che intreccia – nella miglior tradizione del “cappa e spada” – arte, avventura, amore e amicizia con intrighi, tradimenti e guerra. Un romanzo storico Leggi ancora...
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domenica, 23 agosto 2009

Walter Veltroni dice innocente Berlusconi per pubblicizzare il suo ultimo romanzetto Noi

Splinder (23/08/2009) Walter Veltroni dice innocente Berlusconi per pubblicizzare il suo ultimo romanzetto Noi di Iannozzi Giuseppe Non gli è bastato affossare la sinistra italiana, adesso Walter Veltroni assolve Silvio Berlusconi con parole più che mai vergognose rilasciate a Il Resto del Carlino nel corso d'un'intervista: "La colpa più grave di Berlusconi è quella di non avere Leggi ancora...
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domenica, 23 agosto 2009

Davide De Santis - Da Ian Curtis a Fabrizio De André - Cicorivolta edizioni, comunicato stampa

Splinder (23/08/2009) Davide De Santis Da Ian Curtis a Fabrizio De André Cicorivolta edizioni collana i quaderni di Cico ISBN 978-88-95106-56-4 © giugno 2009 - € 10,00 - pp. 97 in copertina, illustrazione di Simone Pieralli Musica, la particolare e incessante volontà di trasgredire. Quella che nasce dal vuoto che risale dal lampo, delicata precisa e caustica, violenta e sovrana. Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore agosto 23, 2009 10:51 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 19 agosto 2009

Addio a Fernanda Pivano ultima grande americanista protagonista della cultura internazionale

Splinder (19/08/2009) Addio a Fernanda Pivano ultima grande americanista protagonista della scena culturale internazionale a cura di Iannozzi Giuseppe Nanda Pivano è morta a 92 anni. L'ultima grande americanista, indiscussa protagonista d'un ideale gemellaggio fra la cultura italiana e quella americana, se n'è andata. Si è spenta in una clinica privata di Milano. I funerali si Leggi ancora...
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lunedì, 17 agosto 2009

Classifica Iperborea: 9° posto

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Al 9° posto della classifica Iperborea c’è “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad classe 1979. Conoscete Buzz Aldrin? Io no, ma grazie a questo libro ho scoperto chi è. Edwin Eugene "Buzz" Aldrin Jr. è un astronauta statunitense, nonché il secondo uomo ad aver posato i piedi sulla Luna, nell'ambito della missione Apollo 11 e in questo libro è anche il mito di Mattias (il protagonista di queste 450 pagine).

Mattias vive in Norvegia, giardiniere e fidanzato con Hellen da ben 13 anni ma un bel giorno c'è il black-out. Mattias si trova senza lavoro e senza fidanzata nello spazio di 24 ore e che succede? Scappa, va con i suoi amici alle isole Faroe per un concerto, ma non si sa come finisce in una casa di recupero per persone che hanno avuto problemi di adattamento e da qui parte il libro.

Come primo romanzo di questo scrittore mi è piaciuto, anche se qualche personaggio è un pò superfluo e non da continuità al racconto, anche se il finale è un po’ ridicolo ma è coerente con tutto il libro, anche se c'è un errore (già è stata avvisata la casa editrice... la forza Nato in Bosnia non è la Kfor ma la Sfor). L'ho scelto perchè è ambientato alle isole Faroe e l'ho scelto perchè Mattias non vuole apparire.

Speriamo che c'è un inversione in questa società insomma, se qualcuno inizia a scrivere sull'importanza dei numeri due forse sta cambiando qualcosa. Ma in questo libro c'è anche la ex-Jugoslavia, c'è la Bosnia ed il Kosovo perchè Mattias non dimentica il mondo, non dimentica chi fa delle cose quotidianamente ma non appare, pensiamo a chi lavora degli alberghi, chi pulisce le nostre strade, chi mette la roba negli scaffali dei supermercati, chi pulisce i giardini e le aiuole.

Questo libro è scritto per queste persone, è scritto per noi che viviamo quotidianamente la vita con semplicità... perché forse la vita è solo questo. Senza farsi troppi problemi, senza avere paura e seguire quello che noi vogliamo e non quello che gli altri impongono... educhiamo i nostri figli ad avere successo, soldi e fama ma bisogna educare i nostri figli ad essere felici. Se devi avere successo e poi non lo sai gestire (la storia insegna) meglio che non ti muovi.

Insomma "Un inno al non apparire che è una salutare provocazione in una società ossessionata dal protagonismo" ed è vero... pensate, non solo alla televisione, ma alle persone che vi circondano guardateli o meglio osservateli, tutti corrono per arrivare non si sa dove (la loro frase preferita è "in questa società si corre sempre" amico parla per te... io sono tranquilla e non rompere le palle)  e in più si vantano anche di un piccolo movimento che fanno tipo vacanze, acquisti vestiti e stronzate varie ma la vita è più semplice ed è "orribilmente" tutta qui nella sua sconvolgente semplicità.

Ottima lettura e complimenti all’Iperborea per aver scoperto questo giovane talento.

postato da: talpastizzosa alle ore agosto 17, 2009 15:33 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: nord europa
giovedì, 13 agosto 2009

Tiziano Scarpa chiagne e non si fotte a nessuno. L’indignazione dei lettori truffati dallo Strega

Splinder (13/08/2009) Tiziano Scarpa chiagne e non si fotte a nessuno L’indignazione dei lettori truffati dallo Strega di Iannozzi Giuseppe E’ iniziato il giro di lamentazioni di Tiziano Scarpa, che si dice abbia vinto per chissà quali meriti la LXIII edizione del premio Strega con Stabat Mater. Il libro pubblicato – difficile se non impossibile dirlo “romanzo” – da Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore agosto 13, 2009 09:34 | link | commenti (1) | commenti (1)
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martedì, 04 agosto 2009

Il racconto nel cassetto - Lia Celi




Lia Celi. Un nome, una parola magica. E chi si dimentica la sua scrittura irriverente, ironica, un po’ teatrale? Ora che l’ho riscoperta non la lascio più. Autrice comica dalla penna agile.Me la ricordo ai tempi della Smemoranda 2003 con i versi Odi Et Amo di Catullo interpretati in forma di posta del cuore stempiata e tragicomica sotto forma di consiglia adolescenziali al ‘Caro Catullus ’84’ (leggete il pezzo qui per intero, ci vale ) ma chissà, il nome non è poi tanto sconosciuto, tra i suoi scritti su Clarence.com e collaborazioni nel dietro le quinte della trasmissione Pippo Chennedy Show su Rai Due con Serena Dandini nonché il web è la culla di suoi archivi, primo fra tutti www.liaceli.com. Ne avrete da leggere.

Questa l’ouverture, Il Cassetto Del Racconto è qualcosa da pionieri. Uno scrigno di ossigeno per la mente ironico e intelligente, Una scrittura da vera artigiana del mestiere. Pensare che in giro è un remainder a prezzo stracciato. Già il titolo è un gioco di parole. La copertina ricorda la saga Malaussène di Daniel Pennac e in quanto a contenuti, la teatralità di Stefano Benni non è poi tanto lontana.

Si tratta di un libro – appartamento, un continuum in formato short story dove stanza dopo stanza si susseguono racconti ‘ perché la nostra ditta produce e vende arredamenti narrati. Narredamenti,insomma,narredamenti completi per ogni tipo di ambiente.’ E tutto è una visita guidata attraverso questi narredamenti.

Un libro che ha dell’inesauribile. Coinvolgente, simpatico, che gronda situations teatrali ovunque tra frasi a bruciapelo e commedie dell’assurdo.

– a proposito, tu suoni il piano O’Brien? Ma si, una volta da piccolo hai preso qualche lezione di musica. Ma che poi il tuo maestro ti ha scoraggiato. Immagino sia stato quando gli hai chiesto se il piano, oltre alla tastiera aveva anche il mouse’. Questo dice ad esempio in cucina il signor Gossard in viaggio da Wall Street verso Roncofreddo, alla disperata e folle ricerca di una bislacca casalinga della provincia di Forlì.

Oppure c’è una diatriba tra un suicida che vede il fantasma di Seneca e un certo Gibì.
‘Seneca fu coinvolto nella congiura antineroniana dei Pisoni […] A questo punto,Gibì aveva alzato gli occhi dal libro. Chiss come erano riusciti ad incastrarlo, si era chiesto. Una cimice nel triclinio? La soffiata di un pentito? O di un ex moglie insoddisfatta degli alimenti?’

Giusto qualche citazione ed è ancora nulla per un libro sia per adulti, lei che nella sua carriera ha scritto anche storie per bambini. Farete conoscenza del Giovane Holding, Raniero Barzanti, scrittore pulp adolescente sfruttato da una famiglia che vuole sbancare il lunario. I porno divi Tundra Cum e Dick Luccello tra crisi creativa e salto di qualità per una vita più soft con al seguito un idraulico e sua moglie e la bellissima storia di Un Salotto Di Verso dove, nel salotto giallo dei nonni, tutto diventa una poesia in endecasillabi.

Libro davvero carino, ingegnoso e divertente a tratti con un po’ di comicità amara. Perfetto per una lettura in relax ma anche per un qualcosa di sfizioso in cui respirare aria d’arte e di una scrittura che vale. E pensare che si tratta di un libro del 1997, uno dei primi di Lia Celi, autrice di cui, ormai è certo, comincerò a leggere un po’ di tutto.


Santo cielo, hai aperto il Cassetto... sei molto gentile a chiamarlo "riscoperta", all'epoca se lo filarono in quattro. Fa ancora ridere? – mi dice stupita Lia che incontro su Facebook per fare quattro chiacchiere - Pensa che all'epoca l'avevo corredato di contenuti extra su Clarence, il portale cui collaboravo! Se ricordo bene, fra le altre cose c'era la foto del giovane scrittore Barzanti e la sua rassegna stampa (pacco), un libretto d'opera e varie altre cosette... Visto che il genere ti piace, mi sbilancio e ti consiglio il mio primo libro, Boia per signora, è ancora più bislacco!

CHI E’ LIA CELI

Lia Celi è nata a Parma, e dopo anni trascorsi a Pordenone e Rimini, è approdata a Bologna, dove vive e lavora. Autrice di satira, per sei anni ha fatto parte della redazione di Cuore. Ha scritto anche per Smemoranda, Avvenimenti, Sandokan, Insieme, Gulliver e Specchio della Stampa. È stata autrice del programma satirico di Raidue Pippo Chennedy Show e ha collaborato alle trasmissioni radiofoniche di RadioRai, La Barcaccia e Consigli per gli acquisti. Suoi testi sono stati utilizzati per spettacoli teatrali. Scrittrice spiritosa ed ironica, ha pubblicato numerosi racconti per ragazzi e per adulti. Attualmente cura la rubrica Paginatre sul sito internet Clarence.

I SUOI LIBRI

La piada nella roccia
Boia per signora
Guida ai figli unici
Il manuale della baby sitter
Il manuale di cartomanzia
Suonala ancora, Cozzetta
Il cassetto nel racconto
La stella di Chandrapur
Dancing Star
Salvare le modifiche prima di chiudere?
L'angelo disubbidiente. La leggenda di Marlene Dietrich
Anita Garibaldi
Anita Garibaldi.Sirene
Con le ali ai piedi. Ice magic. Vol. 1-4
postato da: GroudyBlue alle ore agosto 04, 2009 21:50 | link | commenti | commenti
categorie: racconti, editoria, proposte, narrativa italiana, comicitĂ , short stories, da riscoprire, remainsers, meta teatro
martedì, 04 agosto 2009

Anna Lamberti-Bocconi. Rumeni. Romanzo di storie. Intervista ad Anna

Splinder (04/08/2009) intervista ad Anna Lamberti-Bocconi RUMENI Romanzo di storie a cura di Iannozzi Giuseppe 1. Chi sono oggi i Rumeni? Perché parlare di loro e non dei contattasti ad esempio, o per assurdo degli scientologisti? I rumeni oggi sono i borgatari di ieri, quelli che interessavano a Pasolini, per intenderci; le rumene oggi sono le ragazze friulane come mia nonna, e di tante Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore agosto 04, 2009 20:37 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 22 luglio 2009

d'amore di Romantica Vany & King Lear - comunicato stampa

Splinder (20/07/2009) Descrizione: Una raccolta di poesie felici, d'amore. Per chi ama, per chi ama sognare l'amore in tutte le sue sfumature. In un universo immaginifico, ma non per questo meno reale, principesse e cavalieri, poeti e muse, santi e peccatori, fate e satiri, vergini e dongiovanni raccontano le loro surreali pene a lieto fine.   d'amore di Romantica Vany & King Lear 1ma Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore luglio 22, 2009 10:46 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 22 luglio 2009

Solo per oggi, 22 luglio, 33 libri a 99 euro editi da Minimum Fax

33 libri a  99 euro.


Tra le tante offerte a ribasso che popolano il web sui siti delle librerie on line vi segnalo questa ‘cash and carry’ da accettare in blocco.  

la Minimum fax riserva questa offerta soltanto nelle 24 ore del 22 luglio.

Questa promozione comprende ESCLUSIVAMENTE il pacchetto con i seguenti titoli

 
 
Donald Antrim,
Il verificazionista 
Louis Armstrong,
Satchmo 
John Barth,
La fine della strada 
Aimee Bender,
Creature ostinate 
James Brown,
I feel good. L'autobiografia 
Charles Bukowski,
Santo cielo, perché porti la cravatta? 
Kevin Canty,
Tenersi la mano nel sonno 
Raymond Carver,
Per favore, non facciamo gli eroi 
Raymond Carver,
Blu oltremare 
Ray Charles,
Brother Ray 
Charles D'Ambrosio,
Il museo dei pesci morti 
Joseph Heller,
Comma 23 
A. M. Homes,
La fine di Alice 
A. M. Homes,
Cose che bisognerebbe sapere 
Martin Howard,
Sappiamo cosa vuoi 
Thom Jones,
Ondata di freddo 
Jonathan Lethem,
Amnesia Moon 
Jonathan Lethem,
Memorie di un artista della delusione 
Sam Lipsyte,
Il bazooka della verità 
Rick Moody,
La più lucente corona d'angeli in cielo 
Rick Moody,
The James Dean Garage Band 
John O'Hara,
Venere in visione 
Peter Orner,
Esther stories 
John Perkins,
La storia segreta dell'impero americano 
James Purdy,
Il nipote 
Lou Reed,
The raven 
Aa. Vv.,
New British Blend  
Aa. Vv.,
West of your cities 
Aa. Vv.,
New York, ore 8.45 
Aa. Vv.,
Sette pezzi d'America 
Aa. Vv.,
Omicidi americani 
Sarah Vowell,
Take the cannoli 
Colson Whitehead,
John Henry Festival 
 

Ulteriori informazioni qui. http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=480

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 22, 2009 08:43 | link | commenti | commenti
categorie: libri, offerte
sabato, 18 luglio 2009

Anatole France, il premio Nobel ribelle invade le librerie con i suoi angeli ribelli

Splinder (18/07/2009) Anatole France Il premio Nobel ribelle invade di nuovo le librerie con “La rivolta degli angeli” di Iannozzi Giuseppe La rivolta degli angeli ha inizio nella Parigi di inizio Novecento perché le figlie degli uomini sono belle e gli angeli non sono immuni alla bellezza. Ma c’è anche un altro motivo, ben più importante: Dio è stato Leggi ancora...
postato da: kinglear alle ore luglio 18, 2009 12:41 | link | commenti | commenti
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giovedì, 16 luglio 2009

I Corsi a distanza di Leconte editorie: giornalismo,scrittura narrativa, poesia, traduzioni letterarie

Vi segnalo un’interessante iniziativa della rivista letteraria internazionale  Storie e di Leconte Editore. Sono aperte le iscrizioni per i corsi a distanza in:



I corsi della durata semestrale danno diritto ad un diploma certificato e a crediti formativi. I corsi sono suddivisi in corsi di primo livello propedeutico e secondo livello avanzato. Il materiale didattico sarà spedito a casa dopo l’iscrizione.

Trovate informazioni in dettaglio qui: http://www.storie.it/corsi.htm

I corsi sono a numero chiuso, contattate storie@tiscali.it per verificare la disponibilità di posti.

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 16, 2009 12:07 | link | commenti | commenti
categorie: poesia, traduzione, editoria, giornalismo, laboratori di scrittura, formazione, corsi a distanza, scrittura narrativa
martedì, 14 luglio 2009

Classifica Iperborea: 5° posto

 

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 Al 5° posto della classifica dell’Iperborea c’è Bjorn Larsson con un libro su un pirata.

 

Bjorn Larsson nasce a Jönköping in Svezia nel 1953, insegna francese all’Università di Lund. Ha pubblicato varie opere di critica filologica e ha tradotto dal danese, dall’inglese e dal francese. Appassionato navigatore sulla sua barca a vela Rustica, a bordo della quale ha scritto La vera storia del pirata Long John Silver, ha esordito nel 1980 con la raccolta di racconti Splitter (Frammenti), ma solo nel 1992 ha raggiunto la fama internazionale con il secondo romanzo, Il Cerchio Celtico, Premio Boccaccio Europa 2000, un thriller ispirato da un suo viaggio nelle acque della Scozia e dell’Inghilterra. Con Il porto dei sogni incrociati, del 1997, si è aggiudicato in Francia il Prix Médicis.

 

Alzi la mano a chi non piacciono le storie dei pirati? E chi di voi non ha letto “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson? Insomma lo conoscete John Silver? Se non lo conoscete, correte ai ripari leggendo “La vera storia del pirata Long John Silver” di Bjorn Larsson. Se invece avete letto “L’isola del tesoro” e qualche volta avete cantato anche la canzone “Quindici uomini sulla cassa del morto oh-yo! E una bottiglia di rum per conforto"  per voi è un ordine.

 

Il John Silver di Stevenson è misterioso, come appare così scompare … chi di voi dopo aver chiuso il libro non ha pensato “E poi Silver dove va?” e allora suonano le trombe … leggetevi Larsson … e avrete un’altro John Silver. Il John Silver di Larsson è diabolico ma ha un lato umano, diavolo o umano? Sicuramente coerente il pirata di Larsson.

 

Se vi piacciono le storie dei pirati, arrembaggi, tempeste improvvise rimarrete incollati a questo libro. Il libro contiene le regole dei pirati ma che in fondo sono anche le nostre (o meglio ... dovrebbero essere anche le nostre) regole che ognuno si crea. Alcuni seguono regole prestabilite e va tutto liscio finché qualcosa di non prestabilito li colpisce sui denti ed altri più coraggiosi se le creano coerenti con le loro personalità e John Silver fa parte del secondo gruppo.

 

John Silver è straordinariamente libero, e lotta per la sua libertà, questo pirata che quando parla è capace di abbindolare anche il più intelligente essere umano perché capisce al volo chi ha di fronte. Geniale questo scrittore svedese che fa incontrare John Silver con lo scrittore Daniel Defoe (Moll Flanders, Robinson Crusoe) in una lurida bettola di Londra. I dialoghi tra i due sono le pagine più belle del libro, dove alcune volte lo scrittore non esce proprio bene … chi si salva è sempre lui John Silver.  

 

Il pirata cercherà in punto di morte il non più giovane Jim Hawkins (personaggio principale dell’isola di Stevenson) insomma in queste quasi 500 pagine c’è l’avventura di una vita interessante come quella di John Silver, ora chiedermi se questo pirata sia esistito o no mi sembra superfluo … per me John Silver esiste. Esiste perché mi rende la vita più libera da stupide regole e mi rende più coraggiosa come un pirata.

postato da: talpastizzosa alle ore luglio 14, 2009 15:22 | link | commenti | commenti
categorie: nord europa
sabato, 11 luglio 2009

Federico Riccardo Chendi è a “Pugni chiusi”. Una grande prova quella di Chendi, più che riuscita

Federico Riccardo Chendi - Pugni chiusi


Federico Riccardo Chendi
è a “Pugni chiusi”

di Iannozzi Giuseppe




Iannozzi Giuseppe raccomandaFederico Riccardo Chendi con “Pugni chiusi” par quasi che irrida generi e sottogeneri del romanzo poliziesco, del giallo, dell’hard-boiled. Alla denuncia nei confronti d’una società asservita alla costumanza, alle convenienze, alle ipocrisie di tutti giorni si associa, quasi per contrappasso, una ironia a volte sguaiata altre ancora tragica. In “Pugni chiusi” la verità prima è che “non è vero che il sangue il sangue dei vinti e dei vincitori ha lo stesso odore”, ed è questa verità assoluta, perlomeno per Carlo, il protagonista del romanzo di Chendi, che si trascina con forza dalla Corsica a Berlino, da Genova all’Avana, fin sul tracciato della Linea Gotica nei pressi dell’Appennino tosco-emiliano.
La Smith & Wesson da cui il protagonista mai separa è l’ideale compagna che il giovane milanese porta sempre con sé, una volta che ha deciso di lasciarsi Milano e il mondo alle spalle.
E’ la storia di un uomo in fuga, che fugge dalla grossolanità degli affetti famigliari, che dietro di sé lascia solamente terra bruciata. Di buona famiglia, senza grilli per la testa, figlio di un famoso chirurgo, ad un certo punto realizza che non vuole diventare uguale spiccato al padre, che non è il caso che le sue mani sposino la causa di salvare vite umane perché la differenza fra il dare la vita e il togliere la vita non esiste. Ma non si creda che il giovane sia un anarchico o un militante con tessere di partito in tasca: è uno, soltanto uno che ha una Smith & Wesson e basta. Non è un rivoluzionario né pensa mai sul serio di vestire i panni dell’eroe: per certi versi è un po’ come un simulacro malriuscito del Che.
Carlo fugge, abbraccia la causa del Fronte di Liberazione corso, combatte per la Corsica, partecipa all’assalto d’una villa dei Savoia edificata nel mezzo d’un’isoletta, e poi fugge di nuovo, verso Berlino: per lui l’aria si è fatta pesante, troppo. L’eco della voce di Piero Ciampi, delle sue parole, lo accompagnerà sino a Berlino dove per un po’ riesce a fermarsi: il suo spirito inquieto si pacifica, ma “non ero fatto per amare e neppure per essere amato, ed era troppo presto per andare in pensione, ammesso che un rivoluzionario ci vada, in pensione”. Lascia dunque Berlino: il suo cuore è in Corsica, là dove ha visto morire i suoi compagni. Non gli riesce proprio di dimenticare. Qualcosa è andato storto, non è altrimenti spiegabile il fallimento. Qualcuno all’interno del Fronte di Liberazione deve aver fatto la spia, ma chi? Non ne ha idea. La memoria torna al sangue dei compagni persi. Lui è dovuto fuggire perché “tutte le rivoluzioni prima o poi finiscono con un tradimento o con una fuga precipitosa. C’è chi l’inizia per onore, per fanatismo o perché non ha un lavoro, c’è chi le fa perché non ha scelta o per mestiere”: solo questo sa il protagonista di “Pugni Chiusi”. Alla fine Carlo tornerà in Corsica per ricominciare da dove aveva lasciato. Tuttavia, ben presto, le cose si metteranno male, anzi malissimo. Il ritorno in Corsica è lotta ed è amore, è qui infatti che incontrerà una compagna forse più affidabile della sua Smith & Wesson, una compagna in carne e ossa. Non sarà però sufficiente combattere con tutte le proprie forze: qualcuno ha tradito e lo vuole morto. E lui, Carlo, non lo sa e nemmeno Rosa la donna che sa di amare e per la quale sarebbe disposto a morire.
Cicorivolta edizioniIl destino di Carlo si compirà in un registro più che melodrammatico, che sembra essere stato riciclato da Death Wish (in Italia, Il giustiziere della notte) con Charles Bronson nelle vesti del poliziotto anarcoide Paul Kersey. Federico Riccardo Chendi lo sa, è questo l’effetto che voleva sparare nella testa del lettore.
“Pugni chiusi” di Federico Riccardo Ghendi è un romanzo di ribellione, di rivoluzione, di verità e di false verità, di giustizia e di falsa giustizia, di rabbia e di dolore, ma è soprattutto la storia di Carlo, di un giovane la cui identità più intima non riesce a portarsi davanti allo specchio per riconoscersi ed è per questo che non gli resta altra scelta se non quella di pensarsi rivoluzionario.


buyPugni chiusi - Federico Riccardo ChendiCicorivolta edizioni - collana temalibero - ISBN 978-88- 95106-45-8 - prima edizione dicembre 2008 – pp. 149 - € 10



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postato da: kinglear alle ore luglio 11, 2009 12:56 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri, editoria, scrittura, narrativa, narrativa italiana, romanzi, noir, thriller, gialli, novitĂ , scrittori emergenti, la mia opinione su
sabato, 11 luglio 2009

Lorenza Ghinelli e il Divoratore. Un romanzo né bello né brutto, insignificante


Lorenza Ghinelli, Il divoratoreLorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti

Il divoratore, opera prima insignificante


di Iannozzi Giuseppe



“Il divoratore”
, opera prima di Lorenza Ghinelli, non è un libro di quelli che si possono dire brutti. Però non è un bel libro, nonostante la superflua introduzione di Valerio Evangelisti che tira le somme senza fare i conti con l’oste, cioè con la critica: “Lorenza Ghinelli è l’ulteriore esempio di un miracolo ricorrente. Lingua perfetta, lontanissima dai luoghi comuni dei generi noir e horror, cui pure si apparenta. Efficacia stilistica totale, con frasi talora elaborate che nulla tolgono alla scorrevolezza e al fluire della trama. Un crescere della suspense ottenuta evitando mezzucci ed espedienti di seconda mano. Sulle prime non si capisce nemmeno che ci troviamo dalle parti dell’horror o, per chi collega il genere a fiumi di sangue, dalle parti del thriller”.
Diciamo allora che se si vuole leggere “Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, la prima cosa da fare è di stralciare la prefazione di Valerio Evangelisti, che non si capisce davvero di che libro stia parlando, e se l’abbia letto sul serio con onesta attenzione critica. Diciamo che “Il divoratore” è una favola nera con tutti gli elementi tipici di questo genere: uomo nero, o dei sogni, compreso. Non c’è il parto di un Prometeo incatenato sulla falsariga di Mary Shelley, c’è però un pizzico dei fantasmi di Edith Warthon e c’è la perdita dell’innocenza così come l’aveva miracolosamente delineata in “Giro di vite” Henry James. Tuttavia Lorenza Ghinelli sfrutta male le argomentazioni strutturali della Wharton e di H. James, le imita in una coniugazione semplicistica e moderna, fin troppo moderna; e così il risultato a cui perviene è infelicemente ingessato. Si è ben lontani dalla perfida perfezione che Angela Carter ci ha trasmesso attraverso la rielaborazione delle storie fantastiche – si vedano Barbablù, Cappuccetto Rosso, La Bella e la Bestia.
Nel romanzo di Lorenza Ghinelli veniamo messi di fronte all’Uomo dei Sogni, che è coniugato in tutte le persone plurali, difatti ESSO è un NOI, un VOI e un ESSI. I suoi occhi divorano i ragazzini che lo guardano e che credono in lui. I giovani protagonisti disegnati dalla giovane autrice Ghinelli non sono esenti da malizie e cattiverie: sono sì dei bambini, ma hanno in sé il seme del Male, che un giorno ne farà degli uomini, non migliori non peggiori rispetto ai tanti milioni che popolano il pianeta.
Noi nel “Divoratore” facciamo i conti con dei ragazzini, tra i nove e i quattordici anni, che ad un certo punto incontrano sulla loro strada un vecchio vestito in nero con scarpe da ginnastica ai piedi: l’Uomo dei Sogni. Un ragazzo scompare: è Filippo, il più grande di un gruppetto di quattro amici-nemici. Scompare e basta. Vengono ritrovati solamente i suoi vestiti ben piegati e la sua bicicletta. Gli inquirenti parlano di un pedofilo. La Ghinelli introduce la piaga della pedofilia nel suo “Divoratore”; tuttavia è solo un escamotage per far salire la tensione nell’animo del lettore: in realtà “Il Divoratore” non scruta negli abissi degli abusi sessuali, non parla di agnelli sacrificati alla perversione di vecchi porci, parla invece della paura di credere in qualche cosa, nell’Uomo dei Sogni, tanto tanto simile al sadico pagliaccio Pennywise di “It”, capolavoro fantasy-horror di Stephen King. Come si può ben arguire, la promessa di Valerio Evangelisti spiegata in una immersione “in girandole di virtuosismo” è poi solo una bestemmia dettata a voce alta, con l’impeto dello strillone di strada. Null’altro.
“Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, un libro non bello. Non brutto. Ma che ha lo spessore di cose già lette. Un libro adatto a chi ama emozioni collaudate e una scrittura infantile, disimpegnata e abbandonata a sé stessa. Libro adatto ad una fascia di lettori tra i 6 ai 9 anni, ed ai nonni ultraottantenni!


Il divoratoreLorenza Ghinelli – edizioni Ass. Culturale Il Foglio –  Collana Autori Contemporanei - 192 pagine - ISBN: 8876061711 –  Prezzo 12 €


Il blog di Lorenza Ghinelli: http://lorenzaghinelli.blogspot.com/

Il sito: http://www.onirikadesign.it/
postato da: kinglear alle ore luglio 11, 2009 12:52 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri, narrativa, narrativa italiana, horror, novitĂ , scrittori emergenti, esordi letterari, la mia opinione su
sabato, 11 luglio 2009

L’ultimo dei Templari. Paolo Negro e l'ultima verità su Cristo. Barbera editore

L’ultimo dei Templari
Paolo Negro

e l’ultima verità su Cristo

di Iannozzi Giuseppe


Paolo Negro - L'ultimo dei TemplariImpossibile dire quanti libri, più o meno attendibili, siano stati scritti sui Templari nell’ultimo decennio. Ma è fuor di dubbio che il tema è risorto e l’epica dei Templari è tornata di prepotenza a popolare l’immaginazione di un po’ tutti, di scrittori e pubblico. Se Malcom Barber nella sua “Storia dei Templari” ci offre uno spaccato storico, Jan Guillou e Paul Doherty negli ultimi anni ci hanno rimpinzato di storie non poco fantasiose, che di realtà storica contengono poco o nulla, ma che di fatto hanno conquistato subito il pubblico costringendolo a sognare.
L’idea che un templare sia sfuggito alla morte, l’idea ancor più balzana che i Templari avessero un tesoro da difendere e che il segreto ad esso legato sia in qualche modo arrivato sino a noi, è così tanto seducente che nel corso degli anni non ha mai mancato di presentarsi sotto varie forme: chi non ricorda ad esempio “Indiana Jones e l’ultima crociata”? o “Indiana Jones e i predatori dell’Arca Perduta”?
Narrativa fantastica, cinema, musica sono decenni che nei Templari, o meglio ancora che nell’epica mistica basata sull’Arca, sul Santo Graal, sulle Crociate trovano terreno fertile per portare nei cuori e negli animi lo spirito dell’avventura. Poi poco importa che i Templari abbiano cessato di esistere nel 1307, quando furono accusati di sodomia, idolatria ed eresia. L’accusa più pesante fu però quello di adorare una divinità pagana, il Bafometto. Sotto tortura nelle carcere del re i Cavalieri Templari furono costretti ad ammettere l’eresia e il 22 novembre 1307, papa Clemente V – uomo che non eccelleva di certo per la forza di carattere – di fronte alle confessioni estorte emise la bolla Pastoralis præminentiæ con la quale si ordinava l’immediato arresto dei Templari in tutta la cristianità. Jacques de Molay fu l’ultimo gran Maestro dell’Ordine dei Templari. A Parigi, sull’isola della Senna detta dei giudei, nei dintorni di Notre Dame, il 18 marzo del 1314, Jacques de Molay venne condannato al rogo. Si dice che prima di bruciare sul rogo l’ultimo gran Maestro abbia invitato Filippo il Bello e papa Clemente V a comparire di fronte al tribunale di Dio. Papa e re morirono entro l’anno 1314: Filippo IV di Francia il 29 novembre 1314, Clemente V, nato Bertrand de Gouth, il 20 aprile 1314. Ciò convinse molti che Jacques de Molay fu vittima d’una grave ingiustizia e per questo Dio punì sia il papa che il re con la morte.
Nel 2003 Dan Brown con “Il codice Da Vinci” riporta in auge i Cavalieri templari e i loro presunti misteri; il Italia viene pubblicato nel 2005 ed è subito follia, per quello che è al momento il libro di narrativa popolare più venduto al mondo! Il romanzo ha venduto a tutt’oggi qualcosa come 120 milioni di copie ed è stato tradotto in ben 44 lingue. Mai libro ha venduto tanto, e nonostante le accuse di superficialità, Dan Brown oggi è il re della fiction. Nel 1988 Umberto Eco usciva in libreria con “Il pendolo di Foucault”, romanzo che sollevò un vespaio di polemiche e di dibattiti, difatti, tra le altre cose, si parlava proprio dei Templari. Non sono pochi oggi i critici che hanno visto nel lavoro di Umberto Eco la versione più intellettuale e realistica del celeberrimo romanzo di Dan Brown “Il codice Da Vinci”; eppure la critica d’allora non risparmiò severe critiche al “Pendolo di Foucault”, dicendolo incomprensibile.
Ma prima di Dan Brown, di Umberto Eco, prima di tutto, il sogno che Nikos Kazantzakis ritrasse nella sua ultima tentazione è l’Alfa e l’Omega d’un fortunato filone narrativo che mette sul tavolo oscuri complotti, fedeli invasati e Dio stesso. Con “L’ultima tentazione di Cristo” Kazantzakis incontra fortuna e sfortuna immense. Nel 1954 il Pontefice della Chiesa Cattolica mise “L’ultima tentazione di Cristo” nell’Index dei Libri Vietati; in risposta soltanto una frase telegrafata da Kazantzakis, ripresa dall’apologetico Tertulliano, “Ad tuum, Domine, tribunal appello.” Come dice Luciano Canfora, “la storia del libro è soprattutto la storia della sua distruzione” In questo senso si possono leggere i divieti o i rifiuti di pubblicazione dei suoi scritti, il fatto che per due voti Nikos non entrò nell’Accademia Greca, la perdita del premio Nobel nel ’56, e il gesto della chiesa ortodossa - sintomo di odio, di stupidità -, che non ha permesso l’esposizione della salma dell’autore ad Atene. In tutta la sua opera, partendo da “Il poverello di Cristo”, passando per l’”Ascetica”, arrivando infine a “L’ultima tentazione di Cristo”, Nikos Kazantzakis ci presenta non un Cristo di dolore, ma il dolore stesso, una felicità che è possibile solo attraverso “il Ciclo che non ha mai termine”: “Scosse la testa e bruscamente si ricordò dove si trovava, chi era e perché soffriva. Una gioia selvaggia e indomabile si impadronì di lui. No, no, non era un vigliacco, disertore, traditore. No, era inchiodato sulla croce, era stato leale fino alla fine, aveva mantenuto la sua parole. Lo spazio di un lampo, nell’attimo in cui aveva gridato: Eli! Eli! E in cui era svenuto, la Tentazione si era impossessata di lui e l’aveva sviato. Menzogne le gioie, i matrimoni, i figli: menzogne i vecchi decrepiti e avviliti che lo avevano trattato da vigliacco, da disertore, da traditore; tutto ciò non era altro che una visione suscitata dal Maligno! I suoi discepoli vivono e prosperano, hanno preso le vie di terra e di mare e annunciano la Buona Novella. Tutto è avvenuto come doveva, sia lodato Iddio! Levò un grido di trionfo: tutto s’è compiuto! E fu come se dicesse: Tutto comincia.”
La fantasia che Gesù sia risorto; che sia al centro di un qualche oscuro piano dei suoi Discepoli; che possa non esser stato quello che andava dicendo di essere cioè il figlio di Dio; che in realtà non fosse figlio unico; che avesse un fratello gemello; che abbia avuto dei figli (forse con Maddalena) al pari di tutti gli uomini, tutte queste ipotesi – fantasiose sì, ma che non si possono annullare con un colpo di spugna, perché al momento non se ne può dimostrare la veridicità o la totale falsità – hanno solleticato lo spirito di più di uno scrittore, non da ultimo quello del più eretico José Saramago.
Iannozzi raccomandaNel suo romanzo, “L’ultimo dei templari”, Paolo Negro ci racconta di un tesoro, che sarebbe sotto la custodia dell’Ordine templare nonostante questo sia stato sciolto e represso nel sangue, una volta che non servì più agli scopi del Papa e del Re. Goffredo De Lor, fuggito dal mondo e dai suoi intrighi dopo una cocente delusione d’amore, diventato sacerdote, crede sul serio di essersi lasciato il passato alle spalle, anche la donna che invece di amarlo finì nel talamo del padre. Abbandonata la famiglia per abbracciare Cristo, a Querqueville, in Normandia, Goffredo trascorre le sue giornate noiose senza scossoni degni di nota. Poi, una sera d’autunno, nel 1313 dopo Cristo, viene chiamato ad assistere un moribondo. Che gli smozzica una verità tanto folle quanto ferale. Goffredo tace. Tace perché non sa a che santo votarsi, e ben presto si rende conto che a Querqueville, di punto in bianco, anche i muri hanno cominciato ad avere le orecchie. Per Goffredo De Lor inizia quello che si potrebbe definire un vero e proprio calvario, che lo porterà sì sulle orme dei Templari ma anche nei meandri della pazzia, sull’orlo della morte. E come se tutto ciò non bastasse, la donna creduta dimenticata è tornata e si accompagna a un nuovo amante, molto pericoloso. Il mondo che credeva saldo, la Chiesa che immaginava immacolata si rivela invece un ricettacolo di vizi e di segreti che potrebbe gettare in ginocchio l’umanità intera: il tesoro dei Templari è l’ultima verità su il Cristo crocefisso.
Una gran bella avventura, fra realtà e finzione, quella che ci propone Paolo Negro: "L'ultimo dei Templari" ci proietta dentro agli intrighi sin dalle prime pagine, senza dar quasi la possibilità di renderci conto che siamo stati sbalzati nel 1300 d.C. Goffredo De Lor appare da subito come un personaggio solitario e tormentato, ma non per questo privo di spina dorsale. Tenebroso quanto basta, Goffredo è il tipico personaggio che si lascia amare da subito. Impossibile non accompagnarlo nelle sue peripezie, fino a svelare quello che dovrebbe essere l'ultimo segreto sui Templari. Su Gesù Cristo.

Paolo Negro, torinese, ha 45 anni ed è giornalista professionista. Ha lavorato per quindici anni nei principali quotidiani italiani (La Stampa-Stampasera, La Repubblica, Il Giornale). Nel 2006 è stato responsabile mass media del Medals Plaza Olimpico dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e della cerimonia di chiusura delle Paraolimpiadi di Torino 2006. Nell'ottobre 2008 è stato pubblicato da Liberamente editore, il romanzo storico "L'Ultimo dei Templari".


L’ultimo dei TemplariPaolo Negro - Liberamente editore – 232 pp. – prima edizione 2008 - EAN: 9788863110418 - € 15
postato da: kinglear alle ore luglio 11, 2009 12:48 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, editoria, narrativa, narrativa italiana, romanzi, thriller, esordi letterari, da scoprire
mercoledì, 08 luglio 2009

Classifica Iperborea: 2° Posto

L 

Nella classifica dei libri più venduti della casa editrice Iperborea al secondo posto c’è L’anno della lepre di Arto Paasilina.

 

Arto Paasilina nato nel 1942 a Kittilä, in Lapponia, è autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro supera sempre le 100.000 copie, e uno dei pochi scrittori finlandesi che vive unicamente della sua penna. Ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, ha cominciato nel 1975 la sua folgorante carriera di scrittore. Molto amato all’estero per il suo humour travolgente, quella capacità tutta finlandese di raccontare ridendo anche le storie più tragiche, ha pubblicato finora più di trenta romanzi, oltre a pièces teatrali e sceneggiature. Nel 1994 gli è stato conferito in Italia il Premio Acerbi per L’anno della lepre, romanzo che ha superato le 100.000 copie. Vive alternando alla Lapponia e a Helsinki le sue sempre più frequenti tappe nei paesi più assolati del Sud, spesso anche in Italia (dal sito www.iperborea.com)

 

"L'anno della lepre" di Arto Paasilinna mi fu consigliato un po’ di tempo fa. Piccole coincidenze mi hanno riportato con il pensiero in Finlandia e ho comprato questo libro.

 

La storia: Vatanen è un giornalista quarantenne che una sera tornando da lavoro, con un suo collega, investe una lepre. Da questo momento Vatanen e la lepre diventano i protagonisti del libro, inizia un'avventura che li porterà ad affrontare situazioni stravaganti e dove lo scrittore parlerà dello Stato, della Chiesa racchiudendole in esilaranti situazioni. Nei paesi-nordici è diventato un libro-culto e immagino anche il perché. C’è una cosa che ai finlandesi interessa in questo libro: la natura. I finlandesi, un po’ come i norvegesi, quando possono scappano nel silenzio. Natura vista come un mezzo per liberarsi. La fuga del protagonista da una società urbanizzata che lo annoia e lo chiude in schemi pre-costituiti da giudizi e consuetudini avviene attraverso la natura rappresentata in questo caso da una lepre. Un libro ecologico, che “sfrutta” la natura per fare umorismo.

 

Bel libro che naturalmente in Finlandia è molto apprezzato, forse nel Mediterraneo un po’ meno per una serie di motivi: il rapporto con la natura e il coraggio di cambiare vita. Bel libro perché insegna che si può "perdere" un anno dietro ad una lepre per vivere con leggerezza gli altri anni che ci restano. Bel libro perché mi ha ricordato che la vita può cambiare in un attimo se solo si fosse un poco più attenti alle cose che succedono intorno a noi. Bel libro per entrare in un mondo che non ci appartiene come la Finlandia.

 

Buona lettura!

postato da: talpastizzosa alle ore luglio 08, 2009 23:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: nord europa

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