Sta per uscire in tutte le librerie: Ragazze Lupo di Millar edito Fazi .
Scrittore di culto, scozzese, vincitore del prestigioso World Fantasy Award, adorato da Kate Moss, Jonathan Coe, Neil Gaiman, amante devoto di Buffy the Vampire Slayer (pare che abbia scritto Ragazze Lupo in preda allo sconforto per la fine della serie tv)
IMPERDIBILE
Kalix è la discendente più giovane della più antica dinastia scozzese di licantropi, i MacRinnalch. Si aggira per le strade di Londra, senza tetto e senza amici. Ha disturbi alimentari, soffre di depressione, attacchi d’ansia, è dipendente dal laudano, ascolta soltanto le Runaways, gruppo femminile degli anni settanta, ed è ricercata dai cacciatori, a cui fa gola in quanto figlia del potente Signore dei Lupi, e dalla sua stessa famiglia che l’ha condannata per aver attaccato suo padre. È bellissima, selvaggia, aggressiva e magrissima.
Kalix si imbatte per caso in due umani, Daniel e Moonglow. Nel frattempo nelle Highlands scozzesi ci sono problemi per l’elezione del nuovo Signore dei Lupi, e il clan dei MacRinnalch si prepara a una sanguinosa lotta intestina.
Castelli scozzesi. Strade buie di Londra. Un’antichissima stirpe di licantropi. Battaglie, musica, Camden, un ragazzo timido, una ragazzina gothic. Licantropi e spiriti del fuoco moderni di ogni tipo. Algide intellettuali, mondane stiliste, dissolute musiciste punk, principi amanti del travestitismo, esilaranti Regine del Fuoco fashion victim.
Mescolare e servire freddo, con un goccio di laudano e una fettina di ironia.
Un passato che riemerge, un conto da ultrimare su una storia ormai sparita di una famosa rockband di Cardiff.
Un John Williams che fonde i propri fantasmi interiori nello spirito di una beat generation a mezz'asta con luci ed ombre di eros clandestino. Questo è Cardiff Dead, il suo debutto da scrittore.

Qualsiasi stupida cosa di questo mondo ti vuol tenere con i piedi per terra, perché i sogni cambiano le cose, e nessuno vuole che le cose cambino.
(Alessio Adami, Diario Di Un Cane Malato)
È uno di quei libri che lascia il segno, questo è Diario Di Un Cane Malato: c'è un urlo da beat generation di veleno sputato a terra e c'è allo stesso tempo un senso lirico, di poesia, come quando John Fante abbassa la testa e smette di tirarsela, si sente fragile e dice verità alte.
Alessio Adami combatte, grida a modo suo, nella sua scrittura scorre tra un mondo amaro, a volte sfiorato dalla malinconia e con una rabbia, una forte rabbia dentro.
Questa è una storia di quelle incisive,laceranti e allo stesso tempo costruttive, cariche di spinte emotive che nella loro nella loro senso crudo lasciano anche lo spazio per poetare per un mondo che comunque rimane senza via d'uscite.
â–ºLA TRAMA
Mario Carmiani, detto Obo, è un ex pugile di una certa fama ma anche un poeta.
Il pugilato alla fine altro non è che il senso della vita, capace di stenderti quando meno te lo aspetti, ti lascia così, li ansimante nei tuoi respiri fino a quando non diventi altro che un vuoto a perdere.
Mario sognava una vita che lo rendesse immortale: senza conoscere la vecchiaia, la stanchezza, senza rimanere in agonia appeso ad un catetere.
E allora eccolo il pugno che ti uccide e allo stesso tempo salva l'utopia dell'eterna gioventù: Mario Carmiani è malato di cancro, la sua vita è ormai ridotta agli sgoccioli.
Tutto quel che resta sono gli sfoghi, i monologhi irascibili del proprio io. Questi sono i titoli di coda. Essere giunti alla fine e averlo fatto con freddezza, forse con quella vigliaccheria del non saper farla finita da solo.
E va via così questo personaggio, un angelo dell'inferno che vomita la striscia bianca sul nero della strada e lascia un segno, lo lascia profondamente e spesso e volentieri di quel cancro se ne infischia, lo schiva, cerca di dimenticarlo.
Diciamolo, questo 'Obo' molto spesso non è un sogno, sono in tanti a vivere come lui . Sempre lì fino all'ultimo su quel ring della vita a combattere da soli.
â–ºDIARIO DI UN CANE MALATO IN GENERALE
Non aspettatevi un libro da morale o da messaggi universali, da filosofie da inseguire.
Diario Di Un Cane Malato è una di quelle storie dure cosi come si possono trovare nella realtà. È un libro che appassiona, coinvolge, si lascia attraversare e perché no, si fa anche rileggere più di una volta.
È un libro senza filtro, ma che spesso si abbandona alla poesia e questo è un po' una perla rara perché di libri così se ne trovano pochi. È la carezza in un pugno, una riflessione introspettiva bellissima che lascia una marea di riflessioni e sensi della vita autentici, il tutto immerso in una scrittura magnetica e scorrevole in continuo mutamento tra bene e male.
â–ºCHI E' ALESSIO ADAMI: LA VITA
Alessio Adami è nato a Lucca nel 1977, cresciuto vicino a Collodi sviluppa, insieme al nonno, interesse per la letteratura e l'elettronica. Amante del mondo orientale, si appassiona di arti marziali e bushido (legge spirituale del samurai). Entra presto in contatto con scrittori in vernacolo che lo stimolano a scrivere e partecipare a concorsi. Il rapporto con il gruppo missionario della Casa di Nazareth lo aiuta a prendere consapevolezza dell'immensa magia della religione, pur rifiutandone i canoni di fede. La sua vena artistica spazia da un racconto scritto per Emergency alla recente realizzazione di un cortometraggio. È dotato di un graffiante umorismo, di sé dice che se non potesse riversare su carta i propri demoni, probabilmente, vivrebbe in uno stato di latente psicosi…
â–ºLE OPERE
" Passò la pagina di un quotidiano" prospettiva editrice 2000
"Diario di un cane malato" Prospettivaeditrice 2003
"Jam Session" x emergency, Lampi di stampa 2004
" I ranocchi instabili" ed. il molo 2005
" 21 dicembre 2012" ed. lulu 2005
►►LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE
â–ºCHIARA MARRA INTERVISTA ALESSIO ADAMI
1. Il primo impatto con la lettura del tuo libro Diario Di Un Cane Malato è dettato da queste parole:
Pensala come vuoi, ma il lettore si scandalizzerà per la parola culo, non per un tumore che mangia l'anima.
Ti ricordi di quella cena con gli amici?
Mi raccontasti una cosa:
Eravamo a cena ad un certo punto un mio amico si è lamentato del fatto che i bambini vedano Soubrette mezze nude ballare in prima serata, io mi sono infuriato, poichè solo mezz'ora prima al TG davano gente che moriva in guerra e per strada, quello i bambini lo possono vedere?"
Sono parole di Simone Lombardi ( scrittore ) tu come le commenteresti e quanto di vero ci trovi?
Credo che ogni testo lasci al lettore quello che lui stava cercando, niente di più niente di meno. Ogni individuo è legato alle sue convinzioni frutto di educazione sociale e religiosa. Poi c'è l'ambiente e tutto il resto. Non so se la gente ha capito quello che ho scritto. Il mio obbiettivo era quello di provocare, e in un modo o nell'altro mi sembra di esserci riuscito. E' anche vero il fatto che i bambini sono meno tutelati dalle immagini di violenza che dalle subrettine. Quasi tutti i bambini di sette anni hanno visto Terminator, ma non Giovannona coscia lunga. Ed infine, Sì. Il lettore si scandalizzerà più per la parola Culo e ripeto Culo e voglio vedere le tue pupille mentre dico Culo, piuttosto che del tumore. Mulini a vento? Io vedo solo giganti.
2. In una qualche maniera, il tuo è uno spirito controvento: i falsi buonismi non ti sono mai piaciuti e spesso la tua scrittura è rabbia, cos'è che per te non va in questo mondo?
Sto per dire una cosa che mi farà passare per maschilista. Siamo una generazione cresciuta dalle donne. La donna, è molto più diplomatica e malvagia dell'uomo. Mi spiego meglio. I figlia da 50 anni a questa parte sono cresciuti con queste frasi nella testa: siamo tutti uguali; tu sei speciale. Involontariamente nel bambino si crea quella faccia di plastica che dice all'amico: tu sei bravo. Ma dentro di se afferma: io sono meglio di te bamboccio. Ed il mondo di oggi è così: un bambino capriccioso e diplomatico, che ceca con un sorriso di rubare il giocattolo dell'amico.
3. Nei tuoi venti contrari accenni anche alla politica e alle case editrici. Ecco, tu sei un giovane scrittore, per te cosa dovrebbe cambiare nel mondo di questa nuova editoria?
E' il lettore che deve cambiare. Deve smetterla di comprare i libri al supermarket. Quelli non sono libri, sono strumenti politicamente corretti. In secondo luogo, lo scrittore deve mettersi in testa che scrivere è una passione che deve portare soldi. Deve smetterla di pagare per pubblicare. Deve smetterla d'accontentarsi della gloria. Se uno vuol scrivere per la gloria, c'è il blog, c'è la rete, e sono sicuro che avrà più lettori così che pubblicando un libro in qualche copisteria "improvvisata casa editrice". Infine, le case editrici italiane dovrebbero promuovere il libro e non limitarsi a stamparlo e soprattutto portarlo all'estero: Germania e Spagna, per esempio.
4. Cercando di tracciare un biglietto da visita generale su Diario Di Un Cane Malato come lo definiresti?
Un giocattolo cerebrale in mano al lettore. Tutto qua. Uno strumento di confronto. Un pugile, una vita, uno scrittore. Un libro che chiede agli spettatori sul palco di salire sul ring e farsi spaccare la faccia, piuttosto che stare seduti a commentare bevendo birra. Una vita priva d'esperienze non riempie la scatola dei ricordi.
5. Mario Carmini è un personaggio realmente esistito. Quando è morto avevi 15 anni cosa ti ha colpito di lui al punto tale da ricordarlo ancora e da dedicargli un libro?
Mario Carmiani non è esistito. Sono esistiti ed esistono molti personaggi di contorno: Il barbiere, Carlo, Il Prete, Nonno Umbe, Il Boscaiolo. Mario è solo la somma di molte persone che ho conosciuto nella mia vita e parte di me. Credo che Obo sia il collagine di tutti i personaggi del libro. Lui vive come portatore della vita di altri e ne amplifica le sensazione. E se Mario Carmiani fosse esistito, credo non si sarebbe confuso con un pivello come me.
6. In questa tua opera si alterna la poesia e lo stile senza filtro. Come riesci a conciliare questa formula?
Qualcuno mi ha dato del furbetto. Dicono che ho scritto la narrativa del testo per far leggere le mie poesie. Non è tutto falso. Credo che la parte in corsivo (poetica), non avrebbe riscosso attenzione da sola. Invece introdurre l'ambiente e l'azione affiancandola all'emozione poetica, sia più accessibile a tutti e di facile coinvolgimento. Non concilio, vengono da sole. La poesia è bella nell'attimo in cui la si dice. Nel luogo giusto, con le persone giuste. Da sola e con il tono sbagliato, rischia di morire. Qui, i versi si appoggiano su una base ambientale già confezionata.
7. In te come nel tuo libro, c'è la storia di chi è pagine e allo stesso tempo scrittore e poeta: la lotta e la scrittura, due armi complementari. Quanto ti appartengono nella tua 'sfida di sopravvivenza'?
Ho un sacco in garage, adoro le arti marziali, e adoro la scrittura. Il mondo è una sfida a due: io e gli altri. Un po' come sul ring. Però non è una sfida alla sopravvivenza. Sul ring sali e se perdi non muori, hai trovato solo qualcuno più forte di te, o forse, quella sera non eri in forma. Il bello del gioco sta nel rimontare sul ring ed essere consapevoli che un giorno saranno maggiori le sconfitte che dei successi. Poi c'è un comandamento importante da seguire: il pugile giù dal ring non esiste più per la folla. Quindi un pugile deve combattere perché vuol combattere, non per la gloria eterna e per il pubblico. Il pubblico è una bestia strana prima ti porta in gloria e poi si burla di te. E lì, non si parla di sopravvivenza, si parla di contratto a termine con la fama.
8. Non vuoi essere un evangelista né uno che scrive per fare falsa morale. Qual è il riscontro che trovi in chi ti legge in un mondo ormai quasi del tutto omologato?
Io non temo l'omologazione, temo chi non sa il perché è omologato, o peggio ancora non si rende conto di esserlo. Chi mi legge, è ancora un po' fuori dalle righe. Non lo dico per vanto, è che per trovare libri non omologati devi cercare fuori dalla omologazione e quindi non puoi essere omologato. Questo un po' mi fa rabbia. Per tornare alla domanda 1. Il problema è che vorrei far leggere la mia roba a chi non la pensa come me per provare a cambiarla, invece finisci per far leggere i tuoi scritti al lettore che ha già gli occhi aperti e può solo avere conferma di quello che già pensava. Questo mi fa un po' arrabbiare.
9. Un tema importante: la malattia, il cancro. Dalla consapevolezza di uno scrittore che si cala nei panni di un personaggio come Obo,che sensazioni hai provato a descrivere i suoi stati d'animo?
In quel periodo c'era mio zio che stava morendo di cancro. Ho vissuto con un po' di distacco la cosa, devo essere sincero, ma ne ho approfittato per valutare la mia vita a scadenza incerta, con quella di un uomo a fine prefissata. Sono entrato in un vortice di frustrazione che ho sfogato scrivendo. Ho scritto di tutto, per mesi, Obo ne è una parte. Credo che Obo sia quindi, più rabbia e frustrazione di uno scacco imminente, piuttosto che depressione, rassegnazione e pianto.
10. Se Obo fosse qui, se fosse ancora qui cosa gli diresti visto che la tua mente scrittrice è nata un po' per lui?
Facciamo tre riprese da due?
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