In occasione della XXIII Edizione del Premio Laurentium, segnaliamo l’iniziativa dell’Elogio all’Ermetismo attraverso i nuovi Media in collaborazione con Vodafone. Poesie in concorso attraverso 160 caratteri di un SMS al 3404399444. il regolamento su questo link
Scuola di Redattore di casa editrice
Messina, 5 giugno – 19 luglio 2009
la Bottega editoriale organizza a Messina la 5a edizione della Scuola di Redattore di casa editrice.
Le lezioni si svolgeranno a Messina, presso il Parco ecologico “Forte San Jachiddu” per quattro fine settimana dal 5 giugno al 19 luglio 2009. Alle lezioni in aula si alterneranno alcuni appuntamenti consistenti in “visite guidate” e/o lezioni-incontro con professionisti dell’editoria, quattro dei quali si terranno nei mesi di settembre-ottobre 2009. Per consultare on line il programma completo della Scuola e leggere il Bando è possibile visitare il sito de la Bottega editoriale al link: www.bottegaeditoriale.it/
Obiettivo della Scuola
Obiettivo della Scuola è formare qualificati redattori editoriali attraverso una didattica che unisca teoria e pratica e che simuli concrete situazioni lavorative all’interno di una casa editrice.
Durante le 80 ore di lezione, articolate in quattro moduli formativi per un totale 20 incontri, verranno affrontate tematiche relative all’editoria e al lavoro redazionale – tra i vari argomenti: funzionamento e organizzazione di una casa editrice; criteri di “correttibilità” dei testi e regole di editing; redazione di testi di varie tipologie; grafica ed impaginazione; ruolo delle agenzie letterarie; aspetti legali e amministrativi dell’ambito editoriale; promozione e “lancio” del libro – ogni segmento verrà approfondito utilizzando adeguate dispense e proponendo specifiche esercitazioni che verranno seguite da tutor.
Nell’ottica di garantire un contatto diretto con la pratica redazionale sono stati organizzati incontri e/o “visite guidate” presso case editrici, istituzioni culturali e d’informazione siciliane e calabresi partner della Scuola, hanno già dato la loro adesione come partner Città del sole edizioni, Falzea, Mesogea, Gbm, Sicania, Edizioni terrelibere.org e il Centro editoriale di ateneo dell’Università della Calabria.
I docenti del corso saranno direttori di collane librarie, direttori e responsabili di redazione di testate giornalistiche, autori di volumi, redattori di opere librarie, riviste e saggi.
Specifici segmenti saranno tenuti da editori e da docenti universitari.
Per conoscere i dettagli organizzativi della Scuola e per richiedere maggiori informazioni è possibile contattare l’indirizzo: info@bottegaeditoriale.it .
Possibili ambiti di collaborazione
Ai migliori corsisti sarà offerta la possibilità di operare in gruppi redazionali a carattere giornalistico e/o editoriale. In particolare si offre la possibilità di lavorare nelle redazioni della collana Le città della Sicilia, all’interno della quale sono già stati pubblicati due volumi su Messina e Catania e dell’omologa Le città della Calabria (dirette entrambe da Fulvio Mazza e pubblicate da Rubbettino editore).
Si offre, inoltre, la possibilità di lavorare con la Bottega editoriale nei settori delle riviste (in particolare www.bottegaeditoriale.it/
Attestato di partecipazione e Crediti formativi universitari
Al termine della Scuola sarà rilasciato un attestato; non potranno ricevere l’attestato coloro che avranno effettuato un numero di assenze superiore al 20% e che non avranno completato gli appositi moduli di recupero previsti, “frontali” o on line. Sono inoltre in corso le pratiche per l’ottenimento dei Crediti formativi universitari. Come è noto, ogni ateneo decide nei tempi e nei modi suoi propri. Non possiamo al momento sapere, dunque, quanti crediti verranno attribuiti dalle varie università. Si evidenzia, comunque, che nel passato sono stati riconosciuti diversi crediti − per differenti quantità specifiche − da varie università.
A titolo di esempio l’Università di Messina ha assegnato n. 10 Cfu, l’Università di Catania n. 3 Cfu e l’Università della Calabria n.8 Cfu.
Accesso alla Scuola
Le domande di iscrizione possono essere presentate fino al 22 maggio 2009.
La Scuola è prevista per un numero di 20 partecipanti; numero che potrà essere elevato solo nei casi espressamente indicati nel bando della Scuola consultabile sul sito www.bottegaeditoriale.it .
Il costo complessivo del corso è di € 720 + Iva 20% da versare in tre soluzioni, con un impegno iniziale di € 100 + Iva 20% al momento dell’iscrizione. Le presentazioni collettive usufruiranno di sconti. Due iscrizioni associate avranno uno sconto del 10; tre iscrizioni associate godranno di uno sconto del 20%.
Per iscriversi, si può inviare via email all’indirizzo info@bottegaeditoriale.it una richiesta (è possibile trovare un fac-simile della domanda sul sito www.bottegaeditoriale.it, tuttavia non è necessario utilizzare uno schema predefinito, è sufficiente inviare una email con oggetto: “Iscrizione alla Scuola di Redattore”), allegando i propri riferimenti personali e una breve descrizione delle esperienze formative e/o lavorative e delle spinte motivazionali alla partecipazione.
Per maggiori dettagli e informazioni:
info@bottegaeditoriale.it oppure 090.9410287 - 0984.838217 - 366.4279689 - 366.3727420
Sabato 6 Dicembre si terrà a Milano, presso la libreria “Libri&Caffè” di via Pietro Maestri 1 (raggiungibile con i tram 9 – 23 – 29 – 30), l’incontro “”Esordi femminili nell’universo della parola scritta, organizzato da Carlotta de Melas, autrice del romanzo generazionale “Una Lingua sul Cuore”, con la partecipazione di Paola Boni, autrice del romanzo dark “Black Angel” e di Francesca Angelinelli, autrice dei romanzi fantasy di “Chariza”.
Sabato 22 settembre ‘07
Tributo a H. P. Lovecraft
Ingresso gratuito
ore 18 Incontro convegno
Il ruolo di H.P. Lovecraft e dei suoi scritti sui generi horror e fantasy
Apertura del Convegno
...Lorenzo Lasagna
......Assessore alle Politiche Culturali ed alla Creatività’ Giovanile - Comune di Parma
Interverranno:
...Sebastiano Fusco
......Esperto di letteratura fantastica
...Luca Ferrari
......Libreria Mondadori Parma
Moderatore
...Maurizio Zammarano
ore 19.30 Premiazione del concorso
“In omaggio ad H.P. Lovecraft”
ore 20 Rinfresco
ore 21 Proiezione del film “Road to L” Il mistero di Lovecraft
Saranno inoltre presenti stand dell’associazione Etemenanki e libri Mondadori
CONCORSO
IN OMAGGIO A H.P. LOVECRAFT
L’Associazione ETEMENANKI in collaborazione con Mondadori Parma indice e organizza, in collaborazione con il Comune di Parma il
Concorso per Racconto e Disegno
“In omaggio a H.P. Lovecraft”.
Per partecipare al concorso basta compilare la scheda di iscrizione e far pervenire, insime a questa, un racconto inedito di massimo tre cartelle A4 (formato MS Word) o un Disegno inedito ispirati al genio orrorifico di H.P. Lovecraft, esclusivamente via e-mail, all’indirizzo etemenanki@etemenanki.it entro e non oltre il 15 settembre 2007.
Le opere verranno giudicate e premiate il 22 settembre 2007, presso la sede del cinema Edison.
Primo premio un soggiorno gratuito per due persone a scelta sul catalogo Iperclub.
Premio offerto da Divavideo, da anni specializzata in animazione d’autore.
La partecipazione al concorso è gratuita.
Sito ufficiale:
http://www.studiogea.biz/lovecraft/
Mi piace informarmi sul mondo dell’editoria cercando qualcosa di nuovo su Internet,mi sono imbattuta in un progetto unico nel suo genere.
http://www.ilpozzoeilpendolo.it/Libreria.htm
Il progetto:
in un teatro di corte del centro storico di napoli, ricavato da un'antica rimessa di carrozze del '500, nasce la prima libreria italiana interamente dedicata agli autori inediti.
Un’enorme libreria di libri che non sono mai stati pubblicati. E che sarà il pubblico a decidere se vale o meno la pena di leggere. Hai visto mai che qualche editore (o un regista) decida di trascorrere qualche ora da noi per dare un’occhiata a materiale che magari se gli fosse capitato sulla scrivania avrebbe cestinato?
Possibile. Difficile. Forse Impossibile. Ma non è questo quello che interessa.
Chi scrive è perché vuole essere letto. E noi intendiamo dare una possibilità. Anche perché, non se ne può più di libri costosissimi e brutti. Di librerie che sono tutto meno che librerie. Con commessi impreparati, che si “scocciano” di parlare con i clienti, e che puntano solo ed esclusivamente a fare fatturato
E allora noi partiamo. Le regole sono semplici.
Chi vuole avere il suo spazio nella nostra libreria non deve far altro che spedire tre copie del suo testo.
La veste grafica la lasciamo alla fantasia dell’autore. Non ci interessa che sia rilegato. Anche l’occhio, però, vuole la sua parte, e una veste grafica accattivante funziona di più di un tomo che esce caldo caldo dalla stampante di un computer. Ma decidete voi. Sennò finiamo a ragionare come le librerie.
Non si paga niente. Noi mettiamo a disposizione i nostri locali.
I manoscritti si vendono. Il prezzo lo sceglie l'autore del libro. Tetto massimo 5 euro. Il ricavato finisce in una cassa comune per organizzare presentazioni ed eventualmente per far crescere gli spazi espositivi. Ci impegniamo fin d’ora a farvi avere un quadro delle entrate e le voci di uscita. (Ovviamente i manoscritti si possono anche leggere qui da noi senza pagare niente).
Ogni tre copie vendute ve ne richiederemo altre. Dopo la decima copia venduta il ricavato delle vendite si divide al 50 per cento.
Le prime tre copie devono essere accompagnate da una scheda per la catalogazione. La scheda va richiesta via mail. Se vi va, dunque, ci scrivete, vi mandiamo la scheda (gratuita!) e voi spedite il tutto a:
il pozzo e il pendolo - piazza san domenico maggiore, 3 - 80134 napoli.
Tutela dei diritti. Su questo punto ci sono diverse possibilità. Noi vi proponiamo di leggere le note di uno scrittore che ha aderito all'iniziativa e che ci ha gentilmente mandato preziosi consigli. Oppure di dare un'occhiata a quanto riportato nel sito www.getupkids.org. Si tratta del sito del Collettivo Politico Musicale di Soccavo che ha realizzato un opuscolo di 27 pagine sulle tutele alternative alla Siae.
Ma chi sono i grandi ideatori di questo progetto?
Annamaria Russo e Ciro Sabatino, si occupano di teatro. e di letteratura. è loro l'idea di far nascere un libreria degli inediti.i libri de
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DA MONTECHIARUGOLO SEGNALI DI FUMO: EROI DI CARTA PROTAGONISTI DI “MANGIA COME SCRIVI”
Gli scrittori Ade Capone, Antonio Serra e Stefano Vietti, con l’illustratore Michele Cropera, saranno gli ospiti della rassegna gastro-letteraria giovedì 7 giugno alla Trattoria “Il cigno nero”, dedicata stavolta al fumetto.
Quando il fumetto non è un brodo, e il cuoco è uno scrittore, ci si trova di fronte a una delle arti più singolari e interessanti del XX secolo. Un’arte che fonde immagine e scrittura, compendia pittura e cinema. È il fumetto, quello da leggere e non da sorbire in tazza con qualche crostino, il protagonista del sesto appuntamento, giovedì 7 giugno alla Trattoria “Il cigno nero” di Montechiarugolo (Parma), di “Mangia come scrivi”, rassegna gastro-letterario-pittorica ideata dal giornalista Gianluigi Negri. All’incontro interverranno tre dei più importanti esponenti della letteratura disegnata italiana, scrittori-sceneggiatori che hanno messo a disposizione la loro ispirazione, la loro capacità di raccontare storie, alla forma espressiva della “bande dessinée”: Ade Capone, Antonio Serra, Stefano Vietti.
La formula è quella solita-insolita che contraddistingue la rassegna emiliana per l’inconsueto modo di presentare gli scrittori al pubblico: nessuno legge testi propri, tutti si alternano alla lettura di testi di altri, tre minuti ciascuno. Capone legge Vietti, Vietti legge Serra, Serra legge Capone. Brevi reading che intervalleranno le portate del menù proposto dal locale di piazzale San Quintino (info e prenotazioni 0521-686450).
Agli autori della penna si affianca, di solito, un autore del pennello. In questo caso, di matita e china: Michele Cropera, illustratore di “Dampyr” esporrà nove delle sue tavole originali.
Se Negri farà gli “onori di casa”, lo storico e saggista Roberto S. Tanzi presenterà gli autori, ognuno dei quali ha creato un personaggio o una serie a fumetti per case editrici come Bonelli e Star Comics. Per Star Comics Ade Capone ha ideato, tra noir e futuribile, “Lazarus Ledd”, mentre Stefano Vietti la miniserie fantascientifica “Hammer”. Per Bonelli Antonio Serra ha creato invece il detective del futuro “Nathan Never” e “Gregory Hunter”.
Come nella migliore tradizione, i tre autori hanno prestato la loro penna anche a personaggi creati da altri. Capone ha sceneggiato “Zagor” e “Mister No”. Vietti “Martin Mystère”, “Lazarus Ledd”, “Natahan Never” e “Legs Weaver. Serra “Dylan Dog”, “Zona X”.
Un eclettismo che ha portato Capone a scrivere per la televisione come autore de “Il Bivio” su Italia 1, Serra a ideare per Bonelli una miniserie fantascientifica alla Jules Verne ancora top secret, Vietti a tenere a battesimo una novità: “Romanzi a fumetti”, una serie di graphic novel, la prima delle quali, il fantasy “Drago Nero”, scritta con Luca Enoch, verrà presentata in anteprima proprio a “Mangia come scrivi”. Dopo la pausa estiva, la rassegna mensile ritornerà a partire dal prossimo settembre.

La “prostituzione d’élite” non è roba da marciapiede ma da business di agenzie patinate sotto copertura e formalmente legali. Il giro parte dal Canton Ticino e allunga i tentacoli nel milanese e nel comasco: incatena a sé giovani e inconsapevoli accompagnatori dalla bella presenza calamitati nell’incubo di un tunnel malavitoso senza uscita appena al di là della sottile linea bianca delle feste di lusso nelle ville di donne facoltose che si trasformano in pendolare del sesso. La trappola non è poi così scoperta:l’invito può avvenire attraverso un datore di lavoro del proprio ufficio che offre semplicemente una buona occasione per riscattarsi, conoscere bella gente e arrotondare lo stipendio. Ma basta poco per capire che la donna che finge di essere innamorata è la manager di un giro di incontri a pagamento.
Uscire dal vortice è possibile? I fatti dimostrano che, i gigolo mal capitati vengono scaraventati in un circolo di minacce che durano anche anni sotto l’ombra omertosa. Non basta nemmeno qualche colonna sui quotidiani.
Lo sa bene Manuela Mazzi, scrittrice e giornalista ticinese che,nel 2003, dopo aver denunciato la situazione sulle colonne dell’inserto lombardo de Il Giornale, nel suo libro Un Gigolo In Doppiopetto (2007) affronta l’argomento attraverso un reportage narrativo di una storia vera: quella di Max, nome di fantasia per un bravo ragazzo laureato ritrovatosi nei club di incontri attraverso feste importanti tra donne ricche e Mercedes, gigolo a sua insaputa nella veste di autista dal sorriso accondiscendente, poi come amante prigioniero, schiavo di un sistema contro cui alzare la testa spaventa e il manto bianco della cocaina colma gli orgasmi mancati di una “prostituzione d’élite” trasformata nella più lurida fonte di appagamento per ultrasessantenni. Max è stato schiavo del giro dal 1999, da quando aveva 25 anni a quanti ne ha compiuti 30. Lui, timido e secchione, che non aveva più toccato una ragazza dopo Clarissa,il suo primo amore al liceo.
Ma se prima Manuela Mazzi lo ha descritto raccogliendo la sua testimonianza sull’inserto lombardo del quotidiano Il Giornale, nel suo reportage narrativo tutto è reso sotto forma di una narrazione in una ben congeniata descrizione in prima persona sotto forma di confessione in cui la penna della Mazzi, mai come ora cruda e a tratti esplicita, si immerge nei panni di Max e della sua psicologia.
â–º CHI E’ MANUELA MAZZI
Manuela Mazzi nasce a Locarno (Svizzera) nel 1971.
È giornalista professionista e fotografa, ha scritto per diverse testate della stampa ticinese e ha collaborato in Italia con Il Giornale come corrispondente dalla Svizzera Italiana.
Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento Azione e produce servizi fotografici in veste di free lance.
Oltre a Un Gigolo In Doppiopetto ha pubblicato nel 2005 con la casa editrice Progetto Cultura 2003 il racconto new age L'Angelo Apprendista. Nel 2006 ha realizzato il romanzo-denuncia sulle condizioni dei bambini Nepalesi Un Caffè A Kathmandu.
â–ºINTERVISTA A MANUELA MAZZI
1.Prima di tutto chiariamo il problema della prostituzione sia maschile che femminile in Svizzera. Secondo la legge l’adescamento è vietato. Il fenomeno è dunque soltanto riservato alle figure d’élite degli accompagnatori?In Svizzera la situazione riguarda solo il Ticino con gli annessi ambienti lombardi?
Sì, esatto, l’adescamento è vietato. Ma con questo termine si intende principalmente quello che avviene per le vie cittadine, di modo che non si trovano prostitute sui cigli stradali ad attirare l’attenzione dei passanti a suon di tacchetti a spillo e colpi di minigonne. Tuttavia la prostituzione è un problema pesante come ho spiegato in una nota all’interno del libro: “Di fatto in Ticino il giro a luci rosse non era una novità, tant’è che rientrava tra i quattro business più importanti della Svizzera. L’industria del sesso ticinese contava, già in quel periodo (2003), ben 950 persone impiegate nel circuito, su un totale di 300mila abitanti (3,17 ‰). E basta confrontare un paio di dati per capire la gravità di queste cifre: a Torino si erano registrate nello stesso periodo 700 ragazze su un milione di abitanti (0,07 ‰), mentre erano 800 le prostitute su mezzo milione di bolognesi (1,6 ‰). Per non parlare dell’intera Lombardia che contava, su 9 milioni di persone, tra le 3500 e le 4000 squillo (0,41‰). Anche se, diversamente dall’Italia, in Ticino erano e sono poche le passeggiatrici di strada: infatti l’adescamento in Svizzera è illegale. La prostituzione in Ticino, secondo un rapporto ufficiale del 1999, si svolge nei night club (37 locali per 230 donne), nei bar (44 bar su 504) o negli alberghi, negli appartamenti privati o nei saloni di massaggio (circa 220 indirizzi): oggi la situazione è andata poi peggiorando”.
Un giro che riguarda principalmente la prostituzione di basso livello, caratterizzato da meretrici provenienti dall’est e dal sud america al servizio di tutti, nei locali più tristi…
Mentre il giro riservato alle figure d’élite da me raccontato ne Un gigolo in doppiopetto non rientra nelle statistiche. Ed è proprio la singolarità di quanto emerse intervistando Max, che mi ha spinto a farne un libro… Insomma le prostitute e i gigolo sono sempre esistiti, ma non mi aspettavo di trovarli insediati nell’alta borghesia.
2. Per scrivere Un Gigolo In Doppiopetto hai preso spunto da una tua pista giornalistica. Come sei venuta a conoscenza di Max?
Avevo avuto l’incarico da Il Giornale di scrivere un articolo su questo tema. In realtà doveva emergere una panoramica su una situazione ben diversa: in teoria il fenomeno noto riguardava il pendolarismo dei gigolo, e in particolare dei trans, che dall’Italia oltrepassavano il confine per venire a lavorare in Svizzera. Provai così a intervistare alcuni gigolo rintracciati sui classici annunci giornalistici che si trovano ovunque, ma con pochi riscontri. Avevano tutti paura di parlare. Così mi venne in mente Max, che era una persona a me già nota. Non sapevo bene fino a che punto aveva intrapreso questo tipo di mestiere, ma una volta contattato attraverso un mio conoscente (che nel libro è poi Eros), che lo convinse a raccontarmi tutto, fu una vera rivelazione.
3.Il reportage narrativo per te non è proprio una novità, in fondo anche Un Caffè A Kathmandù lo era. Questa volta però, fai anche ricorso ad un linguaggio più crudo e a volte esplicito,di certo inevitabile per la storia scabrosa di Max. Questo linguaggio è una sorta di “rivincita” o di voluto colpo di scena nei confronti di chi, in passato, ha giudicato naif il tuo stile narrativo?
No, non direi. Credo piuttosto che si trattino semplicemente di libri diversi, più che di stili diversi. Questo reportage non poteva che venir scritto in questo modo: se nei primi due volevo puntare su una scrittura leggera per rendere meno pesante i temi trattati, in quest’ultimo caso, l’intento è stato l’esatto inverso: volevo rendere ai fatti raccontati il vero senso del dramma vissuto per raggiungere lo scopo di denuncia che intendevo produrre con il libro.
4. Pensi che questo stile che hai adoperato qui sarà per te l’inizio di un nuovo modo di narrare o è stata solo una parentesi?
Non saprei, è vero che dopo tre anni potrebbe essere maturata anche la mia scrittura. Quindi potrebbe anche darsi che questo stile segni l’inizio di un nuovo modo di narrare… anche se sono convinta che se domani dovessi scrivere un libro per bambini, sarebbe ben diverso lo stile che adotterei, così come cambierebbe ancora nel caso in cui decidessi di scrivere un vero giallo o un Fantasy puro. Tuttavia è altrettanto certo che se dovessi riscrivere un dramma personale, ritornerei su questo stile.
5. A proposito di stile, il tuo libro è una lunga confessione in prima persona attraverso il personaggio di Max. Psicologicamente, com’è stato per te entrare nei suoi panni attraverso la scrittura?
È stato proprio il lavoro più interessante. La parte più narrata, infatti, riguarda il viaggio interiore del protagonista. Ogni volta che Max mi ha riferito un sentimento con un solo aggettivo, lo stesso è stato trasformato in un paragrafo o addirittura in un capitolo. È stato molto utile questo tipo di lavoro, e di certo in futuro è possibile che mi fermerò a indagare maggiormente su certi aspetti più interiori dei miei personaggi.
6. Quanto tempo hai lavorato alla realizzazione di Un Gigolo In Doppiopetto?
La prima stesura è stata fatta in poco tempo, poco più di tre mesetti, ma lavorando solo ovviamente nel mio tempo libero, che non e poi così tanto, considerando i sabati, le domeniche e le serate settimanali… Però poi è stato molto rimaneggiato durante l’editing. Prima di fornire i capitoli da riverificare, infatti, ho aggiunto tante di quelle pagine che a ripensarci dalla prima stesura è ormai irriconoscibile. E per questo lavoro ho riinvestito qualche settimana…
7. Durante la stesura, hai mai più visto Max? Ti ha mai dato consigli per il tuo libro?
No. Mai più rivisto o sentito. In effetti quando mi misi in testa di fare questo libro chiesi a Max se era d’accordo di farlo insieme. Inizialmente acconsentì: doveva diventare un libro scritto a quattro mani. Ma a mente fredda ci ripensò. Infatti per diversi mesi cercai di ricontattarlo, ma lui non si faceva mai trovare, fin quando un bel giorno rispose confidandomi però che non se la sentiva di rimettersi in gioco, che il libro potevo scriverlo, ma che lui non avrebbe collaborato, anche perché non se la sentiva di ripensarci, e inoltre era convinto che mi aveva già raccontato fin troppo, tanto che poteva bastarmi per scriverci un libro. E in fondo aveva ragione…
8.A quanto vedo, questo tuo terzo lavoro è firmato Photo Ma.Ma edition, un libro autoprodotto quindi?
Già… o meglio prodotto dalla mia nuova piccolissima casa editrice creata di proposito! A dire il vero con qualche collega si era già parlato di crearne una qui in Ticino… ma ancora non era andata in porto quest’idea. Quando mi sono ritrovata con la recisione del contratto di pubblicazione che avevo stipulato con una casa editrice, che per quanto mi riguarda non corrispondeva a quanto credevo, e alcune copie del libro già ordinate dalle librerie, mi sono vista costretta a correre subito ai ripari inventandomi, appunto, una casa editrice che nel giro di un paio di mesi ha visto venire alla luce questo primo libro.
9. E ora hai già una nuova storia da raccontare?
Una?... Ne ho parecchie. Dovrei solo decidermi su quale chinarmi. Di pronto però non ho più nulla. Quindi presumo che mi prenderò almeno un anno sabbatico, dopo aver sfornato tre libri uno dietro l’altro, ci può anche stare: dico bene?
FERMATEVI A LEGGERE:PORTOSEPOLTO
È uscito il numero zerozero di portosepolto, taccuino letterario in cui si succedono scrittori, poeti, musicisti, recensori.
Nel numero zerozero puoi trovare racconti di gianluca morozzi, cosimo argentina, giorgio sannino, giuse alemanno, gianluca mercadante, elisa genghini, poesie di guido catalano, intervista ai perturbazione in uscita in questi giorni con il loro nuovo album. E in più disegni che introducono le varie sezioni, e recensioni a quattro libri interessanti.
Portosepolto non ha un prezzo di copertina. Non ci piaceva l’idea. Si distribuisce e diffonde in cambio di una libera offerta.
Dal manifesto editoriale:
La scrittura è sangue, anima, sonno, riposo.
La scrittura è, in qualunque sua forma, è un bicchiere di birra gelata che rinfresca le papille gustative della mente.
La scrittura è un viaggio a livello del cuore, un viaggio fatto di sogni, segni, disegni. Incubi, muscoli e sudore.
La scrittura è piacere, piacere di restare distesi su un’amaca verde e gialla come la notte, e andare avanti a leggere, andare avanti a scrivere, fino alla fine, ben oltre la fine di un racconto, una storia, una poesia.
Porto sepolto è un libero spazio creativo in cui la parola ha il diritto, l’obbligo, il dovere di circolare liberamente nella forma più consona a chi la crea, la plasma, la restituisce alla superficie. La parola.
Porto sepolto è un’evidente citazione ungarettiana, è ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile. È un luogo di sangue e bagliore, di odio e riposo, di pace e pianto, un luogo non luogo misterioso cui ci si avvicina con la ricerca. Che si esprime, in itinere, con la parola.
Portosepolto puoi trovarlo presso:
la libreria massena –via massena 28-,
la libreria la gang del pensiero –corso telesio 99-,
i circoli arci cafè liber, casseta popular (grugliasco) e giancarlo,
il diwan cafè –via baretti 15/c-.
oppure puoi ordinarne una copia inviando una semplice mail a infoportosepolto@gmail.com e chiedendo informazioni circa la spedizione.
Per inviare materiale in lettura (racconti o poesie) utilizzare l’indirizzo portosepolto@gmail.com
la cover completa del numero zerozero di portosepolto |
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Da segnalare doverosamente uno spazio che si sta ingrandendo, e rende possibile l'attesa e la preparazione di un evento che si terrà a Bologna martedì 24 Ottobre: il blog dedicato al fenomeno delle antologie. Per ora work in progress.
Chick-lit planet, un nuovo spazio in rete da non perdere, un blog interamente dedicato alla chick-lit e gestito da Francesca Mazzucato.
Si parlerà di scrittrici regine del genere e di epigone, di italiane e di straniere, di chi si è cimentato con questo tipo di letteratura.
"Il dibattito sulla chick-lit è molto vivace, soprattutto in Inghilterra. E' letteratura di serie B? Sono allegre storie leggere? E' un modo per svalutare la scrittura delle donne definendola in questo modo? Chick-lit planet si propone di indagare e di divertirsi fra le pagine, le autrici, le storie e le polemiche di questo variegato mondo, diciamo "post Briget Jones" , invaso di volumi dalla vita breve o lunghissima, volumi che occupano gli scaffali di librerie e ipermercati e si sono ritagliati sezioni apposite "Storie al femminile", "Bridget Jones e le altre", " Avventure di donne" o il più generico" Rosa". Libri che irritano o infiammano. Con sfumature indicibili perfettamente rese da abili penne o grossolane avventure sformate, mal scritte e molto spesso mal tradotte." (Francesca Mazzucato)
Imperdibile per chi ama la chick-lit, ma anche per chi vuole sapere cos'è. Leggi: Chick-lit planet.
Con Un Caffè A Kathmandu, Manuela Mazzi sceglie il tragitto inconsueto del romanzo per parlare della problematica degli street children nepalesi: se sullo sfondo c'è la denuncia del degrado in cui versa il Nepal, in primo piano viene fuori l' insolita veste di un appassionante romanzo rosa che a tratti si tinge di giallo tra misteri e spionaggio.
Ecco dunque il modo più scorrevole per arginare l'enfasi stereotipata di un discorso complesso rendendolo vivo nell'interesse non solo degli addetti al settore, ma anche dei curiosi alla ricerca di un romanzo particolare
Se Un Caffè A Kathmandu è un romanzo che diverte, appassiona, di certo la sua autrice, la giornalista e fotografa free lance ticinese Manuela Mazzi, non dimentica nemmeno la funzione di sensibilizzazione sociale del suo romanzo: alla base c'è la sua esperienza autobiografica che l'ha vista protagonista di un viaggio in Nepal intrapreso nel 1998 grazie allo sprono di un suo maestro di karate, Sauro Somigli, attivista e co-fondatore con Silvia Del Conte dell' Associazione Apeiron : un ente ONLUS con sede legale a Firenze che opera direttamente a Kathmandu prestando aiuto all'integrazione dei bambini di strada autogestendosi e autofinanziandosi grazie ai suoi volontari
Ovviamente, l'idea di questo romanzo non poteva non sposarsi con la beneficenza:il 50% del ricavato delle vendite di Un Caffè A Kathmandu, infatti, andrà a sostenere proprio il progetto Apeiron ONLUS
â–º
La
Cosa succede infatti se una giovane donna come lei, sempre sulla difensiva e disillusa dall'amore a prima vista incontra due compagni di viaggio come Carlos, l'affascinante giornalista tenebroso e taciturno di origini spagnole e il cameraman estroverso e fin troppo burlone Franck?
Tutto prende piste inaspettate: turisti imbevuti di culti new age taroccati, misteri di scambi sospetti e indagini dei servizi segreti… è un grande marasma di eventi e situazioni a sorpresa ma che assolutamente non dimenticano lo sguardo essenziale ma deciso sul Nepal e dei suoi problemi: dai bambini al degrado igienico alla spregiudicatezza truffaldina di occidentali disonesti fino ai consueti
inconvenienti di salute del "mal di monsone".
â–º IN CONCLUSIONE
La visione caleidoscopica ed estremamente vicina al lettore, fa di Un Caffè A Kathmandu un ottimo spunto per tracciare senza complicati intellettualismi lo scorcio nepalese di uno stato con i suoi grandi problemi ma anche con il suo grande fascino che può anche aprire un nuovo orizzonte nel lettore, che ne dite? Apeiron organizza anche viaggi culturali in Nepal per familiarizzare la cultura di questo paese vivendo a stretto contatto con essa…
Ma se il viaggio vi sembra troppo lungo, Un Caffè A Kathmandu e Manuela Mazzi saranno i vostri compagni di viaggio per un soggiorno immaginario a tu per tu con il Nepal sulla scia di un romanzo che si legge tutto d'un fiato!
â–º CHI E' MANUELA MAZZI
Manuela Mazzi nasce a Locarno (Svizzera) nel 1971.
È giornalista professionista e fotografa, ha scritto per diverse testate della stampa ticinese e ha collaborato in Italia con Il Giornale come corrispondente dalla Svizzera Italiana.
Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento Azione e produce servizi fotografici in veste di free lance.
Oltre a Un Caffè A Kathmandu, pubblicato nel 2005 con la casa editrice Progetto Cultura
â–º CONTACTS:
Manuela Mazzi, casella postale 1615
Minusio - Ticino/Svizzera
e-mail: uncaffeakathmandu@tiomail.ch
blog: www.uncaffeakathmandu.splinder.com
LA MIA INTERVISTA A MAUNUELA MAZZI
1.L'idea del tuo viaggio in Nepal è nata grazie a Sauro Somigli, tuo maestro di karate durante uno stage.
Un Caffè A Katmandu - Edizioni Progetto Cultura 2003 € 12.oo

A metà maggio è uscito - sia in Italia sia in Svizzera - il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, di Manuela Mazzi,( edizioni Progetto Cultura 2003, Roma). Già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale. Dove si sottolineano le scarse garanzie dei diritti fondamentali dei membri più deboli della società civile, dove si cerca di stimolare un approccio globale allo sviluppo umano e dove si cerca pure di sostenere un turismo consapevole, sostenibile e alternativo. Ma a catturare l'attenzione del lettore sarà anche la trama del romanzo a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini. Il verdeggiante paesaggio, il clima capeggiato dal monsone e l'inquinamento atmosferico della nazione terra delle nevi eterne, ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà, così come le tradizioni, le convinzioni e un'infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne, è quanto emerge giocoforza tra le righe di «Un caffè a Kathmandu»; un Nepal descritto dall’autrice sulla base di una sua personale esperienza, che l’ha portata nel 1998, proprio sotto l’egida di Apeiron, a vivere per un mese in quella terra lontana, mettendosi a contatto giornalmente con i bambini di strada. Il libro è in vendita in Ticino nelle seguenti librerie: nel Locarnese, si troverà alla libreria Kon-Tiki e alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreria Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto, alla Cartolibro AZ. In Italia basterà consultare il sito della casa editrice: www.progettocultura.it. Per ulteriori informazioni: www.uncaffeakathmandu.splinder.com

PS: grazie per permettermi di divulgare questa notizia...

Ecco, ci risiamo. La paladina della Fazi Editore è tornata a smuovere le acque, ma questa volta non aspettatevi quei discorsi di sesso sull’onda di Philip Roth: qui non ci troverete nulla di quelle storie dal sapore di 100 Colpi Di Spazzola Prima Di Andare A Dormire, eppure anche qui tra le pagine di In Nome Dell’Amore è di sesso che si parla, ma con un interlocutore d’eccezione: il cardinale Camillo Ruini.
L’ultima fatica di Melissa P. è una sorta di lettera dai toni abbastanza garbati che,tra il saggio breve e l’autobiografia, prende di mira la Chiesa sfavorevole alla laicità dello Stato in fatto di aborto, preservativi, coppie di fatto,omosessuali, fecondazione artificiale,divorzio e annullamento di matrimonio.
Melissa P. crea una nuova strategia: «Troppo spesso, ogni volta che leggevo i giornali e sentivo i dibattiti in televisione, mi arrabbiavo, una rabbia fortissima; come quando si è parlato di introdurre i volontari cattolici nei consultori.
E non sentivo nessuno degli intellettuali intervenire, non uno scrittore, non un regista... Mi sono sentita in dovere di farlo» dichiara.
E in tutto ciò, nulla resta al caso, In Nome Dell’Amore è nelle libreria dal 14 aprile (venerdì Santo)
dopo le elezioni politiche e prima di Pasqua.
Volete storcere il naso di fronte all’ultima Melissa P?
Sappiate che questa volta non dovete scegliere tra la trasgressione e il pudore ma vi troverete piuttosto a fare i conti con la vostra ideologia politica. Siete dalla parte del Vaticano o di Sinistra? È questo il punto su cui battere e Melissa ha già scelto presentando il suo libro in una conferenza con Marco Pannella.
â–ºIN NOME DELL’AMORE, IN NOME DELLA SCRITTURA
Ma che forma adotta Melissa P per criticare la Chiesa? Di aspettative ne frullano tante per la testa, ma alla fine la strada da seguire è la più immediata.
Il mondo più semplice forse: estrapola dichiarazioni di Ratzinger e Ruini riportandole fedelmente nel suo libro e ad esse contrappone un punto di vista laico, forse, da luogo comune, per scrivere un contenuto del genere basterebbe una persona qualsiasi e anche buttarci giù due righe in un tema scolastico avrebbero la stessa incidenza, alla fine a dare consistenza al discorso sembra il copia incolla dei documenti del Vaticano a guidare Melissa P che non azzarda originalità.
Vi troverete fedelmente ad un contenuto del genere, dunque: “ Con questa messa ci rivolgiamo a Dio nostro creatore e padre, onnipotente e ricco di misericordia, e gli affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro famiglie, ciascuno di feriti , tutti gli italiani, militari e civili, che sono in Iraq e in altri paesi per compiere una grande e nobile missione, e con loro questa nostra amata Patria, la pace nel mondo e il rispetto per la vita umana. (Camillo Ruini)
Caro cardinale, la pace non contempla fra i suoi strumenti le bombe o le raffiche di mitragliatrice, che io sappia. La missione di quei malcapitati non era né grande né nobile: erano semplicemente in guerra, sarà probabilmente accaduto anche a loro ferire o uccidere altri esseri umani, di altre religioni ma non meno degni di vedere la loro vita protetta. È la guerra, e non certo l’aborto nei casi permessi dalla legge, che rappresenta oggi una vera cultura della morte.”
â–ºIN CONCLUSIONE
La laicità dello stato vi sta a cuore?
Bene, ma sappiate che se Melissa P si professa come sua rappresentante, nulla aggiungerà a quello che ordinariamente si dice per proprio conto così chi è contrario all’opposizione dei valori dettati dallo stato Vaticano, non troverà nulla di particolarmente spinoso.
Non vi trovate di fronte ad una possibile “Oriana Fallaci di sinistra” ma soltanto faccia a faccia con una ventenne resa come una bambola dalla sua casa editrice.
In Nome Dell’Amore è scontato, manieristico, commerciale e ingenuo, quasi scolastico. Nulla di più
Dal 23 aprile Torino sarà capitale mondiale del libro con Roma. Per tutto un anno ci saranno eventi che cercheranno di non far rimpiangere i recenti fasti olimpici. Sono stato invitato anch'io a partecipare alla giornata inaugurale: domenica 23 aprile alle 16 sarò alla libreria Fogola insieme con Dario Buzzolan. Alla sera ci sarà poi un grande concerto all'Oval con Subsonica, Africa Unite, Linea 77 e altri gruppi torinesi.
Maggiori info su www.torinoromacapitalelibro.it


Spietato con Saddam, Dissacrante con gli Americani: ecco il diario di Salm Pax, un giovane blogger iracheno ateo, omosessuale e amante del rock che si trasforma nel miglior reporter dall’Iraq, nessuna favola tutta realtà. Oggi il suo blog www.dearraerd.blogspot.com è anche un libro (approfondisci)
"… sono stanco di aspettare che il mondo cominci . Sono stanco di attendere …siamo già ai titoli di coda e ho appena detto: che il mondo cominci. Siamo già ai titoli di coda ed io non sono nemmeno una comparsa, nemmeno uno spettatore omaggio. Sono stanco di aspettare che i titoli di coda comincino in un mondo di spettatori a pagamento…"
(Alessio Adami, I Ranocchi Instabili E L'Apocalisse Cerebrale)
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" I Ranocchi Instabili E L'Apocalisse Cerebrale" certamente un titolo impetuoso e dalle mille aspettative, di che si tratta esattamente?
Attenzione: questo non è un romanzo, né un saggio, si potrebbe definirlo come la vita insomma, quello strano libro che spesso non sa se essere perennemente romantico o spietato.
In questo libro è proprio di vita che si parla e Alessio Adami si affaccia su temi esistenziali collettivi in questa giungla contemporanea in cui essere al mondo significa avere diritto ad un passaporto per essere un perenne schiavo dell'industria culturale e della massificazione imbevuta di preconcetti.
È tutto un vortice che tende al massacro interiore, un meccanismo gigantesco della società in cui per essere considerato devi essere qualcuno eppure la cosa più naturale è crollare.
L'uomo è un robot che tende all'autodistruzione, alla depressione e tutto quello che riesce a generare è il Male vomitato dai fatti di cronaca.
Benvenuti allora nel mondo dei ranocchi instabili, consapevoli o meno, ne facciamo tutti parte: una corsa verso il podio con un vuoto a perdere che ci insegue.
Per capire questo libro basterebbe uscire fuori a guardare il mondo, se solo non fossimo ciechi,però.
â–ºI RANOCCHI INSTABILI E L'APOCALISSE CEREBRALE VISTO DA VICINO
In quanto a stile, quello di Alessio Adami è un libro atipico, fuori dagli stereotipi ma senza calcare la mano con quella narrazione super veloce che spesso hanno i nuovi autori.
Chi conosce la sua precedente prova letteraria Diario Di Un Cane Malato ricorderà di sicuro la poesia beat di quel filosofo metropolitano chiamato Obo.
Ora Alessio Adami è totalmente diverso e più concreto ma il vecchio Obo è sempre lì e questa è una garanzia di un cerchio che continua.
Se I Ranocchi Instabili E L'Apocalisse Cerebrale è un libro che deve parlare di malessere della società si sa già che la pillola da inghiottire è amara ma Adami cerca di addolcirne il sapore creando mano mano un approccio più umano ai suoi personaggi. Tutto tende a trasformarsi: quello che nasce come un flipper in tilt diventa pian piano un mood narrativo più ragionevole di schegge piene di riflessione e provocazioni.
A questo libro non servono le morali per sopravvivere, bastano le espressioni in sé, dosate al punto giusto senza troppe arie e senza pugni nello stomaco. Alessio Adami coglie tutto quello che la quotidianità ci sciroppa e cerca di bloccare i fotogrammi scorretti di un mondo che fugge verso la follia troppo velocemente.
Questo libro diventa perciò una scusa buona per svegliarsi, per aprire gli occhi uscendo fuori da quel mondo che troppo spesso sembra un software programmato…
â–ºCHI E' ALESSIO ADAMI: LA VITA
Alessio Adami è nato a Lucca nel 1977, cresciuto vicino a Collodi sviluppa, insieme al nonno, interesse per la letteratura e l'elettronica. Amante del mondo orientale, si appassiona di arti marziali e bushido (legge spirituale del samurai). Entra presto in contatto con scrittori in vernacolo che lo stimolano a scrivere e partecipare a concorsi. Il rapporto con il gruppo missionario della Casa di Nazareth lo aiuta a prendere consapevolezza dell'immensa magia della religione, pur rifiutandone i canoni di fede. La sua vena artistica spazia da un racconto scritto per Emergency alla recente realizzazione di un cortometraggio. È dotato di un graffiante umorismo, di sé dice che se non potesse riversare su carta i propri demoni, probabilmente, vivrebbe in uno stato di latente psicosi…
â–ºLE OPERE
" Passò la pagina di un quotidiano" prospettiva editrice 2000
"Diario di un cane malato" Prospettivaeditrice 2003
"Jam Session" x emergency, Lampi di stampa 2004
" I ranocchi instabili" ed. il molo 2005
" 21 dicembre 2012" ed. lulu 2005
►►LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE
â–ºCHIARA MARRA INTERVISTA ALESSIO ADAMI
1.I Ranocchi Instabili non è né un romanzo, né un saggio, parlare di un insieme di racconti sarebbe troppo limitata come definizione. Tu quindi come definiresti questo tuo libro?
Un volume di provocazioni. Molte persone cercano delle risposte. Il difficile non è trovare le risposte, ma sapere quali domande fare. In funzione delle domande giuste, si può sviluppare un cambiamento, essendo il cambiamento un trauma, è necessario stimolarlo con un trauma precedente: una provocazione.
Per questo, decisi di realizzare questo volume: per spingere le persone a cercare le domande e successivamente le risposte.
2. Il mondo di questa tua narrazione porta in sé le lacerazioni umane inflitte dalla società eppure nelle tue righe non c'è rabbia, ma piuttosto uno studio dei mille casi che si presentano, come mai hai deciso di dedicargli cosi tanta attenzione a una tematica del genere?
Per un problema d'assuefazione generale. Se metto un essere umano in una stanza con un rumore costante, le reazioni saranno due: dopo un po' non avvertirà più il rumore o impazzirà. Se avessi aggredito le lacerazioni umane con rabbia o con luoghi comuni, il lettore si sarebbe limitato da osservare il mio punto di vista e non si sarebbe attivato per crearne uno proprio. Sono convinto che una piccola parte di ogni lettore riconoscerà se stesso in un racconto. Ovviamente il racconto è una caricatura esistenziale, ma solo l'eccesso permette di riconoscervi anche il normale.
3. Manipolazione, stereotipi, sesso e potere: sono questi i punti chiave delle problematiche che analizzi, i tuoi Ranocchi Instabili e più in generale gli uomini ormai robotizzati della nostra società rappresentano un veleno. Tu come vivi in prima persona la convivenza con questa mastodontica e oppressiva industria culturale?
Ci casco dentro, come tutti. Cerco di mantenere un punto di vista più autonomo e distaccato possibile. Credo che sia l'autoironia uno strumento importante per la sopravvivenza al mondo moderno.
Hai detto bene: sesso e potere, gira tutto in questo connubio. Questi due elementi sono il fulcro strategico degli uomini di marketing. Prendiamo gli anni 80. Quando la donna divenne il bersaglio della pubblicità. In quel preciso istante nacque un circolo vizioso: la donna bella, ha quel prodotto quindi piace agli uomini belli con la macchina sportiva. Questo genera una reazione inversa: la donna, pretende l'uomo con la macchina sportiva così si sente bella e compra quel prodotto. L'uomo percepisce questo e s'indebita per comprare oggetti con i quali attirare la donna. Sono stato confusionario? Spero di no, era per fare un esempio.
4. Nel tuo romanzo Diario Di Un Cane Malato, Mario Carmiani detto Obo rappresentava un personaggio emblematico e per I Ranocchi Instabili E L'Apocalisse Celebrale hai deciso di riportarlo in scena, come mai questa preziosa gratitudine ad un personaggio come lui?
Mario Carmiani, è un maledetto personaggio che gira nella mia testa. Non scelgo io di farlo comparire, compare e basta. Mi piacerebbe dare altre spiegazioni, ma non ce ne sono molte. Quando scrivo un evento ad un certo punto sento che ci starebbe bene la sua figura. Inoltre, chi legge i miei racconti, trova un personaggio noto e può essere importante come elemento rassicurante.
5. Sempre parlando di personaggi, uno che sembra essere abbastanza incisivo è Sempo, quello che traduce la sconfitta esistenziale… che mi dici di lui?
E' nato parlando al bar con gli amici. Sempo è il Peter Pan incazzato che molti di noi hanno nel cuore. Tutti noi, quando vogliamo una cosa, ci logoriamo e snerviamo per ottenerla. Sofferenza, invidie e tutto il resto. Otteniamo quell'oggetto e dopo poco tempo: niente. Non c'è nessun senso d'appagamento. Così nelle ambizioni carrieriste o in quelle emozionali. La sconfitta esistenziale è nella consapevolezza che è tutto lì, banalmente semplice. Per questo, la pretesa dell'uomo è assurdamente avida. Tutto l'ecosistema ne è consapevole tranne l'uomo. L'esistenza non ha un perché oltre a se stessa. Diciamo che non è l'esistenza ad essere sconfitta, ma la giustificazione dell'esistenza stessa.
6. Tra un ranocchio instabile e l'altro appare l'alone della presenza dei padri e dei nonni, sembra che il loro insegnamento sia stato per te molto importante per avere una voce fuori dalla massa, vero?
Ho avuto nonni e genitori che hanno sempre cantato fuori dal coro. Quando sei bambino ne soffri, sei diverso dagli altri e non capisci perché. Non è facile. Poi cresci e t'accorgi che sei leggermente meno pretenzioso del resto della gente. Non parlo di valori spirituali o altro, parlo di semplici atteggiamenti che ti permetto di evitare cose troppo inutili. Dico: troppo inutili, perché anch'io mi perdo nelle cose inutili. Sono un essere umano, chiedo perdono…
7.L'Apocalisse Cerebrale accenna al tema del suicidio: c'è chi ammazza se stesso e chi ammazza il proprio lato massificato. È un messaggio forte…
In un'epoca così leggera, il messaggio doveva essere chiaro. Chi ama la lettura, la cultura, oggi è sicuramente più spiazzato di chi ama il cellulare moderno o la depilazione. Apparenza. L'apparenza è l'opposto dell'originalità in questo periodo storico. Omologazione. Il suicidio, dimostra quanto il lato fisico non sia altro che una limitazione per la vera immensità della mente. Guarda la rete. La rete non espone il mio volto o il mio corpo, ma i miei pensieri ed anche se molte persone amano i siti porno, o tette e culi, molti sanno di trovare qualcosa di più. Il cervello si sta rivelando attraverso la rete. Sì, il suicidio è un messaggio forte, volevo scuotere altri cervelli.
8. Essere scrittore in qualche modo tiene distante il senso della massificazione totale, sei soddisfatto di far parte di questa schiera di persone?
Mi piacciono le parole, le frasi, sapere che il lettore s'immagina una cosa da me pilotata.
Lo scrittore non ha anticorpi contro la massificazione. La può solo sfruttare.
Si, sono uno scrittore, ma non amo molto gli ambienti letterari.
Lo scrittore, molte volte è alienato e non mi piace, oppure superbo, e non mi piace neanche questo. Lo scrittore, finisce sempre per citarsi addosso e va alle letture solo per aspettare il suo turno per leggere. Ripeto: mi piacciono le parole. Qualsiasi forma d'arte, qualsiasi sport, qualsiasi gesto richiede alla fine una descrizione, un riferimento, ossia una somma di parole e di frasi necessarie per enfatizzare il tutto. Qualsiasi sia la forma d'espressione, alla fine ha bisogno di parole. Persino quella cosa che "non ha bisogno di parole" necessita di parole per non dichiararne il bisogno. Per questo ho scelto di scrivere. Scrivere è la forma che raccoglie le altre forme.
9. Oggi gli uomini diventano macchine ma è pur vero che il compromesso tra i computer e il web non è del tutto negativo e offre il diritto di replica, qual è la tua esperienza in merito?
La rete è una forma d'espressione che sta cambiando le cose. Spaventa. Stanno cominciando a bloccare siti, i nostri supersovrani, stanno cercando di censurare, ma la rete è abbastanza scivolosa per essere intrappolata. Non credo che la rete trasformi gli uomini in macchine, ma anzi liberi il loro vero ego estrapolandolo dal corpo di carne e ossa. L'uomo sarà una macchina finché crederà d'aver bisogno di componenti materiali per essere accettato.
10. Per essere migliore, il mondo deve cambiare e allora immagina che per un attimo di essere Dio e che davanti a te ci sia solo un foglio bianco intitolato 'Mondo', tu come lo imposteresti?
Il mondo è perfetto. Vorrei un foglio bianco intitolato " Uomo".
Su quel foglio la prima che cosa scriverei: privo di ogni istinto territoriale.
In secondo luogo, non gli farei il pollice.
Infine, vorrei introdurlo nella catena alimentare, come tutto il resto del sistema.
Sconvolgente rivelazione nel mondo dell'editoria non solo americana ma mondiale: il giovane scrittore J.T. Leroy, autore di libri di successo come 'Sarah' e 'Ingannevole è il cuore più di ogni cosa', in realtà, secondo il New York Times e altre voci autorevoli, non esiste e non è mai esistito. Il nome di Leroy, in pratica, sarebbe solo uno pseudonimo dietro a cui si nasconde la quarantenne Laura Albert...
L'articolo, pubblicato ieri mattina dal New York Times e firmato dal giornalista Warren St. John (la versione online si può leggere qui), fa seguito ad un'altra inchiesta uscita nello scorso ottobre sul magazine 'New York', che però sollevava solo dubbi senza dare risposte. Ora, invece, le risposte sembrano proprio esserci: St. John infatti dimostra, tramite le testimonianze degli agenti dello scrittore e del produttore di un film tratto dalle sue opere, che il J.T. Leroy che appare di tanto in tanto in pubblico non è un uomo e soprattutto non si chiama J.T. Leroy, ma è in realtà Savannah Knoop, una sorta di controfigura; la conferma arriva dal confronto di foto diverse e dalla testimonianza di chi ha lavorato con la Knoop. Ma chi è Savannah, e soprattutto cosa c'entra con Leroy? Il mistero è presto svelato: secondo quanto fino a ieri si sapeva della biografia del giovane scrittore, il ragazzo, nato nel 1980 in West Virginia, sarebbe stato raccolto e allevato ancora teenager da una coppia di musicisti, Laura Albert e Geoffrey Knoop, che l'avrebbero aiutato ad uscire dalla dipendenza dalla droga e a psicanalizzare i suoi traumi infantili. Ora si scopre, però, che quando appare in pubblico lo scrittore è interpretato appunto da Savannah Knoop, che è in realtà la sorellastra di Geoffrey Knoop, quello che sarebbe il suo patrigno. Ma le prove di St. John non finiscono qui: qualche tempo fa Leroy ha scritto un articolo proprio per il Times, o meglio per il suo supplemento sui viaggi ('T: travel'), dedicato ad EuroDisney. L'articolo non è mai stato pubblicato (proprio perché, quando sono sorti i primi dubbi sulla reale identità di Leroy, il quotidiano ha voluto delle rassicurazioni dallo scrittore che non sono però mai arrivate), ma l'accordo col Times prevedeva che il giornale pagasse a Leroy anche le spese di viaggio a Parigi: quando l'editore è andato a controllare, però, ci si è resi conto che mentre l'articolo parlava di un viaggio in 4 persone, negli alberghi della capitale e nei voli figuravano solo 3 viaggiatori. Al personale degli alberghi si sono presentati infatti una donna, il marito e il figlio piccolo (da notare che Laura Albert e il marito hanno anche un figlio naturale), e che proprio la donna si è presentata come J.T. Leroy: davanti ai dubbi degli impiegati degli alberghi, che sostenevano di avere una prenotazione effettuata a nome di un uomo, la donna ha risposto di aver recentemente cambiato sesso tramite un'operazione. Insomma, Leroy sembra non esistere proprio, anche perché sia la Albert che il marito e la di lui sorellastra si sono ripetutamente rifiutati di rispondere alle domande di St. John, dando quindi credito alle ipotesi di un falso: non tanto per lo pseudonimo in sé, quanto piuttosto per il fatto che le grandi vendite dei libri di Leroy si basano in buona parte sulla supposta veridicità delle storie che raccontano e sulla confessione dello scrittore di essere malato di Aids, confessione che ha suscitato la simpatia e l'aiuto di numerose rockstar e altrettanti scrittori e attori. Secondo l'articolo apparso a ottobre sul 'New York', Laura Albert e il marito Geoffrey Knoop sarebbero invece dei musicisti irrealizzati che avrebbero inventato il personaggio di Leroy per avere facile accesso ai circoli letterari e nei salotti artistici americani.
Il mondo del blog cresce e si sviluppa.Ognuno è libero di scrivere, leggere, ma anche approfondire e discutere. Benvenuti nell’era della ‘comunicazione democratica’ in cui ognuno può emergere con la propria opinione. Giuseppe Granieri solleva con il suo Blog Generation un’accurata analisi della sociologia comunicativa della concezione del blog e dei suoi derivati in un mondo che cerca sempre più di modificare l’assetto statico dei mass media.
‘Il blog è la prima creatura della Rete che dimostra la vera maturità del mezzo. Non credo sia un’esibizione dell’io, ma piuttosto il rapporto con gli altri’.
È così che Derrick De Kerckhove definisce il concetto ormai stabilizzato del fenomeno blog: un’onda galoppante che, al suo esordio da diario on line adolescenziale contrappone ormai una vera e propria crescita che presuppone sempre di più un vero e proprio studio dal punto di vista sociologico - comunicativo che muta e si evolve verso una logistica sempre più ampia e diretta.
In questa prospettiva,Blog Generation di Giuseppe Granieri è attualmente considerato come uno dei saggi più importanti sull’argomento: articolato, puntiglioso e sicuramente efficace per comprendere il passaggio tra old media e concezione della nuova comunicazione del mondo post blog e dell’era di Google adattato ad un concetto politico, non di parte, ma inteso come spunto platonico nell’era della tecnologia per definire l’andamento della grande polis democratica che è oggi il web a livello delle scienze umane.
Come cambia quindi la qualità informativa nell’era della blog generation?
In principio l’origine della sfera della comunicazione ufficiale e di massa nasce con la televisione, fonte ufficiale ma manipolata dell’era contemporanea, influenzata sempre più da principi economici, politici e culturali che fanno della sua utenza una massa compatta e omologata di destinatari stereotipati sotto il concetto di ‘opinione pubblica’, un gruppo allargato di cittadini che si lascia persuadere dall’onda mediatica senza rendersene conto e senza avere diritto di replica.
Il cambio di marcia e in un certo senso di ribellione a questo luogo comune è la nascita del principio dei blogger sulla rete web e alla gratificante realtà di Google: il mezzo per accedere ad ogni strada possibile nell’ambito delle ricerche tematiche.
Al concetto di Internet, che già di suo impone una certa visione aperta rispetto al mondo dell’informazione cartacea e televisiva, si aggiunge che ogni membro della blogosfera ha la facoltà non solo di leggere, ma anche di approfondire, verificare e discutere ogni informazione che gli si presenta sviluppandone opinioni e in un certo qual modo, in base alla qualità dei suoi interessi sviluppa una sorta di linea editoriale del suo blog che spesso, può diventare un punto di riferimento per molte realtà telematiche. Ne sarà forse un caso calzante quello del blog di Pino Scaccia, ormai divenuto un’ importante piattaforma di informazione basata sul dibattito con i blogger: ad esempio
fu infatti questo spazio web a fornire le prime righe informative sugli andamenti del sequestro di Enzo Baldoni nel 2004.
Allargando il concetto al giornalismo telematico, Granieri riporta i gradi di maturazione che si possono sviluppare in chi è a contatto con questa sfera: ‘ quando un blogger intervista un autore del suo libro, questo è giornalismo. Quando un opinionista manipola i fatti per costruire una falsa impressione, non lo è. Quando un blogger fa una ricerca negli archivi pubblici e scopre che l’affermazione di un personaggio pubblico non è vera, questo è giornalismo. Quando un reporter ripete le dichiarazioni di un politico senza prima verificare se corrispondono alla realtà, non lo è’
Il blogger dunque scrive ma lo dovrebbe fare con un’intelligenza diversa e più incisiva. Ma il fenomeno blogger non è puramente un’indagine di crescita individuale, ma piuttosto è un andamento che si basa su una vera e propria organizzazione collettiva: sulla blogosfera gli utenti si organizzano in gruppo, si linkano o si disgregano ed è qui che nasce il dibattito principe dell’indagine di Granieri che si ricollega al principio di Platone e dell’organizzazione del governo direttamente democratico, applicandolo ai regolamenti sociali del web si avrà un respiro maggiore che porta ad una flessioni e quasi ad un ribaltamento della comunicazione standard.
A cosa serve dunque un saggio come Blog Generation? La sua finalità è di sicuro indirizzata ad una visione in controluce del futuro della comunicazione sicuramente orientata verso un impatto di interazione più attivo e alla pari.
La lettura di questo saggio di Granieri è scorrevolissima anche se per niente mancante di ricchi riferimenti intelligenti e citazionistici. Ha una grande accessibilità, non occorre infatti avere una conoscenza in termini di definizioni informatiche ma piuttosto una conoscenza generale al processo di sviluppo del blog, o almeno, questo è il buon trampolino di lancio per entrare in questo ambito.
â–ºCHI E’ GIUSEPPE GRANIERI
Giuseppe Granieri è uno dei maggiori esperti italiani di comunicazione e culture digitali. Scrive di tecnologia e società da molti anni. Attualmente collabora con diverse testate, tra cui Internet Pro e Il Sole 24 Ore - @lpha e Nòva 24 . ha curato tra l’altro, un manuale di scrittura, Istruzioni Per Un Racconto (2000) e una raccolta di narrazioni brevi, Racconti Rubati (2001)
Sembra facile ma non lo è. Avere una faccia da algerino e condurre una vita normale, in un paese nazionalista come la Francia.
È una sentenza micidiale, un distorcere una cultura come quella del Corano, un ricalco di una falsità di un luogo comune troppo volgare e offensivo.
Musulmano = Kamikaze.
Un' offesa generalizzata a tutta un'etnia, e certamente, non è una sciocchezza.
Eppure, Y.B su queste cose per quanto possibile ci scherza, tenta di tirare le somme con una comicità sarcastica efficacissima che a volte non risparmia frecciate di ogni tipo. E intanto, scava, scava… li fino al cuore del problema. Perché esiste il kamikaze? Quanto influisce la cultura di noi occidentali su questo fenomeno?
Un libro sta per morire,
si tratta di "Armir, sulle tracce di un esercito perduto" di Pino Scaccia: una testimonianza diretta sulla Russia dopo la dittatura di Stalin.
Il libro sarà presto mandato al macero dalla casa editrice Eri,per questioni di spazio nei depositi dei magazzini, per salvarlo resta ancora poco tempo
Silzano Zitti aveva un sogno.Voleva conoscere la sorte del padre, uno dei tanti soldati patiti per la campagna di Russia e mai più tornati. Un desiderio talmente forte da essere vissuto come una dolorosa ferita , uno strappo che ha cercato di colmare lottando per anni alla ricerca di segni del dramma. Giorni e giorni che sono sempre terminati con la stesa risposta << Nazzareno Zitti risulta disperso, probabilmente morto durante le convulse fasi della ritirata>> […] Silvano Zitti ha saputo che dagli archivi sovietici sono riemersi dei documenti che contenevano l nome di suo padre, schedato come prigioniero di un campo di concentramento degli Urali.
<< Inizialmente sono rimasto incredulo a questa rivelazione – ci ha spiegato Silvano Zitti- << ma poi ho avuto la conferma ed ha preso il sopravvento la commozione (…) forse sarà stato vittima, come migliaia di altri, del tremendo tifo petecchiale. È morto il giorno del mio compleanno. Ero nato da pochi mesi quando è stato mandato in Russia. Ha fatto appena in tempo a conoscermi.>>
(Armir Sulle Tracce Di Un Esercito Perduto, Pino Scaccia)
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Si fa presto a parlare della Storia come una parentesi chiusa, un mondo invecchiato e sepolto, ma alla fine ci si accorge che forse, dire ’50 anni fa’ non è poi un periodo di tempo troppo lungo. Se un uomo avesse 50 anni, non sarebbe di certo un anziano.
Si tratta allora di una storia perseguibile dai vivi e per questo è ancora carne fresca.
Parlare di una data come quella del decennio degli anni
Per il momento,allora facciamo un piccolo passo in avanti. 1992.
Era l’anno in cui c’era
â–ºUNA BREVE NOTA SULL’ARMIR
La nascita dell'ARMIR segna l'avvio della seconda spedizione italiana in Russia durante
â–ºARMIR SULLE TRACCE DI UN ESERCITO PERDUTO: PINO SCACCIA E
Nebbia, nebbia e neve su quest’importante pagina che lega Russia e Italia, di certo non si poteva continuare a vagare nel silenzio.
Nel 1992, Pino Scaccia era già al Tg1 in veste di reporter di guerra. In quegli anni c’era Bruno Vespa a dirigere la redazione del telegiornale di Rai Uno, erano gli inizi di quei fatti di guerra narrati in tempo reale.
Scaccia era in Croazia, ma bastò una telefonata per cambiare tutto.
Vespa lo voleva in Russia, là dove sarebbe nata una grossa indagine sui ritrovamenti delle giacenze top secret degli archivi sovietici contenenti nomi, elenchi…. Tutto ciò che serviva per ricostruire una grande fetta della storia di un esercito italiano sparito in una coltre di nebbia in un lungo inverno del 1942.
Sembra un evento remoto eppure non lo è. È una ferita mai cicatrizzata del tutto, colma ancora di figli, parenti e speranze alla ricerca del ritrovamento di uno di quei soldati ancora vivi o per lo meno, di una loro traccia per mettersi l’anima in pace.
Armir Sulle Tracce Di Un Esercito Perduto fu solo l’inizio di un lungo processo sviluppato in modo corale, in fondo, lo testimonia questo libro stesso: è una torre di Babele che riporta fedelmente tracce di documenti tenuti nascosti e poi risorti: si tratta di lettere e testimonianze dirette, di chi era lì: Egidio Franzini, Avellino Bertolotti, Antonio Giovanni Piras, questi sono solo alcuni dei tanti nomi che fanno davvero sentire la propria voce.
Testi integrali, pagine e pagine di elenchi d’archivio di nominativi di vittime dei lager e superstiti, rintracciati con cura su e giù per una Russia anni
Ma quello che più colpisce, quello che più rende vivo il senso la storia che continua nel presente è l’occhio soggettivo di Pino Scaccia. Armir Sulle Tracce Di Un Esercito Perduto è certamente un documento giornalistico importante, sotto forma di narrativa-giornalistica spesso in soggettiva.
â–ºIN CONCLUSIONE
Questo si che è un libro di documentazione storica, della nostra storia, non ha bandiere politiche, ha solo il grande pregio della ricchezza dell’informare sulla realtà pura e sacrosanta che va alla ricerca della storia del mondo dell’attualità, branca da sempre un po’ carente in un mondo che ormai ci ha abituato soltanto ad un prospetto editoriale di libri sulla politica interna e di parte.
Sarebbe bello poter finire così questo viaggio nel mondo di questo libro tanto importante, eppure spesso le cose non vanno mai come si spera, in questa società tanto cruda.
â–º
Ecco cos’è.
A volte capita che non basta essere Storia per essere importante, ogni cosa passa, può passare, Armir Sulle Tracce Di Un Esercito Perduto sarà mandato al macero, per sempre. Lo ha deciso
“Come lei certo sa, la nostra casa editrice si trova nella necessità di provvedere all’alleggerimento dello stoccaggio di magazzino, sacrificando quei volumi in cattivo stato di conservazione oppure il cui trend di vendita e’ stato negli ultimi tempi tale da far ritenere eccedenti le attuali giacenze. Le comunichiamo pertanto che procederemo, nei prossimi mesi, al macero della giacenza della sua opera. Le precisiamo che l’opera rimarrà comunque in catalogo e un quantitativo di esemplari sara’ conservato nei nostri magazzini perché possano essere evasi gli ordini che dovessero pervenire direttamente alla Rai”.
â–ºCOME SALVARE ARMIR
Chissà fino a quando sarà disponibile in maniera effettiva, il fatto è che Libreria Universitaria e Unilibro hanno ancora qualche copia e poi, addio, di nuovo oblio su quest’importante luce sull’Armir, forse, un po’ come ai tempi di Stalin, ma almeno con la consapevolezza di aver fatto tanto per chi veramente si è interessato a questo libro, che sente addosso l’appartenenza diretta o indiretta a questa parentesi italiana...
Il provvedimento definitivo su Armir è stato salvare delle copie al fine di destinarle alle biblioteche pubbliche che ne faranno richiesta, per informazioni rivolgersi al numero 06 36864439.
â–ºPINO SCACCIA :
Pino
Tra i suoi casi compare anche una nota considerevole dedicata a servizi su Mafia, terrorismo, sequestri di persona e disastri naturali.
A lui sono stati attribuiti importanti riconoscimenti come cronista dell'anno con il premio Farouk e il premio speciale Ilaria Alpi per i racconti di guerra.
La sua attività di giornalista è anche attiva sul web soprattutto in veste di blogger all'indirizzo www.pinoscaccia.splinder.com
â–ºBIBLIOGRAFIA
Armir, Sulle Tracce Di Un Esercito Perduto
Sequestro Di Persona
Kabul,
‘Maledetta Nassirya, questo posto dannato di un Iraq infernale. Maledetto tutto: le sigarette che adesso fumo una dopo l’altra,quella stupida ripresa notturna davanti la centrale elettrica quando è arrivata la telefonata,quest’albergo schifoso,l’Eufrate buio e silenzioso, all’ una a tre quarti che invece illumina queste macerie, questo poveraccio davanti a me che a quest’ora della notte sta lavando per pochi dinari la nostra auto di lusso perché Mahdi deve fare un figurone con noi che lo facciamo ricco in mezzo a tanti miserabili,maledetta tastiera dove devo battere righe che temevo da un mese, questi poveracci che stanno nella hall a vedere un film in un a lingua che non capiscono solo perché c’è un ventilatore, la mia stanza al secondo piano dove non ho il coraggio di
entrare,quel letto stanotte inutile.Maledette le foto bellissime che ho scattato oggi sul fiume dove per poco l’altro mese ci lasciava la vita il mio fido Norberto, precipitando da un ponte e questo Iraq conteso dove ho saputo, esattamente tre mesi fa, il 15 maggio, che era morto mio padre. Anche allora stavo qui,stavo lontano.maledetto il mio mestiere che adesso odio perché mi fa stare lontano da casa ogni volta che c i devo stare. Maledetta,stupida,bastarda vita da zingaro a raccontare la vita degli altri,trascurando la propria. ‘
(Pino Scaccia 15 agosto 2004)
La vita da reporter di Pino Scaccia raccontata in una struggente biografia sotto forma di diario che racconta le vicende di Iraq e Afghanistan dando voce ai suoi protagonisti senza dimenticare le cronache del passato. Una Torre di Babele non metaforica ma reale e ricca di voci mescolate in una saggia lezione morale che scopre il lato umano e emotivop che ogni giornalista conserva dietro la propria professionalità.
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