
Due le figure sulla scena. Il primo Mussolini, socialista ad oltranza, l’altro è Marinettibramoso della sua vena futuristica in ascesa. E’ la Storia ad un passo dall’inizio.
Nella Grande Storia può ancora annidarsi una spigolatura particolare per dar vita ad un’opera letteraria verosimile basata su personaggi veri, su fatti reali ma su una mise en scène, una situazione non realmente accaduta?
Stefano Cerioni è stato capace di farlo. Un’opera teatrale, un atto unico. Un fazzoletto di storia, un momento - memento che precede la grande entrata nel teatro della memoria collettiva. In primo piano il mosaico della pluralità umane, le sue azioni, la sua psiche: un mosaico italiano di quel tempo al di là delle ideologie, “un finale di partita” tra coscienze umane. Non un teatro civile. Creativo ma ricco di preziosismi storici minori,meno noti, ma non banali.Benito Mussolini è stato scacciato dalla direzione de L’Avanti per le sue posizioni interventiste. Ancora fedele alla vena socialista, si muove nei ranghi della Milano interventista in cerca di alleanze e creditori per il suo nuovo giornale, Il Popolo d’Italia. La mattina dell’11 novembre ha appuntamento con Filippo Naldi, direttore conservatore del Resto Del Carlino di Bologna, il luogo è emblematico: la Milano di Piazza San Sepolcro. La profetica piazza dove nel 1919 nasceranno i Fasci.
Ad attenderlo non ci sarà Naldi, Mussolini sarà accolto da Marinetti vestito di tutto punto in divisa militare che in un “Farle, farsi…farsa” fingerà di essere un tramite per persuaderlo alla sua filosofia futurista. Tra un contraddittorio teatrale si scontra il colore futuristico ( e artisticamente parlando e nella veste profetica degli avvenimenti; ‘ - lei è… - Il futuro’) contro Mussolini che riecheggia un ésprit tardo risorgimentale e idealistico sprezzante dello spirito militaresco e incline alla rivoluzione. Spirito d’élite contro spirito per la giustizia ai deboli. Un accento forte e non scritto a quello che poi è stato il capovolgimento radicale di Mussolini durante il regime.
Situazionismo e lessico più e più volte adattato al milieu. Di fronte ad un segmento storico che si affida agli scenari di massa, L’Estate di San Martino del 14’ si concede invece inquadrature individualiste sui piccoli micro cosmi della società.
C’è Fulvio, padre preoccupato per la possibilità che suo figlio Andrea , classe 1886, venga arruolato nell’esercito. C’è Primo, che per impedire che ciò non avvenga cerca di corrompere un ispettore dell’esercito, Ersilio Redenti, falange del Re Vittorio Emanuele, il cui affronto gli costerà caro. C’è Domenica, segretaria di Marinetti, donna casa e chiesa inerme, di terracotta come una Lucia Mondella sospesa tra due fuochi sulla scena del bluff china a scrivere sulla sua Remington silenziosa del Nove. C’è un barcaiolo ubriaco, immagine picaresca. C’è Antonio Sant’Elia, futurista. C’è Strillone, il garzone dei giornali: vende L’avanti, il “giornale della pace”, un misto tra innocenza e ignoranza.
La parola d’ordine è preziosità senza mai perdere la scorrevolezza. C’è l’intento di creare una quadratura storica diversa dal senso comune, idea che affiora anche nei gangli storici citati en passant: Carlo Pisacane e Giovanni Juares, Angelica Balabanoff e Margerita Sarfatti, critica letteraria dell’Avanti che porta nel suo nome una minuscola sottotrama di storia del giornalismo nella diatriba tra Marinetti e Mussolini. Un universo tutto particolare che conquista, quasi lascia resettare la costruzione di ciò che è stato Il Novecento dopo il 1914. Una Storia che sembra avere un destino a venire differente. Un testo diapositiva, che scatta la sua immagine in un momento particolarissimo è intenso agile e dinamico che riesce a conquistare il suo spazio. Un testo agile e intenso nei botta e risposta, frasi a bruciapelo e climax alternati. Gustoso nello spirito del linguaggio del tempo, ma netto e intelligente senza orpelli estetici.
Scrittura gravosa quanto fluida, l’accavallamento dei registri linguistici, un filo drammatico sempre teso, una penna che rincorre il sapore storico, mai in resa manierista intelligentemente reso anche nei rivoli futuristici disseminati nel testo senza eccesso.
Da leggere. Un testo storico un affresco umano all’ombra della Storia.Nasce a Bologna il 12 novembre 1961. Ha conseguito la laurea al DAMS con lode. Vive e lavora a Milano.Dal 1990 al 1998 è stato autore televisivo per Mediaset e dialoghista nel mondo del doppiaggio per Studio P.V.
Stefano Cerioni mette a disposizione anche copie autografate direttamente richiedibili al prezzo scontato di 10 euro (spese di spedizione incluse ) pagabili via paypal all’indirizzo di posta elettronica stefano.ce.961@virgilio.it
In alternativa, il libro è disponibile sui siti della grande distribuzione come Ibs, Gorilla.it, Libreria Universitaria, Webster, Unilibro e sul sito della casa editrice Uni Service (www.uni-service.it) al prezzo di 11 euro + spese.
Stefano Cerioni, il nome dice nulla? Per gli amanti del doppiaggio milanese degli anime, vi segnalo che portano la sua firma i dialoghi della Serie Classica e degli OAV dei Cavalieri Dello Zodiaco .
• L’idea di questo copione ti è nata dal tuo approccio diretto con gran parte del corpus originale di opere scritte o edite da Marinetti. Scrivi in prefazione che questo stato possibile grazie alla tua collaborazione presso il Centro Apice dell’Università Statale di Milano per la sistemazione della raccolta di questi testi donata dall’attore e collezionista Sergio Reggi. Come è nato il connubio e l'entusiasmo tra te e questo progetto?
Quei giorni ebbi occasione di maneggiare per la prima volta libri pubblicati nei primi anni del Novecento. Le pagine sottili, ingiallite... Carta che difficilmente resiste al tempo. E’ stato come quegli anni cercassero di dirmi qualcosa. Ricordo in particolare l’impressione che mi fece una fotografia di Filippo Tommaso Marinetti, l’allure che lo circondava. Fu una sorta di... folgorazione? Un uomo che avrebbe inventato la pubblicità, la propaganda, massivo, tambureggiante. Insistente. Somigliava così tanto a Mussolini. Voleva dirmi qualcosa. Cosa?• L'Estate di San Martino del 14' è un libro in cui solchi fortemente il territorio. I personaggi sono ben noti, la situazione scenica è un evento frutto della tua creatività. Impresa ardua trovare un limbo aleatorio ma puro in una parentesi storica così compromessa e sotto i riflettori in quel 1914 ancora tutto da scrivere. Come è nata questa scelta?
Siamo modernamente abituati a vedere nelle correnti politiche e nelle opinioni le cause della storia. Nessun tentativo storiografico, per carità. Non ne ho l’ambizione. Solo una domanda: come e perché l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale? E’ vero. Avevamo ambizioni politiche. Eravamo una nazione giovane. Desiderosa di credibilità dopo l’avventura in Libia. Battevano però due grandi cuori, nel petto italico. Allora come forse ancora oggi: uno cristiano, uno socialista. Entrambi per la pace. Come fu possibile fare di un popolo di contadini una falange di belligeranti? Quale agente storico influì? Quale felice (o infelice, dati i risultati) causa scatenante operò in Italia in quegli anni?• Il titolo - si nota nella prefazione del Prof. Marco Soresina - ha un riferimento ben radicato. Come mai lo hai scelto?
L’estate di San Martino simboleggia poco velatamente l’ultimo caldo, raggio di luce prima del lungo inverno. Quale immagine più di questa precorre una lunga notte? Non bastò un dopoguerra per cauterizzare le ferite di un popolo che si scoprì nazione. Forse in quei giorni si gettarono, senza saperlo, senza capirlo, le basi e le idee per quarant’anni di sopravvivenza. Contiamo: ’14, poi ‘15-’18, poi ’19, i sansepolcristi e da lì a un soffio il 1943. La nazione, forte e solida di fronte al nemico, comincia a indossare l’elmetto già nei primi decenni del Novecento. Basta guardare gli abbigliamenti dell’epoca. Una moda imposta... dall’alto (?)• Per quanto riguarda la Storia fattuale, quella vera, i personaggi che citi sono tutt'altro che scontati alle semplici storiografie: il socialista rivoluzionario Jean Jures,il patriota Carlo Pisacane spiriti di rivoluzione e esprit risorgimentale, ma anche il Futurista Antonio Sant'Elia e Angelica Balabanoff, la passione per l'indagine storica non ti manca, ma soprattutto la tua penna risalta i dibattiti dell'epoca a proposito del giornalismo, in particolar modo per i personaggi legati a L'Avanti, citi Margherita Sarfatti (critica letteraria) e gli intrighi verticistici tra Bacci, Mussolini e Bissolati. Ti sei dunque documentato anche su questo tipo di fonti dell'epoca?
Naturalmente volendo fare un quadro il più possibile completo dell’epoca non ho disegnato solo protagonisti. Ho scritto bilanciando con altre figure, diverse, complementari. Le descrizioni sono più dei caratteri che delle descrizioni di masse o dibattiti. In aggiunta a ciò la figura di Jean Jaures mi colpì molto... Sono convinto che colpì molto anche la febbricitante fantasia del giovane Mussolini. Un socialista pacifista demiurgo e redentore di folle ucciso da un nazionalista il giorno prima la dichiarazione di guerra. Fece molto scalpore, allora: per qualche giorno, qualche foglio di giornale, poi nulla più. I socialisti improvvisamente tacquero. Soprattutto Mussolini, dopo i commossi accenti della commemorazione. Quell’uomo francese, saggio, con la barba, fondamentale e fulcro di un’epoca, di un’ideologia... sparito. Semplicemente dimenticato. Subito.•Sulla scena del tuo copione non solo Marinetti e Mussolini ma anche altre figure, per nulla secondarie. Il Novecento è un quadro di massa, tu,invece crei particolarismi alle vicende sociali del microcosmo di ognuno...
Questo il compito dei personaggi secondari, Domenica innanzitutto poi Fulvio e Primo. Ersilio Redenti, invece, ricopre un ruolo preciso. Ha un compito chiave, far capire nascondendo e nascondendosi. Diciamo che veste panni pesanti, non suoi. Lascio al lettore e allo spettatore scoprire quali. Curioso... Un capitano dell’esercito in borghese davanti a uomini che passarono la vita in uniforme. Senza doppi sensi, solo un chiasmo tra costumi. Però.. curioso, no? Quello che rappresenta Ersilio Redenti potrebbe essere un vezzo tipico di noi italiani: vedere sempre un uomo nascosto dietro progetti grandiosi. Più che vederlo: immaginarlo.• Spesso, l'interazione dei tuoi personaggi dipinge un affresco cangiante del milieu sociale di ognuno intenso. Situazionista, borghese,popolare, ideologico, futurista. Mi riassumi come hai vissuto questa esperienza letteraria plurima?
Questo è stato un dono dei personaggi. Semplicemente scegliendoli li ho disegnati secondo un fecondo intrecciarsi di motivi letterari. Faccio teatro, vorrei fare teatro: ma come si fa, con tali personaggi, a limitarsi alla scena? La loro prorompente personalità li proietta fuori. Sono gravati di forte iconologia e retorica. Soprattutto Antonio Sant’Elia. artista di genio, socialista, futurista, caduto in guerra. Peccato una piccola parte, nella pièce: la figura si sarebbe prestata a ben altri destini. Sono sicuro che qualcun altro, un giorno, ne coglierà meglio le implicazioni artistiche e drammaturgiche. Ciò che di meglio sarebbe stato per l’Italia e il mondo se non fosse semplicemente morto al fronte.•A proposito di quest'ultimo aspetto, miri molto allo spirito ostentatamente socialista di Mussolini, il tuo punctum nella storia. e stata quest'ago primordiale, dunque, a scuotere la tua ispirazione?
Sicuramente. Fu proprio il chiedermi come poté un giovane e già celebre socialista diventare Mussolini a scuotere il nodoso albero della mia ispirazione. Nessuno degli impetuosi ideali della sua formazione costellano il Mussolini fascista. L’odio per i clero (firmò il Concordato), l’odio per i tedeschi (si alleò con Hitler), la grande amicizia per gli ebrei, (la barbarie delle leggi razziali). Quale impegno del socialista troviamo in Mussolini? La posa per le battaglie del grano, i campi solari per i ragazzini? Fu davvero un conquistatore? O piuttosto un conquistato?• In quanto a lessico, spesso la tua penna si veste dell'linguaggio d'epoca, piccole note dense. 'La fronte', invece de 'il fronte, ad esempio, vocabolo che spesso adoperi...
'La' fronte: si diceva così, non 'il' fronte: la fronte. Devo ringraziare il prof. Marco Soresina, una volta di più oltre l’estensione delle pregevolissime note di prefazione, che ha voluto confortarmi su alcune scelte. ‘Osa’, mi disse.Se il linguaggio ricalca l’epoca, la magniloquente quotidianità del beau geste, perché non lasciare alcune gemme del linguaggio di allora? Così come non era 'una' automobile, ma 'un' automobile. Sono spunti dall'italiano degli inizi del Novecento. Poche idee di lessico che -spero- impreziosiscano il testo senza appesantirlo. Sono già abbastanza vecchio. Non vorrei dimostrare novant’anni di più.• Tanto da dire sulla tua scrittura a cui lascio un velo per la curiosità del lettore, ma non posso ignorare la particolarità di certi tuoi freak futuristi ' farle farsi...farsa', ' Turàti e Tùrati', Ingegno ma anche scorrevolezza, raccontami...
Questo fa parte dei vizi di chi ama le parole prima del loro significato. Che dire? Sarebbe come chiedere a un musicista di non innamorarsi delle note. Certo, bisogna scrivere di significati, non di forme. Non è avanguardia. Né surrealismo né dadà.. Qui si cerca semplicemente e chiaramente di comunicare. Naturalmente qualche vecchio sgorbio rimane. Ma... Come negarsi a qualche sberleffo futurista quando si ha Marinetti a recitare le proprie battute?• Un particolare importante che ostenti spesso con orgoglio 'una Remington silenziosa del Nove'. Come mai?
Nacque così la propaganda. Silenziosamente. Oggi la pubblicità tappezza le città. Marinetti sarebbe felice, se vivesse nel 2000. Omaggio doveroso e simbolico alla nascita silenziosa dell’era della comunicazione.• 2009, il tuo libro è pubblicato proprio nel centenario del Futurismo, scrittura gravosa e densa. Hai impiegato 6 anni per la sua gestazione. Come hai maturato le scelte del testo nel tempo?
Descrivere la gestazione di questo lavoro richiederebbe la redazione di un altro libro. La storia di quegli anni, degli anni successivi ci scruta da mille pertugi, le sue note non sono nemmeno tutte sui libri. Le viviamo quotidianamente. Se è vero che tutti i secoli sono figli dei secoli precedenti, tranne forse per il Medioevo, noi siamo i figli del Novecento. Speriamo di aver imparato qualcosa dai nostri padri.• La Milano del tuo libro è un mondo fatto di strade, nomi di una città vista dell'interno, un cuore collettivo che non risponde al 'bell'amore' di cui parla il tuo picaresco barcaiolo - gondoliere. Sguardo d'epoca ma quanto possiede anche del tuo estro da milanese acquisito?
Devo dire che essere stranieri dà al tuo occhio una capacità in più. Cogli maggiormente le differenze, le peculiarità. Se vivi a Firenze, non ti accorgi di quanto è bella la tua città. Probabilmente se fossi stato milanese non avrei gustato con altrettanto cupidigia questo suo voler tipicamente esserci, esserci sempre, fare, capire. La caratteristica migliore di Milano. Il motivo per cui la si può amare ogni mattina senza che si rifaccia il trucco.• E in quanto a Milano, non posso non rivolgerti una piccola ma significativa domanda sulla tua esperienza televisiva come dialoghista presso lo Studio P.V, agenzia che ti ha visto protagonista nell'adattamento de I Cavalieri Dello Zodiaco. In riferimento allo spirito teatrale del tuo libro mi viene in mente uno stralcio di un'intervista ad Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus, a cura di Roberto Branca in una monografia dedicata a questo anime in cui si cita l'attitudine della direzione del doppiaggio di Enrico Carabelli che « aveva una formazione teatrale e amava sondare ogni possibile espressione emotiva». E', credo, una lezione sul punto di vista psicologico e profondamente interpretativo dei personaggi su cui ancora oggi, in una nuova veste, hai potuto trarre una lezione oltre la tua laurea al Dams di Bologna. Giusto?
Veramente la mia sensibilità ai personaggi, alle loro psicologie, alle loro diversità deriva più dalle mie esperienze nel doppiaggio che dai miei trascorsi universitari. Senza voler toglier nulla allo studio e dando allo Studio P.V. ciò che merita... la ricerca dei tratti, la curiosità dei rapporti deriva più dall’esperienza che dall’analisi. Altrimenti i personaggi verrebbero tutti uguali, tutti costruiti secondo regole ben definite. Non credo funzioni così. I personaggi non studiano, si comportano, agiscono.• E in quanto alla tua scrittura, è il primo progetto in luce, che pubblichi in 'chiave solista', una scrittura tutta tua. Una «luna crescente» citando un tuo concetto chiave nel testo, Qual è la novità che senti in te?
Questo spererei foste voi a dirlo. Aiutatemi voi a capire se vale la pena continuare. Quando non si hanno punti di riferimento, tutto diventa più difficile. Solista quanto, poi, la scelta? C’è tanto di collettivo in un libro se viene letto.• L'estate Di San Martino Del '14 è un testo pubblicato on demand. Hai nuovi progetti letterari per il futuro e, oltre al teatro, hai mai pensato a una scrittura narrativa sotto forma di romanzo o ad un ritorno ai tuoi albori in veste poetica?
Scriverò ancora probabilmente fingendo di essere un commediografo, un drammaturgo, uno scrittore per la scena.
Lorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti
Impossibile dire quanti libri, più o meno attendibili, siano stati scritti sui Templari nell’ultimo decennio. Ma è fuor di dubbio che il tema è risorto e l’epica dei Templari è tornata di prepotenza a popolare l’immaginazione di un po’ tutti, di scrittori e pubblico. Se Malcom Barber nella sua “Storia dei Templari” ci offre uno spaccato storico, Jan Guillou e Paul Doherty negli ultimi anni ci hanno rimpinzato di storie non poco fantasiose, che di realtà storica contengono poco o nulla, ma che di fatto hanno conquistato subito il pubblico costringendolo a sognare.
Nel suo romanzo, “L’ultimo dei templari”, Paolo Negro ci racconta di un tesoro, che sarebbe sotto la custodia dell’Ordine templare nonostante questo sia stato sciolto e represso nel sangue, una volta che non servì più agli scopi del Papa e del Re. Goffredo De Lor, fuggito dal mondo e dai suoi intrighi dopo una cocente delusione d’amore, diventato sacerdote, crede sul serio di essersi lasciato il passato alle spalle, anche la donna che invece di amarlo finì nel talamo del padre. Abbandonata la famiglia per abbracciare Cristo, a Querqueville, in Normandia, Goffredo trascorre le sue giornate noiose senza scossoni degni di nota. Poi, una sera d’autunno, nel 1313 dopo Cristo, viene chiamato ad assistere un moribondo. Che gli smozzica una verità tanto folle quanto ferale. Goffredo tace. Tace perché non sa a che santo votarsi, e ben presto si rende conto che a Querqueville, di punto in bianco, anche i muri hanno cominciato ad avere le orecchie. Per Goffredo De Lor inizia quello che si potrebbe definire un vero e proprio calvario, che lo porterà sì sulle orme dei Templari ma anche nei meandri della pazzia, sull’orlo della morte. E come se tutto ciò non bastasse, la donna creduta dimenticata è tornata e si accompagna a un nuovo amante, molto pericoloso. Il mondo che credeva saldo, la Chiesa che immaginava immacolata si rivela invece un ricettacolo di vizi e di segreti che potrebbe gettare in ginocchio l’umanità intera: il tesoro dei Templari è l’ultima verità su il Cristo crocefisso.
La Torino “città magica” di demoni e mondi ultraterreni, si tinge di horror - fantasy nelle pagine di Tamara Deroma che con il suo libro d’esordio I 7 Demoni Reggenti inaugura l’inizio di una sua saga letteraria sospesa tra la lotta eterna del Bene contro il Male. La protagonista è Eileen,una ragazza normale in apparenza: resa inerme da una vita mortale, in realtà appartiene al più potente clan dell’Inferno. Catapultata in questa dimensione ultraterrena,riuscirà a scappare dal potente Gujrhah e della sua potenza distruttrice scagliata contro i Sette?
E dalla magica Torino, di incantesimo in incantesimo, come ogni anno al Lingotto riapre la Fiera Internazionale del Libro.
La giovane Tamara, classe 1979, sarà ospite il 14 e 15 maggio allo Spazio Dea Store al Padiglione 2, ore 16.00 per incontrare i suoi lettori.
E come auspicio alla sua penna letteraria ecco sbucare un testimonial d’eccezione: Ivo De Palma e la sua voce che firma un book trailer per Tamara dalle sembianze cinematografiche: <<Tamara è di Torino, scrive un libro ambientato a Torino, ed è pure nata nel mio stesso giorno (ma molti anni dopo, ahimè...). Le auguro anche solo un decimo del successo di Harry Potter!! Ho realizzato quel trailer in gran segreto, per farle una sorpresa. Sapevo che ne aveva già altri due, ma senza una voce recitante. Qualche annetto d'esperienza anche come dialoghista mi ha permesso di rielaborare il riassunto ufficiale del libro, sintetizzandolo nelle poche frasi ad effetto che ho utilizzato. Per quanto riguarda le immagini, qualcosa in movimento l'ho utilizzata, ma non ho voluto esagerare, perché è fin troppo facile "rubacchiare" il lavoro degli altri... Senza alcuna pretesa di inventare chissà che, ho voluto che fosse una cosa che potevo definire "mia".La scansione in due parti, di cui la prima introduttiva (su un brano degli Evanescence, che l'autrice adora...) e la seconda più scatenata, è parte consapevole del progetto.>>
Ma ecco un tu per tu con Tamara più ravvicinato per capire il suo sguardo su I 7 Demoni Reggenti:
1. Partiamo da questa piccola sorpresa che ti sei trovata tra le mani, il trailer di Ivo De Palma che ha firmato questo book trailer per il tuo libro. Come ha fatto a fiutarti?
E’ nato tutto su Facebook. Un giorno ho scritto sulla bacheca del mio profilo che chi voleva aiutarmi con la promozione de “I 7 Demoni Reggenti” poteva spargere la voce tra i propri amici e contatti e... beh, Ivo ha fatto molto di più!
Ha creato uno splendido book-trailer che richiama in sé l’essenza stessa del mio romanzo!
D’impatto, dinamico, misterioso ed intrigante riesce ad accalappiare l’attenzione, schiavizzandola totalmente tramite il suono profondo e pieno della voce di Ivo, che noi tutti abbiamo imparato a conoscere ed amare.
Un book-trailer assolutamente cinematografico che alimenta incontrollatamente in me la voglia e il desiderio di sognare per la saga de “I 7 Demoni Reggenti”, una fortunata serie di film, magari proprio presentati al grande pubblico dalla stupenda voce di Ivo de Palma e dalla sua splendida creazione!
Tornando alla domanda iniziale, il giorno seguente al mio appello, non appena mi sono accorta del suo splendido regalo, ero talmente felice ed incredula da sentirmi la persona più fortunata al mondo!
L’ho ringraziato ed anzi, colgo l’occasione per farlo ancora; è stato davvero fantastico.
Ancor più che gentile, direi premuroso ed altruista. Qualità assolutamente dimenticate ai giorni nostri.
Ho visto e rivisto il book-trailer di Ivo tantissime volte ed ogni volta, rimango a bocca aperta. Chiunque mi conosca può tranquillamente testimoniare che è difficile sorprendermi e colpirmi a tal punto. Ivo De Palma ci è riuscito in pieno.
Ed ancora di più quando stamattina, accendendo il mio computer portatile, mi sono accorta del nuovo trailer creato sempre da Ivo per sponsorizzare la mia presenza alla Fiera Internazionale del Libro di Torino!
Sono rimasta senza parole a lungo. Ivo De Palma mi ha sorpresa due volte su due. E’ straordinario.
Davvero, complimenti!
2. Horror, fascino gotico e soprattutto letteratura fantasy. I 7 Demoni Reggenti nascono da queste atmosfere. Come è stato creare un personaggio come la protagonista Eileen sospesa in una cornice di Demoni, Purgatorio e Inferno ?
E’ stato, in una parola, istintivo.
Eileen è una ragazza forte, impulsiva; sa quello che vuole ed è disposta a tutto pur di ottenerlo. Ma è anche sognatrice, semplice, insomma, una ragazza come tante.
E proprio questo era l’obiettivo che volevo centrare.
Eileen è una come tante, una in cui ognuna di noi potrebbe riconoscersi.
E quindi naturale per una lettrice immedesimarsi in lei e vivere “in lei” le sue avventure e disavventure, soffrendo e gioendo in prima persona.
Ma i lettori maschietti non temano di non poter avere lo stesso trattamento di favore, anzi!
Se la protagonista “narrante”, infatti, è Eileen, molti sono i personaggi appartenenti alla rosa dei principali che occupano, a loro volta, il ruolo da protagonisti insieme a lei.
Sarà facile calarsi completamente nei panni dell’autoritario Rayiin, del misterioso Shell o ancora di quel furbetto di Aìnt o del diplomatico Urìel o perché no, ritrovarsi nelle vesti un po’ più affannate del maresciallo Tommaso Conti o in quelle di John Moore, fermo restando che vi sono anche altre personaggi femminili importanti a parte Eileen, come Judith e Lene, le sue migliori amiche, anche loro di fondamentale importanza nello svilupparsi della storia.
Ogni singolo personaggio si muove secondo una mentalità e personalità ben distinta, tanto che per me è stato semplicissimo sapere, nelle varie situazioni, come avrebbe agito. Molti di loro hanno ruoli attivi al 100% e le loro azioni sono di fondamentale importanza ai fini dell’intera saga.
Troverete azione, avventura, tonnellate di adrenalina, sentimento, perfino humour in un contesto letterario assolutamente semplice e diretto ad ogni tipo di lettore.
I protagonisti vivono in uno scenario gotico moderno e contemporaneo, in una realtà concreta ed a volte, del tutto irreale, in cui molti di noi vorrebbero incoscientemente essere catapultati almeno un giorno intero per provare l’ebbrezza di entrare in contatto con il fascino misterioso del Male; tutto verte su un concetto che io ho reso “la morale”, se vogliamo, dell’intera saga de “I 7 Demoni Reggenti”.
“Il Bene non è solo Bene e il Male non è solo Male”.
Una frase semplice che, però, raggiunge la coscienza sottoforma di moltissimi interrogativi che a loro volta, trascinano il lettore in un turbine di dubbi, paure ed incertezze che porteranno ad una ragionata e personale risposta alla “domanda-lancio” del primo libro, ovvero:
“Bene. Male. Sei pronto a schierarti?”
Beh, vi posso assicurare, che non sarà così semplice!!
3. 470 pagine. Per venire fuori il tuo romanzo è stato in gestazione dal 2001 al 2008, tempo per imparare a convivere. A livello mentale e creativo quale atteggiamento c'è stato nei confronti di questo libro?
Direi quasi ossessivo. Io ho amato questo libro con tutta l’anima. E solo questo mi ha permesso di non arrendermi.
Nonostante in questi anni la mia passione di scrivere fosse in gran parte soffocata da innumerevoli altri lavori in cui mi sono dovuta immergere per continuare a vivere, la voglia di andare avanti e terminare definitivamente il mio romanzo ha continuato a germogliare fino ad attecchire del tutto con l’ultima e definitiva correzione.
In realtà, avrei potuto metterci molto meno, ma ho preso e lasciato “I 7 Demoni Reggenti” tante di quelle volte, purtroppo, da dover ricominciare più volte il lavoro dall’inizio. Un lavoro lunghissimo dovuto anche al fatto che non ho mai avuto nessuna intenzione di pubblicare. Sono stati mio marito Flavio e le mie due migliori amiche, Francesca ed Eva, a convincermi a fare il grande passo!
Comunque, giuro, per i successivi libri non accadrà più! Non ho intenzione di fare passare tutti questi anni tra un volume e l’altro! E’ mia ferma intenzione dedicarmi costantemente alla scrittura, anzi per la verità il secondo capitolo, è già praticamente pronto.
Mi piacerebbe farlo uscire per l’anno nuovo... vedremo!
4. Torino, tu ci vivi e la tua storia si ricama addosso questa città. Fantasy e Torino, mi spieghi la magia di questo connubio?
Fantasy è magia e Torino è magia. Magia bianca, ma anche magia nera. Torino è vertice del triangolo di magia bianca insieme a Praga e Lione, ma anche di magia nera con Londra e San Francisco.
Una città dai mille volti. Dove tutto è il contrario di tutto. Essendo torinese ho voluto fortemente che la mia città entrasse a far parte dello scenario de “I 7 Demoni Reggenti”, anche se nel primo libro, i lettori ne intravedono soltanto qualche accenno che, però, li traghetterà dritti al secondo capitolo della saga.
C’è da dire che quasi in ogni volume seguente sarà possibile gustarsi scene “girate” nel capoluogo torinese... non posso proprio farne a meno!
Anche la città immaginaria di Eileen e delle sue amiche è per me una piccola Torino: le viuzze del centro dove lei, Judith e Lene vengono aggredite dal Demone Reggente al Peccato Capitale dell’Invidia, sono ben identificabili nelle strette vie che costeggiano via Garibaldi e l’intero centro storico, ma è chiaro e nello stesso tempo bellissimo, che ognuno possa identificare in questa realistica cittadina, un aspetto diverso dei propri luoghi.
Proprio perché è matematicamente “quasi” certo che ogni persona ami a dismisura la propria città.
Ma il legame che ho con Torino è più di questo.
E’ la città dei misteri, dei miei misteri, della mia magia, nera o bianca che sia.
Mi avvolge nel suo mantello oscuro e mi seduce e lo fa, senza farsene accorgere, con chiunque, anche per puro caso, vi transiti.
Torino è magia e la magia è Fantasy.
Ma il suo lato oscuro, quello che più mi attira, è la magia nera, e la magia nera è anche Horror ed io e il mio libro non possiamo che esserne parte, vi pare?
5. Eppure per te Torino significa anche Fiera Internazionale del Libro e il Torino Comics & Games. Da qui è partita la prima diffusione del tuo romanzo consapevole ai tuoi occhi: i primi contatti diretti con nuovi lettori, le copie da firmare. Raccontami
E’ stata una grande emozione cominciare. Il Torino Comics & Games è stato per me un valido trampolino di lancio, la prima presentazione al pubblico, a livello ufficiale, del mio libro. Un’esperienza che ripeterei anche subito!
Lo stand era magnifico, mio marito Flavio e mio cognato Gian Michele hanno fatto miracoli con l’allestimento e di questo ancora li ringrazio. E poi collaborare con Francesca, mia sorella, ma soprattutto un’illustratrice fumettista eccezionale mi ha fatta sentire ancora più a casa mia. Lo stand incantava nel suo angolo “bianco” con le sue opere, anche fatte al momento, e nell’angolo “nero” con i miei libri e i gadgets legati a “I 7 Demoni Reggenti”.
Tre giorni di fiera stancanti, ma bellissimi che mi hanno regalato tante belle soddisfazioni, prima fra tutte il contatto con i miei lettori, quelli che già mi conoscevano e avevano iniziato la lettura del libro e quelli che ho incontrato proprio allo stand e con cui continuo ad avere contatti tramite il mio sito ufficiale, il gruppo e il mio profilo su Facebook.
Abbiamo venduto tutti i libri già la domenica nella prima mattinata... è stato incredibile!
Ho reperito qualche altra copia d’eccezione, ma non sono durate che qualche altro minuto!
Un’esperienza bellissima e gratificante che ho ripetuto con la Fiera Internazionale del Libro. Un sogno che diventa realtà.
6. Torino e l'editoria Indipendente hanno costruito una buona traiettoria andando di pari passo. Da scrittrice emergente, tu avverti questa spinta privilegiata che pulsa in questa città?
Onestamente non molto. Ho dovuto farmi in ottomila pezzi per cominciare ad entrare nelle librerie “che contano”. Colloqui, presentazioni con tutti i responsabili e non, rincorse al telefono e tanta, tanta fatica, a volte, neanche meritata. Per noi scrittori emergenti è davvero dura; avere un cognome straniero aiuta moltissimo a farsi strada ed ancor più avere le giuste conoscenze con parecchi soldi da investire, ma io non ho potuto usufruire di nessuna di queste agevolazioni. Così sono scesa in campo in prima persona e mi sono buttata nello spietato marketing dell’editoria promuovendo, insieme a mio marito, il romanzo. L’ho fatto perché ci credevo e ci credo ancora oggi tantissimo.
Spero che in futuro questa situazione possa migliorare. E’ importante che le grandi case editrici e il mondo delle librerie indipendenti e non investano sugli scrittori di casa nostra, se ne vale la pena.
7. Ultima ma non ultima la tua casa editrice, Edizioni Sabinae (distribuita anche su BOL). Come è stato questo "impatto tecnico" con il mondo della "sala dei bottoni" che ha trasformato in libro il tuo manoscritto?
E’ stato un processo molto veloce. Dal momento in cui ho inviato la mia prima bozza all’editore fino alla pubblicazione de “I 7 Demoni Reggenti” non è passato molto tempo, anche se l’ansia, purtroppo, tende a trasformare i secondi in ore.
Di certo è stata un’emozione enorme quando mi è stata presentata quella che poi sarebbe diventata la copertina ufficiale del primo volume.
Lì ho cominciato a crederci sul serio, a fiutare la realtà in quel magnifico sogno apparente che mi circondava.
Lavorare con Edizioni Sabinae è stato costruttivo e professionale e non posso che ringraziare tutta la redazione al completo, in particolare il direttore editoriale, Simone Casavecchia, che ha voluto investire su di me e Nicola Fiorentino, il direttore creativo che ha creduto nel mio romanzo e che mi ha seguito pazientemente dall’inizio fino alla pubblicazione della bozza (grazie ancora Nicola!).
8. Il tuo esordio sotto tutti questi riflettori è stato sicuramente uno spirito. Sul tuo forum scrivi che I Sette Demoni Reggenti è destinato ad essere una saga. Tutto questo nuovo sprint ti fa tornare a scrivere con una ritmica e un approccio mentale diverso?
Sì, sicuramente sì. Ho un’immensa voglia di fare, perfezionare e creare da nuovo e tutto questo entusiasmo lo devo sicuramente alla prima calda accoglienza che il mio romanzo ha avuto.
“I 7 Demoni Reggenti” è una saga e come ho già accennato il secondo capitolo è praticamente già quasi pronto, ma non so dire ancora da quanti volumi sarà composta l’intera opera.
Quel che è sicuro è che voglio raccontare la storia di Eileen e degli altri protagonisti fino a quando ci sarà qualcosa da dire, fino a quando potrò sognare liberamente le loro avventure. Lo farò con un approccio mentale più aperto di prima, perché scrivere è diventato più che un hobby, è un lavoro. Quello della mia vita.
Un lavoro che intendo fare al meglio, con le mie vecchie e nuove risorse, sperando di far sognare i miei lettori, almeno quanto ho sognato io.
LINK
http://www.tamaraderoma.com/
Sabato 6 Dicembre si terrà a Milano, presso la libreria “Libri&Caffè” di via Pietro Maestri 1 (raggiungibile con i tram 9 – 23 – 29 – 30), l’incontro “”Esordi femminili nell’universo della parola scritta, organizzato da Carlotta de Melas, autrice del romanzo generazionale “Una Lingua sul Cuore”, con la partecipazione di Paola Boni, autrice del romanzo dark “Black Angel” e di Francesca Angelinelli, autrice dei romanzi fantasy di “Chariza”.
Dovrebbe esser facile spiegare il perché di “Morte all’alba”, ed invece no. Ma cercherò comunque di spiegare i motivi salienti per cui ho deciso di rendere disponibili alcuni miei scritti.
Che qualcuno ci voglia credere o meno, è da tempo che mi si chiede di pubblicare. Ora io non so dirvi se questo libro lo si possa considerare a pieno titolo una pubblicazione; però uno con il vizio di scrivere l’ha scritto parola dopo parola, pagina dopo pagina, e nel suo piccolo questo qualcuno in qualche modo bisogna pur indicarlo, o etichettarlo: per brevità chiamato scrittore! *
“Morte all’alba” risponde a un’esigenza, quella di offrire la parola scritta e compiuta a chi vorrà leggerla, a chi in tempi antichi e recenti me l’ha chiesta se non proprio come preghiera almeno tentando una provocazione a mio solo dànno, quasi a sottolineare, “Avanti, provaci frocetto! Vediamo un po’ di che pasta sei fatto”.
Ho risposto alla provocazione, ma in verità questo è stato l’ultimo dei miei pensieri.
In “Morte all’alba” spero d’aver saputo raccogliere il meglio di tanti racconti scritti negli ultimi tre anni. Il criterio di scelta è stato dettato al disopra di tutto da ragioni non commerciali, privilegiando la sostanza e lo stile: in questa raccolta si potranno dunque incontrare racconti nevralgici dichiaratamente avantpop, racconti horror e dark, e anche storie erotiche, volgarmente trash, o bukowskiane che dir si voglia, fermo restando però che mai e in nessun caso ho tentato di emulare quegli autori citati in maniera trasversale o addirittura enfatica.
In tutto ventinove racconti, tutti fra loro diversi, non solo per genere ma per stile anche. In “Morte all’alba” non mancano chiari richiami stilistici – e non solo - a Ernest Hemingway e neppure al più modaiolo e attuale Stephen King, ma anche e soprattutto a Edgar Allan Poe, J. Sheridan Le Fanu, Henry James. Howard P. Lovecraft. E chi avrà la fortuna, o la sventura, di leggere questa antologia personale incontrerà il placido nervosismo di Cesare Pavese, l’incombenza di resistere di Beppe Fenoglio, la ricerca dell’Atman secondo una formula di ribellione e misticismo à la Hermann Hesse, l’eleganza di Gabriele D’Annunzio, l’anarchia axiologica di F.W. Nietzsche, il raziocinio di Bertrand Russell, la visionarietà di Philip K. Dick che si accompagna a quella di William S. Burroughs…
C’è un universo intero in questi ventinove racconti, o forse è più giusto dire che il mio intento è stato anche quello di tentare questa impresa, impossibile per chiunque. Non sto dicendo che proprio io, l’ultimo arrivato, ci sia riuscito. Più semplicemente dico che ho tentato.
Non mi resta dunque altro da fare che augurarvi buona lettura, sperando che il libro non vi disgusti troppo. Sono certo che saprete giudicarlo con giusta severità.
Giuseppe Iannozzi
* parafrasando il titolo dell’ultimo album in studio di Francesco De Gregari, “Per brevità chiamato artista”, 2008
|
Morte all'alba di Giuseppe Iannozzi Acquista la tua copia di Morte all'alba ![]() http://www.lulu.com/content/4135701 ![]() Leggi l'intervista a Giuseppe Iannozzi a cura di Chiara Perseghin |
"Una stella incarnita
Con l'attesa di molti (me compresa), da oggi potete trovare on line la mia raccolta di poesie Il Carillon delle Stelle Vagabonde: oltre 60 poesie del mio periodo in versi più intenso: al suo interno potete dunque trovare i miei versi che parteciparono con successo a diversi concorsi letterari entrando anche a far parte di una partecipazione all'ambito Premio Luzi 2006.
Potete trovare questo mio libro solo ed esclusivamente su http://stores.lulu.com/chiaramarra* al prezzo speciale di 6,81 euro oppure in versione e-book a soli 2,00 euro (scelta che magari vi consiglio se volete evitare le spese di spedizione e le attese visto che Lulu opera all'estero).
In più vi ricordo l'offerta promozionale del mio primo romanzo Le Départ – Imballaggi Per Anime In Volo, la storia di un pianista – stewart aereo alla ricerca di se stesso. Libro che potete trovare a 7,72 euro in versione cartacea o a 1,56 nella versione digitale.
* Vi ricordo che il sito di Lulu.com accetta solo pagamenti tramite carta di credito.
Con la speranza di leggere presto i vostri commenti e le vostre opinioni, vi auguro una buona lettura.
Alla prossima
la vostra capo redattrice
Chiara Marra
1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.In occasione del lancio del romanzo “Saxophone Street Blues”, in uscita l’8 gennaio 2008, Las Vegas edizioni bandisce la prima edizione del Premio Belial per la Miglior Vita Fittizia. Si tratta di un concorso letterario nazionale dedicato alla composizione di note biografiche fittizie.
Possono partecipare, senza limiti di età, autori residenti in Italia e all’Estero. Saranno ammesse composizioni di massimo 3000 battute, catalogabili stilisticamente come note biografiche che abbiamo per protagonista lo scrittore ventenne Hector Luis Belial. Esempi di queste “biografie potenziali” possono essere consultati sul blog dell’autore (www.hectorbelial.blogspot.com).
I partecipanti possono inviare un massimo di cinque elaborati all’indirizzo hectorbelial@gmail.com, specificando i propri dati anagrafici e scegliendo uno pseudonimo per la competizione. Sono accettati file in tutti i formati word, open office e pdf. Il concorso avrà inizio l’8 dicembre 2007, e proseguirà per 66 giorni.
Durante tutta la durata della competizione, gli elaborati pervenuti saranno via via pubblicati sul blog, dove potranno essere commentati e valutati dal pubblico. La valutazione del pubblico, tuttavia, non influisce sulla scelta degli elaborati vincitori, che avverrà ad insindacabile giudizio della Giuria.
Entro il 30 marzo 2008, la Giuria si impegna a selezionare una rosa di 5 vincitori, i quali riceveranno ciascuno una copia di “Saxophone Street Blues”. Il vincitore assoluto, inoltre, vedrà la pubblicazione del proprio elaborato, che accompagnerà il prossimo romanzo di Belial come nota biografica ufficiale.
In realtà, dovrebbe bastare il titolo del libro - «Il “caso” Cicciapetarda» - per far intuire il contenuto dello spassoso romanzo, che ha segnato l’esordio dell’ingegner Fabrizio Altieri, in veste di scrittore. Ma la “bambola scorreggiona” – perché questo è Cicciapetarda – è più che altro il pretesto che permette all’autore di proporre una panoramica simpatica e un po’ grottesca del nostro mondo. Simpatica e grottesca, perché l’autore mette in risalto alcune assurdità della società moderna con asserzioni stravaganti, quasi a sdrammatizzare momenti a volte persino drammatici, creando paradossi esilaranti con quel pizzico di humor toscano che arricchisce il testo con buffe metafore. Il “caso scandaloso”, e le sue conseguenze, della messa sul mercato della bambola “diseducativa”, almeno per alcuni personaggi del libro, permettono all’autore di dare un consiglio chiaro e schietto a tutti i lettori: “Suvvia: è ora di smetterla di prenderci troppo sul serio!!!” Il romanzo, edito dalla Società Editrice Fiorentina, si legge come un lungo racconto leggero. Dalla scrittura asciutta, lineare e diretta, è alla portata di tutti coloro che amano ancora trovare nella lettura un momento spensierato da trascorrere con il sorriso sulle labbra e, perché no, magari desidera trovare degli spunti per riuscire a vivere in chiave ironica alcuni momenti della vita un po’ meno segnati dalla fortuna. Fabrizio Altieri – simpatico e coinvolgente personaggio incontrato in un paio di occasioni durante altrettante fiere letterarie -, nel frattempo, ha pubblicato un nuovo libro. Uscito sempre per le edizioni della Società editrice Fiorentina si tratta di una raccolta di 8 racconti che trattano con ironia altrettanti temi importanti (la bellezza, la giustizia, l’imprevisto ecc). Il titolo del nuovo libro di Altieri è «Maremma safari e altri sogni»... che lascia ben sperare almeno in una sana risata da strappare alla quotidianità.
Scheda romanzoUna donna. La provincia.
In sintesi: Emma che ama senza riserve, che rischia, che non si risparmia, che resiste, cade e si rialza. La passione, la bellezza, gli ideali, come principali ragioni del suo andare, del suo sentire del suo vivere intenso.
Breve l’incontro con Mauro. Mauro che si tormenta, che si distrugge perennemente in bilico tra l’alcool e la poesia, che fa della sua vita una barricata, che tramuta le sue idee in pericolose azioni.
Romanzo profondo e doloroso. Poesia, letteratura e politica fanno da sfondo e da protagonisti a questo intenso romanzo, dove l’attenzione per la parola procede di pari passo a quella per i moti, le sensazioni e i sentimenti di anime vive e coraggiose. Un inno alla forza e alla bellezza delle anime di vetro.
VENTO ROSSO
Giuliana Argenio sez VERTIGO Voci Nuove
Edizioni Il Filo-distribuito nelle librerie dal Gruppo Mursia Editore
orinini via mail - ilfilo@ordinionline.it
cod. ISBN e EAN
978-88-6185
339-3
Questo mio articolo è già apparso
sul del settimanale ticinese e viene qui approfondito con l'ampliamento della recensione
![]()
Presente anche la Svizzera italiana
«Il bene tolto» di Giusi D’Urso apre la rassegna
Libri, editori e autori al Pisa Book Festival
«La piccola editoria ti conquisterà». Questo lo slogan del Pisa Book Festival svoltosi l’ultimo finesettimana di ottobre nella città della torre pendente. E tra i «conquistatori» c’era anche la Svizzera italiana. Giunta alla quinta edizione, la fiera quest’anno ha infatti eletto quale proprio ospite la Società Editori della Svizzera Italiana (SESI), nell’ambito del progetto «Paese ospite: una finestra sull’Europa».
La manifestazione, di fatto, ha permesso alla rappresentanza dell’editoria ticinese di far conoscere i propri prodotti, ma anche di presentare il nostro territorio da un punto di vista culturale attraverso temi importanti, come la cultura etica della malattia e della cura, l’italianità all’interno di un federalismo linguistico, l’essere un crocevia mediatico, l’integrazione e l’apertura che nascerà con AlpTransit, e altro ancora.
Alla SESI è stato riservato un intenso programma, tra presentazioni e conferenze, che ha visto impegnati autori, editori, giornalisti, dottori e diversi altri relatori noti nel nostro cantone come: Sandro Bianconi, Chiara Orelli Vassere, Claudia Quadri, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni, Pierre Lepori e Francesco Biamonte, Fabrizio e Michele Fazioli, e poi ancora Marco Borradori, Piero Martinoli, Carlo Ossola, Alberto Galla, Tania Giudicetti-Lovaldi e Pietro De Marchi.
Oltre ai diversi incontri la Svizzera italiana è stata presente durante tutti i tre giorni della fiera grazie a uno stand collettivo che esponeva i prodotti dei vari editori locali.
Non sarebbe però un articolo completo se parlando di una fiera letteraria non si citasse almeno un libro meritevole. Ebbene una nota di rilievo va quindi alla presentazione dell’opera che ha avuto l’onore di dare il via al Festival letterario, in concomitanza con altre tre conferenze di cui un seminario, un convegno e un incontro d’autore. Stiamo parlando de «Il bene tolto», romanzo d’esordio della pisana Giusi D’Urso (www.giusidurso.com) appena uscito per le Edizioni Progetto Cultura. In un centinaio di pagine l’autrice ha saputo trattare con straordinaria capacità narrativa un tema delicato come quello della violenza sulle donne e dei rapporti con gli uomini dopo la violenza subita. La scelta del comitato organizzativo di mettere in risalto quest’opera, è stata dettata, oltre che dal valore letterario riconosciutole da subito, anche per sottolineare l’edizione 2007 che coincide con l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.
Un libro che dovrebbe venir letto, più che dalle donne che vi si riconosceranno, dagli uomini che desiderano capire e sfogliare pensieri femminili spesso «segreti», o taciuti per mancanza di comprensione da parte del compagno. Una storia che scioglie alcuni nodi della memoria della protagonista, la quale ricompone nel libro la propria storia attraverso forti emozioni.

...continuazione della recensione del libro "Il bene tolto" di Giusi d'Urso
Ho parlato di forti emozioni, sì, perché il libro di Giusi D’Urso è un cofanetto di ricordi vivi, una tormenta di flash back che attanaglia i pensieri di una donna dagli occhi color nocciola intenso, sdraiata sul divano e vestita solo dalla morbidezza di una vestaglia di ciniglia, che non riesce però a smussare la rudezza degli spigoli di un passato ingombrante. Come accade alla protagonista lo stesso capita al lettore che inizia a sfogliare con gli occhi “Il bene tolto” della scrittrice pisana: in un turbinio di salti nel passato, in poche ore, si viene attirati al centro del vortice di sensazioni a volte spensierate, spesso ingestibili, sempre indelebili, fino ad arrivare nelle pagine più oscure e travolgenti dove, a quel punto, nessun lettore potrà voltare lo sguardo per non vedere... Perché il grido di sofferenza scaturito da un bene tolto con la forza riecheggia per anni, a volte per sempre, nel cuore di una donna, sebbene troppo spesso venga soffocato e strozzato nella gola di coloro che vorrebbero liberarsene, ma che non ci riescono: forse perché non è facile farlo, e neppure trovare un ascoltatore in grado di capire...
La scrittura di Giusi D’Urso, pur trattandosi di un argomento così grave, non cade mai nel patetico. Piuttosto il contrario: la forza della protagonista, in tutta la sua fragilità, emerge a ogni tratto, sapendo regalare anche descrizioni incantevoli che, ripescate dallo stesso passato tormentoso, creano parentesi di calma apparente dove profumi e sapori ossigenano scampoli di pace e serenità.
La croce Honninfjord
Marsilio Editori
in libreria dal 17 ottobre 2007
L’esordio sorprendente di un giovanissimo autore
1970. Il giovane Bjorn Korning, custode dell’immenso Archivio che, a Ingenting, contiene tutta la musica del mondo, riceve una lettera inaspettata e parte alla volta di Venezia per rivedere Marie, la ragazza francese che ancora, dopo quattro anni di silenzio, desidera sopra ogni altra cosa.
1942. Edvard von Honninfjord-Dervinskij, compositore e partigiano, si reca a Tilbake, nel nord della Norvegia, per affondare un traghetto e impedire ai tedeschi di ottenere la bomba atomica.
Natale dell’anno 883. Il monaco benedettino Hoisbald giunge in segreto alla cattedrale di Askert con l’intento di rivoluzionare il canto gregoriano sfidando l’ortodossia della Chiesa.
1988. Negli Stati Uniti la telefonata di un’ascoltatrice durante una trasmissione radiofonica permette di risolvere il caso di un gruppo di bambini scomparsi nel nulla mentre tentavano di sfuggire ai nazisti.
Quattro storie lontane nel tempo e nello spazio, che si dipanano intorno a un enigmatico e introvabile spartito in grado di fornire la chiave d’accesso a vari misteri, collegando ogni singola vicenda al destino del protagonista.
Romanzo storico, storia d’amore, mystery musicale, La croce Honninfjord è una sapiente meditazione sulla memoria e l’oblio e insieme un vibrante atto d’accusa contro ogni forma di dogmatismo e dittatura. Una partitura ricca e sofisticata, orchestrata con sorprendente maestria da un autore poco più che ventenne.
<<La croce Honninfjord è un romanzo sorprendentemente maturo, in assoluto e in particolare per un autore così giovane. Non si compiace di nessun luogo comune giovanilistico. Non segue la linea “tondelliana” o minimalistica di molti autori della sua generazione né di quella che l’ha immediatamente preceduta. Potrebbe essere stato scritto da un autore di quaranta o sessant’anni, per quanto riguarda la storia, il mondo che rievoca, e la sicurezza con cui pronuncia il suo stile. Ma è anche, inconfondibilmente, il romanzo di un giovane, perché presenta una grande fame di ideali, di giustizia, una ricerca di senso, sì, lo dico volutamente con questa formula che può suonare un po’ stantia, ma che per un giovane che la ripresenta nella sua necessità, non lo è affatto. Non è un romanzo ingenuo, nel senso che l’autore e il suo protagonista esprimono queste istanze con molta consapevolezza del mondo e dei suoi disincanti, e nonostante tutto affermano la necessità di alcuni valori, la memoria, la testimonianza, la giustizia civile e politica (non la vendetta)>> TIZIANO SCARPA
[la scheda del libro su Internet: http://www.marsilioeditori.it
Giovanni Montanaro è nato nel 1983 a Venezia. Studente di Giurisprudenza, scrive per riviste e giornali locali. Per il teatro è autore di Arriva sempre la stessa lettera da Vienna (menzionato al premio europeo di drammaturgia alla memoria di Ernesto Calindri), Di Donna, Rilke – ogni vita è miracolo e alcuni dei testi di Venezia, note. Finalista all’edizione 2006 del Premio Calvino, La croce Honninfjord è il suo primo romanzo.
====================
7 novembre 2007 – ore 19.00
Teatro Fondamenta Nuove
Cannaregio 5013 – Venezia
Spettacolo-presentazione
del romanzo
La croce Honninfjord
di Giovanni Montanaro
Marsilio Editori
presenta Tiziano Scarpa
letture di Alberto Cucca e Savino Liuzzi
al violino Stefano Bruni
musica di Lorenzo Mason
sarà presente l’autore
ingresso libero
Mi piace informarmi sul mondo dell’editoria cercando qualcosa di nuovo su Internet,mi sono imbattuta in un progetto unico nel suo genere.
http://www.ilpozzoeilpendolo.it/Libreria.htm
Il progetto:
in un teatro di corte del centro storico di napoli, ricavato da un'antica rimessa di carrozze del '500, nasce la prima libreria italiana interamente dedicata agli autori inediti.
Un’enorme libreria di libri che non sono mai stati pubblicati. E che sarà il pubblico a decidere se vale o meno la pena di leggere. Hai visto mai che qualche editore (o un regista) decida di trascorrere qualche ora da noi per dare un’occhiata a materiale che magari se gli fosse capitato sulla scrivania avrebbe cestinato?
Possibile. Difficile. Forse Impossibile. Ma non è questo quello che interessa.
Chi scrive è perché vuole essere letto. E noi intendiamo dare una possibilità. Anche perché, non se ne può più di libri costosissimi e brutti. Di librerie che sono tutto meno che librerie. Con commessi impreparati, che si “scocciano” di parlare con i clienti, e che puntano solo ed esclusivamente a fare fatturato
E allora noi partiamo. Le regole sono semplici.
Chi vuole avere il suo spazio nella nostra libreria non deve far altro che spedire tre copie del suo testo.
La veste grafica la lasciamo alla fantasia dell’autore. Non ci interessa che sia rilegato. Anche l’occhio, però, vuole la sua parte, e una veste grafica accattivante funziona di più di un tomo che esce caldo caldo dalla stampante di un computer. Ma decidete voi. Sennò finiamo a ragionare come le librerie.
Non si paga niente. Noi mettiamo a disposizione i nostri locali.
I manoscritti si vendono. Il prezzo lo sceglie l'autore del libro. Tetto massimo 5 euro. Il ricavato finisce in una cassa comune per organizzare presentazioni ed eventualmente per far crescere gli spazi espositivi. Ci impegniamo fin d’ora a farvi avere un quadro delle entrate e le voci di uscita. (Ovviamente i manoscritti si possono anche leggere qui da noi senza pagare niente).
Ogni tre copie vendute ve ne richiederemo altre. Dopo la decima copia venduta il ricavato delle vendite si divide al 50 per cento.
Le prime tre copie devono essere accompagnate da una scheda per la catalogazione. La scheda va richiesta via mail. Se vi va, dunque, ci scrivete, vi mandiamo la scheda (gratuita!) e voi spedite il tutto a:
il pozzo e il pendolo - piazza san domenico maggiore, 3 - 80134 napoli.
Tutela dei diritti. Su questo punto ci sono diverse possibilità. Noi vi proponiamo di leggere le note di uno scrittore che ha aderito all'iniziativa e che ci ha gentilmente mandato preziosi consigli. Oppure di dare un'occhiata a quanto riportato nel sito www.getupkids.org. Si tratta del sito del Collettivo Politico Musicale di Soccavo che ha realizzato un opuscolo di 27 pagine sulle tutele alternative alla Siae.
Ma chi sono i grandi ideatori di questo progetto?
Annamaria Russo e Ciro Sabatino, si occupano di teatro. e di letteratura. è loro l'idea di far nascere un libreria degli inediti.i libri de
.
Rabbia, trasporto emotivo e velato sarcasmo si intrecciano per dar vita a Lei, Che Nelle Foto Non Sorrideva,il primo romanzo della già sceneggiatrice e regista Cinzia Bomoll.
Un romanzo dove un legame di dipendenza tra due sorelle gemelle,Ester e Alice,apre lo sfondo per un memorabilia di giovinezza fatto di esperienze comuni così uguali e così diverse senza un solco evidente tra il confine del Bene e del Male.
Ester ne è il lato scuro:lei, che nella foto non sorrideva, lei che con i capelli neri, inscena suicidi e fa della morte la sua religione, del sesso il suo inno all'autolesionismo.
Alice è la bionda, quella che con l'ultimo appiglio di moralità ombrata e con la sua tenacia cerca un mondo quasi diverso nel suo odio verso il sesso e verso la morte ma preda di un marasma di eventi pronti a deviare la sua strada.
In un legame controverso e indissolubile delle due gemelle si sbatte una famiglia sconvolta dal cinismo: quello che resta di una ragazza-madre incapace d'agire ingessata dagli psicofarmaci e un padre intriso di punk anni 80' più affezionato ai suoi porci da ammazzare che alle sue figlie.
Ma come canta e profetizza la voce di Morrissey nei vinili<< Il rimorso arriverà alla fine>> , quella fine che traccia con la voce di Alice il bilancio di 23 anni passati in una tumultuosa adolescenza provinciale alle porte di Bologna e il rock anni 80' tra la perdizione e l'incomunicabilità.
Questo è ciò che basta alla penna inebriante nel senso visivo di un'impeccabile Cinzia Bomoll chiara e scorrevole che trasforma uno scenario burbero e sporcato in un'indagine psicologica intima, quasi un diario, una confessione di grande lirismo e struggenza in un mondo senza più ideali e senza pietà alcuna.
Il risultato è una miscellanea cruda e dolce che appassiona per un romanzo di grande riflessione che si legge tutto d'un fiato.
LA MIA INTERVISTA A CINZIA BOMOLL
1. Lei,Che Nella Foto Non Sorrideva è il tuo primo romanzo, "il tuo primo lungometraggio letterario" dopo la pubblicazione di due racconti brevi. Qual è stato l'impulso che ti ha spinto a rappresentare questa storia con la letteratura piuttosto che con il cinema?
Nella mia immaginazione questa "storia da narrare" è stata concepita da subito in forma letteraria, piuttosto che sottoforma di sceneggiatura pensando a un film. Iniziai prendendo appunti, delineando il soggetto come se fosse un racconto e quasi immediatamente ho scritto alcune pagine che poi sono rimaste le stesse che sono state pubblicate. Via, via però ha preso sempre più le sembianze di un romanzo più che di un racconto. Ho approfondito i personaggi, o cercato di dargli un'anima, ho preso a raccontare il passato di queste due gemelle contrastanti, e anche quello dei loro genitori, delle amiche e del ragazzo di una delle due. Più scrivevo e più mi appassionavo alla loro vicenda. Ho cercato di curare anche l'aspetto narrativo e lo stile, rendendolo secco e crudo. Queste sono cose che solo la narrativa permette di fare. In una sceneggiatura lo si può fare solo nei dialoghi, mentre un testo letterario permette di farlo su tutta la linea narrativa, anche quella descrittiva. Anche per questo ho preferito che "Lei che nelle foto non sorrideva" fosse un romanzo e non una sceneggiatura cinematografica. Anche se questo non toglie il fatto che possa diventare un film. Ho un immaginario, che per forze di cose, per mia indole, è anche visionario e può adattarsi facilmente anche alla trasposizione per il cinema.
2. Alla fine del libro, appunti che la tua vita è sempre stata l'opposto dell'irrequietudine che si riscontra in Ester e Alice. Trasgressione, gioco delle parti… Com'è stato per te scriverlo ?
In realtà dichiaro solo che, per fortuna, la mia famiglia è molto diversa da quella delle due gemelle. Per il resto devo ammettere che certe pulsioni che ho descritto per bocca delle gemelle, sono state anche mie. Forse sono riuscita ad elaborarle con maggiore cognizione di causa e di conseguenza, la mia reazione è stata differente dalla loro. Poi mi sono ispirata a ciò che vedevo intorno a me, nella mia provincia emiliana, ascoltando storie vissute da persone che mi hanno attraversato la vita anche da molto vicino. Io credo che uno scrittore metta sempre un po' di sé nei propri personaggi, anche se sono inventati o estremizzati. Poi ci sono le fantasie, che ognuno di noi ha, che spesso prendono corpo in ciò che scriviamo. Insomma, anche se certe cose non le abbiamo fatte, le abbiamo pur sempre un po' pensate, e… anche questo fa parte della nostra vita personale, no?
3.Eppure in questo libro, qualcosa di profondamente tuo c'è, prima di tutto lo sfondo bolognese, e poi?
Sì, sicuramente la descrizione della provincia emiliana e di città come Bologna e Modena è conseguenza delle mie osservazioni, che il più delle volte non si sono fermate in superficie. La mia terra l'ho vissuta anche nei dettagli e nelle sue sfaccettature più nascoste è celate, anche grazie alla mia predisposizione nel voler andare a cercare nel profondo, là dove la gente nasconde i propri veri io e le proprie inquietudini. Di mio, può esserci il punto di vista personale, che osserva il mondo da angolazioni che possono non essere per forza le solite. Ci sono diversi modi di guardare, e in questo mi rifaccio al cinema. Dipende da come inquadri un volto o un oggetto: ti parlerà e ti lascerà vedere cose differenti, ogni qualvolta sposti il punto di vista. La regia è anche questo: vedere il mondo con i tuoi occhi, in maniera diversissima da come farebbe qualcun altro. Per questo ogni regista ha il suo stile nel fare cinema. E la regia si fa soprattutto con gli occhi più che con le parole.
4.La colonna sonora del tuo libro è una sorta di icona dove gli anni 80' sono in primo piano. Come nasce la formula di un intreccio così denso?
Innanzitutto quella è la musica che io ascoltavo e che ascolto tutt'ora. Gli anni '80 ci hanno regalato uno dei periodi migliori, musicalmente. La musica, in quegli anni di crisi esistenziale giovanile collettiva, divenne importantissima, perché riusciva a colmare un vuoto che stava prendendo piede. Ricordo che all'epoca o eri paninaro o eri l'opposto. O credevi in valori effimeri e legati solo all'apparire e al soldo o cercavi di riempire il vuoto di quegli anni cercando di andare oltre all'apparenza. Si cercavano emozioni forti. E quando si è molto giovani la musica può dartele. La musica può anche essere filosofia. Soprattutto certa musica. C'erano gruppi che hanno dato il meglio di sé, e che ancora sono da annoverare tra i creatori di capolavori. Ricordo che soprattutto dove sono cresciuta io, la provincia tra Reggio Emilia e Bologna c'era la predilezione per gruppi rock, new wave e dark. Perciò è anche verosimile che le gemelle del mio romanzo seguissero quell'onda. Inoltre, come dici tu, è una sorta colonna sonora del libro. Mi piace "musicare" i miei romanzi come si fa con i film. Io stessa, quando, scrivo ho sempre in sottofondo la musica…
5.Il senso amorale, il postmoderno a tratti dark e il contrasto tra campagna e città sono i punti forti del tuo romanzo, secondo Cinzia Bomoll, dove e cosa deve raccontare oggi la trama di un romanzo contemporaneo?
Secondo me un romanzo contemporaneo dovrebbe fare leva sul cinismo. Viviamo in un mondo che fa del cinismo la propria bandiera, anche se cercano in continuazione di indorarci la pillola con buffonate varie, atte solo a camuffare la realtà. Lo fanno ovunque, in politica, con le guerre, in televisione, perfino quando sei in fila alla posta. Uso una metafora: oggi vanno tanto di moda lifting, seni siliconati, liposuzioni, plastiche varie...beh, è quello che stanno cercando di fare anche alla realtà. Basta guardare i reality televisivi… cosa c'è di più plastico? Ma se vai a vedere sotto sotto c'è un gran cinismo. Sembra che l'uso, e talvolta l'abuso, del cinismo sia l'unico che permette di sopravvivere. Poi, siccome una medaglia ha sempre due facce, ecco che dall'altra c'è chi preferisce inoltrarsi nelle filosofie orientali, nel buddismo, nei massaggi shatzu, nello yoga, nella cura dello spirito più che in quella del corpo. Che poi è una moda anche quella, ormai. Ma cosa, non lo è? La contemporaneità è anche questa. Cambiano i tempi ma sempre e comunque si cerca qualcosa…bella o brutta che sia, si cerca sempre…
6.Lei,Che Nelle Foto Non Sorrideva è accompagnato da un commento di Asia Argento in copertina. Scrive " Questo romanzo è pazzesco. Mischia rabbia e dolcezza, morte e tanta voglia di viviere.Mi hacommosso e divertito.Che talento". Cinzia, che effetto ti fanno le sue parole?
Credo che Asia, in sole due righe, abbia riassunto l'umore del romanzo. Mi fa piacere che abbia anche ammesso che si è divertita, perché a parer mio, ho fatto spesso uso di sarcasmo. Alice, una delle due gemelle, grazie alla sua ironia cruda e asciutta, riesce a sopravvivere a situazioni che sarebbero altrimenti dilanianti. Ciò che invece Ester non riesce a fare e soccombe per estremo volere proprio della stessa Alice. Lo hanno sempre detto: una risata ci seppellirà.
7.Harold e Maude di Hal Ashby è stato un film che ti ha influenzato tanto in questo romanzo, perché?
E' un film, che mi colpì tanto, quando lo vidi la prima volta. Mi folgorò. C'è tutto il senso di un'epoca, c'è la rabbia, c'è l'ironia, c'è la riscoperta del desiderio di vivere e dei valori profondi, c'è l'abbandono di una passato inquieto. Sì, hai ragione, ha diverse cose in comune con le tematiche del mio romanzo. Forse non è solo un caso, ma è perché sono le tematiche che mi interessano maggiormente. I continui tentativi di suicidio del protagonista, usati come provocazione nei confronti della madre borghesissima e anafettiva e per esorcizzare fisicamente un male che è interiore: è quello che fa anche Ester. C'è l'amore verso qualcuno che ha visto veramente la morte in faccia, non per scherzo: è quello che fa Alice con se stessa. C'è l'attaccamento alla vita finale, in una sorta di tentativo di sopravvivere, nonostante tutto il male. Si potrebbe anche dire che le mie gemelle incarnano le due facce di Harold.
8.E a proposito di film, ovviamente, a te farebbe piacere creare una trasposizione cinematografica a questo tuo libro?
Certo che sì. Perciò se qualche produttore (serio) legge questa intervista, si faccia avanti, grazie!
Ah, ah! avrei già un'idea per le attrici protagoniste. Ci vedrei Mary-Kate e Ashley Olsen, le due gemelle americane. Mi stuzzica l'idea. Siamo abituati a vederle sempre e solo in commedie. Sarebbe una figata vederle sotto una nuova luce, più drammatica. Io adoro quando gli attori e le attrici intraprendono ruoli diversissimi da quelli in cui siamo abituati a vederli.
9.Hai già nuove idee da scrivere per il tuo secondo romanzo?
Sì, lo sto scrivendo. Il titolo è "Cuori a spigoli". Uscirà nei primi mesi del 2008, sempre con la casa editrice Fazi.
Il primo romanzo sta andando bene, credono in me, perciò mi hanno fatto il contratto per il secondo. A volte mi sembra un sogno, quello di aver la possibilità di scrivere con la certezza di essere pubblicata. E' una meravigliosa sensazione di libertà, se ripenso all'inquietudine e all'ansia che avevo quando scrivevo il primo romanzo sperando che poi qualcuno lo pubblicasse, ma non avevo nessuna certezza, anzi avevo terrore dei no. Scrivere, è per me, una passione viscerale, un'urgenza creativa ed espressiva. Ritengo che, in qualsiasi forma d'arte, non ci sia nulla che faccia più male dell'impossibilità di esprimersi, se questa è parte della nostra vita.
â–şCHI E' CINZIA BOMOLL
Cinzia Bomoll è nata a Bologna e vive a Roma. E' laureata in lettere all'Università di Bologna. Ha frequentato il corso di sceneggiatura Rai e quello della Scuola Fiction di Mediaset. Attualmente è scrittrice, regista e sceneggiatrice.
â– I SUOI LAVORI
â–şNARRATIVA:
1998: racconto "Figa sfiga senza fuga"pubblicato nella raccolta "Ho qualcosa da dirvi", ed.Einaudi Stile Libero
2004: racconto "Sbologna" nella raccolta "Gli intemperanti" ed. Meridiano zero.
2006: romanzo "Lei, che nelle foto non sorrideva", ed.Fazi
â–şCORTOMETRAGGI e FILM:
1997 A QUALCUNO PIACE MORTO in onda su Match Music
1998 AMORE DI LINEA ALLA FERMATA SPERANZA Super-8
1999 RED HAIR AFFAIR 16 mm, in onda su Studio Universal 1999
1999 GARA DI RESISTENZA 16 mm
2000 IL CONTRATTEMPO con Enrico Lucci (Le Iene)in onda su Studio Universal
2002 MR.DELICIOUS in onda su Studio Universal
2003 A CIASCUNO IL TUO 16mm,miglior cortometraggio italiano al LAIFA Festival di Los Angeles 2003-Menzione giuria presieduta da D.Argento a "Misteri noir festival "
2003 APERTO in onda su Studio Universal, con Stefano Scandaletti (Renzo e Lucia), Filippo Nardi e Enrico Lucci (Le Iene),Selezione "Cinemaavvenire " Mostra del Cinema di Venezia 2003
2005 L'ARTE NUN PAGA, mini dvd, 15', docufiction con Cinzia Bomoll, Simone Maggio e "La Nuit"
2006 IL SEGRETO DI RAHIL, 1h 26', lungometraggio
con Lorenza Indovina, Giorgio Faletti, Elisabetta Rocchetti, Eva Robins.
(per dettagli sul film: www.ilsegretodirahil.com)
â–ş TELEVISIONE:
2000 Regia dei servizi esterni per "Su e Giu',di G. Paolini, RAI UNO
2001 Regia e autrice servizi esterni "Da dove dgt", ITALIAUNO
2002 Regia candid camere per "Indovina che viene a cena", RAI DUE
2002 Aiuto regia per RAI DUE, spettacolo teatrale di Squittieri
2003 Aiuto regia per il DVD del musical "Notre Dame De Paris" (di Riccardo Cocciante).
2004 Documentario su Rasputin
2005 Aiuto regia di "Anni luce", La 7
â–şVIDEO CLIP MUSICALI:
2000 Assistente regia videoclip PIERO PELU',"Io ci Sarò".
2000 Regia rockumentary dei "Cut", vincitore primo premio, giuria della rivista di cinema Duel.Premiato al Brescia Music Art. Primo premio alla fiera dell'immagine di Rimini.
Il Blog di Cinzia Bomoll: www.bomoll.blogspot.com
Oggi spazio agli esordienti con la presentazione di un libro scritto a quattro mani (o due?, non l'ho mai capito). Una via di mezzo tra un romanzo e una piece teatrale, che riporta il dialogo tra Lucifero e un dannato che vuol fare carriera all'Inferno. E' una storia su tre livelli, tre ambienti, cinque personaggi (+ una comparsa) che non sono in cerca di un autore, quello bene o male l'hanno già trovato, ma di lettori. Per rintracciare, acquiesta o scaricare libro basta cliccare sul seguente link: http://www.lulu.com/content/702213 .
Il libro infatti si trova nella vetrina virtuale di lulu.com.
Titolo: VENTISETTE MARTORE E QUATTRO CAFFE’
Autori: Emiliano Billai, Michela Meloni
Editore: Emiliano Billai, Copyright 2007 (in vendita su www.lulu.com)
Genere: Brillante (tra il comico e il filosofico…)
Pagine: 111 pagine comprese 4 illustrazioni interne.
Scheda:
Il tema centrale dell’opera è il dialogo tra un dannato e Lucifero che, incontrandosi nell’ufficio del Signore degli Inferi, discutono tra un caffé e l’altro del perché non si possa fare carriera nell’Antro Oscuro. L’antefatto al racconto è invece il dialogo tra uno scrittore e la sua Musa, la quale sembra piuttosto stanca di ispirare gli artisti secondo i metodi tradizionali, così fuma hashish e assolda una gentile signorina che faccia trovare al suo protetto l’ispirazione giusta sulla quale scrivere di demoni, dannati e caffé. La conclusione dell’opera si svolge ancora nell’ufficio di Lucifero, questa volta faccia a faccia con
Chi muore si rivede
di Andrea Fazioli
«Ma perché Meienberg? Perché Marco? Perché la moissanite? Contini aveva l’impressione di trovarsi davanti a un messaggio in codice. Da qualche parte c’era un inganno, come un effetto ottico moltiplicato dalle facce di un diamante».
Spesso, nelle mie brevi recensioni, scrivo che l’autore con maestria è riuscito a catapultarmi tra le sue pagine portandomi attraverso paesi da scoprire. Questa volta è il contrario. È il libro che in un abbraccio conosciuto mi ha avvolto in una storia di quelle che, quando richiudi la copertina, non sai se sta continuando attorno a te oppure se era solo finzione ora sospesa. Il libro di cui parlo, di fatto, è ambientato in Ticino. Non solo: in un paio di capitoli la storia si svolge persino lungo la stessa tratta di ferrovia che percorro abitualmente per recarmi al lavoro, negli stessi vagoni in cui sono solita a leggere libri come quello scritto da Andrea Fazioli, “Chi muori si rivede”. Un giallo che parte lentamente, per poi incalzare sempre di più, in un ritmo che ben si presta alla cronologia degli eventi raccontati. Misteri, intrighi, suspense, colpi di scena, scadenzati da momenti di ritiro meditativo, di pause forzate, di vuoti e attese sospesi, in cui il protagonista si ritrova a vivere quasi come fosse guidato dal caso. Un po’ distratto, quasi imbranato, o solo fatalista, Elia Contini, l’investigatore privato introverso quanto basta, fa quasi tenerezza tanto inesperto, o meglio, privo di guizzi talvolta si mostra al lettore: una sorta di tenente Colombo che più che farci, c’è! Tuttavia ci si affeziona a quell’aria un po’ così.
«Nulla ricorda a un uomo la sua mortalità quanto la lunghezza delle serate estive. Come a carnevale una donna fugge tra i colori dopo un ultimo bacio, il sole scivola tra i castagni lasciando sui prati gli ultimi strascichi della sua luce. Contini, nel bosco dietro casa, alzò lo sguardo verso le strisce rossastre di sole. Gli venne in mente il sangue di una ferita… oppure l’impronta di un rossetto».
È evidente che, l'amico e collega, Fazioli ha puntato più sulla scenografia e sulle descrizioni ben riuscite dei personaggi. Ciononostante la trama è parecchio intrigante, anche se disseminata di un’ingenua freschezza, sia – come detto – per l’operato del investigatore, sia per il filone sentimentale intessuto nella storia. Caratteristica quest’ultima che permette anche ai più piccoli di avvicinarsi al romanzo.
Unica nota un po’ stonata l’ho incontrata soprattutto all’inizio: a volte viene un po’ troppo sminuito il nostro Piccolo, Periferico, Tranquillo, Rassegnato, Quasi Inesistente cantone che si chiama Ticino… quasi a sottolineare una sorta di umiltà verso le grandi città oggetto di opere più “importanti”: uno spreco di energia che avrei preferito veder investita per far risaltare aspetti più positivi del paese... Ma anche in questo caso – respirando ancora una volta quella freschezza di modestia – si può perdonare l’autore.
Da un punto di vista più “tecnico” la seconda parte appare decisamente migliore della prima. A tal punto che sembra sia passato parecchio tempo (leggesi nel senso della maturazione personale dell’autore) dalle prime 100 pagine a quelle seguenti. In ogni caso ho apprezzo la ricerca… (almeno questa è l’idea che mi sono fatta) sui particolari del mondo dei gioiellieri… mi piacciono i dettagli perché mi fanno interessare e scoprire curiosità che ignoravo.
Mi è piaciuta anche la ricerca nel cambiamento della tecnica di scrittura, sempre per quanto riguarda la seconda parte. Peccato per i capitoli troppo lunghi e quei pochi refusi… Ma ne vale la pena.
Unico vero auspicio per il prossimo romanzo, che sono certa arriverà presto, è che dal punto di vista investigativo il protagonista si svezzi un pochino di più…
« - Capisci?
- Sì.
- Pensi di riuscirci?
- Non sarà facile.
- Hai qualche idea?
- No. Non mi servono idee. Le idee servono per morire».
Titolo: Chi muore si rivede (2006)
Autore: Andrea Fazioli
Genere: Giallo
Attenzione: Purtroppo non è in vendita in Italia - si trova solo in Svizzera
Serpenti e piercing di Hitomi Kanehara edito da Fazi
Romanzo d'esordio della appena ventenne Kanehara, Serpenti e piercing ha creato un terremoto nel panorama letterario del Sol Levante, ricevendo unanime plauso della critica e del pubblico.
Trasformarsi in serpenti è possibile? Niente di più facile, basta inserirsi un piercing nella lingua, sostituirlo di volta in volta con uno di dimensioni sempre maggiori e, quando sulla punta non sarà rimasto che un filino di carne, intervenire con un taglio chirurgico (o casalingo) e il gioco è bell'e fatto.
Una lingua biforcuta con le due estremità perfettamente mobili e indipendenti da sbattere in faccia al mondo che ci circonda. Rui è una ragazza di diciannove anni che una sera, in un locale, incontra Ama, ragazzo punk tatuato e pieno di piercing.
Affascinata dalla lingua biforcuta di Ama, si fa accompagnare da lui nel negozio di Shiba, dove senza esitazioni si fa inserire un piercing nella lingua con l'obiettivo di dividerla poco a poco.
Come a voler fuggire da qualcosa, Rui, che intanto ha iniziato a convivere con Ama, si addentra sempre di più in quel mondo sotterraneo e stringe di nascosto una violenta relazione sessuale anche con Shiba sviluppando un irrefrenabile desiderio masochista di essere uccisa da lui.In una società che si ritrae dal versare il proprio sangue e che distoglie l'occhio dal dolore altrui, l'opera di Kanehara ha una funzione che trascende il puro valore letterario.
L'AUTRICE Hitomi Kanehara, classe 1983, ha un passato di ragazza inquieta, di scuole frequentate saltuariamente e di liceo interrotto. Ha iniziato a scrivere dopo essersi avvicinata alla lettura durante un soggiorno di un anno a San Francisco, quando il padre, affermato traduttore, le portava sporte di libri affinché non si allontanasse dalla lingua madre. Appassionata di autori come Ryu Murakami ed Eimi Yamada, Serpenti e piercing è il suo primo romanzo. Primo premio ex aequo della centotrentesima edizione (2004) del prestigioso premio Akutagawa

Neon è una casa editrice nuova che nasce per raccontare il presente attraverso testi di facile lettura senza rinunciare mai alla qualità del testo.
Nasce nel 2006 come collana della casa editrice Tea. Diretta da Aldo Nove. Figlia della globalizzazione e no global, consapevole della complessità del mondo, accoglie autori in prevalenza italiani ma non solo, perché la realtà in cui viviamo è molteplice e ricchissima, tutta da raccontare.
Neon si rivolge prevalentemente ai giovani, a tutti i giovani di venti, trenta, quaranta, cinquanta anni. E oltre. Nel presente infinito che ci racconta.
Il primo libro che ha inaugurato la collana,a mio giudizio il più bello, è Vermi di Giovanna Giolla.Questo è il suo primo romanzo.
TRAMA:
Perché leggerlo? Se volete leggere un libro, se volete che i personaggi vi facciano compagnia anche dopo essere arrivati all’ultima pagina, che vi scivoli dentro come una caramella tagliente e intensa, leggete questo libro con lame e carezze. Cullatelo e sentirete il profumo dell'India,della notte Milanese mai buia, della passione.
L'autrice.
Giovanna Giolla, dopo numerosi viaggi, vive a Milano, dove è nata. Scrive racconti sul quotidiano “
E’ disegnatrice di favole che scrive e rilega a mano in un unico esemplare. Questo è il suo primo romanzo.
http://www.vermireligion.splinder.com/
Voglio urlare (di Monica Marghetti)
Editore: www.fuoridallerotte.it
Venti. È il numero delle volte che ho pianto. Chiamatemi ultrasensibile, ma mi piacerebbe sapere quante volte i futuri lettori del freschissimo d’inchiostro – e ora umido di lacrime – libro d’esordio di Monica Marghetti, strozzeranno in gola la malinconica tristezza, che nascerà dalle sue parole.
Sto parlando di “Voglio urlare”, inedito pubblicato dalla casa editrice Fuoridallerotte, in uscita per il 15 novembre.
Azzeccata la prefazione dell’esimio professore di psicologia dello sviluppo e di psicologia sociale dell’università di Urbino, Mario Rizzardi, in quanto la storia ben si presta a un analisi più approfondita. Anche se, personalmente, avrei preferito di più una “psicanalisi” sull’evoluzione del futuro di questa donna, da inserire piuttosto quale postfazione. In quanto credo che le parole dell'autrice contengano tanta forza ed energia, da portare comunque il lettore a interpretare il suo vissuto attraverso una grande sofferenza senza, necessariamente, aver bisogno di un’introduzione, anche se la chiave di lettura offerta ben si presta e ben sopporta il contenuto del libro. Insomma mi sarebbe piaciuto sapere che cosa si potrebbe profetizzare per il futuro, se non di Monì, almeno della figlia… Un’andare oltre la storia, oltre il passato per trovare gli unici spunti di riflessione sui possibili sviluppi, che di certo non avrebbe potuto fornire l’autrice, al fine – magari anche – di infondere un po’ di speranza per un domani migliore….
Allo stesso tempo trovo perfetta la scelta grafica. Ovvero, il fatto di pubblicare i suoi testi come invii di e-mail alleggerisce parecchio la tensione (a volte eccessiva) del dramma raccontato e vissuto in prima persona dall’autrice. Così come trovo originali e pieni di contenuto anche le “presentazioni” dei capitoli, intensi: in poche parole contengono il “vero” grido della protagonista autobiografa: non quello di sfogo, bensì quello di una richiesta d’aiuto… di presenza… di qualcuno che l’ascolti.
E la storia? È un tema che sicuramente catturerà l’attenzione di molti lettori, spesso privilegiati nella società, che leggendo le righe di Monì proveranno un senso di pietà caritatevole verso una vita disagiata. Per non parlare del fatto che ogni pagina è pregna di forti emozioni, anche se più spesso legate al dolore fisico o psicologico che alla felicità, apparentemente irraggiungibile per il trascorso della piccola Monì. Quindi è uno di quei testi drammatici ideali che, emergendo da una narrativa frivola con una realtà cruda e crudele, accresce l’interesse di chi cerca storie ed emozioni vere…

Ha
avuto il coraggio di studiare la Camorra, di far parte di un osservatorio sulla Camorra, di entrare a contatto con la malavita organizzata locale, ha avuto il coraggio di fare i nomi.Questo è Roberto Saviano l’autore del libro “Gomorra” (Strade Blu, Mondadori 2006”) uno sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita.- così si legge nella quarta di copertina- Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri.
Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più: da un lato un'organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall'altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell'immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de Il corvocon Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia.
Roberto Saviano alla Camorra, non piace per nulla.
La criminalità organizzata napoletana non gli perdona il suo libro-inchiesta. Per questo, da mesi, subisce continue minacce.
Per lui si sono mobilitati numerosi intellettuali come Umberto Eco che ha chiesto al mondo istituzionale e politico di non lasciare solo lo scrittore napoletano: “non lasciate che muoia come Falcone e Borsellino” ha detto.Il ministero dell’Interno gli ha concesso la scorta. Il titolare del Viminale, Giuliano Amato, si era occupato direttamente della vicenda.
Roberto Saviano rischia la vita, ma il rumore per soffocare la Camorra non può ricadere nell’oblio.
Nasce allora il blog apartitico e apolitico www.sosteniamosaviano.net per esprimere solidarietà a Saviano sottoscrivendo l’appello al Presidente della Repubblica e ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato.
Domani! Non! prendete! Impegni!
Datevi malati in ufficio
Arrivateci alle 7 del mattino per poter uscire alle 5 di pomeriggio
Dite che vostro figlio è allegico alla nutella e se n'è appena fatto un barattolo e dovete accorrere!
Non avete un figlio? Procuratevene uno!
Siete donne? Fingete una gravidanza isterica!
Siete uomini? Fingete una gravidanza isterica della vostra compagna!
Siete uomini e non avete una compagna? Fingete di averne una!
Scappate da quella gabbia grigia di cemento e vetro e moquette e polimeri assortiti
Venite a sentire raccontare una favola per adulti!
Venite a scoprire cosa fa un volatore di palloncini
che ha dei seri problemi relazionali con l'eternità e le donne
ma uno strano dono nel leggere i ricordi racchiusi nei sassi.
Domani, 27 settembre,
venite alle 18 (o giù di lì)
alla Libreria Sulla Strada
che, a dispetto del nome, è dentro un edificio in
via Piero della Francesca 22, Milano.
(Ci arrivate, per dire, con le linee 1, 19, 29, 30, 33, 43, 57)
(giocatevele pure, se volete)
[O, se siete più comodi,
domenica 1° ottobre a Padova
alla libreria Feltrinelli
(tutti i particolari qui)]
Marco Drago presenta
lo scritt'ore Roberto Tossani,
il più vecchio giovane esordiente d'Italia,
il quasi 46enne dagli occhi più blu della blogosfera e la erre più rotolante di Guccini,
visibilmente ubriaco raffreddato e imbarazzatissimo dall'evento,
che racconta la sua meravigliosa favola rigorosamente V.M. 14
"I sassi vanno matti per le sasse"
edizioni Zandegù
E quando, tra qualche tempo, Tossani verrà scoperto dai maggiori critici letterari italiani
ed assurto al ruolo di nuovo evento letterario dell'anno
[Tossani, come ogni volta che faccio questa affermazione, per sicurezza faccia atti scaramantici vari]
voi potrete dire "Alla sua prima presentazione ufficiale io c'ero".
A volte un libro si comincia a giudicarlo dai risvolti di copertina, da quello che c’è scritto: “ciascuna delle storie raccolte in questo libro sembra sgorgare direttamente dal contatto con un oggetto”. Una indicazione, forse un po’ simile a quelle che si possono trovare nei foglietti illustrativi di tutti quei medicinali che nostro malgrado, quando capita la malattia, siamo costretti a ingollare con un sorso d’acqua appena.
Imitazioni della vita, di Luca Berta, per Sironi nella collana Indicativo presente, è un libro di racconti, di dieci pezzi. In Oggetto quasi di José Saramago, l’elemento fantastico ci restituisce un mondo falsamente funzionale ma senz’altro più corrispondente al vero: addentrarsi dentro gli oggetti di Saramago significa attraversare un territorio dove gli oggetti godono di una loro propria vita pur rimanendo essenzialmente degli oggetti.
Leggi tutto l'articolo su: Bio Iannozzi lit-blog
Volteggiando nel dormiveglia di Marco Milani. Questa la sensazione avuta leggendo «Sognando e dintorni»: come se l’autore mi avesse presa per mano e trasportata nel mondo sospeso tra la realtà e il sonno profondo, per farmi vivere storie di ordinaria fantasia, ma… con un pizzico di reale.
La struttura scelta da Marco Milani per assemblare la propria opera prima (su carta) è chiaramente azzeccata proprio al fine di far viaggiare il lettore in questa dimensione limitatamente infinita, creando – di volta in volta – lo spunto per riflessioni che vanno oltre... Sfogliando «Sognando e dintorni», infatti, ci si ritrova davanti, non a una lunga novella, bensì a
Nel libro pubblicato da ProspettivaEditrice, Milani esordisce con «La festa degli angeli». Inutile dire che adoro gli angeli: non sarebbero stati, altrimenti, i protagonisti del mio primo breve romanzo (o lungo racconto che dir si voglia). Particolare che mi accomuna con l’autore, Marco Milani. È pertanto improbabile un mio giudizio imparziale. Tuttavia mi permetto, comunque, di commentare questo racconto con un’osservazione: magari ci fossero ancora persone in grado di ascoltare con il cuore anziché con le orecchie, di pensare con la propria testa, invece di ricalcare passivamente gli insegnamenti standardizzati, di esprimere proprie opinioni invece di ripetere il già noto, di dire o fare ciò che vogliono senza paura di essere giudicati…
Un messaggio positivo, quello che si legge tra le righe del primo racconto, ma non solo, che invita il lettore ad andare oltre…
Oltre anche a «La voce del granchio» (la seconda storia), per riconsiderare l’Universo intero, senza limitarne le potenzialità, anche se incomprensibili, a costo di sondare l’ignoto, lo sconosciuto. In effetti, non esisteranno ancora tutte le risposte, ma è proprio per questo che Marco Milani non ci sta a rimanere impassibile ad ascoltare i dinieghi dell’umanità rinchiusa nel guscio di una nocciolina formato “gabbia mentale”, che mirano solo ad eliminare o comunque a mantenere le distanze da ciò che non è giustificabile.
Anzi. Marco Milani, fa di più. A modo suo alza il velo “sgravante” su temi oggi persino ridicolizzati da molti – e non solo ne «La voce del Granchio». E lo fa senza aver timore di ricalcare vecchi cliché, né con il desiderio di esagerare il reale, tant’è che mantiene sempre quella tensione onirica sospesa. Bensì sfida semplicemente il lettore a provare a costruirsi le proprie verità senza sottomettersi a quelle propinate dagli altri… poco importa di che cosa si stia parlando…
Così come ha fatto meravigliosamente ne «La storia vera di A.D.»: in assoluto il racconto di Milani che più mi è piaciuto.
Insomma, a fine lettura si rimane con la sensazione di esser stati parte integranti – come lo stesso milani scrive nell’avvio de «La mia strada» - di «…una lunga dormita a multistorie, come negli albi di Topolino un po’ di anni fa» (pag. 37).
Una serie di storie sospese tra la vita reale e la morte dei sensi, oppure al contrario? Tra la vita dei sensi e la morte del reale…?... fra fantasmi, extraterresti, mete sconosciute, viaggi al centro della terra e nel futuro… oltre la realtà.
Unica nota stonata di un concerto riuscito – se posso permettermi, senza voler fare la maestria, che non mi si addice – è data dall’assenza totale di un editing di base. Una più accurata rifinitura avrebbe giovato all’intero lavoro, rendendo più scorrevole la lettura, e non permettendo al lettore di imbattersi in errori inevitabili, frasi tronche per tagli non rivisti, e sviste di battitura. Una scivolata che non fa onore alla fatica dell’autore, ma forse, quel giorno l’editore era un po’ stanco… Per quanto mi riguarda anche a me piace andare oltre… in questo caso non ho avuto difficoltà ad andare al di là di qualche difetto di forma, spero che anche coloro che sono giunti a leggere questa mia opinione, riescano a non fermarsi davanti all’apparenza…
Attenzione: tutti i proventi e i diritti del libro intitolato “Sognando e dintorni” di Marco Milani, edito dalla ProspettivaEditrice – grazie all’iniziativa dell’autore, in collaborazione con Peacelink-telematica per
SCHEDA:
Prospettiva Editrice - Il Foglio Noir - Genere fantastico – Pagine 104 - ISBN 88-7418-191-4 - €.8,00
Nasce la casaeditrice Ia casa dei sognatori
Programma d'intenti
(ovvero: obiettivi, speranze e scomode verità)
Ai sognatori, e a quanti credono nei sogni come se fossero l'unica realtà. Così iniziava la prefazione che il grande E. A. Poe anteponeva al suo trattato filosofico Eureka. E così, con le stesse parole, a noi sembra giusto iniziare questo programma d'intenti, volto ad esaltare la figura più denigrata, svilita e sottovalutata della società contemporanea: quella del sognatore.
Perchè ogni scrittore profondamente consapevole della propria missione, e delle proprie capacità, è fondamentalmente un sognatore. Un sognatore a cui piace sognare, e far sognare. Di notte o di giorno, con gli occhi chiusi od aperti... questo non ha importanza. E i suoi sogni diventano immagini di rara bellezza che si insinuano ne cuori di altri sognatori, alimentandoli, rendendoli più forti e prosperosi.Ma per far sì che un sogno arrivi ad altri sognatori, spesso è necessario che qualcuno s'incarichi della consegna. Un traghettatore, un folle Caronte in grado di leggere nel cuore della gente, che conosca e disprezzi la follia di un mondo dominato dalla superbia, dalla materialità, dall'ignoranza e dalla falsità. Perchè di troppi Caronte è già zeppo il mondo. Hanno grandi sorrisi e lucenti traghetti, vi invitano a saltar su, sostenendo di potervi offrire ciò che nessun altro potrà mai concedervi. Una volta saliti a bordo, vi circondano di calici e sorrisi plastificati, tante strette di mano e pacche sulle spalle. Poi vi presentano il conto, il prezzo da pagare, e la maschera si scioglie, rivelando il volto dell'inganno.
Un sognatore inesperto può restarne scottato. Quello già segnato da anni di truffe subite, invece, preferirebbe morire annegato, buttandosi nell'acqua gelida, piuttosto che accettare il loro invito, perchè sa che i veri squali sono già lì, proprio su quel traghetto...
Chi ha già avuto a che fare con degli editori disonesti, avrà già compreso al volo la metafora di cui sopra. Il traghettatore è naturalmente l'editore, che deve portare il sogno, cioè l'opera scritta dall'esordiente, al maggior numero possibile di lettori. Il Caronte dal grande sorriso plastificato è invece colui che, a capo di una casa editrice di variabili dimensioni, getta fumo negli occhi dell'esordiente, stringendo accordi che poi non mantiene, schermandosi dietro statistiche, indici di bilancio e bieche operazioni di marketing. Se l'esordiente ha commesso il grave errore di firmare il contratto, preso dall'emozione e dalla speranza di veder realizzato un sogno che magari insegue da anni, il Caronte di plastica butta giù la maschera. E allora ecco la richiesta di pagamento del contributo, ecco la tiratura più bassa rispetto a quella pattuita, ecco il silenzio sui dati di vendita. L'esordiente viene spremuto come un limone, e poi gettato nel secchio della spazzatura.
Chi scrive queste righe sa benissimo di cosa si sta parlando. Perchè ancor prima di un editore, il sottoscritto è stato, e continua ad esserlo, uno scrittore esordiente. Navigo nelle putride acque dell'editoria italiana da quasi quindici anni, e nella mia carriera letteraria ne ho viste tante: i miei racconti sono stati misteriosamente smarriti a Napoli, letti superficialmente a Torino, trattati come carta straccia a Milano. Da Roma e Firenze mi sono giunte assurde richieste di contributo (cinque milioni delle vecchie lire, ma conosco gente a cui ne hanno chiesti undici). Da Modena hanno risposto ad una mia e-mail dopo otto mesi. E un'altra casa editrice della capitale mi deve ancora, a distanza di diciotto mesi, il suo parere riguardo il mio primo noir. Queste esperienze personali rispecchiano, a mio parere, alcune delle contraddizioni che ancora oggi costellano il mondo editoriale italiano. Passarle in rassegna tutte richiederebbe troppo tempo e troppo spazio. Per il momento, a noi Sognatori interessa distinguerci da certe patetiche case editrici sorte esclusivamente per fini di lucro; teniamo all'arte, e all'elevata qualità della nostra proposta, non ai soldi, specie quelli ottenuti a spese degli esordienti. Nello stesso modo dovranno ragionare gli scrittori che metteremo sotto contratto: siamo una casa editrice piccola ma agguerrita, se sperate di diventare ricchi e famosi con noi da subito, vi consigliamo di rivolgervi altrove. Possiamo sperare di crescere insieme, anche economicamente: questo sì. Da parte nostra, ci impegniamo a non richiedere un solo centesimo di contributo, a non smarrire pacchi postali giunti in redazione, a leggere attentamente ogni opera che ci verrà spedita, ad essere sempre gentili e professionali. E più di tutto, ad essere coerenti nel tempo. Essendo lui, il tempo, il vero giudice, ci auguriamo di poter diventare un nome conosciuto e rispettato all'interno di quel mondo editoriale italiano che ai nostri occhi appare sempre più anonimo ed asfittico.
In Italia, il mondo della cultura letteraria è fermo da anni. Da quando, cioè, qualche genio senza nome ha inventato la "richiesta di contributo", che svilisce la professione dello scrittore, inaridisce il talento dei meritevoli, porta al successo gli esordienti dal portafoglio gonfio, o si prende gioco degli ingenui. Tutto questo può essere fermato in un solo modo: supportando le pochissime case editrici che non richiedono alcun contributo, come I sognatori. Da questo punto di vista, le strade che si aprono davanti allo scrittore esordiente sono tre: o contattare qualche grande casa editrice, per sentirsi rispondere regolarmente che il loro catalogo è già pieno; o rivolgersi ad una piccola casa editrice, col rischio di vedersi richiedere un minimo di duemila euro di contributo; oppure, come già detto, aiutando case editrici come I sognatori. Se tutti coloro che leggeranno queste righe acquisteranno un solo libro del nostro catalogo, ci verrà data la possibilità di mettere sotto contratto nuovi esordienti, nuovi scrittori. Vi chiedo allora: meglio dare una decina di euro a noi, ampliando così la vostra possibilità di pubblicazione, o regalarne duemila a qualcuno che poi si prenderà gioco di voi? Noi non promettiamo di pubblicare tutti, ma sarebbe un peccato scartare un autore interessante per mancanza di fondi. Rifletteteci: quell'autore interessante potreste essere proprio voi...
Da parte nostra, vi garantiamo che nessuno verrà mai discriminato, censurato o liquidato con le solite formulette di rito. E davanti a un no, sappiate che le nostre porte non si chiuderanno mai del tutto davanti ai vostri sogni, giacchè scartare un'opera non significa scartare
un autore.
Provate e riprovate: noi siamo qui per questo. Anche se piccoli e ancora agli esordi, da un punto di vista strettamente umano ci consideriamo già grandi. Metteteci alla prova.
I SOGNATORI
Aldo Moscatelli "L'orologio di cenere"

"Nel paradiso terrestre,il male ha le fattezze di una lunga serpe, altrove il diavolo è un vecchio sarto che ghigna,un normale viatore che sorride. Il sorriso è una reazione incontrollata:da sempre - davvero - non c'è nulla di più naturale. I serpenti non hanno nulla. Non hanno le braccia, non hanno le unghie: il pelame, un sesso evidente. Il concetto d'infinito ostacola le umane capacità intellettive, è l'idea più semplice che ci si data di avere nella mente.Sostengo che quello dell'infinità sia il più ovvio,il più perfetto dei pensieri pensabili perché l'idea illuminata ci scaglia direttamente nelle tenebre, accosta alla follia.Che i serpenti - a pensarci - somigliano così tanto ai lacci, alle corde.
Ché c'è una stringa a bloccare la testa di Darwin, San Murphy, Vox Dale… un laccio, che quando il tempo si ferma, cattura la mente di Taiwo e di ognuno: il più elementare dei corpi, di fronte al più scontato dei pensieri umani. Ché non è vero i serpenti fanno paura perché velenosi: fanno paura perché semplici, si muovono, scattano: al di là della scienza, non riusciamo a capire come un essere senza zampe possa spostarsi così."
( Alcìde Pierantozzi - Uno In Diviso)
▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬
Alcide Pierantozzi è un esordiente, un nuovo talento letterario. Giovanissimo, classe 1985 e un romanzo pubblicato : Uno In Diviso (2006) . Un crocevia tra gironi danteschi, ricerca della concezione scissionistica tra bene e male, intrecci filosofici prestati da Rousseau, Moore, Aristotele, Camus, Sant'Agostino, Rilke, l'irrequietezza sessuale, la Chiesa, l'omosessualità,l'aborto,i pacs,il giornalismo di oggi tra Tsunami e Annamaria Franzoni: una planimetria impeccabile e inedita scavata nella furia di un simbolismo metaforico che alla fine chiude un cerchio immaginario, profondamente esistenziale che scopre il risvolto lirico e struggente di quello che sembrava un mondo visionario che qualcuno potrebbe paragonare alla scrittura maledetta, ma che invece scopre una lettura tra le righe candida come non mai e fertile per mille riflessioni.
Violento e cruento alla pari del migliore degli esempi di Kubrick, profondo nel suo remoto senso interiore.
In Uno In Diviso si notano in controluce i richiami contaminanti del presagismo degli ultimi film di Pier Paolo Pasolini ( a cui il libro è dedicato) sullo sfondo di quella che si può chiaramente definire una favola nera in cui tutto è il contrario di tutto come con Agotha Kristof in chiave 'Trilogia della città di K' ma che si lascia ripercorrere ma con un sapore di gran lunga incline al postmodernismo di un pensatore contemporaneo come Alcide Pierantozzi, ma che di certo non rinnega del tutto il passato.
È una lettura audace, intelligentissima, tremendamente matura nella scrittura e nei concetti, ma soprattutto è audace. Audace come la casa editrice che ospita la pubblicazione di Uno In Diviso, il secondo romanzo pubblicato con questa firma editoriale :si tratta della HACCA, il neo-progetto editoriale nato nel 2006 che diventa la costola specializzata in narrativa generata dalla Halley Editrice,il marchio editoriale da sempre specializzato in giurisprudenza e saggistica professionale
â–şLA TRAMA
Taiwo e Kehinde sono due fratelli siamesi:il loro corpo è come una Y, due teste, due busti, un unico pene,due gambe: ossessioni, fobie, sensi lirici si alternano in cerca di riscatto meditando nell'ombra dietro il bancone di un centro segreto di incontri clandestini osé e l'ossessiva oppressione di una famiglia-spettro tra le fobie materne, l'abuso di un padre e la figura imponente di un nonno che impersona la figura agreste di un mondo chiuso tra una claustrofobia quasi dalle orme horror e poi ombre, grandi ombre di un mondo cittadino senza volto.
Sullo sfondo c'è la riflessione, un marasma neo-stevensoniano che si sfoga tra violenza estrema, quasi cannibale e poi a veli di delicato senso del Bene.
Poi all'improvviso, tra l'inferno del calderone di questa storia densa come poche arriva il paradiso, anzi, l'antipurgatorio che tutto purga in uno straordinario senso lirico di una profondità intimistica e personale in cui lo stesso Alcìde Pierantozzi si racconta tra emancipazione dalla melma della massificazione e sensibilità incontenibile e immediatezza che miscelano uno scrigno commuovente.
â–şIN CONCLUSIONE
Uno In Diviso è un libro come pochi, raro, rarissimo, anzi, unico nel suo genere. Pugnali e carezze si alternano in un contrappasso di meditazione che si legge d'un fiato la prima volta e si lascia leggere e rileggere all'infinito.
Alcìde Pierantozzi è l'artefice di una tessitura letteraria da assaporare in profondità: eleganza stilistica, profondità nei temi e uno spirito suffuso di comunicazione che preme… per spiegarlo le parole non bastano, una sua lettura vale più di mille commenti.
â–ş CHI E' ALCIDE PIERANTOZZI
Alcìde Pierantozzi è nato a San Benedetto del Tronto nel 1985. E' diplomato al liceo classico e attualmente frequenta la Facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Milano.
Dall'età di 15 anni si dedica alla critica letteraria e filosofica. I suoi racconti e le sue poesie sono state pubblicate sul bimestrale di scrittura creativa Inchiostro.
- La lettura di Uno In Diviso è sconsigliata ai minori di 18 anni.
â– â– â– â– LE MIE INTERVISTE â– â– â– â–
CHIARA MARRA INTERVISTA ALCIDE PIERANTOZZI
1. Uno In Diviso è il tuo primo romanzo. Qui misceli con sapienza un linguaggio altisonante e lampi di filosofia perfettamente incastonati in un simbolismo metaforico imbevuto del mondo attuale. Un connubio tra postmodernismo e tradizione, direi. Come è nata l’idea di creare questa struttura e quanto tempo hai impiegato per ultimare il tuo romanzo?
Per scrivere “Uno in diviso” ho impiegato due settimane, poi c’è stata la fase dell’editing – una correzione molto lieve – insieme all’ottima Cristina Tizian. Il mio discorso sulla lingua, per rispondere alla tua domanda, è decisamente complesso… quindi consiglio a tutti di leggere il saggio “Sul linguaggio”, pubblicato nel sito www.orepiccole.org e precedentemente nel blog dello scrittore Sciltian Gastaldi. In breve il mio messaggio è questo: una lingua tradizionale che risponda agli attacchi di un mondo che, pur nella sua (post)modernità, rimane legato a sovrastrutture e modi di espressione desueti.
2. “I serpenti somigliano ai lacci, alle corde”, questo è uno dei leit motiv che ritorna ossessivamente in Uno in Diviso. Cosa mi dici in proposito?
Che io ho sempre avuto una paura pazzesca dei serpenti!, tutto qua… Da piccolo non riuscivo a fare la cacca perché ogni volta che mi sedevo sulla ciabatta del water paventavo che un serpentello mi mordesse il culo. :-(
3. I gemelli siamesi Taiwo e Kehinde sono i protagonisti del tuo romanzo. Stando alle fonti ufficiali, questi nomi risalgono ad una leggenda africana. Come mai hai scelto proprio questi nomi?
Sono i nomi di due gemelle femmine. Li ho scelti in relazione a una complessa metafora di origine cinese, di carattere manicheo, che le vede protagoniste di un’azione all’interno di un bus. La mia storia, infatti, inizia su un filobus…
4. Per intestare i capitoli del tuo libro, utilizzi una rilettura de i gironi dell’inferno della Divina Commedia, ma quello che più colpisce è il “contrappasso” del tuo pensiero: In Uno Diviso Taiwo e Kehinde dibattono contro la figura negativa della Chiesa, parlano di omosessualità, aborto, sesso ma allo stesso tempo tu citi fonti che si sposano perfettamente con la filosofia divina. Nelle ultime pagine del libro scrivi “ Sul mio tavolo ci sono tre libri: Alla Fine Della Notte di Cèline, I Promessi Sposi di Manzoni e Le Confessioni di Agostino”. Impossibile non notare il contrasto, mi spieghi il perché dell’unione di queste tesi così contrapposte tra loro e soprattutto qual è il tuo vero sentimento verso la religiosità?
Guarda, io non credo nel dio cristiano. Sono ateo laico agnostico. Quella è semplicemente Letteratura… Un altro mio maestro è Cèline, da qui si spiegano i diversi contrasti, e una visione agostiniana – cioè DIVISA – delle cose.
5. L’horror e la filosofia, sono questi i temi portanti di Uno in Diviso che a volte raggiunge apici violenti ma, per la verità, non gratuiti che toccano punte estreme. Mi riferisco a quando narri di Ana ed Eleonora: lo squartamento, le croci e soprattutto l’immagine cruenta di Taiwo che divora un feto. Hai osato tanto eppure il tuo linguaggio narrativo resta freddo, razionale…
Sono una persona molto razionale e tutto quello che io scrivo rientra in un progetto preciso.
6. Tracci una comunanza forte: il feto è un uomo in atto, ma nel suo piccolo lo è anche uno spermatozoo. Vero. Per te, quindi, la dignità umana nasce già con lo sperma di cui tanto parli nel tuo libro?
Certamente…
7. I tratti crudi di Uno in Diviso, finiscono poi per generare un cerchio che si chiude, e in quella chiusura tu parti di te con quel bellissimo affresco esistenziale lirico e struggente contenuto nei capitoli “Girone del tempo ritrovato” e “Antipurgatorio” che restano indelebili. Praticamente ci sono le tue confessioni lì dentro, cos’hai provato a scriverle mostrandole al mondo?
Non ho provato niente, io non sono uno di quegli scrittori che soffrono. Per me scrivere è un mestiere come un altro.
8. In qualche modo la filosofia ti ha cambiato, tu tra l’altro sei iscritto proprio alla facoltà universitaria di filosofia. Immagino che per te questa materia sia fonte di vita, come ha cambiato te stesso?
Sì, io studio filosofia alla Cattolica. La filosofia è una disciplina che ti cambia in tutto, nella scrittura, nei sentimenti, nei modi in cui guardi un film… Diciamo che se prima eri singolare, con la filosofia diventi plurale! :- )
9. A proposito di filosofia, tu stesso scrivi:
“Nella requie supposta riprende la bocca sulla terra
La verità
La verità
Dall’alto filma la cattedra di una pretesa illogica”
Com’è nato questo tuo "aforisma filosofico" e cosa rappresenta per te?
Non è un aforisma, è l’estratto di una poesia pubblicata su Inchiostro. È il mio personale manifesto di agnosticismo che ho fatto a 18 anni!
10. Ritorniamo a Uno In Diviso, ad un certo punto scrivi: “Racconto ai due gemelli del mio bisogno di scrivere un libro, in fretta, prima di morire”. Hai paura della morte?
Sì, perché ho paura di non ritrovare la persona che amo.
11. Dedichi il tuo primo romanzo alla memoria di Pier Paolo Pasolini, una personalità di cui anche la tua scrittura risente della sua presenza. Cos’è che tanto ti ha fatto legare alla sua visione del mondo?
Pasolini è il mio maestro, per rispondere alla tua precedente domanda sul linguaggio dovresti recuperare il suo discorso sulla rosada,anche. Ma pure qui non riesco a esaurire l’argomento in poche righe. Ti confido una cosa: io odio le interviste! Te la rilascio solo perché mi stai simpatica… :-)
12. A proposito di influenze, la scrittrice noir Alda Teodorani ha rappresentato per la stesura del tuo libro un grande sostegno. Com’è nata questa vostra amicizia?
Alda fa parte della mia vita, è un’amica importante.
13. Per concludere, una domanda forse banale, che ti avranno chiesto mille volte. Ora hai 21 anni e il tuo modo di fare letteratura spicca certamente per un ritratto al di sopra della media di quello che abitualmente la società attribuisce alle giovani generazioni: certo, per te è stato un percorso rettilineo che si è sviluppato man mano tra i racconti, le poesie e le recensioni che scrivi da quando avevi 15 anni. Ma che significa per te essere costretto a vivere a contatto di questo impasto melmoso e massificato di ciò che comunemente i tuoi coetanei si nutrono?
Non lo so, mi fanno spesso questa domanda ma non so proprio cosa rispondere, perché ognuno scrive e legge quello che esso stesso è in prima persona, credo. E poi credo che questa ultimissima generazione sia davvero forte, e ti faccio tre cognomi di esordienti da tenere d’occhio: Dadati, Pastorino, Bomoll. Il fatto è questo, siamo giovani. Giovani per davvero! Giovani fuori il che vuol dire VERAMENTE giovani.
Per collaborare con noi o segnalarci I tuoi spunti scrivi a chiaramarra@gmail.com
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001