Spaghi d'autore

il pub letterario degli scrittori emergenti e dell'editoria indipendente [ rubrica a cura di Chiara Marra]
giovedì, 22 ottobre 2009

L' estate di San Martino del '14. Marinetti e Mussolini sotto forma di dialogo - Stefano Cerioni




Due le figure sulla scena. Il primo Mussolini, socialista ad oltranza, l’altro è Marinettibramoso della sua vena futuristica in ascesa. E’ la Storia ad un passo dall’inizio.

11 novembre 1914: mancano quattro giorni alla pubblicazione del quotidiano socialista Il Popolo d’Italia. E’ l’estate di San Martino. Al fronte la conclamata guerra lampo sta diventando una magra utopia immersa in un conflitto lungo e di logoramento. La Lega Balcanica, Ypres, l’affondamento dell’Hemden… Una guerra che si preannuncia europea e a più focolari.

Nella Grande Storia può ancora annidarsi una spigolatura particolare per dar vita ad un’opera letteraria verosimile basata su personaggi veri, su fatti reali ma su una mise en scène, una situazione non realmente accaduta?

Stefano Cerioni è stato capace di farlo. Un’opera teatrale, un atto unico. Un fazzoletto di storia, un momento - memento che precede la grande entrata nel teatro della memoria collettiva. In primo piano il mosaico della pluralità umane, le sue azioni, la sua psiche: un mosaico italiano di quel tempo al di là delle ideologie, “un finale di partita” tra coscienze umane. Non un teatro civile. Creativo ma ricco di preziosismi storici minori,meno noti, ma non banali.

LA SCENA

Benito Mussolini è stato scacciato dalla direzione de L’Avanti per le sue posizioni interventiste. Ancora fedele alla vena socialista, si muove nei ranghi della Milano interventista in cerca di alleanze e creditori per il suo nuovo giornale, Il Popolo d’Italia. La mattina dell’11 novembre ha appuntamento con Filippo Naldi, direttore conservatore del Resto Del Carlino di Bologna, il luogo è emblematico: la Milano di Piazza San Sepolcro. La profetica piazza dove nel 1919 nasceranno i Fasci.
Ad attenderlo non ci sarà Naldi, Mussolini sarà accolto da Marinetti vestito di tutto punto in divisa militare che in un “Farle, farsi…farsa” fingerà di essere un tramite per persuaderlo alla sua filosofia futurista. Tra un contraddittorio teatrale si scontra il colore futuristico ( e artisticamente parlando e nella veste profetica degli avvenimenti; ‘ - lei è… - Il futuro’) contro Mussolini che riecheggia un ésprit tardo risorgimentale e idealistico sprezzante dello spirito militaresco e incline alla rivoluzione. Spirito d’élite contro spirito per la giustizia ai deboli. Un accento forte e non scritto a quello che poi è stato il capovolgimento radicale di Mussolini durante il regime.

Marinetti e Mussolini. Due fuochi ardenti tanto uguali e tanto diversi in questa Estate di San Martino del 14’. Ideali in apparenza opposti si allineano nell’odio agli Asburgo e nell’ascesa italiana grazie all’interventismo, sarà il pretesto di Marinetti per muovere i fili, creare una sorta di protezione e ‘mecenatismo politico’ su Mussolini (“giornalista scuci bottoni di gran tempra e roboante gola”) , incapace di galvanizzare le sue idee in senso pratico. Due personalità sulla scena, ma uno sfondo molto più complesso, per una pièce dalla scrittura concisa e intensa.

Situazionismo e lessico più e più volte adattato al milieu. Di fronte ad un segmento storico che si affida agli scenari di massa, L’Estate di San Martino del 14’ si concede invece inquadrature individualiste sui piccoli micro cosmi della società.
C’è Fulvio, padre preoccupato per la possibilità che suo figlio Andrea , classe 1886, venga arruolato nell’esercito. C’è Primo, che per impedire che ciò non avvenga cerca di corrompere un ispettore dell’esercito, Ersilio Redenti, falange del Re Vittorio Emanuele, il cui affronto gli costerà caro. C’è Domenica, segretaria di Marinetti, donna casa e chiesa inerme, di terracotta come una Lucia Mondella sospesa tra due fuochi sulla scena del bluff china a scrivere sulla sua Remington silenziosa del Nove. C’è un barcaiolo ubriaco, immagine picaresca. C’è Antonio Sant’Elia, futurista. C’è Strillone, il garzone dei giornali: vende L’avanti, il “giornale della pace”, un misto tra innocenza e ignoranza.

L’ANALISI

 La parola d’ordine è preziosità senza mai perdere la scorrevolezza. C’è l’intento di creare una quadratura storica diversa dal senso comune, idea che affiora anche nei gangli storici citati en passant: Carlo Pisacane e Giovanni Juares, Angelica Balabanoff e Margerita Sarfatti, critica letteraria dell’Avanti che porta nel suo nome una minuscola sottotrama di storia del giornalismo nella diatriba tra Marinetti e Mussolini. Un universo tutto particolare che conquista, quasi lascia resettare la costruzione di ciò che è stato Il Novecento dopo il 1914. Una Storia che sembra avere un destino a venire differente. Un testo diapositiva, che scatta la sua immagine in un momento particolarissimo è intenso agile e dinamico che riesce a conquistare il suo spazio. Un testo agile e intenso nei botta e risposta, frasi a bruciapelo e climax alternati. Gustoso nello spirito del linguaggio del tempo, ma netto e intelligente senza orpelli estetici.

Scrittura gravosa quanto fluida, l’accavallamento dei registri linguistici, un filo drammatico sempre teso, una penna che rincorre il sapore storico, mai in resa manierista intelligentemente reso anche nei rivoli futuristici disseminati nel testo senza eccesso.

Da leggere. Un testo storico un affresco umano all’ombra della Storia.

CHI E’ STEFANO CERIONI

Nasce a Bologna il 12 novembre 1961. Ha conseguito la laurea al DAMS con lode. Vive e lavora a Milano.Dal 1990 al 1998 è stato autore televisivo per Mediaset e dialoghista nel mondo del doppiaggio per Studio P.V.

CURIOSITA’: COPIE AUTOGRAFATE

Stefano Cerioni mette a disposizione anche copie autografate direttamente richiedibili al prezzo scontato di 10 euro (spese di spedizione incluse ) pagabili via paypal all’indirizzo di posta elettronica stefano.ce.961@virgilio.it

In alternativa, il libro è disponibile sui siti della grande distribuzione come Ibs, Gorilla.it, Libreria Universitaria, Webster, Unilibro e sul sito della casa editrice Uni Service (www.uni-service.it) al prezzo di 11 euro + spese.

DAL PASSATO: RICORDATE STEFANO CERIONI IL DIALOGHISTA?

Stefano Cerioni, il nome dice nulla? Per gli amanti del doppiaggio milanese degli anime, vi segnalo che portano la sua firma i dialoghi della Serie Classica e degli OAV dei Cavalieri Dello Zodiaco .

L’INTERVISTA

L’idea di questo copione ti è nata dal tuo approccio diretto con gran parte del corpus originale di opere scritte o edite da Marinetti. Scrivi in prefazione che questo stato possibile grazie alla tua collaborazione presso il Centro Apice dell’Università Statale di Milano per la sistemazione della raccolta di questi testi donata dall’attore e collezionista Sergio Reggi. Come è nato il connubio e l'entusiasmo tra te e questo progetto?

Quei giorni ebbi occasione di maneggiare per la prima volta libri pubblicati nei primi anni del Novecento. Le pagine sottili, ingiallite... Carta che difficilmente resiste al tempo. E’ stato come quegli anni cercassero di dirmi qualcosa. Ricordo in particolare l’impressione che mi fece una fotografia di Filippo Tommaso Marinetti, l’allure che lo circondava. Fu una sorta di... folgorazione? Un uomo che avrebbe inventato la pubblicità, la propaganda, massivo, tambureggiante. Insistente. Somigliava così tanto a Mussolini. Voleva dirmi qualcosa. Cosa?

L'Estate di San Martino del 14' è un libro in cui solchi fortemente il territorio. I personaggi sono ben noti, la situazione scenica è un evento frutto della tua creatività. Impresa ardua trovare un limbo aleatorio ma puro in una parentesi storica così compromessa e sotto i riflettori in quel 1914 ancora tutto da scrivere. Come è nata questa scelta?

Siamo modernamente abituati a vedere nelle correnti politiche e nelle opinioni le cause della storia. Nessun tentativo storiografico, per carità. Non ne ho l’ambizione. Solo una domanda: come e perché l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale? E’ vero. Avevamo ambizioni politiche. Eravamo una nazione giovane. Desiderosa di credibilità dopo l’avventura in Libia. Battevano però due grandi cuori, nel petto italico. Allora come forse ancora oggi: uno cristiano, uno socialista. Entrambi per la pace. Come fu possibile fare di un popolo di contadini una falange di belligeranti? Quale agente storico influì? Quale felice (o infelice, dati i risultati) causa scatenante operò in Italia in quegli anni?

 • Il titolo - si nota nella prefazione del Prof. Marco Soresina - ha un riferimento ben radicato. Come mai lo hai scelto?

L’estate di San Martino simboleggia poco velatamente l’ultimo caldo, raggio di luce prima del lungo inverno. Quale immagine più di questa precorre una lunga notte? Non bastò un dopoguerra per cauterizzare le ferite di un popolo che si scoprì nazione. Forse in quei giorni si gettarono, senza saperlo, senza capirlo, le basi e le idee per quarant’anni di sopravvivenza. Contiamo: ’14, poi ‘15-’18, poi ’19, i sansepolcristi e da lì a un soffio il 1943. La nazione, forte e solida di fronte al nemico, comincia a indossare l’elmetto già nei primi decenni del Novecento. Basta guardare gli abbigliamenti dell’epoca. Una moda imposta... dall’alto (?)

  Per quanto riguarda la Storia fattuale, quella vera, i personaggi che citi sono tutt'altro che scontati alle semplici storiografie: il socialista rivoluzionario Jean Jures,il patriota Carlo Pisacane spiriti di rivoluzione e esprit risorgimentale, ma anche il Futurista Antonio Sant'Elia e Angelica Balabanoff, la passione per l'indagine storica non ti manca, ma soprattutto la tua penna risalta i dibattiti dell'epoca a proposito del giornalismo, in particolar modo per i personaggi legati a L'Avanti, citi Margherita Sarfatti (critica letteraria) e gli intrighi verticistici tra Bacci, Mussolini e Bissolati. Ti sei dunque documentato anche su questo tipo di fonti dell'epoca?

Naturalmente volendo fare un quadro il più possibile completo dell’epoca non ho disegnato solo protagonisti. Ho scritto bilanciando con altre figure, diverse, complementari. Le descrizioni sono più dei caratteri che delle descrizioni di masse o dibattiti. In aggiunta a ciò la figura di Jean Jaures mi colpì molto... Sono convinto che colpì molto anche la febbricitante fantasia del giovane Mussolini. Un socialista pacifista demiurgo e redentore di folle ucciso da un nazionalista il giorno prima la dichiarazione di guerra. Fece molto scalpore, allora: per qualche giorno, qualche foglio di giornale, poi nulla più. I socialisti improvvisamente tacquero. Soprattutto Mussolini, dopo i commossi accenti della commemorazione. Quell’uomo francese, saggio, con la barba, fondamentale e fulcro di un’epoca, di un’ideologia... sparito. Semplicemente dimenticato. Subito.

Sulla scena del tuo copione non solo Marinetti e Mussolini ma anche altre figure, per nulla secondarie. Il Novecento è un quadro di massa, tu,invece crei particolarismi alle vicende sociali del microcosmo di ognuno...

Questo il compito dei personaggi secondari, Domenica innanzitutto poi Fulvio e Primo. Ersilio Redenti, invece, ricopre un ruolo preciso. Ha un compito chiave, far capire nascondendo e nascondendosi. Diciamo che veste panni pesanti, non suoi. Lascio al lettore e allo spettatore scoprire quali. Curioso... Un capitano dell’esercito in borghese davanti a uomini che passarono la vita in uniforme. Senza doppi sensi, solo un chiasmo tra costumi. Però.. curioso, no? Quello che rappresenta Ersilio Redenti potrebbe essere un vezzo tipico di noi italiani: vedere sempre un uomo nascosto dietro progetti grandiosi. Più che vederlo: immaginarlo.

Spesso, l'interazione dei tuoi personaggi dipinge un affresco cangiante del milieu sociale di ognuno intenso. Situazionista, borghese,popolare, ideologico, futurista. Mi riassumi come hai vissuto questa esperienza letteraria plurima?

Questo è stato un dono dei personaggi. Semplicemente scegliendoli li ho disegnati secondo un fecondo intrecciarsi di motivi letterari. Faccio teatro, vorrei fare teatro: ma come si fa, con tali personaggi, a limitarsi alla scena? La loro prorompente personalità li proietta fuori. Sono gravati di forte iconologia e retorica. Soprattutto Antonio Sant’Elia. artista di genio, socialista, futurista, caduto in guerra. Peccato una piccola parte, nella pièce: la figura si sarebbe prestata a ben altri destini. Sono sicuro che qualcun altro, un giorno, ne coglierà meglio le implicazioni artistiche e drammaturgiche. Ciò che di meglio sarebbe stato per l’Italia e il mondo se non fosse semplicemente morto al fronte.

A proposito di quest'ultimo aspetto, miri molto allo spirito ostentatamente socialista di Mussolini, il tuo punctum nella storia. e stata quest'ago primordiale, dunque, a scuotere la tua ispirazione?

Sicuramente. Fu proprio il chiedermi come poté un giovane e già celebre socialista diventare Mussolini a scuotere il nodoso albero della mia ispirazione. Nessuno degli impetuosi ideali della sua formazione costellano il Mussolini fascista. L’odio per i clero (firmò il Concordato), l’odio per i tedeschi (si alleò con Hitler), la grande amicizia per gli ebrei, (la barbarie delle leggi razziali). Quale impegno del socialista troviamo in Mussolini? La posa per le battaglie del grano, i campi solari per i ragazzini? Fu davvero un conquistatore? O piuttosto un conquistato?

In quanto a lessico, spesso la tua penna si veste dell'linguaggio d'epoca, piccole note dense. 'La fronte', invece de 'il fronte, ad esempio, vocabolo che spesso adoperi...

'La' fronte: si diceva così, non 'il' fronte: la fronte. Devo ringraziare il prof. Marco Soresina, una volta di più oltre l’estensione delle pregevolissime note di prefazione, che ha voluto confortarmi su alcune scelte. ‘Osa’, mi disse.Se il linguaggio ricalca l’epoca, la magniloquente quotidianità del beau geste, perché non lasciare alcune gemme del linguaggio di allora? Così come non era 'una' automobile, ma 'un' automobile. Sono spunti dall'italiano degli inizi del Novecento. Poche idee di lessico che -spero- impreziosiscano il testo senza appesantirlo. Sono già abbastanza vecchio. Non vorrei dimostrare novant’anni di più.

Tanto da dire sulla tua scrittura a cui lascio un velo per la curiosità del lettore, ma non posso ignorare la particolarità di certi tuoi freak futuristi ' farle farsi...farsa', ' Turàti e Tùrati', Ingegno ma anche scorrevolezza, raccontami...

Questo fa parte dei vizi di chi ama le parole prima del loro significato. Che dire? Sarebbe come chiedere a un musicista di non innamorarsi delle note. Certo, bisogna scrivere di significati, non di forme. Non è avanguardia. Né surrealismo né dadà.. Qui si cerca semplicemente e chiaramente di comunicare. Naturalmente qualche vecchio sgorbio rimane. Ma... Come negarsi a qualche sberleffo futurista quando si ha Marinetti a recitare le proprie battute?

Un particolare importante che ostenti spesso con orgoglio 'una Remington silenziosa del Nove'. Come mai?

Nacque così la propaganda. Silenziosamente. Oggi la pubblicità tappezza le città. Marinetti sarebbe felice, se vivesse nel 2000. Omaggio doveroso e simbolico alla nascita silenziosa dell’era della comunicazione.

2009, il tuo libro è pubblicato proprio nel centenario del Futurismo, scrittura gravosa e densa. Hai impiegato 6 anni per la sua gestazione. Come hai maturato le scelte del testo nel tempo?

Descrivere la gestazione di questo lavoro richiederebbe la redazione di un altro libro. La storia di quegli anni, degli anni successivi ci scruta da mille pertugi, le sue note non sono nemmeno tutte sui libri. Le viviamo quotidianamente. Se è vero che tutti i secoli sono figli dei secoli precedenti, tranne forse per il Medioevo, noi siamo i figli del Novecento. Speriamo di aver imparato qualcosa dai nostri padri.

La Milano del tuo libro è un mondo fatto di strade, nomi di una città vista dell'interno, un cuore collettivo che non risponde al 'bell'amore' di cui parla il tuo picaresco barcaiolo - gondoliere. Sguardo d'epoca ma quanto possiede anche del tuo estro da milanese acquisito?

Devo dire che essere stranieri dà al tuo occhio una capacità in più. Cogli maggiormente le differenze, le peculiarità. Se vivi a Firenze, non ti accorgi di quanto è bella la tua città. Probabilmente se fossi stato milanese non avrei gustato con altrettanto cupidigia questo suo voler tipicamente esserci, esserci sempre, fare, capire. La caratteristica migliore di Milano. Il motivo per cui la si può amare ogni mattina senza che si rifaccia il trucco.

E in quanto a Milano, non posso non rivolgerti una piccola ma significativa domanda sulla tua esperienza televisiva come dialoghista presso lo Studio P.V, agenzia che ti ha visto protagonista nell'adattamento de I Cavalieri Dello Zodiaco. In riferimento allo spirito teatrale del tuo libro mi viene in mente uno stralcio di un'intervista ad Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus, a cura di Roberto Branca in una monografia dedicata a questo anime in cui si cita l'attitudine della direzione del doppiaggio di Enrico Carabelli che « aveva una formazione teatrale e amava sondare ogni possibile espressione emotiva». E', credo, una lezione sul punto di vista psicologico e profondamente interpretativo dei personaggi su cui ancora oggi, in una nuova veste, hai potuto trarre una lezione oltre la tua laurea al Dams di Bologna. Giusto?

Veramente la mia sensibilità ai personaggi, alle loro psicologie, alle loro diversità deriva più dalle mie esperienze nel doppiaggio che dai miei trascorsi universitari. Senza voler toglier nulla allo studio e dando allo Studio P.V. ciò che merita... la ricerca dei tratti, la curiosità dei rapporti deriva più dall’esperienza che dall’analisi. Altrimenti i personaggi verrebbero tutti uguali, tutti costruiti secondo regole ben definite. Non credo funzioni così. I personaggi non studiano, si comportano, agiscono.

E in quanto alla tua scrittura, è il primo progetto in luce, che pubblichi in 'chiave solista', una scrittura tutta tua. Una «luna crescente» citando un tuo concetto chiave nel testo, Qual è la novità che senti in te?

Questo spererei foste voi a dirlo. Aiutatemi voi a capire se vale la pena continuare. Quando non si hanno punti di riferimento, tutto diventa più difficile. Solista quanto, poi, la scelta? C’è tanto di collettivo in un libro se viene letto.

L'estate Di San Martino Del '14 è un testo pubblicato on demand. Hai nuovi progetti letterari per il futuro e, oltre al teatro, hai mai pensato a una scrittura narrativa sotto forma di romanzo o ad un ritorno ai tuoi albori in veste poetica?

Scriverò ancora probabilmente fingendo di essere un commediografo, un drammaturgo, uno scrittore per la scena.

 

 

postato da: GroudyBlue alle ore ottobre 22, 2009 10:38 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: libri, interviste, teatro, novitĂ , casi letterari, esordi letterari, proposte di lettura, da scoprire
mercoledì, 22 luglio 2009

Solo per oggi, 22 luglio, 33 libri a 99 euro editi da Minimum Fax

33 libri a  99 euro.


Tra le tante offerte a ribasso che popolano il web sui siti delle librerie on line vi segnalo questa ‘cash and carry’ da accettare in blocco.  

la Minimum fax riserva questa offerta soltanto nelle 24 ore del 22 luglio.

Questa promozione comprende ESCLUSIVAMENTE il pacchetto con i seguenti titoli

 
 
Donald Antrim,
Il verificazionista 
Louis Armstrong,
Satchmo 
John Barth,
La fine della strada 
Aimee Bender,
Creature ostinate 
James Brown,
I feel good. L'autobiografia 
Charles Bukowski,
Santo cielo, perché porti la cravatta? 
Kevin Canty,
Tenersi la mano nel sonno 
Raymond Carver,
Per favore, non facciamo gli eroi 
Raymond Carver,
Blu oltremare 
Ray Charles,
Brother Ray 
Charles D'Ambrosio,
Il museo dei pesci morti 
Joseph Heller,
Comma 23 
A. M. Homes,
La fine di Alice 
A. M. Homes,
Cose che bisognerebbe sapere 
Martin Howard,
Sappiamo cosa vuoi 
Thom Jones,
Ondata di freddo 
Jonathan Lethem,
Amnesia Moon 
Jonathan Lethem,
Memorie di un artista della delusione 
Sam Lipsyte,
Il bazooka della verità 
Rick Moody,
La più lucente corona d'angeli in cielo 
Rick Moody,
The James Dean Garage Band 
John O'Hara,
Venere in visione 
Peter Orner,
Esther stories 
John Perkins,
La storia segreta dell'impero americano 
James Purdy,
Il nipote 
Lou Reed,
The raven 
Aa. Vv.,
New British Blend  
Aa. Vv.,
West of your cities 
Aa. Vv.,
New York, ore 8.45 
Aa. Vv.,
Sette pezzi d'America 
Aa. Vv.,
Omicidi americani 
Sarah Vowell,
Take the cannoli 
Colson Whitehead,
John Henry Festival 
 

Ulteriori informazioni qui. http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=480

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 22, 2009 08:43 | link | commenti | commenti
categorie: libri, offerte
sabato, 11 luglio 2009

Federico Riccardo Chendi è a “Pugni chiusi”. Una grande prova quella di Chendi, più che riuscita

Federico Riccardo Chendi - Pugni chiusi


Federico Riccardo Chendi
è a “Pugni chiusi”

di Iannozzi Giuseppe




Iannozzi Giuseppe raccomandaFederico Riccardo Chendi con “Pugni chiusi” par quasi che irrida generi e sottogeneri del romanzo poliziesco, del giallo, dell’hard-boiled. Alla denuncia nei confronti d’una società asservita alla costumanza, alle convenienze, alle ipocrisie di tutti giorni si associa, quasi per contrappasso, una ironia a volte sguaiata altre ancora tragica. In “Pugni chiusi” la verità prima è che “non è vero che il sangue il sangue dei vinti e dei vincitori ha lo stesso odore”, ed è questa verità assoluta, perlomeno per Carlo, il protagonista del romanzo di Chendi, che si trascina con forza dalla Corsica a Berlino, da Genova all’Avana, fin sul tracciato della Linea Gotica nei pressi dell’Appennino tosco-emiliano.
La Smith & Wesson da cui il protagonista mai separa è l’ideale compagna che il giovane milanese porta sempre con sé, una volta che ha deciso di lasciarsi Milano e il mondo alle spalle.
E’ la storia di un uomo in fuga, che fugge dalla grossolanità degli affetti famigliari, che dietro di sé lascia solamente terra bruciata. Di buona famiglia, senza grilli per la testa, figlio di un famoso chirurgo, ad un certo punto realizza che non vuole diventare uguale spiccato al padre, che non è il caso che le sue mani sposino la causa di salvare vite umane perché la differenza fra il dare la vita e il togliere la vita non esiste. Ma non si creda che il giovane sia un anarchico o un militante con tessere di partito in tasca: è uno, soltanto uno che ha una Smith & Wesson e basta. Non è un rivoluzionario né pensa mai sul serio di vestire i panni dell’eroe: per certi versi è un po’ come un simulacro malriuscito del Che.
Carlo fugge, abbraccia la causa del Fronte di Liberazione corso, combatte per la Corsica, partecipa all’assalto d’una villa dei Savoia edificata nel mezzo d’un’isoletta, e poi fugge di nuovo, verso Berlino: per lui l’aria si è fatta pesante, troppo. L’eco della voce di Piero Ciampi, delle sue parole, lo accompagnerà sino a Berlino dove per un po’ riesce a fermarsi: il suo spirito inquieto si pacifica, ma “non ero fatto per amare e neppure per essere amato, ed era troppo presto per andare in pensione, ammesso che un rivoluzionario ci vada, in pensione”. Lascia dunque Berlino: il suo cuore è in Corsica, là dove ha visto morire i suoi compagni. Non gli riesce proprio di dimenticare. Qualcosa è andato storto, non è altrimenti spiegabile il fallimento. Qualcuno all’interno del Fronte di Liberazione deve aver fatto la spia, ma chi? Non ne ha idea. La memoria torna al sangue dei compagni persi. Lui è dovuto fuggire perché “tutte le rivoluzioni prima o poi finiscono con un tradimento o con una fuga precipitosa. C’è chi l’inizia per onore, per fanatismo o perché non ha un lavoro, c’è chi le fa perché non ha scelta o per mestiere”: solo questo sa il protagonista di “Pugni Chiusi”. Alla fine Carlo tornerà in Corsica per ricominciare da dove aveva lasciato. Tuttavia, ben presto, le cose si metteranno male, anzi malissimo. Il ritorno in Corsica è lotta ed è amore, è qui infatti che incontrerà una compagna forse più affidabile della sua Smith & Wesson, una compagna in carne e ossa. Non sarà però sufficiente combattere con tutte le proprie forze: qualcuno ha tradito e lo vuole morto. E lui, Carlo, non lo sa e nemmeno Rosa la donna che sa di amare e per la quale sarebbe disposto a morire.
Cicorivolta edizioniIl destino di Carlo si compirà in un registro più che melodrammatico, che sembra essere stato riciclato da Death Wish (in Italia, Il giustiziere della notte) con Charles Bronson nelle vesti del poliziotto anarcoide Paul Kersey. Federico Riccardo Chendi lo sa, è questo l’effetto che voleva sparare nella testa del lettore.
“Pugni chiusi” di Federico Riccardo Ghendi è un romanzo di ribellione, di rivoluzione, di verità e di false verità, di giustizia e di falsa giustizia, di rabbia e di dolore, ma è soprattutto la storia di Carlo, di un giovane la cui identità più intima non riesce a portarsi davanti allo specchio per riconoscersi ed è per questo che non gli resta altra scelta se non quella di pensarsi rivoluzionario.


buyPugni chiusi - Federico Riccardo ChendiCicorivolta edizioni - collana temalibero - ISBN 978-88- 95106-45-8 - prima edizione dicembre 2008 – pp. 149 - € 10



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postato da: kinglear alle ore luglio 11, 2009 12:56 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri, editoria, scrittura, narrativa, narrativa italiana, romanzi, noir, thriller, gialli, novitĂ , scrittori emergenti, la mia opinione su
sabato, 11 luglio 2009

Lorenza Ghinelli e il Divoratore. Un romanzo né bello né brutto, insignificante


Lorenza Ghinelli, Il divoratoreLorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti

Il divoratore, opera prima insignificante


di Iannozzi Giuseppe



“Il divoratore”
, opera prima di Lorenza Ghinelli, non è un libro di quelli che si possono dire brutti. Però non è un bel libro, nonostante la superflua introduzione di Valerio Evangelisti che tira le somme senza fare i conti con l’oste, cioè con la critica: “Lorenza Ghinelli è l’ulteriore esempio di un miracolo ricorrente. Lingua perfetta, lontanissima dai luoghi comuni dei generi noir e horror, cui pure si apparenta. Efficacia stilistica totale, con frasi talora elaborate che nulla tolgono alla scorrevolezza e al fluire della trama. Un crescere della suspense ottenuta evitando mezzucci ed espedienti di seconda mano. Sulle prime non si capisce nemmeno che ci troviamo dalle parti dell’horror o, per chi collega il genere a fiumi di sangue, dalle parti del thriller”.
Diciamo allora che se si vuole leggere “Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, la prima cosa da fare è di stralciare la prefazione di Valerio Evangelisti, che non si capisce davvero di che libro stia parlando, e se l’abbia letto sul serio con onesta attenzione critica. Diciamo che “Il divoratore” è una favola nera con tutti gli elementi tipici di questo genere: uomo nero, o dei sogni, compreso. Non c’è il parto di un Prometeo incatenato sulla falsariga di Mary Shelley, c’è però un pizzico dei fantasmi di Edith Warthon e c’è la perdita dell’innocenza così come l’aveva miracolosamente delineata in “Giro di vite” Henry James. Tuttavia Lorenza Ghinelli sfrutta male le argomentazioni strutturali della Wharton e di H. James, le imita in una coniugazione semplicistica e moderna, fin troppo moderna; e così il risultato a cui perviene è infelicemente ingessato. Si è ben lontani dalla perfida perfezione che Angela Carter ci ha trasmesso attraverso la rielaborazione delle storie fantastiche – si vedano Barbablù, Cappuccetto Rosso, La Bella e la Bestia.
Nel romanzo di Lorenza Ghinelli veniamo messi di fronte all’Uomo dei Sogni, che è coniugato in tutte le persone plurali, difatti ESSO è un NOI, un VOI e un ESSI. I suoi occhi divorano i ragazzini che lo guardano e che credono in lui. I giovani protagonisti disegnati dalla giovane autrice Ghinelli non sono esenti da malizie e cattiverie: sono sì dei bambini, ma hanno in sé il seme del Male, che un giorno ne farà degli uomini, non migliori non peggiori rispetto ai tanti milioni che popolano il pianeta.
Noi nel “Divoratore” facciamo i conti con dei ragazzini, tra i nove e i quattordici anni, che ad un certo punto incontrano sulla loro strada un vecchio vestito in nero con scarpe da ginnastica ai piedi: l’Uomo dei Sogni. Un ragazzo scompare: è Filippo, il più grande di un gruppetto di quattro amici-nemici. Scompare e basta. Vengono ritrovati solamente i suoi vestiti ben piegati e la sua bicicletta. Gli inquirenti parlano di un pedofilo. La Ghinelli introduce la piaga della pedofilia nel suo “Divoratore”; tuttavia è solo un escamotage per far salire la tensione nell’animo del lettore: in realtà “Il Divoratore” non scruta negli abissi degli abusi sessuali, non parla di agnelli sacrificati alla perversione di vecchi porci, parla invece della paura di credere in qualche cosa, nell’Uomo dei Sogni, tanto tanto simile al sadico pagliaccio Pennywise di “It”, capolavoro fantasy-horror di Stephen King. Come si può ben arguire, la promessa di Valerio Evangelisti spiegata in una immersione “in girandole di virtuosismo” è poi solo una bestemmia dettata a voce alta, con l’impeto dello strillone di strada. Null’altro.
“Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, un libro non bello. Non brutto. Ma che ha lo spessore di cose già lette. Un libro adatto a chi ama emozioni collaudate e una scrittura infantile, disimpegnata e abbandonata a sé stessa. Libro adatto ad una fascia di lettori tra i 6 ai 9 anni, ed ai nonni ultraottantenni!


Il divoratoreLorenza Ghinelli – edizioni Ass. Culturale Il Foglio –  Collana Autori Contemporanei - 192 pagine - ISBN: 8876061711 –  Prezzo 12 €


Il blog di Lorenza Ghinelli: http://lorenzaghinelli.blogspot.com/

Il sito: http://www.onirikadesign.it/
postato da: kinglear alle ore luglio 11, 2009 12:52 | link | commenti | commenti
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venerdì, 03 luglio 2009

Letteratura del Nord Europa. Rompi il ghiaccio!

Sarà stato il successo di massa della trilogia di Stieg Larsson pubblicata da Marsilio a puntare i riflettori sulla letteratura svedese, siamo ancora agli albori ma  è una bella occasione parlare di Svezia oggi che festeggia la Presidenza di turno dell'Unione Europea.

 

Perché non approfittare di questi riflettori per scoprire più approfonditamente la letteratura non solo svedese ma del nord Europa in generale?

 

Come punto di inizio e isola felice in fatto di proposte, vi segnalo una casa editrice indipendente leader in questo campo, si tratta di Iperborea Editore con le sue pubblicazioni specializzate in letteratura classica e contemporanea del panorama di Islanda, Svezia, Norvegia,Finlandia, Estonia, Danimarca e anche Olanda, Belgio e Germania.

 

Che ne dite? E’ arrivato il momento di rompere il ghiaccio? Ecco la top ten dei libri più venduti, gli autori caratterizzanti divisi per nazione e il catalogo completo delle pubblicazioni.

 

Buona lettura

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 03, 2009 17:41 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: libri, editoria, nord europa, casi letterari, da scoprire
domenica, 14 giugno 2009

Guardie, Ladri E Tracciatori




Cercate un buon libro per l’estate e non solo da spiaggia, anzi per tutte le stagioni, dico che lo avete trovato, leggiadro,frizzante, ricco di avventura, curiosità storiche del Rinascimento e ambientazione nel futuro prossimo nelle valli della Svizzera Italiana, tutto questo è Guardie, Ladri E Tracciatori, quarto romanzo della “scrittrice arcobaleno” Manuela Mazzi che dopo reportage in forma di romanzi tinti di giallo, avventura, fantasia,punti di vista al femminile, giunge al romanzo della consacrazione della perfetta amalgama della sua corale anima da narratrice .

Definito da lei stessa come un libro per ragazzi, questo racconto è molto di più. Mirco, Luca e Stella sono i  tre protagonisti  adolescenti del ticinese sempre alle prese con il loro spirito d’avventura estivo ma sullo sfondo narrativo c’è quel quid in più, che intriga lettori di ogni età con la sua scrittura tutta particolare. Quella che sembra una scorribanda della curiosità di ragazzi si trasforma in una caccia al tesoro senza pari. Tracciatori alla ricerca di segreti e arrampicate metropolitane giungeranno alla misteriosa scoperta in un ghiacciaio disciolto di uno strano drappo di stoffa con filamenti dorati. Cosa sarà mai?  

In un’impercettibile ambientazione nel 2030, senza fantascienza ma con un pizzico di futuro sotto i piedi,tra bullismo e bande rivali, cyborg e videogame da creare, i tre inseparabili compagni d’avventura si troveranno scaraventati in una ricerca entusiasmante sulle tracce della storia che li condurrà fino a sviscerare gli intenti del Ducato di Milano in Svizzera in un mix tra botta e risposta di storia moderna e spy story dai ritmi sempre più serrati e calzanti senza perdere di vista lo schietto senso giovane con i primi batticuori e i consigli di un mentore come Giona, il vecchio bibliotecario che dietro il suo apparire burbero nasconde un mondo più profondo immerso in una ricerca del Sapere tra Lanzichenecchi e Araldica.

Libro scorrevole e pratico come solo Manuela Mazzi sa rendere questo genere di dinamiche caleidoscopiche ma abbiamo detto, con quella crescita in più che la consacra di una penna sempre al di fuori dei clichée del romanzo di genere. Un libro diretto, pratico nella scrittura, che cela scatole cinesi di storie dentro storie: colpi di scena con piccoli sprazzi di riflessione dietro l’angolo che non disdegnano un estro giornalistico mimetizzato in tante piccole rifiniture.

Per il resto godetevi il panorama, l’ambientazione nella Val Bavona, Locarno e Friborgo. Panorama che è anche editoriale: quel polmone verde della letteratura della Svizzera italiana di cui anche Manuela Mazzi è figlia con il suo Guardie.Ladri E Tracciatori facilmente reperibile anche nelle grandi distribuzioni italiane.

Libro da non perdere!


CHI E’ MANUELA MAZZI

Manuela Mazzi è nata a Locarno (Svizzera) nel 1971. Giornalista professionista e appassionata fotografa, ha scritto per più testate della stampa ticinese e ha collaborato con Il Giornale di Milano, come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Dal 2004 lavora per il settimanale d’approfondimento “Azione”, inoltre produce servizi giornalistici e reportage fotografici come free lance per altre riviste. Al di là della scrittura, due sono le cose che appassionano maggiormente Manuela Mazzi: i viaggi (sacco in spalla) e la fotografia (interesse che si sta trasformando in lavoro). L'avventura e il desiderio di immortalarla sono rispettivamente una condizione e un sentimento che cerca di inseguire e appagare da che la sua memoria riesce a ricordare. Tant'è che ha eletto da tempo, quale filosofia di vita, concetti come la curiosità, il desiderio di conoscenza, la comprensione e la volontà di immortalare il mondo che ci circonda, così com'è. Da qualche anno si occupa di diverse attività, dalla stesura di contributi redazionali ai servizi fotografici. Pur essendo agli esordi nel settore fotografico, può vantare la collaborazione con periodici specializzati nella salvaguardia dei beni architettonici e della natura, ma anche con settimanali e quotidiani, che pubblicano i suoi reportage.


I LIBRI

L’Angelo Apprendista

Un Caffè A Kathmandu

Un Gigolo In Doppiopetto

Guardie,Ladri E Tracciatori : http://www.youtube.com/watch?v=IQACP7TTIKs

 

 L’INTERVISTA

1.Guardie, ladri e tracciatori: una storia a colpi d’avventure, misteri storici e nano tecnologie. Lo indirizzi soprattutto al pubblico adolescente, un po’ come se fosse una teoria di equilibrio dopo Un gigolo in doppiopetto riservato ad un pubblico adulto. Com’è stato scrivere con la consapevolezza di questa messa a fuoco dell’età del tuo giovane pubblico?


Hai detto bene: quando ho iniziato a scrivere questo romanzo sentivo proprio il bisogno di equilibrare gli sforzi fatti per il precedente libro, il reportage narrativo. Non è solo l’età del lettore che mi è servito per bilanciare l’insieme, bensì è anche l’energia che ho voluto iniettare nelle pagine di quest’avventura: dal mondo grigio, perverso, grave, concreto e vizioso de Un gigolo in doppiopetto, ho scelto di esplorare il fascino della natura, della gioia di vivere, della giovinezza, dell’innovazione, in un racconto leggero e spensierato, sebbene non manchino spunti di riflessione anche in questo nuovo romanzo. Quindi, per mettere a fuoco il target di riferimento, e tutto ciò che ne è derivato, non è servita una messa a fuoco, perché è stata la logica conseguenza della mia necessità di immedesimarmi in un mondo che mi rappresenta molto, che dico, in assoluto di più rispetto a quello in cui è ambientata la storia del gigolo.


2. Particolare non trascurabile, malgrado la storia abbia una forma alquanto attuale, si scorge che tu l’ambienti nel 2030. Giochi anche, in un’apparizione – cammeo, con il titolo del tuo primo romanzo L’Angelo Apprendista, scritto nel 2005 che nel tuo ultimo romanzo risulta essere una pubblicazione più che trentennale. Curioso, raccontami di questa forma mentis…

L’hai detto tu stessa: ho giocato… e non hai idea di quanto mi sia divertita a farlo durante tutto il libro. Anche se però la data non è casuale: nel 2030, infatti, - secondo un esperto che intervistai già qualche anno fa (e qui ricado nella mia deformazione professionale, che mi aiuta sempre a trovare nuovi spunti) – sarà scomparso anche l’ultimo ghiacciaio ticinese, che per ora resiste consumandosi poco a poco… E avrà finito di leggere il libro può ben intuire l’importanza di questo evento per la narrazione.


 3. E in quanto a passato, senza svelare nulla sui punti caldi del tuo romanzo, l’avventura dei tuoi giovani protagonisti s’intreccia con la vera Grande Storia. I Lanzichenecchi, il Rinascimento degli Sforza a Milano e le relazioni con il tuo Cantone Ticino. Il sapore storico che connota il tuo romanzo sembra essere alquanto profondo. Quanto c’è voluto per documentarti prima della stesura del tuo romanzo?

Ti svelo un segreto, che è poi la parte che mi ha maggiormente divertita durante la stesura di questo romanzo.
Il libro che avevo in mente di scrivere era tutt’altro. Ma a volte è la storia che sceglie di essere scritta e non lo scrittore a scegliere la storia. L’unica cosa che mi sono preoccupata di determinare prima di iniziare a stendere il libro è stato l’oggetto da far ritrovare ai ragazzi. Qui ho dovuto cercare in diverse direzioni, perché lo volevo proprio di quell’epoca, e doveva essere realmente scomparso… il che non è così evidente. Una volta individuato ho iniziato a scrivere pensando di imbastire la narrazione un po’ nel presente e un po’ nel passato… mentre man mano che proseguivo i miei personaggi decidevano da soli il da farsi. E non ti dico che gioia è stato per me scoprire insieme a loro tutto ciò che è stato poi scoperto. Perché, è vero, è stata intensa la ricerca per documentarmi, ma non l’ho fatta prima, bensì mentre… ogni volta che arrivavo a un punto morto, così come è toccato ai ragazzi, lo stesso ho dovuto fare io… ho cercato le soluzioni più logiche nelle pagine della storia reale… così mi sono ritrovata a sfogliare il libro della biblioteca di Friborgo, oppure quello sulle battaglie varie; ho sondato il mondo criptico dell’araldica; mi sono letta un bel librone storico e diversi altri appunti; sono finita nelle pagine dell’archivio del giornale di Como; e… insomma… è stato affascinante.

4. L’ambientazione storico – geografica nel ticinese, in particolare tra Val Bavona, Locarno e Friborgo è uno dei punti cardine del tuo romanzo. Com’è nata l’idea di marcare la tua terra natale all’interno di questo libro?

A dire la verità fra i tre territori citati, fatta salva Locarno, non c’è molto della mia terra natale, che – come hai ben intuito – ho comunque inserito nel libro. In effetti il paese in cui da piccola ho trascorso tutte le mie estati è Palagnedra, ovvero il paese in cui si trova la capanna del Vecchio Giona; capanna che esiste davvero e che si trova proprio nei pressi di una cascata che ha Tre Salti e dove io da piccina mi avventuravo a balzi e guizzi su per il corso del fiume, così come faccio fare ai protagonisti del libro.

5. A questo punto non può mancare uno sguardo panoramico su vari punti che setacci nel libro con il tuo "giornalismo liofilizzato nella trama" ovvero, lo scioglimento dei ghiacciai come cardine ambientalista ma anche la presenza della comunità cinese sul territorio e l’insegnamento scolastico della storia ridotto a poco meno di una materia opzionale nel sistema scolastico. Volendo sintetizzare un quadro generale?

È proprio così: attualissimo è lo scioglimento dei ghiacciai, mentre è solo un’ipotesi la comunità cinese, insediata in un futuro verosimile sulla base della loro attuale presenza massiccia sul mercato internazionale; mentre che la storia stia poco a poco perdendo colpi è emerso da alcuni sondaggi e studi. Ma non sono gli unici temi che prendono spunto dall’attualità. Ad esempio c’è il bullismo che nel Locarnese ha fatto molto discutere; la mancanza di fiducia nell’autorità; la difficoltà di interazione tra adulti e giovani; e altro ancora…

6. In quanto ad amalgama giornalistica, sullo sfondo appare anche uno scorcio della tua ambientazione nel futuro. Scrivi che la crisi economica porterà a una proliferazione delle armi di distruzione di massa in India e Cina rispettivamente al fianco di Usa e Russia mentre l’ago della bilancia di un mondo senza guerre sarà in mano all’Europa. Lungi da noi fare pronostici profetici, ma dalla posizione particolare in cui sei, in Svizzera, come ti appare il progetto dell’UE? E la Svizzera? Fiera della sua neutralità o nostalgica di una periferia ai bordi di questa comunità?

Assolutamente fiera della sua neutralità e – purtroppo – sempre più consapevole dell’impossibilità di resistere alla pressione di un’Europa, Unita solo da false speranze. Da che mondo è mondo le guerre sono state fatte sin troppo spesso per separare… mi sembra così assurdo veder sgomitare colletti bianchi tanto disuguali tra loro, per unire nazioni tanto diverse, in esigenze, in visioni per il futuro, in cultura, in lingua… Oggi – sempre secondo la mia personalissima visione - abbiamo solo due possibilità: o resistere fino alla fine, intesa come la fine dell’Unione Europea; oppure arrenderci e disintegrare i confini di un territorio unito da settecento anni, a mio parere, solo per separare le nazioni. Che senso avrebbe di esistere una nazione tanto piccola, separata in tre regioni linguistiche, da alte montagne, con culture completamente diverse tra di loro. E che non si pensi che io sia una chiusa di vedute: mi ritengo una “cittadina del mondo”, ma sono contro ogni tipo di globalizzazione, perché amo le diversità. Pensa come sarebbe triste un modo tutto uguale, in cui non ci sia più spazio per dar sfogo allo spirito d’avventura e a quel bisogno di esplorazione che è innato in molti uomini...

7. Ma torniamo più propriamente al tuo romanzo, tra l’altro, il più lungo che hai mai scritto fin ora, al suo interno compare anche il personaggio di un dotto e schivo bibliotecario, il vecchio Giona, un personaggio inventato dallo scrittore Andrea Fazioli e che tu hai poi sviluppato a modo tuo. Cosa ti ha spinto a rivivere questo personaggio fino ad interiorizzarlo nella tua scrittura?

Sembrerà strano ma il Vecchio Giona è nato nella mente di entrambi quasi contemporaneamente. Quando ho scoperto il personaggio di Andrea leggendo il suo primo libro (un paio di anni fa) io stavo, infatti, già scrivendo Guardie, ladri e tracciatori. L’idea di prendere il suo Vecchio Giona è stata quasi obbligata giacché il mio personaggio aveva esattamente le stesse caratteristiche del suo… Per evitare quindi di far apparire il mio schivo bibliotecario, una scopiazzata del suo Vecchio consigliere, ho pensato che i due dovessero combaciare. Un’idea che è piaciuta anche ad Andrea quando gli ho chiesto se gli andava di “prestarmelo”…

8. E di te, come di solito in quello che scrivi, c’è molto anche in Guardie, ladri e tracciatori. Il karate e l’avventura sappiamo già che sono i tuoi fidi compagni di vita e questo senso per la tecnologia e il savoir fair da tracciatrice?

 

Uhm… no, in effetti, la tecnologia non è il mio forte, mentre l’idea del tracciatore, il parkour, il free running mi esalta molto: adoro guardare i loro video, e sono certa che oltre a diventare una karateka, se avessi scoperto prima questo sport, sarei stata anche una tracciatrice… Ora è già difficile cercare di fare la scrittrice ;-)

9. In chiusura, a proposito di web. Sul tuo sito www.manuelamazzi.ch, agli adolescenti è anche dedicato un concorso, ce ne parli?

Certamente: è un premio per… lettori. Non so se ne esistono già, ma se così fosse credo che dovrebbero essercene molti di più. In Italia, e non solo, ci si continua a lamentare che esistono troppi scrittori, e pochissimi lettori. Eppure si continua a organizzare centinaia e centinaia di concorsi letterari per esordienti o aspiranti scrittori o poeti. Mentre non si dedica nessuna attenzione ai lettori, che dovrebbero essere invece i veri protagonisti di un libro. In questo modo ci si ritrova sempre a parlare tra di noi… come fossimo un ristretto cerchio chiuso composto solo da scrittori (o aspiranti tali), critici, giornalisti, giudici, case editrici e… basta, salvo in qualche concorso in cui la giuria è composta dai lettori… tanto per farli lavorare un po’: mentre dovremmo essere noi ad essere al loro servizio. Così io ho deciso di premiare chi legge, e nella fattispecie, chi legge questo mio ultimo libro e poi gli dedica una recensione, mettendo in palio una somma in denaro per i primi tre vincitori.

10. So che sei molto presa dai tuoi futuri progetti letterari ancora tutti in cantiere e top secret. Ma per quanto riguarda il tuo estro consolidato da autrice in autopubblicazione che non si lascia scappare la presenza nelle grandi distribuzioni di siti come Ibs e con questa carta jolly di lettori sia in Italia che in Svizzera italiana cosa puoi dirmi?

Diciamo che – anche se è accaduto per un caso forzato – ho scoperto che l’autopubblicazione è più redditizia rispetto alla pubblicazione con una piccola casa editrice; anche se io riesco a vendere bene in Svizzera, mentre sono davvero pochissime le copie che vengono ordinate dall’Italia. Ciò che, in fondo, ha qualcosa di positivo perché il fatto di non aver penetrato il mercato italiano potrebbe attirare ancora – non si sa mai – l’interesse di qualche editore. Per questo motivo, dopo la pubblicazione de Un gigolo in doppiopetto, ho voluto pubblicare da sola anche Guardie, ladri e tracciatori (inviato comunque alle grandi case editrici come Piemme, Mondadori e Feltrinelli, che se m’avessero fatto una proposta di pubblicazione non c’avrei sputato sopra… eheheh).
Per quanto riguarda invece altri due libri che ho già pronto però non ho intenzione di autopubblicarli, perché pubblicare un libro è comunque molto dispendioso, e non solo da un punto di vista economico. Anzi, la grande fatica è l’intera macchina di promozione che succhia energie ogni giorno. Vorrei quindi occuparmi solo del minimo dispensabile per il prossimo che pubblicherò, così da poter uscire già l’anno prossimo senza dovermi prendere un anno sabbatico come ho fatto l’ultima volta. Quindi ho mandato le copie anche alle case editrici più piccole, tant’è che ho ricevuto proprio recentemente una proposta per la pubblicazione di uno dei due (questa volta si tratterà di un giallo). Mentre per il secondo libro già pronto il discorso è diverso: nella forma in cui si trova ora non oso pubblicarlo in Ticino, perché è un altro reportage narrativo molto dettagliato…

 

 SITO UFFICIALE

www.manuelamazzi.ch

postato da: GroudyBlue alle ore giugno 14, 2009 13:58 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: libri, narrativa, ragazzi, concorsi letterari, reportage, romanzi, avventura, gialli, novitĂ , da scoprire, svizzera italiana
venerdì, 05 giugno 2009

Videopresentazione de Guardie, ladri e tracciatori


Ok... grande imbarazzo, ma devo prendermi le mie responsabilità :-) Nel video girato da Patrick Mancini (che ringrazio molto) nel mitico nuovo telegiornale on-line zero91 presento il mio ultimo romanzo GUARDIE LADRI E TRACCIATORI... perdonatemi gli ehmmmm... e l'ultima frase: in realtà sarei sia karateka, sia tracciatrice ;-) - www.manuelamazzi.ch

postato da: mmazzi alle ore giugno 05, 2009 08:14 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: libri, editoria, narrativa italiana, avventura
sabato, 21 febbraio 2009

Presentazione del libro Un caffè a Kathmandu a Cento

Presentazione del libro

Un caffè a Kathmandu a Cento

"Un romanzo giallo-rosa per beneficienza"

 

Organizzatore: ASSOCIAZIONE «FUORI DAL COMUNE»

Ospiti: Manuela Mazzi, Andrea Menghini

 

Data: domenica 8 marzo 2009

Ora: 17.00 - 20.00

Luogo: Libreria «Il Guercino»

Indirizzo: Via Campagnoli a Cento (FE)

 

 

 

Descrizione

Domenica 8 marzo, avrà luogo la presentazione de Un caffè a Kathmandu di e con Manuela Mazzi, nell’ambito dell’iniziativa letteraria «Aperitivo con l’autore», organizzata dall’Associazione «Fuori del comune» (www.fuoridelcomune.net)

Appuntamento alle ore 17.00

alla libreria «Il Guercino» di Cento (Fe)
in Via Campagnoli
Con la presenza anche di Andrea Menghini, di Apeiron.

Alla fine della presentazione del libro, di cui si possono trovare infomazioni, il primo capitolo, e la presentazione su pdf attraverso il seguente link
http://manuelamazzi.altervista.org/index_file/Page1110.htm verrà servito un aperitivo offerto dall'associazione.

Info di contatto - E-mail: mmazzi@hotmail.com

postato da: mmazzi alle ore febbraio 21, 2009 19:26 | link | commenti | commenti
categorie: libri, eventi, narrativa italiana
mercoledì, 08 ottobre 2008

Morte all’alba di Giuseppe Iannozzi


Morte all’alba di Giuseppe Iannozzi



Dovrebbe esser facile spiegare il perché di “Morte all’alba”, ed invece no. Ma cercherò comunque di spiegare i motivi salienti per cui ho deciso di rendere disponibili alcuni miei scritti.

Che qualcuno ci voglia credere o meno, è da tempo che mi si chiede di pubblicare. Ora io non so dirvi se questo libro lo si possa considerare a pieno titolo una pubblicazione; però uno con il vizio di scrivere l’ha scritto parola dopo parola, pagina dopo pagina, e nel suo piccolo questo qualcuno in qualche modo bisogna pur indicarlo, o etichettarlo: per brevità chiamato scrittore! *

“Morte all’alba” risponde a un’esigenza, quella di offrire la parola scritta e compiuta a chi vorrà leggerla, a chi in tempi antichi e recenti me l’ha chiesta se non proprio come preghiera almeno tentando una provocazione a mio solo dànno, quasi a sottolineare, “Avanti, provaci frocetto! Vediamo un po’ di che pasta sei fatto”.

Ho risposto alla provocazione, ma in verità questo è stato l’ultimo dei miei pensieri.
In “Morte all’alba” spero d’aver saputo raccogliere il meglio di tanti racconti scritti negli ultimi tre anni. Il criterio di scelta è stato dettato al disopra di tutto da ragioni non commerciali, privilegiando la sostanza e lo stile: in questa raccolta si potranno dunque incontrare racconti nevralgici dichiaratamente avantpop, racconti horror e dark, e anche storie erotiche, volgarmente trash, o bukowskiane che dir si voglia, fermo restando però che mai e in nessun caso ho tentato di emulare quegli autori citati in maniera trasversale o addirittura enfatica.

In tutto ventinove racconti, tutti fra loro diversi, non solo per genere ma per stile anche. In “Morte all’alba” non mancano chiari richiami stilistici – e non solo - a Ernest Hemingway e neppure al più modaiolo e attuale Stephen King, ma anche e soprattutto a Edgar Allan Poe, J. Sheridan Le Fanu, Henry James. Howard P. Lovecraft. E chi avrà la fortuna, o la sventura, di leggere questa antologia personale incontrerà il placido nervosismo di Cesare Pavese, l’incombenza di resistere di Beppe Fenoglio, la ricerca dell’Atman secondo una formula di ribellione e misticismo à la Hermann Hesse, l’eleganza di Gabriele D’Annunzio, l’anarchia axiologica di F.W. Nietzsche, il raziocinio di Bertrand Russell, la visionarietà di Philip K. Dick che si accompagna a quella di William S. Burroughs…

C’è un universo intero in questi ventinove racconti, o forse è più giusto dire che il mio intento è stato anche quello di tentare questa impresa, impossibile per chiunque. Non sto dicendo che proprio io, l’ultimo arrivato, ci sia riuscito. Più semplicemente dico che ho tentato.

Non mi resta dunque altro da fare che augurarvi buona lettura, sperando che il libro non vi disgusti troppo. Sono certo che saprete giudicarlo con giusta severità.

Giuseppe Iannozzi

* parafrasando il titolo dell’ultimo album in studio di Francesco De Gregari, “Per brevità chiamato artista”, 2008




Morte all'alba
di Giuseppe Iannozzi


Morte all'alba di Giuseppe Iannozzi

Acquista la tua copia
di Morte all'alba




http://www.lulu.com/content/4135701




Leggi l'intervista a Giuseppe Iannozzi
a cura di Chiara Perseghin



postato da: kinglear alle ore ottobre 08, 2008 17:54 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: libri, news, fantasy, editoria, fantascienza, narrativa, narrativa italiana, novitĂ , esordi letterari, proposte di lettura, antologie, lulucom
mercoledì, 10 settembre 2008

Compito in classe di Mercadante

Dal blog delle Edizioni Las Vegas un'anticipazione di Polaroid, il nuovo libro di Gianluca Mercadante in uscita a fine mese.
Si tratta della registrazione audio di uno dei dieci racconti inseriti nella raccolta, Compito in classe.

Parole e voce: Gianluca Mercadante
Voce aggiunta: Attilia Medaglia
Musica:
Fanale
Mixato e registrato da Gino Gallé, Vercelli

L'mp3 potete ascoltarlo e scaricarlo qui: www.lasvegasedizioni.com/files/compito.mp3

postato da: Eliselle alle ore settembre 10, 2008 17:00 | link | commenti | commenti
categorie: libri, anteprime
giovedì, 24 luglio 2008

La mia raccolta di poesie Il Carillon delle Stelle Vagabonde, in uscita a prezzo speciale!

 

 

 

 

"Una stella incarnita
In un vascello di mare fugace
Tra un cuore fulgente
E un fascinoso andare.
 
Nell'eterno frangere
di questo melodioso silenzio
risplende il rintocco di un cadere dolce
di acqua nascente,
di ciliegie di un trasparente cesto
di primizie stellari celesti.
 
S'invocheranno  questi gradini rincorrenti
all'infinito andare
di quest'onda che si affanna felice
in un campo che danza
tra spighe argentate
di freddi raggi
di una luna voltatasi di spalle
tra un furtivo richiamo
ad uno sguardo all'infinito
 
E questa sinfonia si costruisce
in quest'illuminato buio
che i satelliti esclude
tra chi qui gaiamente
esplode come meteorite
di diamante
bellissimo per quanto breve:
embrione di conchiglia perso tra lo spazio che  va. "

(Alta Marea d'Eclisse)

 

 

Con l'attesa di molti (me compresa), da oggi potete trovare on line la mia raccolta di poesie Il Carillon delle Stelle Vagabonde: oltre 60 poesie del mio periodo in versi più intenso: al suo interno potete dunque trovare i miei versi che parteciparono con successo a diversi concorsi letterari entrando anche a far parte di una partecipazione all'ambito Premio Luzi 2006.

 

Potete trovare questo mio libro solo ed esclusivamente su http://stores.lulu.com/chiaramarra* al prezzo speciale di 6,81 euro oppure in versione e-book a soli 2,00 euro (scelta che magari vi consiglio se volete evitare le spese di spedizione e le attese visto che Lulu opera all'estero).

In più vi ricordo l'offerta promozionale del mio primo romanzo Le Départ – Imballaggi Per Anime In Volo, la storia di un pianista – stewart aereo alla ricerca di se stesso. Libro che potete trovare a 7,72 euro in versione cartacea o a 1,56 nella versione digitale.

 

* Vi ricordo che il sito di Lulu.com accetta solo pagamenti tramite carta di credito.

 

Con la speranza di leggere presto i vostri commenti e le vostre opinioni, vi auguro una buona lettura.

 

Alla prossima

la vostra capo redattrice

Chiara Marra

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 24, 2008 13:09 | link | commenti | commenti
categorie: poesia, scrivere, libri, eventi, editoria, inediti, novitĂ , esordi letterari, da scoprire, offerte, lulucom
lunedì, 09 giugno 2008

Mara Venuto: intervista all'Autrice

Intervista a
Mara Venuto


a cura di Giuseppe Iannozzi

speciale1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.
 
La premessa è che non amo molto parlare di me. Infatti, nella vita, essenzialmente ascolto. Ho fatto studi sociali e mi occupo di counseling: la mia è stata una scelta naturale, compiuta, tuttavia, dopo un percorso di auto-esplorazione durato qualche anno. Ho sempre amato ascoltare, le persone mi interessano profondamente, mi nutro di storie. Solo di recente mi sono avvicinata anche al mondo dell’informazione, a seguito della mia partecipazione, via webcam, al format di Maurizio Costanzo “Stella”,  in onda sul satellite e in streaming: un’esperienza voluta, che mi ha messa alla prova sotto molteplici aspetti, facendomi crescere molto. Nella vita privata sono una persona serena, vivo un amore molto forte da alcuni anni, ho una sorella gemella artista e una famiglia presente.



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giovedì, 29 maggio 2008

Fabrizio Corselli. Amor di Ninfa: intervista al Poeta di Eros e Psiche


Fabrizio Corselli - Amor di Ninfa


Intervista a
Fabrizio Corselli
Amor di Ninfa
 
a cura Giuseppe Iannozzi
 

 
1. Personaggi abbondantemente sfruttati, Eros e Psiche, sia in narrativa sia in poesia. Dunque, come mai la scelta di rivisitare il loro mito, per quale esigenza?
 
Fabrizio Corselli     Il mito di Eros e Psiche rappresenta, nell’ottica dell’ispirazione, un topos come tanti altri, ma non per questo il suo uso o abuso sottende ai diritti di prelazione di altri che vi hanno scritto prima. Così come l’archetipo Amore si presta a molte interpretazioni, e ciò che rende unica questa situazione è proprio la multiformità del punto di vista: l’oggetto è lì che aspetta una luce sempre nuova e diversa che ne metta in evidenza sfumature mai percepite prima. Così anche nell’idealizzazione del bello, l’occhio sarà abituato a vedere in quell’oggetto sempre qualcosa di diverso, rendendolo eterno e imperituro.
     Il fulcro di Amor di Ninfa non risiede soltanto nei suoi protagonisti, pur sempre mediatori del tema “amoroso”, quanto nella sua strutturazione globale, in cui essi sono incastonati, nella sua progettualità e storia, soprattutto nella sua tematica, ostica ma allo stesso tempo avvincente. Il tema si incentra sul delirio ninfale e finanche sul ribaltamento delle posizioni assunte dai due protagonisti, Eros e Psiche, demandando al primo la dimensione del dolore e della sofferenza. Eros è qui un poeta, il quale indossa una maschera d’avorio, perché la sua beltà non si mostri alle ninfe, e una piuma di uccello la cui punta è d’oro: è fin troppo chiaro il parallelismo. Per rimanere in linea col mio stile, anche qui la divinità o il semidio viene posto su un piedistallo di tenera mortalità; egli incarna un umano sentire, e il “lieto fine” che caratterizza il mito classico, qui viene arbitrariamente modificato, per porre i due amanti in un sospeso stato di tragicità amorosa.
     È anche il modo di consegnare al lettore una versione inedita del mito che rende l’opera unica, anche ai più esigenti, sia per forma sia per contenuti. 
     In una email privata, ha scritto Matteo Veronesi nei confronti di Amor di Ninfa “Mi sembra che tu abbia riletto Apuleio attraverso il Mallarmé del Pomeriggio di un fauno, riuscendo dunque a fondere mirabilmente classicità e modernità”.
 
 
postato da: kinglear alle ore maggio 29, 2008 12:32 | link | commenti | commenti
categorie: poesia, libri, news, interviste, novitĂ , casi letterari, proposte di lettura, da scoprire
giovedì, 03 aprile 2008

Meglio per tutti dare la colpa a me (di Domenico Cosentino)



Fa della auto-censura una palla di carta igienica, usata e accartocciata, da lanciare verso la spazzatura come fosse un cestello di pallacanestro: ovviamente, senza mai imbroccarlo. Stiamo parlando di Domenico Cosentino, che dalla sua a volte tormentosa e a volte lussuriosa mente di scrittore underground, è nato il suo primo vero libro d’esordio, dopo due saggi che ci aveva già regalato; due pubblicazioni di cui si sente ancora l’olezzo nell’aria.
Nelle sue poesie, raccolte in “Meglio per tutti dare la colpa a me”, edito dalla GrausEditore, l’evacuazione diventa quasi una metafora religiosa per scaricare i peccati di uomo impuro nel corpo e nel pensiero, non per colpa sua, ma grazie alla società, che ricorda molto gli anni degli “incubi coprofagi” di Pasolini. Oltre a confermare però il continuo richiamo allo stile Bukowskiano, che permane il fil rouge dell’opera di Nico, in questo libretto intenso di sensazioni si trova anche il profumo delle “debolezze” sessuali del Marchese de Sade, in modo certamente più marcato di quanto non tracimi dai suoi due precedenti scritti.
L’unico neo di questa azzeccata pubblicazione è una nota di nostalgia, che avrà certamente colpito tutti coloro che si stavano abituando alla rude atmosfera creata dai libretti autoprodotti da Nico: Come unica amica un bottiglia sotto le ascelle e in Alone like a dog. Una nostalgia sincera dovuta alla mancanza di quelle pagine un po’ ruvide, dove il nastro di inchiostro dell’antica Olivetti degli anni Trenta impregnava i testi di nero e povertà. È questo l’unico neo di “Meglio per tutti dare la colpa a me”. Per il resto, va letto da chiunque desideri farsi un tuffo nell’era della letteratura degli anni Settanta, respirando però l’attualità di un incubo divenuto realtà ai giorni nostri...
postato da: mmazzi alle ore aprile 03, 2008 21:21 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: poesia, libri, esordi letterari
mercoledì, 19 marzo 2008

!!!!!

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo
sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI:
il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

postato da: andreamj alle ore marzo 19, 2008 10:43 | link | commenti | commenti
categorie: scrivere, libri, racconti, news, eventi, blog, editoria, concorsi, scrittura, narrativa, narrativa italiana, concorsi letterari, scrittori emergenti, antologie, las vegas
martedì, 04 dicembre 2007

PREMIO BELIAL

BANDO PREMIO BELIAL

In occasione del lancio del romanzo “Saxophone Street Blues”, in uscita l’8 gennaio 2008, Las Vegas edizioni bandisce la prima edizione del Premio Belial per la Miglior Vita Fittizia. Si tratta di un concorso letterario nazionale dedicato alla composizione di note biografiche fittizie.

Possono partecipare, senza limiti di età, autori residenti in Italia e all’Estero. Saranno ammesse composizioni di massimo 3000 battute, catalogabili stilisticamente come note biografiche che abbiamo per protagonista lo scrittore ventenne Hector Luis Belial. Esempi di queste “biografie potenziali” possono essere consultati sul blog dell’autore (www.hectorbelial.blogspot.com).

I partecipanti possono inviare un massimo di cinque elaborati all’indirizzo hectorbelial@gmail.com, specificando i propri dati anagrafici e scegliendo uno pseudonimo per la competizione. Sono accettati file in tutti i formati word, open office e pdf. Il concorso avrà inizio l’8 dicembre 2007, e proseguirà per 66 giorni.

Durante tutta la durata della competizione, gli elaborati pervenuti saranno via via pubblicati sul blog, dove potranno essere commentati e valutati dal pubblico. La valutazione del pubblico, tuttavia, non influisce sulla scelta degli elaborati vincitori, che avverrà ad insindacabile giudizio della Giuria.

Entro il 30 marzo 2008, la Giuria si impegna a selezionare una rosa di 5 vincitori, i quali riceveranno ciascuno una copia di “Saxophone Street Blues”. Il vincitore assoluto, inoltre, vedrà la pubblicazione del proprio elaborato, che accompagnerà il prossimo romanzo di Belial come nota biografica ufficiale.

lunedì, 12 novembre 2007

Caffè Valeriana Vomito Sigarette (di Elisabetta Bilei)

«Caffè Valeriana Vomito Sigaretta»

Di Elisabetta Bilei

Eizioni Il Foglio

 

Un’operazione a cuore aperto, per descrivere le palpitazioni scaturite dalle passioni, ma anche i sussulti generati dalle delusioni e dai forti dolori. Un’allegoria di una vita sentimentale travagliata? No: una vera e propria operazione a cuore aperto… in tutti i sensi.

L’operazione è quella subita dal personaggio principale non protagonista del lungo racconto scritto dalla giovane Elisabetta Bilei, che ha racchiuso in “Caffè Valeriana Vomito Sigaretta” una storia sfregiata da incontri sbagliati; ma l’operazione è anche ciò che l’autrice fa intraprendere al suo personaggio principale, attraverso l’azione del comunicare a “cuore aperto” al proprio padre, che in quel momento si ritrova sotto i ferri, sì, ma affilati dalle parole della figlia.

Un duplice legame sotto i riflettori di una sala chirurgica in cui tagli e ricuciture non sembrano avvenire per mano dell’uomo, ma per mano di un destino già scritto e vissuto.

Nel libro di Bilei, delle Edizioni Il Foglio, è racchiusa, in una 50ina di pagine, la storia del rapporto di una vita intera non vissuta tra una figlia che ha sofferto pene troppo gravi da poter far sopportare al proprio padre. Ma in punto di morte le dinamiche cambiano… quasi come se dovessero essere le ultime parole liberatorie per entrambi la giovane protagonista trova la forza e il coraggio di raccontare tutto ciò che per troppo tempo era stato taciuto. Quasi come per suggellare, con la forza del dolore estremo, un’unione superiore mai consacrata: stesso sangue, stesso cuore, stesse vite, stesse sofferenze, per non dover più aver segreti e rinascere con un cuore nuovo.

Ma così non può essere, perché in realtà certi tormenti non si possono superare, non in vita… e allora rimane una sola soluzione...

postato da: mmazzi alle ore novembre 12, 2007 12:00 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri
venerdì, 24 agosto 2007

Image not Found - L'evento musical letterario dell'estate

Un’immagine a cui ispirarsi per proporre short-stories (max tre cartelle) e canzoni. Un concorso letterario. Quindici band in sfida, in due giorni di musica, parole, immagini in Oltrepò Pavese. E poi fiera degli editori-indipendenti, mercatino sotto le stelle, presentazioni di libri, reading, graffiti, birra, enogastronomia e cultura. Sono questi gli ingredienti di Image not Found, il contest musical-letterario organizzato dall’Associazione Culturale Giovani in Corso per l’1 e il 2 Settembre a Broni (Pv) in collaborazione con il Comune di Broni – Assessorato alle Politiche Giovanili e le istituzioni locali.

L’immagine è già disponibile sul sito ufficiale dell'evento: Image not Found. E’ stata selezionata tra quelle proposte e porta la firma di Aris Marakis, giovane studente del Liceo Artistico Michelangelo di Pavia.
Ispirati dall’immagine, le band e gli scrittori dovranno creare una canzone i primi una short-story i secondi.

Due giurie saranno coinvolte.
La giuria che giudicherà le opere letterarie è composta da Andrea Villani (scrittore) Gian Paolo Serino (critico letterario, La Repubblica, Il Giornale, direttore della rivista Satisfiction), Gianluca Morozzi (scrittore, sceneggiatore), Eliselle (scrittrice). Quella musicale dei membri dell’Accademia musicale Città di Stradella.

Durante tutta la manifestazione funzionerà un servizio di ristorazione a cura dell’Associazione Culturale Giovani in Corso. Nella giornata di Domenica 2 Settembre fuori dal Parco di Villa Nuova Italia, suggestiva cornice dell’evento, si terrà in concomitanza con Image not found, anche il Festival Enogastronomico Bonarda e Agnolotti. Mentre sarà disponibile in entrambe le giornate un Book’s corner a cura di editoriaindipendente.it, dove sarà distribuita Satisfiction, la prima rivista free-press culturale italiana ad adottare la logica del “Soddisfatti o rimborsati”.

L’esibizione dei gruppi si terrà dalle 15,00 alle 23,00 ed tra l’esibizione di un gruppo e l’altro, attori professionisti reciteranno i brani finalisti del concorso letterario. Sono previsti anche due “Aperitivi con l’autore” intorno alle 18,30 con vini D.O.C. e salumi dell’Oltrepò Pavese.

Maggiori informazioni:
Ufficio Stampa
Paolo Pedrazzi
3403580891
038552633

PROGRAMMA:

Sabato 1 Settembre

ore 16,00: Presentazione Contest

dalle 16,15 alle 19,00: Musica e scrittura si incontrano sul palco Luther Blisset project • Pino Cerrigone • Fuori Rotta • Nafoi. Tra una esibizione e l’altra reading dei racconti finalisti del contest letterario

ore 19.00: Aperitivo con l’autore a base di prodotti del commercio equo-solidale, a cura dell’Associazione Mani Tese. Presentazione del volume La notte ha sempre ragione (Todaro) di Andrea Villani, interviene l’autore, presenta Paolo Pedrazzi

ore 20.00 A cena con l’autore
Il re della salamella e Gianluca Morozzi presentano L’Abisso (Fernandel) e L’Emilia o la dura legge della musica (Guanda)

ore 21.30 Presentazione dell’Associazione Giovani in Corso. Intervengono Patrizia Pifferi (Presidente Ass. Giovani in Corso) e Antonio Riviezzi (Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Broni)

21.40 Sul palco: Emanuele de Francesco • F&B Sound • Elymania • Il mio artista preferito


Domenica 2 Settembre

ore 16.00 Musica e scrittura si incontrano. Sul palco: Il sesso degli angeli • La corte dei miracoli • Almost blue
Tra una esibizione e l’altra reading dei racconti finalisti del contest letterario.

ore 18.45 Aperitivo con l’autore a base di prodotti del commercio equo e solidale a cura dell’Associazione Mani Tese. Incontro letterario Il racconto deve morire. Il racconto non è morto, Giuliano Paravella presenta Suitcase in my head (Eumeswil).

ore 20,15 A cena con l’autore, presentazione della nuova collana Rooms di Eumeswil, intervengono Catalin Florin Maggi (Alla frutta), Eliselle (Ecstasy Love), Elisa Genghini (Zucca Gialla).

ore 21.00 Sul palco: Paolo Marchetti • Acido Relax. Durante i cambi palco lettura dei racconti finalisti

ore 23.30 Premiazione

Durante entrambe le giornate saranno presenti associazioni di volontariato e servizio di ristoro con birra e panini, bancarelle, bookscorner in collaborazione con Editoria Indipendente.

postato da: Eliselle alle ore agosto 24, 2007 18:52 | link | commenti | commenti
categorie: libri, eventi, concorsi letterari, incontri letterari
mercoledì, 15 agosto 2007

Oltre l'ultimo cielo. La Palestina come metafora - Mahmud Darwish

"Cerco di umanizzare il testo palestinese. Non sempre il mito è avversario dell'uomo.Non sempre. Non è che un aspetto dello scontro culturale per scrivere di uno stesso luogo.Noi,poeti palestinesi,scriviamo in prossimità del libro della Genesi. A portata di voce di un mito compiuto,definitivo,consacrato. Forse troveremo la nostra strada nell'estetica del quotidiano,nelle interrogazioni umane più semplici. Non ci vedo nessuna contraddizione. Il nostro lirismo può muoversi nello spazio del mito,cioè dell'epopea. Oggi ci troviamo in un luogo ibrido, in un punto intermedio tra lo storico e il mitico. Poiché la nostra situazione,la nostra stessa esistenza racchiudono l'uno e l'altro." (Mahmud Darwish)

──────────


In Italia, sia per la critica che per i lettori, il nome del poeta palestinese Mahmud Darwish è ancora pittura fresca come d'altronde il fenomeno della poesia araba contemporanea che si muove in circoli ristretti come per Adonis, in un panorama letterario, il nostro, che difficilmente riesce a sdoganare la letteratura mediorientale dal luogo comune del nome di Kahlil Gibran.

Ma chi è dunque Mahmud Darwish? Scarna è la traduzione dei suoi testi in Italia, ma forse siamo riusciti il tanto quanto basta ad estrapolarne le sue due opere prime in saggistica e in poesia: una è
Murale, la sua summa in versi e l'altra è il saggio Oltre L'Ultimo Cielo. La Palestina Come Metafora, una raccolta di conferenze in formato intervista raccolte dal 1995 al 2004 in cui Darwish racconta e introduce la sua poetica attraverso la sua biografia, che diventa una biografia collettiva dei palestinesi, e attraverso la sua maturità letteraria.

Oggi in patria è considerato come uno dei poeti più carismatici e va a lui il merito di aver liberato l'identità letteraria palestinese dal mero dibattito politico facendo fiorire lo spirito e la riscoperta di un'identità tendenzialmente individualista che mette il luce il contrasto fra interiore ed esteriore. Un modo con cui la Palestina << diventa un alibi poetico sull'apertura del senso universale dell'uomo>> che pone con impegno umano ed estetico un interrogativo metafisico - esistenziale in cui tutto si esplica attraverso la citazione " io sono la mia lingua" volta ad indicare il senso dell'identità umana e non quella nazionalistica.

Nella sua ricerca, Darwish non rinuncia a tratti in comune con i grandi pensatori occidentali, primi fra tutti Martin Heidegger e René Char ma anche Yeats, Lorca, Hikmet e la letteratura greca grazie alla sua cultura umanistica e multinazionalista "vecchio stampo", di quando i libri dell'occidente gli arrivavano attraverso lo studio dell'ebraico e non dell'inglese. ( le pagine relative all'incontro con il critico letterario siriano Subhi Hadidi offrono una mirabile disquisizione sulla letteratura euro-americana)

L' evoluzione costante di Mahmud Darwish si basa sulla ricerca dello spirito tragico, del vittimismo che conferisce profondità al testo poetico. La metrica e le tecniche di scrittura, Darwish le riscopre anche nel più puro dei fondamenti arabi dai certami zajal (poesia araba popolare improvvisata) ai mu'allaqat (odi pre islamiche) fino a giungere alle influenze della poesia arabo-andaluse e dei sirolibanesi emigranti con i mehjar.

Nei suoi temi fondanti, la costante dello straniero è fortissima. <<Non ho trovato né mia patria né il luogo che mi apparteneva e a cui appartenevo>> dice parlando del suo villaggio, Birwa in cui confluirono ebrei europei e yemeniti durante la sua fuga in Libano alla fine degli anni 40'. In questo modo il mito del "profugo nella sua patria" si sedimenta nella sua carriera letteraria ai vertici dell'attenzione del pubblico dagli anni 60'.

Viene spontaneo domandarsi quale sia la visione di Darwish sul mondo ebraico: Darwish lo considera da sempre come un nemico umanizzato: il suo studio della lingua ebraica è sempre stato un suo pass par tout e il suo primo vero amore fu per una ragazza ebrea: <<È stata la guerra del 1967 a sconvolgere le cose.>>

Ma non è questo alla fine l'argomento principale della sua poesia che, qualora ci fosse un fondamento tra la sua ispirazione e le cronache, sarebbe sempre velato.

Terra, madre e storia sono i grandi pilastri della sua scrittura. << Non avendo potuto trovare il mio posto sulla terra, ho tentato di trovarlo nella storia. E la storia non può ridursi ad un risarcimento della geografia perduta. E' anche un punto d'osservazione delle ombre, di sé e dell'Altro,colte entro un'evoluzione umana più complessa.>>

â–şLE CONSIDERAZIONI SUL SAGGIO

In attesa di una conoscenza più ampia nel panorama italiano di questo autore, il saggio offre una possibilità molto ampia per spaziare sulle interconnessioni che porta in sé un grande nome come Mahmud Darwish: lo scenario collettivo della civiltà palestinese, l'occhio sulla letteratura araba di ieri e di oggi e anche i mille retroscena su Darwish come uomo e scrittore fin nei piccoli segreti delle sue abitudini di scrittore.

Un saggio da non perdere!


â–şL'INDICE DELL'OPERA

- CHI IMPONE IL PROPRIO RACCONTO EREDITA LATERRADEL RACCONTO
Incontro con il poeta libanese Abbas Baydoun,in al-Wasat (Londra), n 191,192,193, settembre - ottobre 1995. ripreso in Masharif (Haifa-Gerusalemme), n.3. ottobre 1995.


- NESSUNA DIMORA PER LA POESIA SE NON UN CANONE POETCO
Incontro con il critico letterario siriano Subhi Hadidi, in collaborazione con Bashir al-Baker,in al Karmil (Nicosia), n.47,1993. rivisto e integrato nel novembre 1996.


- IL NOSTRO PRESENTE NON SI RISOLVE NE' A INIZIARE NE' A FINIRE
Incontro con gli scrittori palestinesi Liana Badr,zakaryya Muhammad e Mundhir Jabir in Dafatir thaqafiyya (Ramallah), n.3 giugno 1996.


- CHE COSA E' PIU' DIFFICILE DA SOPPORTARE:LA MORTE O L'ETERNITA'
Incontro con il poeta libanese Abbas Baydoun (in presenza di 'Inaya Jaber),in as Safir (Beirut), 21 novembre 2003.

- LA POESIA. MESTIERE E PASSIONE
Incontro con lo scrittore marocchino Hassan Najmi (Rabat), febbraio 2004, in al - Karmil (Nicosia) n. 79,2004

Ed Epoché, pag 170, € 14.00  




â–şMAHMUD DARWISH: LA VITA IN BREVE

Mahmud Darwish nasce nel 1941 ad Al-Birwah, presso Akka, in Galilea,Palestina. Nel 1948 la famiglia Darwish emigra in Libano. Il padre di Darwish, però, rifiutò di diventare profugo e preferì ritornare nella sua patria dove un anno dopo, tornati in Palestina, trovarono il loro villaggio completamente distrutto, ed al suo posto un insediamento ebraico. Darwish scrive la sua prima poesia durante gli anni della scuola elementare, nel villaggio di Der-el-Asad.
E' stato detenuto nelle carceri israeliane a causa dei suoi scritti e della sua attivita' patriottica. Cio' non gli permise di frequentare l'Universita'.
Dopo aver terminato la scuola superiore, lavorò nella redazione giornalistica del partito comunista e si stabilì nella città di Ĥaifa, dove fu redattore del giornale "al-EtteÄĄad; L'Unità", poi della rivista "al-Äśad; Il Domani", in seguito divenne direttore della redazione della rivista "al-Jadid; La Novità" dando vita all'evoluzione della poetica palestinese.
Nel 1970 fu a Mosca, nel 1971, si trasferi' al Cairo. Fu a capo del Centro di ricerca Palestinese, editore del giornale Palestinian Affaire Magazine, direttore dell'Associazione degli Scrittori e Giornalisti Palestinesi, fondatore del giornale dell'Associazione, Al Karmil Magazine e, piu' tardi, membro della Commissione Esecutiva dell'OLP, da cui si dimise nel 1993.

â–ş LA BIBLIOGRAFIA

Come già detto, in Italia la bibliografia di Darwish è molto risicata e non fanno eccezione le traduzioni in inglese. Per chi volesse approfondire questo autore riporto qui la bibliografia in arabo e là dove è possibile, le traduzioni in lingua francese.

â–  IN ITALIANO:

Una memoria per l'oblio (Jouvence ,1996) - difficile reperibilità
Perché hai lasciato il cavallo alla sua solitudine(San Marco de' Giustiniani, 2001)
Murale. Con testo arabo a fronte (2005, Epoché)
Oltre L'Ultimo Cielo. La Palestina Come Metafora. (2007/Epoché)


â–  IN FRANCESE E IN ARABO


Ne t'excuse pas, Paris, Sindbad/Actes Sud, 2006
Etat de siège, Paris, Sindbad/Actes Sud, 2004
Le lit de l'étrangère, Arles, Actes Sud, 2000
La terre nous est étroite, et autres poèmes, Paris, Poésie/Gallimard, 2000
Sareer El Ghariba (Le lit de l'étrangère), 1998
Au dernier soir sur cette terre, Arles, Actes Sud, 1994
Chronique de la tristesse ordinaire, suivi de Poèmes palestiniens, Paris, Cerf, 1989
Plus rares sont les roses, Paris, Minuit, 1989
Palestine, mon pays : l'affaire du poème, Paris, Minuit, 1988
Rien qu'une autre année, anthologie 1966-1982, Paris, Minuit, 1988
Fi wasf halatina, 1987
Dhakirah li-al-nisyan, 1986
Hiya ughniyah, 1986
Madih al-zill al-'ali (Une eulogy pour le grand fantôme), 1983
Qasidat Bayrut (Ode à Beirouth), 1982
A'ras, 1977
Ahmad al-za'tar, 1976
Tilka suratuha wa-hadha intihar al-ashiq (C'est son image et c'est le suicide de son amant), 1975
Muhawalah raqm 7, 1974
Uhibbuki aw la uhibbuki (Je t'aime, je ne t'aime pas), 1972
Ahmad al Arabi Opéra poétique écrit par Mahmoud Darwich, Composé et dirigé par Marcel Khalifé
Al-'Asafir tamut fi al-jalil (Les oiseaux meurent en Galilée), 1970
Yawmiyyat jurh filastini (Journal d'une blessure palestinienne), 1969
Akhir al-layl (La fin de la nuit), 1967
Ashiq min filastin (Un amoureux de la Palestine), 1966
Awraq Al-Zaytun (Feuilles d'olives), 1964
Asafir bila ajniha (Oiseaux sans ailes), 1960


â–ş SITO UFFICIALE : http://www.mahmouddarwish.com

postato da: GroudyBlue alle ore agosto 15, 2007 09:10 | link | commenti | commenti
categorie: libri, saggi, , letteratura araba, da scoprire
lunedì, 23 luglio 2007

Antonio Menna: Cocaina & Cioccolato - intervista all'Autore


adattamento grafico di Phab Postini
 

intervista a
Antonio Menna
cocaina & cioccolato

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
  


 
1. Oltre alle mere note biografiche, chi è Antonio Menna, e, soprattutto, perché ha deciso che era venuto il momento di tirare fuori dal cassetto i suoi scritti?
 
Io sono un uomo del sud. Del sud del mondo, intendo, anche in chiave umanistica. Amo i calori, i corpi, il sudore, la mollezza, il cibo, il sonno, le donne. Sono un uomo del sud che, come in tanti, ha immaginato la fuga. A vent’anni sognavo di vivere a Parigi, a venticinque di vivere a Bologna, a trenta non sarei salito più su di Roma. A trentotto so che vivrò tutta la vita a Marano, un afoso paese alle porte di Napoli. Sessantamila abitanti stipati in parchi residenziali supervigilati. Qui mi sento a casa. E a casa mia scrivo. Quello che scrivo lo faccio girare perchè mi piace sporcarlo, voglio condividerlo, scomporlo. Uso molta la posta elettronica. Inondo i miei amici – e le mie amiche – di mail personali, parole, ritmi, musiche. Con i miei lettori “elettronici” ho un rapporto costante di scambio. Molti di questi amici, negli anni, a pezzi e intero, hanno letto cocaina&cioccolato, mi hanno dato suggerimenti, lo hanno limato, spolverato, vissuto. Potrei quasi dire che è un romanzo collettivo. Il libro è uscito dal cassetto perchè con qualche racconto ho vinto un po’ di premi, ho conosciuto un po’ di gente dell’ambiente a cui ho dato da leggere il romanzo e alla fine, giro per giro, è finito tra le mani del mitico Paolo Brunelli di Cicorivolta, che mi ha chiamato entusiasta, dicendo che lo voleva pubblicare. Ho detto sì, dubbioso.


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postato da: kinglear alle ore luglio 23, 2007 08:14 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri, interviste, editoria, narrativa, narrativa italiana, anteprime, romanzi, noir, gialli, novitĂ , esordi letterari, sociolagia del territorio
sabato, 21 luglio 2007

Una Foglia Contro I Fulmini (Tonino Guerra)

" Vorrei suggerire a tutti gli occhi di considerare con attenzione le vecchie porte che proteggonoi casolari abbandonati, o stalle o rifugi per animali. Non ci sono motivi artistici che potranno consolarvi e nessun lavoro speciale di artigiani,ma un incontro con la vecchiaia e il tempo. D'improvviso vi accorgerete che sono oggetti che ci guardano col cuore e così vi trovate a toccare il mondo con gli occhi dei ciechi."

(Tonino Guerra, Una Foglia Contro I Fulmini)

L'immagine lampante di questo libro è il suono delle foglie di rosa appassite che cadono lasciando avvertire il loro tocco sul legno del tavolo: un pacato misticismo agreste, un sapore alchimista tra l'ancestrale e il meditativo.
Etereo e sempre lineare e limpido caratterizzano Una Foglia Contro I Fulmini, un poema in prosa di ricerca dal fitto retrogusto autobiografico senza nette classificazioni, traccia un accenno agli echi neodialettali della Romagna che un po' da sempre associano Guerra allo Strolingut friulano della poetica pasoliniana, ma soprattutto traccia un soffuso elogio all'empatia di un eterno ritorno ai luoghi dell'anima tra la Sant'Arcangelo di Romagna di Tonino Guerra, la Russia di sua moglie Lora e le campagne calabresi.

Viaggio irreale e in un punta di piedi, lo stile familiarmente esotico, quasi taoista che come per Il polverone prima e L'aquilone poi, nasce dal rapporto spirato alle terre d'Oriente tra Russia, Georgia, Azerbaigian, Armenia,

Questa volta Guerra, con la sua penna fresca e tanto amata da Carlo Bo e da Contini come da Vittorini e da Ginsberg, cerca di fare della sua storia la storia del mondo, scrive infatti : - Da un momento all'altro dovrò pur dire a qualcuno che non sto cercando soltanto la mia infanzia, ma addirittura l'infanzia del mondo"

Il risultato è una letteratura impalpabile alla riscoperta della staticità del tempo e del senso antico dell'anima. Una lettura fugace e profonda che pacatamente non rinuncia ad una piccola denuncia al feticismo contemporaneo delle meccanizzazione e della superficialità.

postato da: GroudyBlue alle ore luglio 21, 2007 10:49 | link | commenti | commenti
categorie: libri, narrativa, narrativa italiana, , poemi in prosa
mercoledì, 11 luglio 2007

antenna

antenna%20light1Randy Taguchi

Antenna

prefazione di Banana Yoshimoto

 

Trama


Marie ha sei anni quando scompare nella notte. Passa il tempo, lei non ritorna e la famiglia si sfalda. Ciascuno è preda di un lutto diverso: la madre aderisce a una setta di fanatici religiosi, il padre muore all’improvviso, il fratellino scivola in un’inspiegabile psicosi, e infine Yuichiro, il fratello maggiore, trascorre la vita ossessionato da quel tragico giorno e si infligge tagli sul corpo che gli procurano piacere. Attraverso ricordi e flashback, entriamo così negli abissi di una mente sofferente e autolesionista, quella di un ragazzo che anche con gli occhi ben aperti non riesce a vedere niente. Finché non irrompe Naomi, conturbante mistress sadomaso dall’incredibile intuito sciamanico, che allevia il tormento di Yuichiro con un a cura a base di bizzarre pratiche erotiche. Al potere taumaturgico di Naomi si unisce l’aiuto di un regista specializzato in programmi dell’occulto, che spinge Yuichiro a intraprendere sedute di ipnosi regressiva…

 

Autrice


Randy Taguchi disegna con delicata crudezza un attualissimo quanto scomodo quadro delle società moderne, che nel Giappone hanno per tanti versi un avamposto: una generazione vinta dalla paura e dall’insicurezza, che dopo aver perduto le antenne della comunicazione le ritrova in un originale percorso di sesso estremo e spiritualità

 

 

 

 

postato da: stella2682 alle ore luglio 11, 2007 12:11 | link | commenti | commenti
categorie: libri, eventi, narrativa, la mia opinione su
martedì, 26 giugno 2007

Isabella Santacroce: intervista esclusiva all'Autrice




Intervista esclusiva a
Isabella Santacroce

clicca per leggere


postato da: kinglear alle ore giugno 26, 2007 08:44 | link | commenti | commenti
categorie: libri, interviste, narrativa, narrativa italiana, anteprime, novitĂ , letteratura erotica, casi letterari
martedì, 01 maggio 2007

Un gigolo in doppiopetto - Manuela Mazzi

La “prostituzione d’élite” non è roba da marciapiede ma da business di agenzie patinate sotto copertura  e formalmente legali. Il giro parte dal Canton Ticino e allunga i tentacoli nel milanese e nel comasco: incatena a sé giovani e inconsapevoli accompagnatori dalla bella presenza calamitati nell’incubo di un tunnel malavitoso senza uscita appena al di là della sottile linea bianca delle feste di lusso nelle ville di donne facoltose che si trasformano in pendolare del sesso. La trappola non è poi così scoperta:l’invito può avvenire attraverso un datore di lavoro del proprio ufficio che offre semplicemente una buona occasione per riscattarsi,  conoscere bella gente e arrotondare lo stipendio. Ma basta poco per capire che la donna che finge di essere innamorata è la manager di un giro di incontri a pagamento.  

Uscire dal vortice è possibile? I fatti dimostrano che, i gigolo mal capitati vengono scaraventati in un circolo di minacce che durano anche anni sotto l’ombra omertosa. Non basta nemmeno qualche colonna sui quotidiani.

Lo sa bene Manuela Mazzi, scrittrice e giornalista ticinese che,nel 2003, dopo aver denunciato la situazione sulle colonne dell’inserto lombardo de Il Giornale, nel suo libro Un Gigolo In Doppiopetto (2007) affronta l’argomento attraverso un reportage narrativo di una storia vera: quella di Max, nome di fantasia per un bravo ragazzo laureato ritrovatosi nei club di incontri attraverso feste importanti tra donne ricche e Mercedes, gigolo a sua insaputa nella veste di autista dal sorriso accondiscendente, poi come amante prigioniero, schiavo di un sistema contro cui alzare la testa spaventa e il manto bianco della cocaina colma gli orgasmi mancati di una “prostituzione d’élite” trasformata nella più lurida fonte di  appagamento per ultrasessantenni. Max è stato schiavo del giro dal 1999, da quando aveva 25 anni a quanti ne ha compiuti 30. Lui, timido e secchione, che non aveva più toccato una ragazza dopo Clarissa,il suo primo amore al liceo.  

Ma se prima Manuela Mazzi lo ha descritto raccogliendo la sua testimonianza sull’inserto lombardo del quotidiano Il Giornale, nel suo reportage narrativo tutto è reso sotto forma di una narrazione in una ben congeniata descrizione in prima persona sotto forma di confessione in cui la penna della Mazzi, mai come ora cruda e a tratti esplicita, si immerge nei panni di Max e della sua psicologia.  

â–ş CHI E’ MANUELA MAZZI  

Manuela Mazzi nasce a Locarno (Svizzera) nel 1971.  
È giornalista professionista e fotografa, ha scritto per diverse testate della stampa ticinese e ha collaborato in Italia con Il Giornale come corrispondente dalla Svizzera Italiana.  
Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento Azione e produce servizi fotografici in veste di free lance.  
Oltre a Un Gigolo In Doppiopetto ha pubblicato nel 2005 con la casa editrice Progetto Cultura 2003  il racconto new age L'Angelo Apprendista. Nel 2006 ha realizzato il romanzo-denuncia sulle condizioni dei bambini Nepalesi Un Caffè A Kathmandu.  

â–şINTERVISTA A MANUELA MAZZI 
 

1.Prima di tutto chiariamo il problema della prostituzione sia maschile che femminile in Svizzera. Secondo la legge l’adescamento è vietato. Il fenomeno è dunque soltanto riservato alle figure d’élite degli accompagnatori?In Svizzera la situazione riguarda solo il Ticino con gli annessi ambienti lombardi?

 
Sì, esatto, l’adescamento è vietato. Ma con questo termine si intende principalmente quello che avviene per le vie cittadine, di modo che non si trovano prostitute sui cigli stradali ad attirare l’attenzione dei passanti a suon di tacchetti a spillo e colpi di minigonne. Tuttavia la prostituzione è un problema pesante come ho spiegato in una nota all’interno del libro: “Di fatto in Ticino il giro a luci rosse non era una novità, tant’è che rientrava tra i quattro business più importanti della Svizzera. L’industria del sesso ticinese contava, già in quel periodo (2003), ben 950 persone impiegate nel circuito, su un totale di 300mila abitanti (3,17 ‰). E basta confrontare un paio di dati per capire la gravità di queste cifre: a Torino si erano registrate nello stesso periodo 700 ragazze su un milione di abitanti (0,07 ‰), mentre erano 800 le prostitute su mezzo milione di bolognesi (1,6 ‰). Per non parlare dell’intera Lombardia che contava, su 9 milioni di persone, tra le 3500 e le 4000 squillo (0,41‰). Anche se, diversamente dall’Italia, in Ticino erano e sono poche le passeggiatrici di strada: infatti l’adescamento in Svizzera è illegale. La prostituzione in Ticino, secondo un rapporto ufficiale del 1999, si svolge nei night club (37 locali per 230 donne), nei bar (44 bar su 504) o negli alberghi, negli appartamenti privati o nei saloni di massaggio (circa 220 indirizzi): oggi la situazione è andata poi peggiorando”.  
Un giro che riguarda principalmente la prostituzione di basso livello, caratterizzato da meretrici provenienti dall’est e dal sud america al servizio di tutti, nei locali più tristi… 
Mentre il giro riservato alle figure d’élite da me raccontato ne Un gigolo in doppiopetto non rientra nelle statistiche. Ed è proprio la singolarità di quanto emerse intervistando Max, che mi ha spinto a farne un libro… Insomma le prostitute e i gigolo sono sempre esistiti, ma non mi aspettavo di trovarli insediati nell’alta borghesia. 
 
2. Per scrivere Un Gigolo In Doppiopetto hai preso spunto da una tua pista giornalistica. Come sei venuta a conoscenza di Max? 

Avevo avuto l’incarico da Il Giornale di scrivere un articolo su questo tema. In realtà doveva emergere una panoramica su una situazione ben diversa: in teoria il fenomeno noto riguardava il pendolarismo dei gigolo, e in particolare dei trans, che dall’Italia oltrepassavano il confine per venire a lavorare in Svizzera. Provai così a intervistare alcuni gigolo rintracciati sui classici annunci giornalistici che si trovano ovunque, ma con pochi riscontri. Avevano tutti paura di parlare. Così mi venne in mente Max, che era una persona a me già nota. Non sapevo bene fino a che punto aveva intrapreso questo tipo di mestiere, ma una volta contattato attraverso un mio conoscente (che nel libro è poi Eros), che lo convinse a raccontarmi tutto, fu una vera rivelazione. 
 
3.Il reportage narrativo per te non è proprio una novità, in fondo anche Un Caffè A Kathmandù lo era. Questa volta però, fai anche ricorso ad un linguaggio più crudo e a volte esplicito,di certo inevitabile per la storia scabrosa di Max. Questo linguaggio è una sorta di “rivincita” o di voluto colpo di scena nei confronti di chi, in passato, ha giudicato naif il tuo stile narrativo? 

No, non direi. Credo piuttosto che si trattino semplicemente di libri diversi, più che di stili diversi. Questo reportage non poteva che venir scritto in questo modo: se nei primi due volevo puntare su una scrittura leggera per rendere meno pesante i temi trattati, in quest’ultimo caso, l’intento è stato l’esatto inverso: volevo rendere ai fatti raccontati il vero senso del dramma vissuto per raggiungere lo scopo di denuncia che intendevo produrre con il libro.  
 
4. Pensi che questo stile che hai adoperato qui sarà per te l’inizio di un nuovo modo di narrare o è stata solo una parentesi?

 
Non saprei, è vero che dopo tre anni potrebbe essere maturata anche la mia scrittura. Quindi potrebbe anche darsi che questo stile segni l’inizio di un nuovo modo di narrare… anche se sono convinta che se domani dovessi scrivere un libro per bambini, sarebbe ben diverso lo stile che adotterei, così come cambierebbe ancora nel caso in cui decidessi di scrivere un vero giallo o un Fantasy puro. Tuttavia è altrettanto certo che se dovessi riscrivere un dramma personale, ritornerei su questo stile. 
 
5. A proposito di stile, il tuo libro è una lunga confessione in prima persona attraverso il personaggio di Max. Psicologicamente, com’è stato per te entrare nei suoi panni attraverso la scrittura?

 
È stato proprio il lavoro più interessante. La parte più narrata, infatti, riguarda il viaggio interiore del protagonista. Ogni volta che Max mi ha riferito un sentimento con un solo aggettivo, lo stesso è stato trasformato in un paragrafo o addirittura in un capitolo. È stato molto utile questo tipo di lavoro, e di certo in futuro è possibile che mi fermerò a indagare maggiormente su certi aspetti più interiori dei miei personaggi. 
 
6. Quanto tempo hai lavorato alla realizzazione di Un Gigolo In Doppiopetto?

 
La prima stesura è stata fatta in poco tempo, poco più di tre mesetti, ma lavorando solo ovviamente nel mio tempo libero, che non e poi così tanto, considerando i sabati, le domeniche e le serate settimanali… Però poi è stato molto rimaneggiato durante l’editing. Prima di fornire i capitoli da riverificare, infatti, ho aggiunto tante di quelle pagine che a ripensarci dalla prima stesura è ormai irriconoscibile. E per questo lavoro ho riinvestito qualche settimana… 
 
7. Durante la stesura, hai mai più visto Max? Ti ha mai dato consigli per il tuo libro?

 
No. Mai più rivisto o sentito. In effetti quando mi misi in testa di fare questo libro chiesi a Max se era d’accordo di farlo insieme. Inizialmente acconsentì: doveva diventare un libro scritto a quattro mani. Ma a mente fredda ci ripensò. Infatti per diversi mesi cercai di ricontattarlo, ma lui non si faceva mai trovare, fin quando un bel giorno rispose confidandomi però che non se la sentiva di rimettersi in gioco, che il libro potevo scriverlo, ma che lui non avrebbe collaborato, anche perché non se la sentiva di ripensarci, e inoltre era convinto che mi aveva già raccontato fin troppo, tanto che poteva bastarmi per scriverci un libro. E in fondo aveva ragione… 
 
8.A quanto vedo, questo tuo terzo lavoro è firmato Photo Ma.Ma edition, un libro autoprodotto quindi?

 
Già… o meglio prodotto dalla mia nuova piccolissima casa editrice creata di proposito! A dire il vero con qualche collega si era già parlato di crearne una qui in Ticino… ma ancora non era andata in porto quest’idea. Quando mi sono ritrovata con la recisione del contratto di pubblicazione che avevo stipulato con una casa editrice, che per quanto mi riguarda non corrispondeva a quanto credevo, e alcune copie del libro già ordinate dalle librerie, mi sono vista costretta a correre subito ai ripari inventandomi, appunto, una casa editrice che nel giro di un paio di mesi ha visto venire alla luce questo primo libro. 
 
9. E ora hai già una nuova storia da raccontare? 

Una?... Ne ho parecchie. Dovrei solo decidermi su quale chinarmi. Di pronto però non ho più nulla. Quindi presumo che mi prenderò almeno un anno sabbatico, dopo aver sfornato tre libri uno dietro l’altro, ci può anche stare: dico bene?

postato da: GroudyBlue alle ore maggio 01, 2007 13:56 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: libri, narrativa, anteprime, reportage, attualitĂ , giornalismo narrativo
giovedì, 12 aprile 2007

Minitour Conigliastro

Minitour Conigliastro Mielenero+Eliselle

le autrici dei Lemming della Coniglio Editore

 

Lisa Massei + Eliselle

Venerdì 13 Aprile, ore 21.00

Reading con basi musicali

Libreria ND Shop

Via San Tommaso del Mercato 1c

Angolo Malcontenti

Bologna

 

 

Sabato 14 Aprile, ore 17.30

Presenta le autrici il giornalista Franco Giubilei

Libreria Feltrinelli

Via C. Battisti, 15/19

Modena

 

Lisa Massei official site: http://mielenero.altervista.org/

Eliselle official site: http://www.eliselle.com/

postato da: Eliselle alle ore aprile 12, 2007 08:38 | link | commenti | commenti
categorie: libri
domenica, 01 aprile 2007

tornaImmagineIl silenzio che viene alla fine


Il libro:


In una torrida ed immobile estate, una ragazza di venticinque anni che abita in una casa di campagna, isolata, registra in una specie di diario tutto quello che vede e fa. Ha lunghe cicatrici sui polsi e segni di bruciatura di sigaretta sul corpo. Questo "diario" è anche una lettera a un uomo che l'ha appena lasciata, al quale cerca di raccontare la propria storia. In frammenti più o meno estesi ricostruisce il rapporto col patrigno, amato e odiato, e con la sua morte, di cui lei è responsabile. E del padre vero che ha lasciato lei e la madre, tanto tempo fa. Ma lo sguardo è sempre meno lucido, la realtà sempre piú disturbata. E nel tentativo della ragazza di afferrare un pezzo di verità, si svela al lettore un gioco mortale che non perdona nessuno, nemmeno l'amatissima madre.

Estratto


«Fatico a tenere il passo, madre, ma la mia mano sfiora le tue dita fresche e io di colpo mi sento tranquilla, felice. La mia felicità è essere con te, vicina a te. Insieme possiamo andare in qualsiasi posto, anche al polo nord o su Marte. Siamo tu e io, madre. Una donna e una figlia che non c'entrano piú niente con la vita che fanno, col paese in cui abitano e con l'uomo con cui vivono. Noi apparteniamo a qualcos'altro, a un altro destino. Ogni volta torniamo all'origine, percorriamo la strada a ritroso e andiamo nel luogo perfetto dove i padri, gli uomini, non hanno accesso. È questo, madre, il nostro viaggio, è sempre stato questo e solo adesso, a distanza di molti anni, lo so».

 

Un romanzo forte e luminoso che va dritto al cuore della disperazione e dell'amore, una storia sul silenzio, sull'incapacità di dire, sulla mancanza e sull'amore che costringe a uccidere.

 

 

 

colpagLA COLPA


Il libro:


Lei e Andrea sono cresciuti insieme, gli stessi amici, gli stessi giochi, gli stessi desideri. Lei lo guarda crescere mentre una passione bambina presto si trasforma in ossessione.
La loro casa è una fortezza controllata da guardie che li proteggono e li sorvegliano.
Una vita consumata in segreto, trattenendo i respiri, in attesa di un'oscurità che permetta di seguire pulsioni indicibili. Un sentimento senza parole, un atto senza occhi e senza mani, per non vedere e non sentire il piacere estremo e il tabù infranto, nascosti sotto la loro colpa.
L'infanzia funge da incubatorio e l'adolescenza di trasforma in camera di detonazione, finché negli anni dell'Università si apre una porta verso la vita in comune. Finalmente soli non devono più nascondersi, possono scoprirsi fino in fondo, ma la follia li circonda come un lago nero e salato, li insegue, ne riduce i movimenti, ne costringe gli animi. Sono anni comunque felici, quelli che terminano proprio quando la colpa diventa gigantesca e mostruosa, si palesa, li rende nudi si confondono sempre più. Il corpo di lei diventa un'arma con cui combattere la vita e la passione stessa che può essere consumata ma non cauterizzata. E la solitudine diventa una nuova fortezza che non basta più a impedirle di osare.
Lei cerca emozioni in altri corpi, in nuove sfide, lui tenta a suo modo di proteggerla e di difendersi da lei. Fino alla fine, perdendo tutto sprofondando, non lasciando tracce che non siano lacci, inferno e buio della mente. Lei e Andrea sono fratelli.

 

“La nostra vita era la distanza compresa tra i nostri corpi. E i sogni finivano lì.”

La colpa è un romanzo anomalo in cui una lingua icastica e suggestiva si svela in uno stile franto, essenziale, lucido come metallo. Deborah Gambetta affronta da narratrice matura e capace una storia senza tempo e di eros estremo, di paure ancestrali e piaceri magmatici. Senza risparmiare niente e nessuno.

   

Deborah Gambetta, nata a Torino nel 1970

http://deborahgambetta.splinder.com/

postato da: stella2682 alle ore aprile 01, 2007 15:01 | link | commenti | commenti
categorie: libri, narrativa, narrativa italiana
sabato, 17 marzo 2007

Come unica amica un bottiglia sotto le ascelle (Domenico Cosentino)

 

Indubbiamente di matrice bukowskiana, Cosentino Domenico ha trasformato un’ispirazione letteraria nella propria espressione di scrittura: reale più che creativa. Sembra di vederle battere con violenta intenzione, quelle lettere caratteristiche della mitica Olivetti degli anni Trenta. Caratteri impressi con stanca energia su una carta un po’ ruvida, dopo una delle tante notti brave, a lasciare un segno forte ma imperfetto, come l’impronta delle vite raccontate nel libretto intitolato “Come unica amica una bottiglia sotto le ascelle”. Vite derelitte alla deriva di vizi portati all’estremo da “allegri beoni falliti”, come allo stesso autore piace descrivere i propri personaggi. Ma falliti più che per assenza di capacità, per la mancanza di occasioni, difficili da trovare in una Napoli vista dalla parte interna di una sporca finestra di un appartamento delle case popolari. Un sud dei giorni nostri messo talvolta a confronto con i bassifondi di una little Italy newyorkese degli anni Cinquanta.

Aiutato dal nastro di inchiostro dell’antica macchina per scrivere, impregnato di nero e povertà, Cosentino fissa lo sguardo dove altri evitano di posarlo. La sua prosa, infatti, è carica di descrizioni scatologiche, che riproducono come fredde radiografie gesti quotidiani tra i più indecorosi: dall’ubriacarsi al vomitare, dallo scoreggiare al defecare, dal fare sesso alla violenza gratuita.

E lo fa attraverso immagini forti e non filtrate da alcuna metafora, quasi schiaffeggiando il lettore per disincantarlo e mostrargli l’altra faccia delle esistenze romanzate.

Ci vuole coraggio per descrivere certe realtà attraverso espressioni schiette e crude, e Cosentino ha dimostrato che di coraggio ne ha da vendere, dando il meglio in uno stile che forse non s’impara, bensì si vive, come Charles Bukowski insegna.  

Il libretto conta una ventina di pagine dattiloscritte e rilegate a mano e… un libro come quello autoprodotto dall’autore non poteva che venir presentato in questa veste, fosse anche stato edito da una grande casa editrice. Perché conferisce da subito quell’aria di vicoli sporchi e fondi di bottiglia, che si respira leggendo i cinque racconti di Cosentino.

"Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per far succedere qualcosa" Henry Charles Bukowski

 

L’intervista che ho avuto modo di fare all’autore è un po’ particolare perché ho voluto rigirargli le stesse domande che lui mi aveva sottoposto per primo.

Eccovela…

 

Allora parlaci qui brevemente dei tuoi lavori.

Bene, anzi male, tutto è iniziato una calda notte di 6 anni fa. Scrivo da tempo ma solo da pochi anni ho avuto il coraggio di mandare le mie "creature" in giro. Il vero imput è arrivato quando una casa editrice ha accettato un mio lavoro. È stata una notizia bellissima, ricordo che mi tremavano le gambe ed ebbi la diarrea per 5 giorni. Ma non è tutto oro quel che luccica. L’editore mi ha fatto PENare un po’, è passato un anno e ancora nulla. Così mi son detto: se vuoi veramente una cosa, lavora affinché questa possa diventare realtà. Ho preso alcuni miei vecchi scritti, li ho riuniti in “COME UNICA AMICA UNA BOTTIGLIA SOTTO LE ASCELLE” ed eccoci qui.
Tra poco autoprodurrò delle mie vecchie poesie, quelle che leggo in giro, risalgono anch’esse a 4-5 anni fa.

Una curiosità personale, come hai iniziato a scrivere? Scrivi in un momento preciso della giornata?
Ho iniziato a scrivere per sfuggire alla merda quotidiana, per costruirmi uno spazio tutto mio, (io la chiamo la mia isola deserta), ma alla fine non è una vera fuga in quanto nei miei scritti c'è la mia merda quotidiana.
un tempo pensavo che, scrivendo queste sensazioni che mi “regalavano” solo rancore e dolore, esse sarebbero rimaste impresse sulla carta e non più nella mia mente: non è vero.
Di solito scrivo il pomeriggio, dopo le 18. C’è un motivo fisico. la mattina sono impegnato o lavoro o studio, e quindi solo il pomeriggio o la notte posso dedicarmi alla scrittura. Di solito durante la giornata annoto le varie idee su un piccolo blocchetto e la sera le definisco per bene sulla mia Olivetti. scrivo a macchina perchè ho un fastidio agli occhi e non posso rimanere troppo al PC. non scrivo con la penna perchè mi rompo le palle.

Sappiamo che con la scrittura non si diventa ricchi se non con delle speciali raccomandazioni, riesci ad andare avanti con i tuoi libri? Hai altre attività?
Purtroppo io sono cocciuto e voglio continuare a dedicarmi alla scrittura. Non voglio essere uno scrittore da weekend o da “carodiario”, ovviamente per il momento soldi non ne vedo. L'unica cosa che mi fa andare avanti è sapere che anche Orwell e Miller autoproducevano le loro prime cose, che erano all’inizio morti di fame. Per campare faccio piccole cose cuoco, cameriere, apprendista in una fabbrica di lampadari, imbianchino, studente fallito, ecc ecc.

Quali libri, o meglio, quali scrittori ti hanno maggiormente influenzato?
Vorrei fare il duro e dire baby è la strada che mi ha influenzato.
In realtà sono stato folgorato dagli scritti diretti, semplici, underground di Bukowsky, Henry Miller e Gerald Lockin. da scrittori italiani come Dazieri e Calligaris e dalle scritte che leggo nei cessi delle università di Napoli.

postato da: mmazzi alle ore marzo 17, 2007 11:07 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, libri, racconti, interviste, scrittori emergenti
domenica, 11 marzo 2007

Ventisette martore e quattro caffè (Emiliano Billai e Michela Meloni)

Oggi spazio agli esordienti con la presentazione di un libro scritto a quattro mani (o due?, non l'ho mai capito). Una via di mezzo tra un romanzo e una piece teatrale, che riporta il dialogo tra Lucifero e un dannato che vuol fare carriera all'Inferno. E' una storia su tre livelli, tre ambienti, cinque personaggi (+ una comparsa) che non sono in cerca di un autore, quello bene o male l'hanno già trovato, ma di lettori. Per rintracciare, acquiesta o scaricare libro basta cliccare sul seguente link: http://www.lulu.com/content/702213 .

Il libro infatti si trova nella vetrina virtuale di lulu.com.

Titolo: VENTISETTE MARTORE E QUATTRO CAFFE’

Autori: Emiliano Billai, Michela Meloni

Editore: Emiliano Billai, Copyright 2007 (in vendita su www.lulu.com)

Genere: Brillante (tra il comico e il filosofico…) 

Pagine: 111 pagine comprese 4 illustrazioni interne.

  

 

Scheda:

Il tema centrale dell’opera è il dialogo tra un dannato e Lucifero che, incontrandosi nell’ufficio del Signore degli Inferi, discutono tra un caffé e l’altro del perché non si possa fare carriera nell’Antro Oscuro. L’antefatto al racconto è invece il dialogo tra uno scrittore e la sua Musa, la quale sembra piuttosto stanca di ispirare gli artisti secondo i metodi tradizionali, così fuma hashish e assolda una gentile signorina che faccia trovare al suo protetto l’ispirazione giusta sulla quale scrivere di demoni, dannati e caffé. La conclusione dell’opera si svolge ancora nell’ufficio di Lucifero, questa volta faccia a faccia con la Morte per una partita a scacchi dall’esito esilarante.

postato da: mmazzi alle ore marzo 11, 2007 10:16 | link | commenti | commenti
categorie: libri, esordi letterari
lunedì, 26 febbraio 2007

Chi muore si rivede (Andrea Fazioli)

Chi muore si rivede

di Andrea Fazioli

 

«Ma perché Meienberg? Perché Marco? Perché la moissanite? Contini aveva l’impressione di trovarsi davanti a un messaggio in codice. Da qualche parte c’era un inganno, come un effetto ottico moltiplicato dalle facce di un diamante».


Spesso, nelle mie brevi recensioni, scrivo che l’autore con maestria è riuscito a catapultarmi tra le sue pagine portandomi attraverso paesi da scoprire. Questa volta è il contrario. È il libro che in un abbraccio conosciuto mi ha avvolto in una storia di quelle che, quando richiudi la copertina, non sai se sta continuando attorno a te oppure se era solo finzione ora sospesa. Il libro di cui parlo, di fatto, è ambientato in Ticino. Non solo: in un paio di capitoli la storia si svolge persino lungo la stessa tratta di ferrovia che percorro abitualmente per recarmi al lavoro, negli stessi vagoni in cui sono solita a leggere libri come quello scritto da Andrea Fazioli, “Chi muori si rivede”. Un giallo che parte lentamente, per poi incalzare sempre di più, in un ritmo che ben si presta alla cronologia degli eventi raccontati. Misteri, intrighi, suspense, colpi di scena, scadenzati da momenti di ritiro meditativo, di pause forzate, di vuoti e attese sospesi, in cui il protagonista si ritrova a vivere quasi come fosse guidato dal caso. Un po’ distratto, quasi imbranato, o solo fatalista, Elia Contini, l’investigatore privato introverso quanto basta, fa quasi tenerezza tanto inesperto, o meglio, privo di guizzi talvolta si mostra al lettore: una sorta di tenente Colombo che più che farci, c’è! Tuttavia ci si affeziona a quell’aria un po’ così.

 

«Nulla ricorda a un uomo la sua mortalità quanto la lunghezza delle serate estive. Come a carnevale una donna fugge tra i colori dopo un ultimo bacio, il sole scivola tra i castagni lasciando sui prati gli ultimi strascichi della sua luce. Contini, nel bosco dietro casa, alzò lo sguardo verso le strisce rossastre di sole. Gli venne in mente il sangue di una ferita… oppure l’impronta di un rossetto».

 

È evidente che, l'amico e collega, Fazioli ha puntato più sulla scenografia e sulle descrizioni ben riuscite dei personaggi. Ciononostante la trama è parecchio intrigante, anche se disseminata di un’ingenua freschezza, sia – come detto – per l’operato del investigatore, sia per il filone sentimentale intessuto nella storia. Caratteristica quest’ultima che permette anche ai più piccoli di avvicinarsi al romanzo.

Unica nota un po’ stonata l’ho incontrata soprattutto all’inizio: a volte viene un po’ troppo sminuito il nostro Piccolo, Periferico, Tranquillo, Rassegnato, Quasi Inesistente cantone che si chiama Ticino… quasi a sottolineare una sorta di umiltà verso le grandi città oggetto di opere più “importanti”: uno spreco di energia che avrei preferito veder investita per far risaltare aspetti più positivi del paese... Ma anche in questo caso – respirando ancora una volta quella freschezza di modestia – si può perdonare l’autore.
Da un punto di vista più “tecnico” la seconda parte appare decisamente migliore della prima. A tal punto che sembra sia passato parecchio tempo (leggesi nel senso della maturazione personale dell’autore) dalle prime 100 pagine a quelle seguenti. In ogni caso ho apprezzo la ricerca… (almeno questa è l’idea che mi sono fatta) sui particolari del mondo dei gioiellieri… mi piacciono i dettagli perché mi fanno interessare e scoprire curiosità che ignoravo.

Mi è piaciuta anche la ricerca nel cambiamento della tecnica di scrittura, sempre per quanto riguarda la seconda parte. Peccato per i capitoli troppo lunghi e quei pochi refusi… Ma ne vale la pena.
Unico vero auspicio per il prossimo romanzo, che sono certa arriverà presto, è che dal punto di vista investigativo il protagonista si svezzi un pochino di più…

 

« - Capisci?

  - Sì.

  - Pensi di riuscirci?

  - Non sarà facile.

  - Hai qualche idea?

  - No. Non mi servono idee. Le idee servono per morire».

 

Titolo:         Chi muore si rivede (2006)

Autore:        Andrea Fazioli

Genere:        Giallo

Attenzione:   Purtroppo non è in vendita in Italia - si trova solo in Svizzera

postato da: mmazzi alle ore febbraio 26, 2007 10:18 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: libri, editoria, narrativa italiana, romanzi, gialli, esordi letterari, la mia opinione su
lunedì, 12 febbraio 2007

Venere, io t'amero a Milano

Monica Cito presenterà il suo romanzo

“Venere, io t’amerò”, Giulio Perrone Editore

presso:

Villa Pallavicini

via Meucci, 3 – Milano

Sabato 31 marzo 2007, ore 17

  

L’evento è organizzato da:

-         ArciLesbica Zami, Milano;

-         Comitato Provinciale Arcigay, Milano, Sezione Cultura

postato da: Eliselle alle ore febbraio 12, 2007 14:02 | link | commenti | commenti
categorie: libri

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